Il Guatemala apre una nuova strada al commercio: in vigore l’accordo di libero scambio con il Perù

jd4u1jiqtnswesxf4pq2rhv7xbem9o8xmyrzm3rkexpftelh3swaumzvltelh ihe5jn y7jsgid5zca6f s giegya 8gdhlxdxkrugr0gzryrcuxlxxdx y2jhh1rqfvzcylyhn2a4n 7cl50 ph0ifu032np04mu5bu88ipl7iiu94spscz6wtebriik3

Il Guatemala e il Perù hanno avviato ufficialmente il loro accordo di libero scambio. L’intesa punta ad aumentare gli investimenti, favorire gli scambi commerciali e rafforzare l’integrazione economica tra Centro e Sud America.

jd4u1jiqtnswesxf4pq2rhv7xbem9o8xmyrzm3rkexpftelh3swaumzvltelh ihe5jn y7jsgid5zca6f s giegya 8gdhlxdxkrugr0gzryrcuxlxxdx y2jhh1rqfvzcylyhn2a4n 7cl50 ph0ifu032np04mu5bu88ipl7iiu94spscz6wtebriik3

Dal 1° luglio è entrato ufficialmente in vigore l’accordo di libero scambio tra il Guatemala e il Perù, un’intesa che punta a rafforzare gli scambi commerciali, attrarre nuovi investimenti e creare opportunità per le imprese dei due Paesi.

L’accordo rappresenta un nuovo passo nel processo di integrazione economica dell’America Latina e dovrebbe facilitare il commercio di numerosi prodotti industriali e agricoli, oltre a favorire la creazione di nuove catene produttive tra Centro e Sud America.

Per il Guatemala si tratta di un’opportunità importante per ampliare i mercati di esportazione e consolidare il proprio ruolo come piattaforma commerciale dell’America Centrale.

Anche le imprese italiane presenti nella regione potrebbero beneficiare di un mercato più integrato, soprattutto nei settori della meccanica, dell’agroalimentare, delle infrastrutture e della logistica.

Negli ultimi anni il Centro America sta rafforzando i rapporti economici sia all’interno della regione sia con i principali partner internazionali, nel tentativo di attrarre investimenti e aumentare la competitività delle proprie economie.

Per gli italiani che vivono o fanno impresa nell’area, questa evoluzione rappresenta un segnale da seguire con attenzione, perché un mercato più integrato può tradursi in nuove occasioni di business.




Repubblica Dominicana: da oggi trasferenze bancarie e assegni costano di più

9h46cts3gw xqnfbf0ckgdyythaefzgc s180p2og8as9t12 uzxsnmz0o69suqjr1k1qkcrzi6wuus9lgocp7edqd843p8xqsee 5dquirvg5ws ueeyger7si7f yh8cx0wkjy1wmgflxtwgzoccqj59lzs uv l uqbjjramy8r8lfzekp6radgmcnbi

Da oggi, 3 luglio 2026, effettuare una trasferenza elettronica o emettere un assegno in Repubblica Dominicana costa un po’ di più. Entra infatti in vigore l’aumento dell’imposta previsto dalla Legge 30-26 sulle misure per la crescita economica e la semplificazione fiscale.

9h46cts3gw xqnfbf0ckgdyythaefzgc s180p2og8as9t12 uzxsnmz0o69suqjr1k1qkcrzi6wuus9lgocp7edqd843p8xqsee 5dquirvg5ws ueeyger7si7f yh8cx0wkjy1wmgflxtwgzoccqj59lzs uv l uqbjjramy8r8lfzekp6radgmcnbi

L’aliquota applicata alle trasferenze elettroniche e agli assegni passa dallo 0,15% allo 0,20%. In pratica, per ogni 1.000 pesos trasferiti, l’imposta sale da 1,50 a 2 pesos.

L’aumento interessa sia i privati sia le imprese e fa parte del calendario di attuazione della riforma fiscale approvata dal Governo per incrementare le entrate dello Stato, con l’obiettivo di raccogliere tra 40 e 50 miliardi di pesos.

Per la maggior parte delle operazioni quotidiane l’incremento sarà contenuto, ma chi effettua frequentemente bonifici di importo elevato o utilizza abitualmente assegni noterà un aumento dei costi.

La nuova normativa prevede inoltre altre misure fiscali già entrate in vigore, tra cui procedure di regolarizzazione e accordi di pagamento con l’amministrazione tributaria.

Per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana si tratta di una novità da tenere presente nella gestione delle proprie finanze, soprattutto per chi utilizza regolarmente il sistema bancario locale.

#RepubblicaDominicana #FattiNostri #EconomiaRD #Banche #TrasferenzeBancarie #RiformaFiscale #ItalianiInRD #VivereInRepubblicaDominicana




Repubblica Dominicana, la riforma del lavoro è a un passo dal fallimento: il dialogo è fermo

7 fhwasrqgzdhkvjv6kh6n0zc4ntqmfhyhku6qx xxwhlzsdcfwnhmnohbxk5 9qajik3cq59bgq0caoyt8rj1rfolmpvawcri2lelxkbx4uwbi2x0q x4zrkgd0l44fubejoheeblpg8d6kg1tuiyql8oeao9j iwybzaj7wsqslwczmfajl8l2ivfzdqhj

La riforma del Codice del Lavoro della Repubblica Dominicana rischia di naufragare. A meno di un mese dalla chiusura della legislatura, il confronto tra Governo, sindacati e imprenditori è completamente bloccato e il progetto potrebbe decadere se non sarà approvato entro il 26 luglio.

7 fhwasrqgzdhkvjv6kh6n0zc4ntqmfhyhku6qx xxwhlzsdcfwnhmnohbxk5 9qajik3cq59bgq0caoyt8rj1rfolmpvawcri2lelxkbx4uwbi2x0q x4zrkgd0l44fubejoheeblpg8d6kg1tuiyql8oeao9j iwybzaj7wsqslwczmfajl8l2ivfzdqhj

Il presidente della Confederación Nacional de Unidad Sindical (CNUS), Rafael “Pepe” Abreu, denuncia un «silenzio assoluto» dopo l’appello del presidente Luis Abinader a riprendere il dialogo tra le parti. Secondo il sindacalista, il Consiglio Consultivo del Lavoro, l’organismo incaricato di convocare il confronto, non ha ancora fissato alcun incontro.

Il nodo principale resta quello della cesantía, l’indennità spettante ai lavoratori in caso di licenziamento. Il Governo ha ribadito che non intende modificarla, mentre il settore imprenditoriale continua a chiedere una revisione di alcuni aspetti della riforma.

Se il Congresso non riuscirà ad approvare il testo entro la fine della sessione legislativa, il progetto decadrà e l’intero iter dovrà ricominciare da capo. Sarebbe un duro colpo per una riforma discussa da quasi due anni e considerata strategica per aggiornare il Codice del Lavoro dominicano, in vigore dal 1992.

Le prossime settimane saranno quindi decisive. Se il dialogo non riprenderà rapidamente, la Repubblica Dominicana rischia di perdere un’altra occasione per modernizzare una delle sue principali leggi sul lavoro.

#RepubblicaDominicana #RiformaDelLavoro #Lavoro #Abinader #Economia #Sindacati #Imprese #FattiNostri




Il Pecorino Romano DOP punta sugli Stati Uniti: l’America resta il mercato chiave

2pecorino

Il Pecorino Romano DOP guarda con fiducia al mercato statunitense. In occasione del Summer Fancy Food Show di New York, una delle più importanti fiere nordamericane dedicate alle eccellenze alimentari, il Consorzio di tutela ha rilanciato la propria strategia di crescita negli Stati Uniti, considerati il principale mercato estero del celebre formaggio italiano.

2pecorino

Circa il 40% dell’intera produzione di Pecorino Romano DOP viene esportata negli USA, un dato che conferma quanto il mercato americano sia fondamentale per la filiera. La quasi totalità del prodotto nasce in Sardegna, dove il comparto rappresenta una risorsa economica essenziale per migliaia di allevatori e aziende di trasformazione.

Il presidente del Consorzio, Gianni Maoddi, ha sottolineato che i rapporti commerciali con gli Stati Uniti si fondano su decenni di collaborazione. Tuttavia, le incertezze legate alle future politiche commerciali e ai dazi rendono più difficile programmare esportazioni e investimenti a lungo termine.

Nonostante queste difficoltà, il Pecorino Romano ha dimostrato una buona capacità di tenuta sul mercato americano. Dopo un 2025 chiuso con un lieve incremento delle esportazioni verso gli Stati Uniti, il 2026 ha registrato un rallentamento nei primi mesi, che il Consorzio considera però temporaneo e destinato a ridursi nel corso dell’anno.

Il Summer Fancy Food Show rappresenta un appuntamento strategico per incontrare importatori, distributori e operatori della ristorazione. Per il Consorzio è anche l’occasione per promuovere non soltanto un prodotto, ma l’intero patrimonio agroalimentare italiano, rafforzando la presenza del Made in Italy in uno dei mercati più importanti del mondo.




Trump riapre il dossier commerciale: in gioco il futuro dell’accordo tra Stati Uniti, Canada e Messico

lhk55hvdn1mmmei6mmrcx7vqhbrawwym8l8cq4wi8n9btx8jcsjgxes3nitobljt873blefz5aluoob8vbukpm1em0 9ekd xtzsbmz7iniatl19x05apa6n0xvwptne6z4h4zusopm2gpzwyhl qxiqapuqs4ja nprxmoaffzfbcdvesih2tqjpapxwisw

L’accordo commerciale che regola gli scambi tra Stati Uniti, Canada e Messico torna al centro del dibattito politico americano. L’amministrazione del presidente Donald Trump ha annunciato l’intenzione di rivedere l’USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement), il trattato che disciplina gli scambi tra i tre Paesi nordamericani e che ha sostituito il NAFTA nel 2020.

lhk55hvdn1mmmei6mmrcx7vqhbrawwym8l8cq4wi8n9btx8jcsjgxes3nitobljt873blefz5aluoob8vbukpm1em0 9ekd xtzsbmz7iniatl19x05apa6n0xvwptne6z4h4zusopm2gpzwyhl qxiqapuqs4ja nprxmoaffzfbcdvesih2tqjpapxwisw

L’obiettivo dichiarato dalla Casa Bianca è ottenere condizioni considerate più favorevoli agli interessi economici degli Stati Uniti. Washington intende aprire un confronto con Ottawa e Città del Messico su alcuni aspetti dell’accordo, a partire dalle regole sull’industria automobilistica, sull’agricoltura e sugli investimenti.

La prospettiva di una revisione del trattato viene seguita con attenzione anche nel resto del continente. L’economia di molti Paesi dell’America Centrale è infatti strettamente legata al mercato nordamericano, sia attraverso le esportazioni sia attraverso le catene di approvvigionamento che coinvolgono imprese statunitensi, messicane e canadesi.

Un rallentamento degli scambi o l’introduzione di nuove regole commerciali potrebbe avere effetti indiretti anche su Panama, Costa Rica, Guatemala, Honduras, El Salvador e Nicaragua, Paesi che negli ultimi anni hanno rafforzato i rapporti economici con gli Stati Uniti.

Per il momento non è prevista alcuna modifica immediata. Si apre però una fase di negoziati che potrebbe influenzare il commercio dell’intero continente nei prossimi anni.

Per le imprese italiane presenti nelle Americhe e per gli italiani che lavorano tra Stati Uniti, Canada, Messico e Centro America, si tratta di una vicenda da seguire con attenzione, perché eventuali cambiamenti potrebbero avere ripercussioni anche sugli investimenti, sulle esportazioni e sulle opportunità di business.




Cuba, le riforme basteranno? Esperti divisi sul piano economico del governo

u.s. restores diplomatic relations with cuba

Le 176 misure economiche annunciate dal governo cubano per affrontare la più grave crisi degli ultimi decenni continuano ad alimentare il dibattito. Se da una parte l’Esecutivo di Miguel Díaz-Canel parla di una svolta storica ispirata ai modelli di Cina e Vietnam, molti economisti invitano alla prudenza e ritengono che le riforme, da sole, difficilmente riusciranno a rilanciare l’economia dell’isola.

u.s. restores diplomatic relations with cuba

Tra le novità figurano una maggiore apertura all’iniziativa privata, più spazio agli investimenti esteri, una riduzione del controllo statale su alcuni settori e il progressivo superamento di strumenti come i tetti amministrativi ai prezzi, giudicati dallo stesso governo poco efficaci nel contenere l’inflazione.

Secondo diversi analisti, però, il vero ostacolo resta la difficoltà di trasformare gli annunci in provvedimenti concreti. Negli ultimi anni il governo cubano ha presentato numerosi pacchetti di riforme, ma molte misure sono rimaste solo sulla carta. A questo si aggiungono la carenza di investimenti, l’emigrazione di personale qualificato e il clima di incertezza che continua a frenare gli operatori economici.

Resta inoltre aperto il nodo dei rapporti con gli Stati Uniti. Per molti osservatori, una ripresa economica stabile sarà difficile senza un miglioramento delle relazioni bilaterali e un allentamento delle sanzioni che pesano sull’economia cubana.

Per gli italiani che vivono o operano nei Caraibi, l’evoluzione della situazione cubana merita particolare attenzione. La stabilità economica dell’isola ha infatti riflessi sull’intera area caraibica, dai flussi migratori al turismo fino agli scambi commerciali.




Repubblica Dominicana. Attenzione a dove salvate la carta di credito: un clic può costarvi molto caro

hkcrufxqk2xirp cz3sngrgj2m2wtr8t slsc 9rgj 6n1z2 sgdw8znqxbiealwmsxvsuutecmvnekp gtlwqqdquqrtj8x5kzei3qyeedmewbbcoyrjmivw7jf0 dr0y8qb4dsekatwu ktnmbkihdiczgnriyzuzojaywvrbzje6ntbtjr5xm oswe0m0

Prenotare un hotel, acquistare un biglietto aereo o fare shopping online è ormai un gesto quotidiano. Ma quella che sembra una semplice comodità può trasformarsi in un rischio.

Sempre più piattaforme internet chiedono agli utenti se desiderano salvare i dati della propria carta di credito per velocizzare gli acquisti futuri. Molti accettano senza pensarci. Ed è proprio qui che può nascere il problema.

hkcrufxqk2xirp cz3sngrgj2m2wtr8t slsc 9rgj 6n1z2 sgdw8znqxbiealwmsxvsuutecmvnekp gtlwqqdquqrtj8x5kzei3qyeedmewbbcoyrjmivw7jf0 dr0y8qb4dsekatwu ktnmbkihdiczgnriyzuzojaywvrbzje6ntbtjr5xm oswe0m0

Secondo gli esperti di sicurezza informatica, quando i dati della carta vengono memorizzati sui server di una piattaforma, non sono più custoditi soltanto dalla banca, ma anche dall’azienda che gestisce il sito. Sebbene le grandi società investano milioni nella cybersicurezza, nessun sistema informatico può essere considerato completamente invulnerabile. Attacchi hacker, furti di credenziali o accessi abusivi possono esporre le informazioni finanziarie degli utenti.

Per gli italiani che vivono nella Repubblica Dominicana, dove le prenotazioni online di voli, alberghi e appartamenti sono molto frequenti, il consiglio è semplice: evitare di lasciare memorizzata la carta di credito quando non è strettamente necessario.

Gli specialisti raccomandano inoltre di:

  • eliminare la carta dal sito una volta concluso l’acquisto;
  • utilizzare, se possibile, una carta dedicata esclusivamente agli acquisti online;
  • attivare le notifiche in tempo reale per ogni pagamento effettuato;
  • usare carte virtuali o numeri temporanei messi a disposizione da molte banche;
  • controllare periodicamente l’estratto conto per individuare subito eventuali addebiti sospetti.

Se compare un’operazione non autorizzata, è fondamentale agire immediatamente: bloccare la carta, contattare la banca e avviare la procedura di contestazione dell’addebito.

La comodità della tecnologia è un grande vantaggio. Ma, come ricordano gli esperti, la prima difesa contro le frodi resta sempre la prudenza dell’utente.




Il falso Made in Italy vale oltre 90 miliardi di euro: un business che danneggia le vere eccellenze italiane

qik5m4ngyfl9xvlakvzjfdhc5 xte6rgkpazy02jb8hg2lwhj kfrkwwb0kqtnz3 tjekxnafxcl5iaayvq4 35akrpumpbsn2yqkzw1e6b7aohixhlvo7ptdgjbjmd8i4gyto usksruswqmx2y3vhcjv2bdvbsd2kj3vf5yddmuzxfdqfdoqoin136x1j

Il Parmisan al posto del Parmigiano Reggiano, il Parmesan, il Prosek che imita il Prosecco, la Mozzarella Santa Lucia prodotta all’estero, salumi, sughi e oli che richiamano nomi, colori e immagini dell’Italia senza avere alcun legame con il nostro Paese.

qik5m4ngyfl9xvlakvzjfdhc5 xte6rgkpazy02jb8hg2lwhj kfrkwwb0kqtnz3 tjekxnafxcl5iaayvq4 35akrpumpbsn2yqkzw1e6b7aohixhlvo7ptdgjbjmd8i4gyto usksruswqmx2y3vhcjv2bdvbsd2kj3vf5yddmuzxfdqfdoqoin136x1j

È il fenomeno dell’Italian Sounding, un mercato che oggi vale oltre 90 miliardi di euro e che rappresenta una delle principali minacce per il vero Made in Italy agroalimentare.

Non si tratta necessariamente di prodotti contraffatti. Nella maggior parte dei casi sono alimenti perfettamente legali, fabbricati all’estero, che utilizzano nomi, confezioni, bandiere tricolori o immagini evocative dell’Italia per indurre il consumatore a credere di acquistare un prodotto italiano autentico.

Le conseguenze economiche sono enormi. Ogni anno miliardi di euro vengono sottratti alle aziende italiane che investono nella qualità, nella tradizione e nelle denominazioni di origine protetta. A farne le spese sono migliaia di produttori, agricoltori e imprese che vedono ridursi le proprie quote di mercato a causa di prodotti che sfruttano la reputazione dell’Italia senza rispettarne gli standard produttivi.

Il fenomeno è particolarmente diffuso in Nord America, Sud America, Australia e in numerosi altri mercati dove il consumatore non sempre conosce le differenze tra un prodotto autenticamente italiano e uno che ne imita soltanto il nome.

Per gli italiani residenti all’estero il consiglio è semplice: leggere sempre con attenzione l’etichetta. Un nome italiano non basta a garantire l’origine del prodotto. È importante verificare il luogo di produzione e, quando possibile, scegliere alimenti con marchi europei come DOP, IGP o altre certificazioni che garantiscono la reale provenienza italiana.

Difendere il Made in Italy non significa soltanto proteggere un marchio commerciale. Significa tutelare un patrimonio fatto di storia, tradizioni, qualità e lavoro che rende l’agroalimentare italiano uno dei più apprezzati al mondo.

Ogni volta che un consumatore sceglie un prodotto autentico, contribuisce a sostenere migliaia di imprese che rappresentano una delle eccellenze più importanti dell’economia italiana.




Piano fiscale 2026: cosa cambia per chi vive e lavora nella Repubblica Dominicana

4yceyec7x1 bqrxg5b4iozxsrvagc6gg0ysjans1t7m6uwei2l2sce0x0dbrplbmj3cgryflmx z2q0ai4yx02 kkgf7hg2rtubje5lhosbq4r8v97ny i60kat6iqljgav6rg1hped8ihs1ewfi em8sf ahif3k0tspjmlhhwwpfabcmpk44eopgavbtxs

La Repubblica Dominicana si prepara a una nuova stagione di cambiamenti fiscali. Il Governo ha approvato il Piano Fiscale 2026, presentandolo come una risposta alle difficoltà dell’economia internazionale e come uno strumento per garantire entrate sufficienti a sostenere i servizi pubblici e la stabilità dei conti dello Stato.

Per molti italiani che vivono stabilmente nel Paese, la domanda è semplice: cosa cambierà nella vita di tutti i giorni?

4yceyec7x1 bqrxg5b4iozxsrvagc6gg0ysjans1t7m6uwei2l2sce0x0dbrplbmj3cgryflmx z2q0ai4yx02 kkgf7hg2rtubje5lhosbq4r8v97ny i60kat6iqljgav6rg1hped8ihs1ewfi em8sf ahif3k0tspjmlhhwwpfabcmpk44eopgavbtxs

Il dibattito non è nuovo. Già nel 2011 e nel 2012 la Repubblica Dominicana aveva adottato importanti riforme fiscali per aumentare le entrate dello Stato. Anche allora il Governo parlò della necessità di finanziare servizi essenziali e garantire la stabilità economica, ma molti cittadini ebbero la sensazione che il peso maggiore fosse ricaduto sulle famiglie e sulla classe media.

Anche questa volta l’Esecutivo assicura che l’obiettivo è proteggere i redditi più bassi, migliorare la qualità della spesa pubblica e reperire nuove risorse senza modificare l’ITBIS, l’equivalente dell’IVA dominicana. Il piano comprende però una serie di misure fiscali destinate ad aumentare le entrate dello Stato, mentre vengono rivisti alcuni sussidi e agevolazioni.

4u0zwy aqalku qmie6kojl5p0jja oc2r0ucm0bm5dmtexoldxqdrhcx4xnub5s1 dsur7ku3vzpidjesv4cjkc68k3gjc5 h4lwtqxe8i 05fgbtrfs2ydagi2 1dr8pi j9senvpnee0m0rcjniffth3vukwzxzrlukxc jxqzvcti0lnjvsxxu 3nq2h

Per la comunità italiana residente nella Repubblica Dominicana, soprattutto per pensionati, imprenditori e lavoratori autonomi, il tema merita attenzione. Ogni intervento fiscale può avere effetti indiretti sul costo della vita, sui consumi, sui servizi e sull’attività economica.

Chi vive qui da molti anni sa bene che ogni riforma fiscale viene accolta con una certa diffidenza. Non tanto perché si rifiuti l’idea di contribuire alle finanze pubbliche, quanto perché molti cittadini chiedono che ogni nuovo sacrificio sia accompagnato da un reale miglioramento dei servizi.

Le domande sono sempre le stesse: le strade saranno migliori? Gli ospedali più efficienti? L’approvvigionamento idrico più affidabile? Si ridurranno i blackout elettrici? Il traffico diventerà più gestibile?

Sono interrogativi che riguardano anche migliaia di italiani che hanno scelto la Repubblica Dominicana come seconda patria e che ogni giorno condividono gli stessi problemi dei cittadini dominicani.

La storia insegna che una riforma fiscale non viene giudicata soltanto dall’importo delle tasse, ma soprattutto da ciò che lo Stato riesce a restituire ai contribuenti in termini di servizi, infrastrutture e qualità della vita.

È su questo terreno che sarà misurato il successo del Piano Fiscale 2026. Perché i cittadini sono generalmente disposti a fare sacrifici quando vedono risultati concreti. Molto meno quando hanno l’impressione di pagare di più senza ricevere nulla in cambio.




Guatemala, cambia la legge antiriciclaggio

d ca05cnjuzd1zoets8uskt2voed8hi2wbxjutrmo2nihe1 xylpet4luoajssmeadwmiqzoddzc3c1kmq4xkkt mmdxiy4 kh ez0aceatyxevni94puksg1iuyemhaa30qyuuetvgt 55brfz6aabh6gpgyxf1fxvxhxfkkmtsvp3gpnqxzgifxdp3oldn

Il Guatemala ha approvato una nuova legge antiriciclaggio che introduce un approccio più moderno nell’analisi delle operazioni finanziarie, distinguendo in modo chiaro tra transazioni inusuali e transazioni sospette. La normativa entrerà in vigore tre mesi dopo la sua approvazione, anche se resta da definire il regolamento di attuazione.

d ca05cnjuzd1zoets8uskt2voed8hi2wbxjutrmo2nihe1 xylpet4luoajssmeadwmiqzoddzc3c1kmq4xkkt mmdxiy4 kh ez0aceatyxevni94puksg1iuyemhaa30qyuuetvgt 55brfz6aabh6gpgyxf1fxvxhxfkkmtsvp3gpnqxzgifxdp3oldn

La riforma sostituisce la legislazione in vigore dal 2001 e adotta un sistema basato sulla valutazione del rischio, in linea con gli standard internazionali. Banche, società finanziarie e altri soggetti obbligati dovranno analizzare le operazioni considerando il profilo economico del cliente e la coerenza dei movimenti con la sua attività abituale, anziché limitarsi all’importo delle transazioni.

Una transazione inusuale sarà considerata un’operazione che si discosta dal normale comportamento finanziario del cliente e richiede ulteriori verifiche. Diventa invece sospetta quando, dopo gli accertamenti, emergono elementi che fanno ritenere possibile un’attività di riciclaggio di denaro o di finanziamento del terrorismo.

Secondo le autorità, la nuova normativa consentirà al Guatemala di rafforzare i controlli sul sistema finanziario e di allinearsi alle raccomandazioni del GAFILAT, riducendo il rischio che il Paese venga inserito nelle liste di monitoraggio internazionale per carenze nella lotta al riciclaggio.