USA. Italian Expo e l’International Wine Expo Chicago 

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19iweSi svolgerà a Chicago il 22 e il 23 ottobre prossimi l’International Wine Expo Chicago (IWE): il principale evento vinicolo del Midwest organizzato da Italian Expo per offrire ai produttori vitivinicoli italiani un canale di incontro diretto con i buyer USA – Midwest.
Quest’anno, per la prima volta, l’evento è realizzato in collaborazione con Vinitaly.
Gli altri partner sono l’Italian American Chamber of Commerce Chicago | Midwest e London’s Real Italian Wine & Food Expo, che supportano e promuovono le relazioni commerciali e la parte logistica.
La manifestazione si rivolge ai professionisti del settore legati da una comune passione per l’ospitalità, condivisa attraverso il cibo e il vino.
A livello locale, la comunità di IWE è molto ampia ed include grandi distributori, rivenditori ed alcuni ristoranti che rappresentano vere e proprie pietre miliari della gastronomia a Chicago.
A latere della manifestazione, per conferire ulteriore profondità all’esperienza, IWE curerà l’organizzazione di seminari e masterclass: i partecipanti avranno così la possibilità di acquisire ulteriori conoscenze e strategie necessarie all’inserimento ed al consolidamento nel mercato americano.
Inoltre, una volta conclusa la fiera, i produttori avranno l’occasione di testare direttamente il mercato, presentando i loro prodotti al pubblico americano o a dei buyers selezionati. Tutto questo, attraverso cene e ricevimenti appositamente organizzati da IWE in locations esclusive. (aise)




Gli italiani non mangiano più pane: appena 80 grammi a testa al giorno

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paneMai così poco pane sulle tavole degli italiani con i consumi che crollano al minimo storico ad appena 80 grammi a testa al giorno, con l’addio ad una pagnotta su 3 (-33%) in poco più di un decennio. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti diffusa al Villaggio contadino di Roma in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione che si celebra il 16 ottobre, alla presenza, tra gli altri, del presidente di Coldiretti Ettore Prandini, del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida e del governatore della Regione Lazio Francesco Rocca.

I PANI A RISCHIO

Nella grande area del Circo Massimo è stata allestita la prima mostra dei pani d’Italia a rischio scomparsa con gli esemplari più rari provenienti dai forni di tutte le regioni, dal Pan ner della Valle d’Aosta al pane di Chiaserna delle Marche fino al pane Cafone della Campania, e i cuochi contadini al lavoro per preparare dal vivo le specialità della tradizione.

NEL 1980 SI MANGIAVANO 230 GRAMMI A TESTA AL GIORNO, ORA 80 GRAMMI

Il calo degli acquisti – sottolinea la Coldiretti – ha avuto una accelerazione negli ultimi anni con il consumo di pane che nel 2010 era di 120 grammi a testa al giorno, nel 2000 di 180 grammi, nel 1990 a 197 grammi e nel 1980 intorno agli 230 grammi che sono valori comunque molto lontani da quelli dell’Unità d’Italia nel 1861 in cui – ricorda la Coldiretti – si mangiavano ben 1,1 chili di pane a persona al giorno.
Ma non tutto il pane è fresco, spesso si tratta di impasti surgelati, realizzati anche all’estero, e la cui cottura è terminata sul punto vendita. Per legge è denominato “fresco” il pane ottenuto secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento o alla surgelazione, ad eccezione del rallentamento del processo di lievitazione, privo di additivi conservanti e di altri trattamenti aventi effetto conservante.

LA SCELTA RICADE SUI PANI PIÙ ‘SALUTISTI’: BIO, SENZA SALE O A KM 0

Con il taglio dei consumi – sottolinea la Coldiretti – si è verificata una svolta anche nelle abitudini a tavola. Sale l’interesse per il pane biologico e, con l´aumento dei disturbi dell´alimentazione, sono nati nuovi prodotti senza glutine e a base di cereali alternativi al frumento. Sempre più apprezzate – precisa la Coldiretti – sono dunque le varianti salutistiche e ad alto valore nutrizionale: a lunga lievitazione, senza grassi, con poco sale, integrale, a km 0 come il pane realizzato direttamente dai produttori agricoli di Campagna Amica anche con varietà di grano locali spesso di varietà salvate dall’estinzione.

E C’È CHI FA IL PANE IN CASA (O RICICLA QUELLO ‘VECCHIO’)

Ma ci sono anche 8,5 milioni di italiani che si improvvisano fornai e preparano addirittura il pane in casa, magari utilizzando farine di cereali antichi, secondo l’analisi Coldiretti/Ixè. L’aumento dei prezzi e una più diffusa sensibilità ambientale ha portato anche molti cittadini a cercare di ridurre gli sprechi, riutilizzando il pane avanzato per la creazione di ricette prese dalla tradizione contadina, dalla panzanella ai canederli, dal pancotto agli gnocchi di pane, come illustrato al Villaggio di Roma dai cuochi contadini della Coldiretti. Se pagnotte e panini restano dunque al terzo posto della classifica dei cibi più gettati nella spazzatura, nel 2022 è diminuita la percentuale di famiglie che dichiarano di buttarlo, passata dal 21% al 16%, secondo un’analisi Coldiretti su dati Waste Watcher.

IL PIÙ GETTONATO È IL PANE ARTIGIANALE

Ad essere preferito, anche se il consumo è in costante calo, continua ad essere il pane artigianale che rappresenta l’84% del mercato ma – sottolinea la Coldiretti – cambia la pezzatura più gettonata che scende del 50% nei dieci anni, da 1,5 chili ad un solo chilo. La spesa familiare in Italia per il solo pane ammonta a 6,7 miliardi all’anno, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.

Il calo dei consumi mette in pericolo anche la sopravvivenza dei pani della tradizione popolare italiana tra i quali ben 6 sono stati addirittura riconosciuti dall’Unione Europea. Si tratta della Coppia ferrarese (Igp, Emilia Romagna), Pagnotta del Dittaino (Dop, Sicilia), Pane casareccio di Genzano (Igp, Lazio), Pane di Altamura (Dop Puglia), Pane di Matera (Igp, Basilicata) e Pane Toscano (Dop, Toscana) ma – continua la Coldiretti – sono in realtà centinaia le specialità tradizionali censite dalle diverse regioni.

LE SPECIALITÀ REGIONALI

Si va dal “Pane cafone” della Campania – spiega Coldiretti – così chiamato perché con questo termine erano chiamati i contadini al tempo dei Borboni, alla Biga servolana del Friuli Venezia Giulia, formata da due pezzi di pasta uniti insieme in modo da formare un panino a forma di sferette unite, dal pane di Triora, il paese delle streghe in Liguria, che viene cotto per circa un’ora su delle tavole di legno cosparse di crusca al pane di Chiaserna delle Marche, dal sapore leggermente acidulo.

Ma in Lombardia accanto alla michetta milanese c’è anche il pane alla zucca di Cremona impastato con una purea di zucca cotta al vapore – continua Coldiretti -, mentre dalla Val D’Aosta arriva il “Pan ner” ottenuto da un mix di segale e frumento e dal Piemonte la “Lingua di Suocera” nel cui nome è sin troppo evidente il riferimento, per la verità un po’ cattivello, alla lunghezza della lingua delle suocere.

Dall’Abruzzo viene il pane di grano Bolero, una varietà particolarmente resistente al freddo delle montagne, e ad alta quota è anche la Puccia pusterese del Trentino Alto Adige, fatta con pasta madre e arricchita da cumino, finocchio e trigonella. Un simbolo della Sardegna, accanto al noto Carasau, è il pane Pintau, decorato con simboli ancestrali che ne fanno una vera e propria opera d’arte. Affonda le sue radici nell’antichità anche il pane Rublanum della Calabria – conclude Coldiretti -, mentre dal Veneto arriva il pane Bovolo dalla particolare forma di chiocciola e dal Molise il pane di pregiato grano Senatore Cappelli.

ag dire – www.dire.it




USA. L’Emilia-Romagna proclamata Regione d’onore 2023 dalla NIAF

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16bonacciniGli Stati Uniti guardano sempre di più all’Emilia-Romagna, proclamata Regione d’onore 2023. Il riconoscimento è arrivato ieri sera, 15 ottobre, a Washington dalla National Italian American Foundation, l’organizzazione che riunisce i più autorevoli rappresentanti della comunità italo-americana negli Usa, in rappresentanza di quasi 20 milioni di cittadini statunitensi di origine italiana.
A riceverlo il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, durante il 48^ Gala della NIAF, con un ospite d’eccezione: il presidente degli Usa, Joe Biden, e accanto a lui l’annunciata First Lady Jill Biden, la prima italoamericana, con radici siciliane che risalgono al bisnonno.
La National Italian American Foundation punta a promuovere negli Stati Uniti la storia, la cultura, l’economia e la ricerca scientifica italiana attraverso una regione, il suo territorio, le sue comunità ed eccellenze. Una grande opportunità, che quest’anno ha visto protagonista l’Emilia-Romagna.
A rappresentarla, insieme al presidente Bonaccini, l’assessore al Turismo e Infrastrutture, Andrea Corsini. Con loro, alcuni protagonisti dell’economia e della società regionale, in nome di marchi conosciuti in tutto il mondo, invitati da NIAF: Andrea Pontremoli, Ad Dallara; Andrea Baldi, presidente e Ad Automobili Lamborghini America; Matteo Torre, presidente Ferrari North America; Guido Barilla, presidente Gruppo Barilla; Nicola Bertinelli, presidente Consorzio Parmigiano Reggiano; Claudio Biondi, presidente Consorzio Tutela Lambrusco; Ernesto Renzi, presidente IMA Life North America; l’Aeroporto ‘G.Marconi’ di Bologna con Elena Leti, membro del Cda; Antonio Monti, patron del Gruppo Salute Più. Ancora: gli chef Gianluca Gorini, premiato con la stella Michelin, del ristorante DaGorini di San Piero in Bagno (FC) e Michele Casadei Massari, studi all’Università di Bologna e oggi titolare del ristorante Lucciola a New York.
E Stefano Domenicali, presidente e Ad Formula One Group, imolese doc, che è stato premiato nel corso della serata.
“Sono orgoglioso di rappresentare l’Emilia-Romagna in un appuntamento così importante e prestigioso, insieme a tanti emiliano-romagnoli la cui storia e vita professionale raccontano quella di Gruppi, attività e marchi che portano la nostra regione ovunque a livello internazionale”, ha detto il presidente Bonaccini. “Un motivo ulteriore d’onore è stata la presenza della signora Jill Biden, che ringraziamo, dimostrazione di quanto i legami tra gli Stati Uniti e l’Italia siano profondi e solidi. Come lo sono quelli tra gli Usa e l’Emilia-Romagna, le sue imprese, le sue Università i suoi centri di ricerca. Una regione che da un dopoguerra segnato dalla povertà è riuscita a diventare uno tra i territori a più alto tasso di sviluppo in Europa e non solo, leader nel campo della ricerca e dell’innovazione, capace di competere nel mondo per la forza delle sue filiere produttive, delle sue reti dei tecnopoli, dell’alta tecnologia e dell’alta formazione, di cluster dove imprese e atenei lavorano insieme”.
“Siamo qui oggi per ricordare tutto questo e ringraziamo il presidente Niaf, Robert Allegrini, per l’occasione e per impostare un ulteriore lavoro comune”, ha aggiunto. “Perché vogliamo promuovere crescita e sviluppo sostenibili, migliorare la vita delle nostre comunità, creare occasioni di lavoro di qualità, in particolare per i più giovani. Uniti, perché solo coesi potremo governare le grandi sfide che ci stanno davanti a partire da quelle della transizione ecologica e digitale, per costruire un futuro migliore per tutti”.
“Un impegno che rinnoviamo con maggiore determinazione oggi, dopo la gravissima alluvione che ha colpito i nostri territori. E su questo ringrazio a maggior ragione la Niaf per la raccolta fondi che ha voluto promuovere a beneficio delle popolazioni colpite, un segnale di fiducia per tutti noi”, ha concluso Bonaccini.
Caloroso l’abbraccio con Stefano Domenicali, così come Bonaccini ha ribadito i ringraziamenti all’ambasciatrice italiana a Washington, Mariangela Zappia. (aise) 




Nuova misura per le imprese esportatrici colpite dalle alluvioni

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downloadSu indicazione del Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri, On. Antonio Tajani, la Farnesina, in collaborazione con Simest, annuncia il lancio di una nuova misura a sostegno delle imprese esportatrici delle aree colpite dalle alluvioni dello scorso maggio per le quali è stato dichiarato lo stato di emergenza (all. 1 del DL 61/2023).

“A seguito delle terribili alluvioni che hanno colpito il cuore dell’Italia, avevo disposto lo scorso luglio l’iniziativa “ristori per danni” – tuttora attiva. Oggi aggiungiamo un altro strumento concreto a sostegno delle imprese esportatrici (“ristori per perdita di reddito”) che sarà finanziato a valere sui 300 milioni di Euro già resi disponibili per la prima misura”, ha commentato il Ministro Tajani.

La nuova misura è infatti volta a concedere indennizzi per le perdite di reddito dovute alla sospensione totale o parziale dell’attività calcolata per un periodo massimo di sei mesi dalla data in cui si è verificato l’evento alluvionale nel territorio in cui è localizzata l’impresa.

“Le aziende potranno richiedere un contributo per un importo massimo di 5 milioni di Euro e potranno accedervi le imprese esportatrici con un fatturato export pari o superiore al 3% rispetto al fatturato totale aziendale. Potrà essere riconosciuto fino al 100% del valore della perdita di reddito. Si tratta di un segnale concreto di attenzione del Governo verso le nostre imprese” ha concluso il Ministro.

Tale nuova misura sarà accessibile a tutte le imprese (con eccezione delle aziende operanti nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca) sul portale di Simest a partire dal prossimo 21 novembre, ciascuna impresa potrà presentare una sola domanda di contributo e l’erogazione dello stesso avverrà nei 10 giorni successivi all’approvazione della stessa da parte del Comitato Agevolazioni, organo presieduto dal MAECI che amministra le risorse utilizzate per la misura.

Essa completa l’attuazione del pacchetto speciale di misure di finanza agevolata predisposto dalla Farnesina per sostenere le aziende esportatrici colpite dall’emergenza alluvioni; che, si ricorda, annovera anche una riserva di 400 milioni di euro a valere sul Fondo 394/81, anch’essa già attiva e volta all’erogazione di finanziamenti a tassi particolarmente agevolati (con quote di fondo perduto del 10%) destinati a sostenere il rilancio delle imprese manifatturiere a vocazione internazionale delle aree colpite nonché le aziende della loro filiera produttiva.




Stati Uniti. La National Italian American Foundation indica l’Emilia-Romagna regione d’onore 2023

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niafInvestimenti e progetti comuni in ambito industriale con un’attenzione particolare ai settori ad alto valore aggiunto, a partire dall’aerospazio, il digitale, il biotech. E ancora export, ricerca, innovazione, valorizzazione del capitale umano, attrattività turistica.
L’Emilia-Romagna regione d’onore 2023 per la National Italian American Foundation, l’organizzazione che riunisce i più autorevoli rappresentanti della comunità italo-americana negli Stati Uniti, in rappresentanza di circa 20 milioni di cittadini statunitensi di origine italiana.
Un riconoscimento che rafforza le relazioni già oggi molto forti tra l’Emilia-Romagna e gli Usa. Per una collaborazione le cui opportunità sono al centro della nuova missione della Regione, guidata dal presidente Stefano Bonaccini, con la partecipazione dell’assessore a Turismo e infrastrutture, Andrea Corsini, al via da oggi 12 ottobre fino a domenica 15 ottobre.
Il programma della missione
L’ecosistema della ricerca e dell’innovazione emiliano-romagnolo, ma anche le eccellenze culturali, artistiche, paesaggistiche ed enogastronomiche di un intero territorio saranno dunque protagonisti del ricco programma di iniziative organizzate da Niaf, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia negli Stati Uniti.
E che avrà il suo momento culminante la sera di sabato 14 ottobre con il 48^ Gala della National Italian American Foundation (NIAF), appuntamento annuale, al quale sarà presente la First Lady, Jill Biden, nato per celebrare l’Italia e riunire esponenti dei più diversi ambiti, tutti italo-americani, e che quest’anno vedrà appunto come ospite d’onore l’Emilia-Romagna.
Oggi, Bonaccini e Corsini incontrano la comunità italo-americana, rappresentanti del Congresso e dell’amministrazione Biden, imprenditori italiani e statunitensi, mentre domani, 13 ottobre il presidente della Regione interverrà ai lavori del secondo meeting annuale del Transatlantic Investment Committee (TIC), la piattaforma progettuale e di networking nata nel 2021 per iniziativa dell’Associazione Amerigo, dell’American Chamber of Commerce – Italy, del Centro Studi Americani e di Federmanager, in stretto raccordo e con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia negli Stati Uniti e di quella Americana in Italia.
Nel gennaio scorso, il TIC ha sottoscritto una Lettera di Intenti con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome per accelerare gli investimenti transatlantici, anche attraverso la promozione di accordi tra territori italiani e statunitensi, in particolare di carattere tecnologico.
Opportunità di collaborazione strategica, che saranno al centro anche del successivo incontro con il mondo politico e imprenditoriale statunitense e di quello con l’ambasciatrice italiana negli Usa, Mariangela Zappia. (aise)




Agevolazioni fiscali alle aziende che si stabiliranno in Messico

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detrazionifiscalivertIl governo federale messicano ha emanato oggi un decreto che stabilisce incentivi fiscali per le aziende che desiderano delocalizzarsi nel Paese, nel tentativo di stimolare gli investimenti derivanti dalle strategie di nearshoring.

Gabriel Yorio (foto), sottosegretario al Tesoro, ha commentato sul suo account X che i benefici consistono nella detrazione accelerata degli investimenti, tra il 56% e l’89%, negli anni 2023 e 2024.

«Inoltre, per tre anni è garantita un’ulteriore detrazione del 25% per le spese di formazione dei lavoratori, concentrate sullo sviluppo del capitale umano», spiega il funzionario.

Il decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Federazione (DOF), indica che gli incentivi per promuovere il nearshoring si applicheranno a società che si dedicano alla produzione industriale o alla fabbricazione di beni, nonché alla loro esportazione , in 10 settori:

Prodotti destinati all’alimentazione umana e animale.
Fertilizzanti e prodotti agrochimici.
Materie prime per l’industria farmaceutica e preparati farmaceutici.
Componenti elettronici, quali schede semplici o caricate, circuiti, condensatori, resistenze, connettori e semiconduttori, bobine, trasformatori, cablaggi e modem per computer e telefono.
Meccanismi per orologi, strumenti di misurazione, controllo e navigazione e apparecchiature elettromedicali per uso medico.
Pile, accumulatori, batterie, cavi di conduzione elettrica, spine, contatti, fusibili e accessori per impianti elettrici.
Motori a benzina, ibridi e con carburanti alternativi per auto, furgoni e camion.
Apparecchiature elettriche ed elettroniche, sistemi di sterzo, sospensioni, freni, sistemi di trasmissione, sedili, accessori interni e parti metalliche pressofuse, per automobili, furgoni, camion, treni, navi e aerei.
Motori a combustione interna, turbine e trasmissioni, per aerei.
Apparecchi e dispositivi non elettronici per uso medico, odontoiatrico e di laboratorio, materiale monouso per uso medico e articoli ottici per uso oftalmico.

Lo stimolo sarà concesso anche ai contribuenti dediti alla produzione di opere cinematografiche o audiovisive, il cui contenuto è protetto dal diritto d’autore secondo i termini della normativa applicabile, a condizione che tali opere siano esportate.

«Questi incentivi sono disponibili in tutti gli Stati e comuni del Paese, estendendo di un anno la finestra di opportunità per le aziende interessate», ha aggiunto il sottosegretario.

da puntodincontro.mx




Convegno INPS su “L’Italia delle partenze e dei ritorni. Pensionati migranti di ieri e oggi”

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downloadIeri e oggi, partenze e ritorni. I dati delle pensioni pagate dall’Inps all’estero da un lato fotografano l’emigrazione italiana degli ultimi anni e, dall’altro, “raccontano” i movimenti di uomini, donne e famiglie in Italia. Oggi l’Inps paga 317.254 pensioni all’estero, il 2,3% del totale, a connazionali residenti in 142 Paesi. Ai primi posti Svizzera, Germania, Spagna, Stati Uniti, Canada, Australia, Francia e Belgio. Ma l’Istituto eroga anche le pensioni che istituti esteri versano a connazionali rientrati in Italia – 2 miliardi solo dalla Svizzera – e a stranieri (il 24,1% del totale delle pensioni pagate all’estero) che, dopo aver lavorato in Italia, maturati i requisiti necessari, tornano nel loro Paese d’origine. Un quadro complesso, che interroga un Paese alle prese con la denatalità e con flussi migratori, in uscita più che in entrata, che non accennano a diminuire. Anzi.
Di questo si è parlato questa mattina ne “L’Italia delle partenze e dei ritorni. Pensionati migranti di ieri e oggi”, convegno promosso dall’INPS e dalla Fondazione Migrantes, con gli interventi di Delfina Licata, Fondazione Migrantes; Vito La Monica, direttore centrale Inps; Susanna Thomas, direzione centrale pensioni Inps; Toni Ricciardi, deputato e storico delle migrazioni; Daniele Russo, dirigente centrale pensioni Inps; e monsignor Giancarlo Perego, presidente Fondazione Migrantes. A moderare gli interventi e la successiva tavola rotonda con i contributi di Micaela Gelera, commissario straordinario Inps, monsignor Perego e Luigi Maria Vignali, Direttore generale per gli italiani all’estero della Farnesina, è stato Fabio Insenga, vice direttore di ADN Kronos.
Ieri e oggi, partenze e ritorni le parole evocate da Vincenzo Caridi, direttore generale dell’Inps, che ha fatto gli onori di casa ricordando i 125 anni celebrati quest’anno dall’Istituto. Anni in cui sono partiti milioni di italiani e in cui l’Inps ha stretto rapporti con gli istituti previdenziali stranieri per garantire una tutela previdenziale a chi ha deciso di andare altrove, per necessità o ricerca di una vita migliore.
Una scelta fatta da molti, come ricordato da Delfina Licata: gli italiani all’estero dal 2006 al 2022 sono aumentati dell’87%. Una comunità che negli anni “si è trasformata” e che interessa sempre di più i giovani (il 42% sono giovani tra 18 e 34 anni) ma non solo: gli over 65 sono oltre 1,2 milioni, il 21,1% del totale dei sei milioni di italiani all’estero. Tra loro anche i protagonisti della “mobilità previdenziale”, cioè di chi, da pensionato, va a vivere all’estero.
L’Inps, ha confermato La Monica, paga 317.254 pensioni, il 53% dei beneficiari è donna (percentuale che sale al 75% in America meridionale, sono pensioni superstiti).
Negli ultimi anni si è assistito ad una variazione dei trend: aumentano le pensioni in Europa (183.795 del totale), ma anche in Asia (+34,9%) e Africa (+30,3%).Dunque diminuisce il numero della “vecchia emigrazione”, aumentano gli stranieri che tornano nei Paesi d’origine dopo aver lavorato in Italia. In totale le pensioni pagate in Africa sono 4.055, in Asia 2.163, Oceania 32.921, America Settentrionale 69.768, America Centrale 1.570 e America meridionale 22.982. La mobilità che oggi interessa soprattutto i giovani – cioè quelli che pagheranno contributi in un Paese diverso dall’Italia – per La Monica deve contribuire a far riflettere sulla tenuta del sistema previdenziale, ma anche sull’importanza delle convenzioni bilaterali e sulla opportunità di “armonizzare” le regole fiscali, quanto meno nell’occidente.
Da 12 anni, l’Inps monitora il fenomeno degli italiani che si trasferiscono all’estero una volta in pensione. Sono numeri “ancora contenuti”, ha detto Susanna Thomas, ma comunque un “fenomeno crescente” anche se dal trend non costante. Si parla di 5.600 partenze nel 2018, nel 3.600 nel 2020, e oltre 4.600 in questi anni post pandemici.
In crescita costante, invece, il numero dei pensionati stranieri che tornano “a casa”: l’80% resta in Europa, soprattutto dell’Est, gli altri si dividono tra Asia, Africa e America meridionale (Sri Lanka, Filippine, Perù, Egitto e Marocco soprattutto). Nell’Ue, ha specificato Thomas, il 72% sono donne che tornano nell’Europa dell’Est (circa il 75% percepisce pensione diretta).
E gli italiani? Perché, ad un’età avanzata, affrontano importanti cambiamenti di vita per vivere la pensione all’estero? Non per la fiscalità “amica”, non tutti almeno, la maggior parte, dice Thomas, va via per motivi affettivi, o “ricongiungimenti familiari”. Si va a fare i nonni all’estero, insomma. O semplicemente a vivere con i figli emigrati.
A conforto di questa tesi, i numeri. Il numero dei pensionati che scelgono il “paese esotico”, da cartolina, è “insignificante” e in continua diminuzione (Cuba ha registrato 0 arrivi dall’Italia, Thailandia e Costarica – 27%). Ci sono poi i Paesi “fiscalmente vantaggiosi”: uno su tutti, il Portogallo, cresciuto moltissimo fino al 2020, anno in cui il Governo emana una nuova norma che dalla defiscalizzazione totale della pensione per 10 anni passa alla flat tax del 10%, “che è conveniente, ma evidentemente non così tanto rispetto a prima”, commenta Thomas: nel 2022 partono in 116, -75% rispetto al 2021 e -85% rispetto al 2020. Viste le novità annunciate da Lisbona – basta flat tax dal 2024 – “immaginiamo che le poche pensioni del 2023 saranno le ultime”.
C’è poi la Spagna, che con oltre 460 partenze segna un +17% rispetto 2021 e altri Paesi dai numeri contenuti (meno di 100 unità) ma in crescita “notevole”: Romania, Polonia, Bulgaria, Moldavia e Lituania. “Chi va lì sono tutti uomini”, precisa Thomas. Pochissimi i pensionati italiani che scelgono Grecia, Cipro e Malta, e poi c’è la Tunisia che mantiene trend costante: 190 partenze l’anno scorso, il 50% sono dipendenti pubblici (la pensione pubblica può essere tassata solo in Italia con cinque eccezioni: Tunisia, Australia, Cile, Senegal e Marocco).
“Tolta la Spagna non sono numeri significativi”, ha ribadito Thomas che ha aggiunto: “e poi mancano le donne. Dove vanno? In Svizzera (+15%) e poi Germania, Spagna, Australia, Usa, Canada, Francia, Belgio e Regno Unito. Vanno a fare le nonne o semplicemente raggiungono i figli” e sono comunque “numeri sottostimati” perché “gli anziani fanno un progetto a breve respiro o non trasferiscono la residenza all’estero per motivi sanitari”. In ogni caso sono pensioni che “ci costano molto”, perché sono “dirette” cioè “a totale carico dell’Inps: in Portogallo si pagano circa 4000 pensioni, l’1% del totale, ma pari all’11% dell’importo totale. Per limitare questo numero di pensioni – ha concluso Thomas – facciamo rientrare i nostri figli a casa”.
Sui pagamenti transnazionali delle pensioni si è soffermato Daniele Russo. Posto che l’Inps eroga pensioni in 142 Paesi per un importo complessivo di 1,3 miliardi, i Paesi principali sono 16: Svizzera, Germania, Francia, Canada, Polonia, Olanda, Austria, Spagna, Belgio, Liechestein, Australia, Slovenia, Croazia, Usa, Portogallo e Serbia. Nel corso degli anni, diminuiscono le pensioni dirette e aumentano le superstiti, dunque “anche a fronte dello stesso numero di pensioni, l’importo è più basso”, ha spiegato Russo.
Molto di più arriva dall’estero in Italia, cioè dagli enti previdenziali stranieri che pagano la pensione ai connazionali emigrati tornati qui: si tratta di quasi 4 miliardi di euro.
Due di questi arrivano dalla sola Svizzera.
Russo ha anche citato il report della Banca d’Italia sulle rimesse degli stranieri presenti in Italia per evidenziare che tra i primi 10 paesi solo uno, la Romania, è coperta da uno schema di totalizzazione in quanto stato Ue, ed è al sesto posto. Totalizzazione che non è prevista per i cittadini di Bangladesh o India, per esempio. Ciò significa che “esiste un barriera all’uscita di questi lavoratori, che se non possono valorizzare la loro contribuzione all’estero sono costretti a rimanere in Italia”.
Sul “caso Svizzera” si è soffermato Toni Ricciardi, che ha richiamato i diversi accordi di emigrazione che l’Italia ha siglato “dalla fine dell’800, da quando era Regno, poi nel Ventennio e infine da Repubblica”. Nasce lo status di “stagionale” e la provincia italiana – non le città, tiene a puntualizzare Ricciardi, la provincia – si svuota, da nord a sud. In cambio ottiene “rimesse e modernità”.
Dal ‘58 al ’76 la Svizzera diventa la prima destinazione degli emigrati italiani per poi cedere il podio alla Germania. Ad oggi, i pensionati rientrati dalla Confederazione sono 293.741; la Svizzera eroga pensioni per 2 miliardi attraverso l’Inps (la cifra totale è dunque più alta perché non considera gli altri canali). Una cifra, ha commentato Ricciardi, “pari a un/quinto di una manovra finanziaria al ribasso da 10 miliardi di euro”.
Ma dove vanno questi soldi? Soprattutto ad Avellino, Bergamo, Catania, Catanzaro, Como (frontalieri e non) e Lecce.
Emblematico il caso della provincia di Avellino: sui 38 milioni di pensioni erogate, 22 milioni provengono alla Svizzera. L’importo pagato dalla Svizzera corrisponde a quasi 18 volte quello versato, al contrario, dall’Inps in territorio elvetico e rappresenta il doppio di quanto l’Istituto versa per pagare tutte le pensioni all’estero.
A questo tema è dedicato “Il valore del ritorno. In Italia da pensionati dopo una vita in mobilità”, volume di prossima uscita firmato da Delfina Licata, Toni Ricciardi, Daniele Russo e Susanna Thomas.
Nel tirare le conclusioni monsignor Perego ha richiamato le parole evocate da Caridi: “è importante parlare di “partenze e ritorni” perché sentiamo sempre e solo “arrivi”. Sono parole che ci dicono che siamo ancora un Pase di emigrazione” e che il fenomeno “è complesso” perché chiama in causa “ragioni economiche e politiche” che “non valorizzano e favoriscono i ritorni dei giovani”.
I numeri dell’Inps “sono elementi importanti per leggere il futuro”. Nel secolo scorso “facevamo accordi per favorire un’emigrazione regolare ma anche limitare lo scontro sociale”. Alla “stagionalità” di una volta oggi fa da contraltare il “decreto flussi” che non sempre “fa sintesi tra domanda e offerta”. E poi le rimesse: “sono state importanti per la ricostruzione del nostro Paese, lo sono oggi con 600miliardi di euro versati dai lavoratori migranti nel mondo”. Il sistema deve garantire “giustizia retributiva e distributiva”, perché “così fa un Paese civile” che “mette al centro la persona”. (m.cipollone\aise) 




Il “Toscana tech on the road” in dicembre negli USA

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8toscanaVenti posti a disposizione per prendere parte a “Toscana tech on the road”, la prima missione delle imprese innovative toscane negli Stati Uniti, dal 4 all’8 dicembre prossimi, presso “Casa Toscana”, l’outpost desk finanziato dal Consiglio regionale per sostenere e promuovere le start-up e le iniziative imprenditoriali più innovative del territorio nel cuore della Silicon Valley, inaugurato lo scorso 8 settembre. Sarà l’occasione per promuovere l’alta tecnologia toscana, con le migliori esperienze di start up e PMI innovative nell’ambito di presentazioni, incontri e networking.
I costi del soggiorno saranno coperti dalla Regione attraverso Fondazione Sistema Toscana che è anche il soggetto incaricato di raccogliere le manifestazioni di interesse e di procedere alla selezione. L’iniziativa è aperta a 20 start up e PMI innovative toscane che hanno sviluppato un prodotto o un servizio con contenuto tecnologico ad alta intensità di ricerca e innovazione, e che sono interessate a conoscere le nuove frontiere dell’innovazione tecnologica e le opportunità offerte dall’ecosistema dell’innovazione della Silicon Valley, a presentare le soluzioni ad alta innovazione tecnologica che hanno sviluppato e ad incontrare attori americani qualificati selezionati in maniera mirata.
I settori interessati sono: intelligenza artificiale, biomedicale, agritech, aerospazio, industrie creative (moda, turismo), cybersecurity e altri settori ad alta tecnologia coerenti con la strategia regionale di specializzazione intelligente S3 per il periodo di programmazione 2021-2027 di Regione Toscana.
“La vitalità di un sistema produttivo – ha commentato il presidente Eugenio Giani – si misura soprattutto dalla capacità delle imprese di innovare e trovare sempre nuove soluzioni. La Regione ha messo, e continua a mettere in campo strumenti per assecondare la voglia di crescere delle imprese toscane, per aiutarle a compiere il definitivo salto di qualità. L’hub creato a San Francisco è un altro tassello di questo mosaico e permetterà a molte realtà di confrontarsi e migliorarsi, in modo da essere sempre più competitive”.
“La Toscana – ha detto l’assessore a economia e turismo – non solo è la prima regione ad avere un luogo del genere nella Silicon Valley, dedicato a promuovere e valorizzare proprie idee ed iniziative, ma soprattutto è quella che apre la strada per entrare in contatto diretto con le realtà più dinamiche, ed avvicinare la toscana dell’innovazione tecnologica ai grandi attori della Silicon Valley, esplorare nuove frontiere per aiutare le nostre imprese a crescere sempre di più”.
“Casa Toscana” si trova all’interno dell’edificio che è già sede di Innovit, l’Hub di Innovazione promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale con l’Ambasciata d’Italia a Washington e il Consolato Generale a San Francisco, gestito con il sostegno dell’Agenzia Ice e dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco.
Le domande per partecipare alla selezione potranno essere inviate fino al 9 ottobre compilando il form contenuto a questo link.
Tutte le informazioni sono consultabili qui. (aise)




A Milano si parlerà delle opportunità del business italiano in Canada

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downloadIn occasione della visita a Milano di una delegazione canadese del comune di Vaughan (Ontario) guidata dal Sindaco Steven Del Duca, con la partecipazione di alcuni consiglieri comunali e i rappresentanti dell’ufficio di Sviluppo Economico – la Camera di Commercio italiana dell’Ontario Canada (ICCO Canada) ha organizzato il prossimo 12 ottobre una presentazione sulle opportunità di business e di investimenti diretti in Canada per le imprese italiane.
La presentazione – cui seguiranno incontri privati di approfondimento – si svolgerà a partire dalle 11:00 presso lo studio legale LCA e Associati (Via della Moscova 18, Milano) e verterà sulle opportunità di business offerte dalla municipalità di Vaughan in materia di investimenti diretti e di ampliamento delle attività di import ed export, con particolare riferimento al settore della trasformazione e al confezionamento degli alimenti e a tutti i settori ad essi collegati.
Si tratta di una iniziativa, spiega la ICCO, rivolta sia alle aziende interessate a valutare opportunità di investimento offerte dal mercato nordamericano, sia alle aziende esportatrici con una presenza sul territorio e con un interesse ad espandere le proprie capacità di commercio, all’identificazione di possibili partner o di opportunità di espansione sul territorio canadese. Di interesse per la delegazione sono anche incontri con aziende italiane interessate a stabilire rapporti commerciali con aziende canadesi esportatrici.
Alla presentazione seguiranno incontri privati b2b sugli incentivi e le agevolazioni disponibili attraverso il Comune di Vaughan; si potranno raccogliere ulteriori informazioni sui finanziamenti disponibili per l’internazionalizzazione tramite SIMEST e SACE e sull’assistenza alle imprese disponibile attraverso ICCO Canada, Studio Legale LCA, e Promos Italia, agenzia per l’internazionalizzazione attualmente impegnata in un accordo di collaborazione con la ICCO Canada per l’attrattività a Milano e in Lombardia, sul territorio italiano e all’estero. (aise) 




A Brescia l’America che compra italiano

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1americabuysDal 3 al 5 ottobre, amministratori delegati e manager delle principali catene di supermercati di nicchia degli Stati Uniti saranno a Villa Fenaroli (Rezzato, Brescia), per selezionare i migliori prodotti del Made in Italy nell’ambito della seconda edizione di America Buys Italian organizzata da ExportUSA.
Tra le catene presenti WAKEFERN (fondata nel 1946, ha un fatturato di 18.6 miliardi di USD ed è presente in New Jersey, New York, Connecticut, Pennsylvania, Delaware, Maryland, Massachusetts, New Hampshire e Rhode Island, con 362 punti vendita e 80.000 dipendenti); NORTH STATE GROCERY, (fondata nel 1962, ha un fatturato di 220 milioni USD ed è presente in California e in Oregon con 23 punti vendita e 1.000 dipendenti); LOWES FOODS (fondata nel 1954, ha un fatturato di 1.6 miliardi USD ed è presente in North Carolina, South Carolina e Virginia con 80 punti vendita e 8.000 dipendenti); SENDIK’S FOOD MARKET, (fondata nel 1926, ha un fatturato di 376 milioni USD ed è presente principalmente nella Greater Milwaukee area con 18 punti vendita e 2.000 dipendenti); BUSCH’S FRESH FOOD MARKET, (fondata nel 1975, ha un fatturato di 300 milioni USD ed è presente principalmente nello stato del Michigan con 16 punti vendita e 1.400 dipendenti); e BUEHLER’S FRESH FOODS, (fondata nel 1924, ha un fatturato di oltre 382 milioni USD ed è presente nello stato dell’Ohio con 14 punti vendita e 2.100 dipendenti).
“70 aziende italiane hanno già confermato la loro presenza”, anticipa precisa Muriel Nussbaumer, CEO di ExportUSA. “Quest’anno abbiamo messo in agenda oltre 200 incontri in due giorni. Ringraziamo i nostri partner CIBUS Parma, Rossocorsa / Maserati, Skilla Production & Loading e gli sponsor BPER Banca e UBV Oceans and Air per il grande supporto senza il quale non sarebbe stato possibile organizzare questo importante evento”. (aise)