Consorzio Prosciutto Parma per la tutela del DOP

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11parmaprosciuttodocIl Consorzio del Prosciutto di Parma registra importanti risultati nella tutela della DOP e della relativa denominazione, grazie agli esiti positivi ottenuti a pochi mesi di distanza nell’ambito di tre vicende giudiziarie che si sono svolte in Italia e in Germania. A darne notizia, lo stesso consorzio in una nota pubblicata oggi sul suo sito.
Difendere la proprietà intellettuale rappresentata dalla DOP Prosciutto di Parma è un compito che l’ente di tutela porta avanti in modo costante, si legge nella nota. E lo porta avanti sia in ambito nazionale che all’estero, dove il prestigio di cui godono le Indicazioni Geografiche del nostro Paese porta frequentemente ad attività speculative di sfruttamento dell’immagine.
Le vertenze hanno interessato diversi prodotti di salumeria, accomunati da riferimenti ed elementi di allusione alla DOP di Parma. La prima controversia, sviluppatasi in buona parte sul suolo tedesco, era legata all’utilizzo della denominazione “Culatello di Parma”, applicata da un’impresa situata nella provincia di Parma ad un salume venduto in alcuni Paesi UE. Il contenzioso è arrivato, attraverso un percorso complesso, ai più alti gradi di giudizio delle Corti tedesche, con sentenze favorevoli al Consorzio e quindi alla tutela della DOP in tutti i gradi di giudizio, fino alla Corte Federale di giustizia della Repubblica Federale tedesca, che corrisponde alla nostra Corte di Cassazione. Il principio sancito dai giudici tedeschi, in linea con quelli definiti dalla Corte di Giustizia UE in casi analoghi, è che “Culatello di Parma” sfrutta in maniera illegittima la notorietà della DOP, con l’inserimento nel suo nome del toponimo “Parma”, e cerca di trarne un vantaggio commerciale, attraverso l’allusione alla denominazione Prosciutto di Parma per un bene che appartiene alla stessa categoria di prodotto.
Sempre di fenomeni di evocazione hanno trattato le vicende sviluppatesi in Italia. In questo caso, tutto è partito con il sequestro, effettuato dal Comando Carabinieri per la tutela agroalimentare di Parma, di un consistente numero di confezioni di pancetta e di salame, che riportavano in etichetta un marchio e una denominazione contenenti la dicitura “Parma”. Il dissequestro dei prodotti era stato concesso dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Masaf alla condizione che ogni elemento evocativo del Prosciutto di Parma DOP venisse rimosso. Impugnato il provvedimento, le due aziende produttrici interessate avevano presentato ciascuna un ricorso al TAR del Lazio, adducendo come argomento che l’indicazione “Parma” costituiva un’evocazione della DOP solo se riferita ad un prodotto strettamente analogo. Le due recenti sentenze depositate dal TAR del Lazio in primo grado non solo respingono i ricorsi ma ribadiscono e rafforzano quanto già la sentenza in Germania aveva sancito, ovvero che l’evocazione sussiste anche tra prodotti differenti della stessa categoria merceologica di riferimento e che la tutela della DOP Prosciutto di Parma non si estende soltanto alla denominazione registrata nel suo complesso, ma anche al solo elemento geografico “di Parma”, inibendone inoltre l’utilizzo anche nei casi in cui la sede dell’azienda produttrice si trovi effettivamente nel territorio della provincia di Parma.
“Il Consorzio del Prosciutto di Parma ha accolto con grande soddisfazione gli esiti positivi dei procedimenti giudiziari che si sono svolti dinnanzi ai tribunali tedeschi e a quelli italiani, che rafforzano ulteriormente la tutela della nostra DOP contro i frequenti tentativi di evocazione a cui deve far fronte. Le azioni giudiziali hanno ribadito in modo deciso l’identità e la distintività della DOP Prosciutto di Parma e hanno condotto ad un ulteriore rafforzamento della tutela dei diritti riconosciuti di cui essa beneficia” dichiara Alessandro Utini, Presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma.
Interviene anche il Direttore del Consorzio, Stefano Fanti: “Questi storici risultati rappresentano un precedente fondamentale per la tutela di tutte le Indicazioni Geografiche nell’Unione Europea e qualificano in modo ancor più significativo l’operazione di salvaguardia condotta dal Consorzio in costante collaborazione con Origin Italia e con le competenti Autorità nazionali”. (aise) 




Bologna: un ponte commerciale tra Italia e Messico

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downloadGiovedì 18 maggio 2023 alle ore 16.45 è in programma a Bologna nella Sala Marconi di Emil Banca —in via dei Trattati Comunitari Europei 1957-2007, numero 19— il seminario Un ponte commerciale tra Emilia e Messico, organizzato con la partecipazione del Gruppo Cooperativo Iccrea e la Camera di Commercio del Messico in Italia.

L’incontro mira ad agevolare e promuovere i rapporti commerciali tra imprese italiane e il Paese nordamericano. Interverranno autorità politiche che, assieme ai rappresentanti di organismi tecnici e importanti aziende, illustreranno il percorso di sviluppo e internazionalizzazione verso il Messico e l’America Latina.

Il programma avrà inizio con i saluti istituzionali di Daniele Ravaglia, direttore generale di Emil Banca, dell’Ambasciatore del Messico in Italia, Carlos García de Alba, e del console onorario del Messico a Bologna, Paolo Zavoli.

L’apertura dei lavori, che saranno moderati dalla giornalista del quotidiano Il Sole24Ore Ilaria Vesentini, è prevista alle ore 17.40.

Parteciperanno alla tavola rotonda “Sostegno all’internazionalizzazione delle imprese Italiane in Messico” Letizia Magaldi, presidente della Camera di Commercio del Messico in Italia, Carolina Lonetti, direttrice delle finanze per l’esportazione e l’internazionalizzazione di Simest SpA e Carlo Napoleoni, responsabile della divisione Impresa di Iccrea Banca.

Seguiranno le testimonianze di Carlo Piccinini (Cantina di Carpi e Sorbara), Alfredo D’Incecco (GLM S.p.A.), Alfonso Iannotta (Roadhouse S.p.A.) ed Eleonora Tebaldi (Calavera Restaurant).

Dopo la sessione di domande e risposte e i saluti finali di Vincenzo Colla, assessore alle Relazioni internazionali e allo Sviluppo economico della Regione Emilia-Romagna, e di Gian Luca Galletti, vicepresidente vicario di Emil Banca, verrà offerto un aperitivo con una dimostrazione dell’arte di apertura di una forma di Parmigiano Reggiano.

L’evento è gratuito con posti limitati. Gli interessati possono prenotare qui.

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Confassociazioni arriva in USA e si presenta alla Camera

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downloadLa sala stampa della Camera dei Deputati ospiterà, il prossimo 11 maggio alle ore 16.00, la conferenza stampa di presentazione della branch USA di Confassociazioni, l’organismo che promuove e sostiene le associazioni professionali in Italia e nel mondo.
Tra gli ospiti istituzionali sarà presente Christian Di Sanzo, deputato Pd eletto in Centro e Nord America, membro della VIII Commissione, che porterà i saluti delle istituzioni italiane. L’introduzione sarà affidata Gianni Lattanzio, Presidente di Confassociazioni International e a Stefano Potortì, Presidente di Confassociazioni UK e Consigliere Delegato per il Coordinamento delle Strutture Internazionali.
A seguire la presentazione di Confassociazioni USA a cura di Carmelo Cutuli, Presidente della branch, Salvo Bonanno, Vicepresidente di Confassociazioni USA, e Clarissa Burt, Delegata per l’Arizona di Confassociazioni USA.
Le conclusioni saranno affidate ad Angelo Deiana, Presidente di CONFASSOCIAZIONI. A moderare i lavori sarà Cristina Del Tutto, Direttore di Radio Parlamentare.
L’incontro rappresenta un’importante occasione per conoscere le attività di Confassociazioni USA, la sua missione e i suoi obiettivi, nonché per discutere delle sfide e delle opportunità legate alla promozione delle associazioni professionali italiane negli Stati Uniti.
“Questa iniziativa, – ha dichiarato il Presidente di Confassociazioni Angelo Deiana, – conferma l’impegno di Confassociazioni nel sostenere le associazioni professionali associate e nel promuovere le relazioni italiane all’estero, in questo caso negli Stati Uniti, favorendo la cooperazione e rafforzando gli scambi tra le comunità professionali dei due Paesi”.
“L’Italia e gli Stati Uniti – ha dichiarato il Presidente di Confassociazioni USA, Carmelo Cutuli – condividono valori fondanti, quali la democrazia, la libera impresa e l’innovazione. Confassociazioni USA si impegna a svolgere un ruolo attivo a sostegno delle relazioni italo-americane, promuovendo iniziative congiunte, collaborazioni e scambi tra le associazioni professionali associate sui due fronti dell’Atlantico”.
La presentazione sarà trasmessa in diretta sul canale web della Camera dei Deputati https://webtv.camera.it/conferenze_stampa. (aise) 




Vinobio, la piattaforma online del vino biologico

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8vinobioSuperfici bio vitate in continua crescita e tra i principali produttori europei in termini di peso del biologico sul totale triplicato in 10 anni. È quanto emerge da “VINOBIO”, la piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del vino biologico Made in Italy curata da Nomisma e promossa da ICE Agenzia e FederBio.
Il vino biologico è un fenomeno, almeno sul fronte produttivo, tutto europeo: in questo scenario, con 126 mila ettari di vite con metodo biologico nel 2021, l’Italia detiene il primato per incidenza di superficie vitata biologica (21% del totale). La concorrenza europea è però agguerrita, tanto che nel giro di un decennio le superfici bio in Italia sono cresciute del +141% (2020 vs 2010) contro il +148% degli spagnoli e ben il +218% della Francia.
Rilevante anche il ruolo del vino bio italiano sui mercati internazionali: 626 milioni di euro il valore dell’export di vino biologico italiano nel 2022 secondo le stime Nomisma (+18% rispetto al 2021) e un peso sul totale dell’export vitivinicolo italiano (bio + convenzionale) pari all’8%. Per quanto riguarda i mercati presidiati, dall’ultima indagine condotta da Nomisma per ICE Agenzia e FederBio su 110 imprese vitivinicole italiane, è emerso come la Germania sia in assoluto il mercato di destinazione principale per il nostro vino bio (67% delle aziende lo indica come primo mercato di riferimento), seguita dai Paesi Scandinavi (61%). Al di fuori dei confini comunitari la fanno da padrone Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito, seguiti da Canada e Giappone. Se si va poi a vedere l’interesse da parte dei consumatori per i vini a marchio biologico, si nota come la domanda potenziale sia davvero enorme e coinvolga tutti i principali mercati mondiali.
A testimoniarlo sono i risultati di due indagini che Nomisma ha condotto negli ultimi tre mesi sui consumatori scandinavi e giapponesi con lo scopo di mappare i comportamenti di consumo di vino e le potenzialità del bio e del binomio bio/Made in Italy su ciascun mercato. Il percorso di analisi sul posizionamento del vino bio italiano nei mercati internazionali proseguirà con un approfondimento sul Messico che verrà presentato il 7 giugno 2023 in occasione del settimo focus mercato di ITA.BIO.
Il ruolo del vino bio made in Italy in Scandinavia
Sulla base dei dati del Systembolaget, il monopolio svedese che gestisce le vendite di bevande alcoliche, ben 1/4 delle vendite di vino è costituito proprio da quelli a marchio bio. per un valore di 600 milioni di euro nel 2021 e un tasso di crescita medio annuo del +15% dal 2014 al 2021. In tale scenario, l’Italia è leader assoluto con un peso sul totale delle vendite di vino bio del 42% sia a valore che a volume. Un successo da ricondurre in primis all’ottimo posizionamento di alcuni territori: Veneto (grazie al Prosecco in particolare, che rappresenta la denominazione a marchio bio più venduta in Svezia), Sicilia e Puglia, regioni che nel complesso intercettano ben il 24% delle vendite di vino a marchio biologico in Svezia. Il vino italiano infatti gode di un’ottima reputazione sul mercato scandinavo e l’Italia figura al primo posto tra i paesi che producono i vini di maggiore qualità secondo il consumatore.
Il forte apprezzamento nei confronti del vino Made in Italy trova riscontro anche con riferimento al biologico: dall’indagine condotta da Nomisma tra gennaio e febbraio 2023 su un campione rappresentativo di consumatori in Svezia e Danimarca (18-65 anni), è emerso come ben il 38% dei wine user scandinavi beva vino a marchio bio di origine italiana e più del 20% lo fa con cadenza settimanale. La propensione al consumo di vino bio Made in Italy cresce tra le famiglie benestanti (tra chi ha redditi medio-alti la quota di user di vino bio italiano cresce fino al 55%) e tra quelle in cui vi sono componenti con età compresa tra i 30 e i 44 anni. Alla luce di queste rilevazioni, le opportunità per le aziende vitivinicole italiane sul mercato scandinavo sono ampie: a conferma di ciò, il 46% dei consumatori sarebbe difatti interessato a provare un nuovo vino italiano a marchio bio mentre il 35% sarebbe disposto a spendere un differenziale di prezzo superiore al 5% rispetto a un vino italiano non bio. Gli indecisi (34%) sarebbero attratti, oltre che da promozioni e prezzi bassi, anche da brand famosi, da informazioni sul basso impatto ambientale e dalla presenza di confezioni eco-sostenibili.
Il ruolo del vino bio made in Italy in Giappone
Il Giappone è il secondo mercato in Asia per consumo di vino (3,4 mln di ettolitri nel 2022) e rappresenta un mercato indubbiamente interessante per i produttori italiani visto che è il quinto importatore mondiale di vino – dopo Stati Uniti, UK, Germania e Canada – con un valore degli acquisti dall’estero pari a 1,7 miliardi di euro. Tra i vini stranieri i consumatori giapponesi mettono al primo posto quelli francesi, lasciando all’Italia la seconda posizione quando devono indicare i Paesi che producono vini di maggiore qualità. Dalla survey condotta da Nomisma tra febbraio e Marzo 2023 sui consumatori giapponesi (18-65 anni), emerge comunque un forte potenziale per il nostro vino bio: se è vero, infatti, che ad oggi quasi un consumatore di vino su due (il 45% del totale, per la precisione) ha acquistato o ordinato un vino italiano almeno in un’occasione nell’ultimo anno, la quota di chi ha avuto modo di sperimentare il binomio biologico/Made in Italy per il vino è stata solo del 10%. Grossi spazi di crescita, dunque, per il vino bio italiano, che dal 1° ottobre 2022 può contare sulla certificazione biologica “Jas”, già conosciuta dal 41% dei consumatori giapponesi di vino.
Complessivamente il settore del vino biologico in Giappone, pur essendo ancora di nicchia, presenta ampi margini di crescita e potenziali opportunità. Più di un terzo dei consumatori giapponesi sarebbe infatti disposto ad acquistare un nuovo vino bio made in Italy se lo trovasse nei punti vendita in cui effettua abitualmente la spesa alimentare mentre gli indecisi (41% del totale) sarebbero attratti oltre che da prezzi più accessibili, anche da una maggiore comunicazione sui canali tradizionali come radio/tv. Infatti, tra i principali fattori che oggi frenano l’acquisto di vino bio made in Italy vi sono la scarsa informazione sulle caratteristiche distintive dei prodotti biologici italiani ma anche la carenza di referenze sugli scaffali della grande distribuzione.
“VINOBIO, la prima piattaforma dedicata al vino biologico italiano nel mondo, rappresenta un importante strumento di supporto per le aziende che puntano ad avviare o consolidare il posizionamento in questo segmento di mercato fornendo informazioni e analisi utili per orientare le proprie strategie commerciali – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio -. I focus realizzati su Svezia e Giappone da ITA.BIO sono un esempio di come la piattaforma possa essere utilizzata come base di conoscenza autorevole per orientare efficaci politiche di promozione e commerciali. Questo servizio è ancora più rilevante se si pensa che il vino biologico Made in Italy è sempre più apprezzato a livello internazionale, attualmente rappresenta il 19% dell’esportazione globale di agroalimentare bio. Si distingue per l’alta qualità che unisce l’identità territoriale, data delle denominazioni d’origine, alla certificazione biologica che attesta la scelta di produrre in maniera sostenibile a tutela della fertilità del suolo, della biodiversità, nel contrasto al cambiamento climatico.”.
“Il vino – aggiunge Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence di Nomisma – è uno dei prodotti più rappresentativi del Made in Italy nel mondo e la qualità del nostro prodotto biologico è apprezzata e ricercata dai consumatori di tutti i mercati analizzati nella piattaforma ITA.BIO. Il trinomio vino-biologico-italiano, quindi, rappresenta la combinazione vincente per la valorizzazione dell’agroalimentare del nostro Paese sui mercati internazionali. Proprio per questo motivo nasce VINOBIO, l’approfondimento di ITA.BIO che analizza posizionamento e prospettive del vino biologico italiano all’estero grazie alle indagini condotte di Nomisma sul consumatore dei singoli mercati internazionali e agli studi di mercato che individuano i numeri chiave del vino bio in ciascun paese target.”
“L’export italiano nel comparto del vino biologico è in costante crescita negli ultimi anni, e presenta ulteriori margini di sviluppo e nuove opportunità per le aziende italiane – dichiara in conclusione Brunella Saccone, Direttrice dell’Ufficio Agroalimentare e Vini ICE Agenzia -. Il vino Made in Italy a marchio biologico gode infatti di un’ottima reputazione, e la domanda potenziale coinvolge tutti i principali mercati mondiali. L’approfondimento VINO.BIO, attraverso il quale si rinnova la proficua collaborazione tra FederBio, Agenzia ICE e Nomisma, rappresenta una risorsa di market intelligence per fornire supporto strategico alle imprese della filiera vitivinicola biologica nel loro processo di internazionalizzazione, ed evidenziare le opportunità commerciali nei mercati target”. (aise) 




Nasce CaMexItal, la Camera di Commercio del Messico in Italia

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camexitalvertL’Associazione Economica del Messico in Italia ha raggiunto l’obiettivo di accreditarsi come la prima Camera di Commercio del Messico in Italia (CaMexItal) nella storia delle relazioni tra i due Paesi.

Con decreto del ministero delle Imprese e del Made in Italy, lo scorso 20 aprile 2023 è stata approvata l’iscrizione della CaMexItal all’albo delle Camere di Commercio italo-estere ed estere nel Bel Paese.

Per celebrare questo traguardo si è svolta ieri, 4 maggio, presso la Sala Parlamentino del ministero, la prima assemblea della neonata istituzione, durante la quale la sottosegretaria di Stato Fausta Bergamotto ha consegnato formalmente il decreto alla presidente Letizia Magaldi.

Hanno partecipato all’evento il Consigliere diplomatico del ministro Adolfo Urso, Ambasciatore Mario Cospito, il sottosegretario di Stato al ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Giorgio Silli, l’Ambasciatore del Messico in Italia, Carlos García de Alba, l’Ambasciatore d’Italia in Messico, Luigi De Chiara, il presidente dell’Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, Andrea Prete, l’amministratrice delegata di SACE, Alessandra Ricci, il vicepresidente Angelo Pansini, il segretario Giovanni Sabino, i consiglieri Marco Nicoli, Laura Rossi, Gianmatteo Nunziante e Gennaro Migliore, la direttrice esecutiva Cecile de Mauleon e rappresentanti dei 74 soci della Camera.

«Raccogliamo i frutti di un lavoro intenso» —ha detto Letizia Magaldi— che ci vede impegnanti da più di due anni. È una buona notizia per le imprese italiane. Il Messico è un Paese che ha molto da offrire, interessato ai nostri prodotti, alle nostre conoscenze e alle nostre tecnologie. Sono molte anche le opportunità di investimento da parte di imprese messicane in Italia. Si costruisce un nuovo ponte per generare prosperità tra l’Italia e il Messico».

«La CaMexItal non poteva arrivare in un momento migliore» —ha aggiunto l’Amabasciatore García de Alba— «con relazioni bilaterali sempre più solide ed intense. I tradizionali legami di amicizia saranno ora rafforzati da nuove alleanze commerciali e progetti di investimento e co-investimento tra i due paesi in diversi settori».

Il diplomatico ha affermato che la nuova istituzione dovrà ergersi a portavoce della comunità imprenditoriale, aiutando a promuovere ed accelerare la crescita economica di entrambi i Paesi, con particolare riferimento all’incremento degli investimenti messicani in Italia. «La creazione di questa Camera di commercio favorirà grandi opportunità di affari, anche in ambito turistico», ha concluso.

L’approvazione è giunta sei mesi dopo l’avvio della procedura. Dopo le consultazioni, un dialogo con l’ufficio competente del ministero delle Imprese e del Made in Italy, la riunione di una conferenza di servizi che viene convocata ogni anno —alla quale partecipano anche Unioncamere e il Ministero degli Affari Esteri— è stata certificata l’esistenza dei requisiti richiesti dalla legge. L’AEMI ha dimostrato quindi —tra altre qualità— la propria capacità di erogazione di servizi, promozione dell’interscambio e collaborazione con altre istituzioni.

Le attività della CaMexItal seguiranno i seguenti assi strategici: promozione di sinergie tra le organizzazioni imprenditoriali e le aziende che le compongono; consolidamento e contributo alle azioni di facilitazione degli scambi tra i due Paesi; promozione di azioni e programmi che attivino relazioni commerciali ed economiche strategiche e sviluppo di progetti che favoriscano la cooperazione in settori specifici, tra cui tecnologia e innovazione, sicurezza, salute e qualità della vita, industria alimentare e turismo.

Alcuni dei soci della Camera di commercio del Messico in Italia sono Leonardo, Eni, Marcegaglia Carbon Steel, Magaldi Power, Campari, Ferrero, Italian Exhibition Group, Grupo Bimbo, Grupo Orbia, Juego de Pelota, Zoomarine, Aeroméxico, Fiorucci-Campofrio e Roadhouse.

La Camera di commercio del Messico in Italia è presieduta da Letizia Magaldi, vice presidente di Magaldi Power. Carlos García de Alba, Ambasciatore del Messico in Italia, è il presidente onorario.

Fanno parte del Consiglio direttivo il vicepresidente Angelo Pansini, responsabile della Conformità di Leonardo, il segretario generale Giovanni Sabino, direttore generale in Italia di Fiorucci (Campofrio) e i consiglieri Aldo Davoli, direttore degli Affari pubblici del Gruppo Campari, Marco Nicoli, direttore generale di TESI Elettronica e Sistemi Informativi S.p.A., Diana Beltrán, amministratrice delgata di Meita S.r.l., Gianmatteo Nunziante, socio fondatore dello studio legale Nunziante Magrone, Claudio Rodríguez-Galán, socio dello studio legale Holland & Knight, Laura Rossi, presidente di Crea Italia Connections, Gennaro Migliore e Roberto Prosperi. La direttrice esecutiva è Cecile de Mauleon.

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Messico. Mayenda, la tequila di Campari

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tequilamayendavertIl gruppo Campari, fondato a Milano nel 1860 e proprietario dell’ormai famosissimo Aperol, amplia il suo portafoglio di liquori di agave con il lancio sul mercato dell’inedito marchio Mayenda Tequila Blanco, un prodotto realizzato per catturare i sapori perduti del cuore dell’agave.

Concepita dal maestro tequilero Jesús Susunaga e dai suoi collaboratori, la produzione della tequila Mayenda ha richiesto tre anni per essere perfezionata ed è finalmente disponibile in Messico e negli Stati Uniti da alcuni giorni.

Come spiega lo stesso ideatore, «quando cammini attraverso la distilleria, proprio mentre l’agave è stato appena cotto, vieni colpito da un’incredibile dolcezza arrostita, caramellata e ricca che avvolge i tuoi sensi». «Notando» —aggiunge— «che alcuni degli aromi e dei sapori più preziosi si perdono durante il processo, ci siamo chiesti in che modo avremmo potuto catturarli in una bottiglia».

Il processo di produzione della nuova marca comprende quindi due fasi che vengono particolarmente curate, al fine di portare alla luce i sapori più profondi di questa pianta grassa —sempre della varietà Weber Azul, secondo le norme della denominazione di origine— che viene cotta senza zuccheri aggiunti o additivi:

1) La macerazione delle piñas (i cuori dell’agave) nel distillato base;

2) La miscelazione con il miele proveniente dalla cottura, che porta a note dolci, caramellate, floreali e pepate.

La distillazione finale avviene in alambicchi di rame.

La cura e l’attenzione per i dettagli si estende anche alla bottiglia, ispirata al vetro soffiato a mano prodotto artigianalmente nello Stato di Jalisco. Come tocco finale ogni recipiente è adornato con un medaglione di rame creato dal gioielliere messicano Mauricio Serrano.

«Abbiamo visto un’opportunità per Campari di offrire non solo categoria e credenziali di vendita, ma una vera profondità di conoscenza, esperienza e abilità artistica proveniente dal nostro gruppo di Casa San Nicolás», ha spiegato Raúl Gonzalez, responsabile della Commercializzazione strategica globale del Gruppo Campari.

Mayenda Tequila Blanco è disponibile presso rivenditori selezionati in Messico a un prezzo di vendita suggerito di 1.799 pesos e negli Stati Uniti per 70 dollari per bottiglia da 750 ml.

Foto: Mayenda Tequila

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Brasilia. Firmato l’accordo CNR – EMBRAPA

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ambasciata brasilia appro e1613758009333 615x223La Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Maria Chiara Carrozza ha firmato – informa l’Ambasciata italiana a Brasilia – il primo Memorandum of Understanding di cooperazione strategica con l’Empresa Brasileira de Pesquisa Agropecuária (EMBRAPA), concretizzando l’impegno preso dalle due parti il 14 marzo scorso in occasione della visita della Prof. Carrozza a Brasilia (v. https://comunicazioneinform.it/brasile-allambasciata-ditalia-il-consiglio-dei-segretari-statali-di-scienza-e-tecnologia-presenti-la-ministra-santos-e-la-presidente-del-cnr-carrozza-intesa-tra-cnr-e-embrapa-per/, ndr) .

La firma ha coinciso con le solenni celebrazioni dei 50 anni di attività dell’EMBRAPA, fondata il 26 aprile 1973, artefice della trasformazione del Brasile da paese importatore di prodotti agricoli e di allevamento degli anni ‘70 a potenza mondiale settoriale, sia nella produzione, insieme ad USA e Cina, sia nell’esportazione, con gli USA.

L’accordo –  evidenzia la Rappresentanza italiana –  darà un ulteriore, decisivo, impulso alla collaborazione tra i due enti nella ricerca avanzata, in particolare nei settori dello studio della biodiversità e dei cambiamenti climatici, dello sviluppo delle biotecnologie, nanotecnologie e geotecnologie, e dei processi di applicazione dell’intelligenza artificiale all’agricoltura. (Inform)




Stop al reddito di cittadinanza. Arriva l’assegno di inclusione

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bolletteAddio al reddito di cittadinanza e benvenuto assegno di inclusione: è questo il nome scelto dal governo Meloni per la nuova prestazione a sostegno del reddito che dovrebbe essere approvata durante il Consiglio dei ministri del Primo maggio e che andrà a sostituire il reddito di cittadinanza sponsorizzato dal Movimento Cinque Stelle e introdotto nella primavera del 2019.

Il nuovo strumento di contrasto alla povertà, stando alla bozza che il Consiglio dei ministri deve discutere lunedì, sostituirà dal primo gennaio 2024 il Reddito di cittadinanza.

COSA È

Che cos’è l’assegno di inclusione?  Nella bozza si legge che “è una misura di sostegno economico e di inclusione sociale e professionale, condizionata alla prova dei mezzi e all’adesione a un percorso personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa”.

CHI NE HA DIRITTO

Chi ne ha diritto? L’assegno di inclusione potrà essere chiesto solo dalle famiglie nelle quali ci sono componenti disabili, minori o over 60. Potrà arrivare fino a 500 euro al mese moltiplicati per la scala di equivalenza fino a un massimo di 2,2 (2,3 nel caso di disabili gravi). Lo si legge nella bozza del decreto.

SCALA VARIABILE PER DISABILI E MINORI

La scala è variabile e vale uno per il primo componente del nucleo familiare, 0,5 per ogni altro componente con disabilità, 0,4 per gli altri over 60 o con carichi ci dura, 0,15 per i bambini fino a due anni, 0,10 per gli altri minori.

I LIMITI DI ISEE

I richiedenti devono essere residenti in Italia da almeno cinque anni e gli ultimi due in modo continuativo. La famiglia deve avere un Isee non superiore a 9.360 euro e un reddito familiare inferiore a 6 mila annui moltiplicati per la scala di equivalenza

QUANTO DURA

L’assegno è erogato per un periodo continuativo non superiore a diciotto mesi e può essere rinnovato, previa sospensione di un mese, per periodi ulteriori di dodici mesi. In caso di inizio di lavoro dipendente la retribuzione non è considerata nel reddito fino a un massimo di 3 mila euro annui lordi.

COME OTTENERLO

Per avere il beneficio economico previsto dall’assegno di inclusione si deve effettuare l’iscrizione presso il sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl). I beneficiari devono presentarsi per il primo appuntamento presso i servizi sociali entro centoventi giorni dalla sottoscrizione del patto di attivazione digitale. Successivamente devono presentarsi ogni novanta giorni per aggiornare la propria posizione. In caso di mancata presentazione, il beneficio economico è sospeso.

QUANDO SI PERDE IL DIRITTO

I componenti del nucleo familiare di età compresa tra 18 e 59 anni attivabili al lavoro vengono avviati ai centri per l’impiego per la sottoscrizione del patto di servizio personalizzato. La famiglia perde il beneficio economico se uno dei componenti rifiuta un’offerta di contratto di lavoro che preveda un periodo di almeno un mese. Nel caso di contratti tra uno e sei mesi il beneficio è solo sospeso

LO STRUMENTO DI ATTIVAZIONE

Nella bozza del decreto è nominato anche lo “Strumento di attivazione” (Sda), la misura che sostituirà il Reddito di cittadinanza per le persone occupabili. Sarà operativo dal primo settembre del 2023, è previsto per le persone tra i 18 e i 59 anni non disabili e non impegnate in attività di cura, ma in situazione di povertà: tale misura sostituirà dunque il Reddito di cittadinanza destinato ai poveri che sono però in grado di lavorare.

UN ASSEGNO A CHI FA FORMAZIONE

Infine, il governo ha pensato ad un assegno per chi fa formazione: avrà il valore di 350 euro ma sarà erogato solo nel caso in cui chi lo percepisce prenda parte ad attività formative o a progetti utili alla collettività, per tutta la durata e comunque per un periodo massimo di 12 mensilità. Il beneficio economico viene considerato come un’indennità di partecipazione alle misure di formazione lavoro, secondo quanto si legge nella bozza del decreto, che sarà esaminata in Consiglio dei ministri il primo maggio.

ag. dire – www.dire.it




Urso: “Appoggerò la Nautica, eccellenza del Made in Italy”

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2f46a26e49f20a3487c915468612e463“Questo è un distretto importantissimo per lo sviluppo economico italiano e la nautica è un’eccellenza del Made in Italy che va difesa e sostenuta.

Per questo porterò le istanze che ho raccolto qui all’attenzione dei ministeri competenti”. Lo ha detto il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso durante la sua visita al polo nautico dei Navicelli a Pisa, insieme, tra gli altri, al sindaco uscente Michele Conti e al presidente della Port authority di Pisa, Salvatore Pisano.

“Il governo può supportare questo distretto investendo risorse sui dragaggi – ha detto Conti – per aumentare il pescaggio del canale che si tradurrebbe immediatamente in sviluppo economico e industriale per le decine di aziende che vi operano”. Servono circa 30 milioni di euro per rafforzare le ali de e procedere con gli scavi e, hanno aggiunto Pisano e Conti, “noi abbiamo già i progetti pronti e quindi con i soldi a disposizione potremo intervenire subito”. “Ne parlerò con i colleghi dei ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture – ha concluso Urso – affinché questi temi possano entrare quanto prima nell’agenda politica del Governo”. (ANSA).




Il Gorgonzola: nel 2022 esportazioni cresciute di quasi il 2%

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gorgonzolaLe esportazioni di Gorgonzola Dop sono cresciute dell’1,9% nel 2022 per un totale di 25.191 tonnellate, pari a 2.099.250 forme esportate, con un incremento a valore di circa 178 milioni di euro (+16,4% rispetto al 2021). È quanto emerge dai dati dell’export 2022 diffusi dal Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola DOP.
Degli oltre 5 milioni e 48mila forme di Gorgonzola Dop prodotte nel 2022, il 40% circa è stato assorbito dai mercati esteri.
L’erborinato italiano ha raggiunto lo scorso anno 87 Paesi in tutto il mondo.
L’Unione Europea ha assorbito gran parte dell’export facendo segnare nel 2022 un incremento del 2,7% pari a 1.811.083 forme.
I due Paesi leader nel mondo per importazioni di Gorgonzola Dop si confermano Francia e Germania che da sole assorbono quasi la metà dell’export, con una novità: con 492.393 forme importate la Francia diventa primo Paese importatore superando, per la prima volta dal 2012, la Germania destinataria di 478.816 forme. È, però, l’Ungheria il Paese europeo che fa registrare la crescita maggiore con un aumento dell’export del 57,7%.
Fuori dai confini geografici dell’Europa, il Giappone si conferma per il secondo anno consecutivo primo Paese extra-UE con 461 tonnellate di Gorgonzola Dop importate, in crescita del 29,5% rispetto all’anno scorso.
Ottime le performance di Israele, Thailandia, Turchia, Vietnam, Arabia Saudita. Nuovi mercati si sono delineati lo scorso anno in Azerbaijan, Islanda, Somalia, Nigeria e Kosovo.
Anche la produzione 2023 di Gorgonzola Dop è partita con il segno positivo. A fine febbraio – conclude il Consorzio – le forme erano già 909.059, con un aumento del 9,65% (pari a 79.989 forme) rispetto all’anno precedente e dell’1,99% (pari a 17.742 forme) rispetto al 2021. (aise)