Presentato il Marchio “FederItaly 100% Made in Italy” basato sul Progetto Blockchain realizzato da DFinity

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catturaIl 15 febbraio si è svolta la Conferenza Stampa di presentazione del marchio “Federitaly 100% Made in Italy” con l’annuncio della partnership della Federazione del Made in Italy con la DFINITY FOUNDATION. La conferenza stampa, svoltasi presso Palazzo Falletti in Via Panisperna 207, a Roma, ha visto la moderazione del Direttore del quotidiano “La Ragione”, Fulvio Giuliani. Hanno Partecipato ai lavori: Carlo Verdone, Presidente di FEDERITALY; Lamberto Scorzino, Segretario nazionale di FEDERITALY; Bruno Calabretta, Blockchain Development Manager di FEDERITALY; Dominic Williams, Founder, President and Chief Scientist della Fondazione Dfinity, Riccardo Coli, Capo dello Staff DFinity e Gianni Gruttadauria, responsabile dell’Ufficio promozione e sviluppo di FONARCOM. “Certificare attraverso l’innovazione tecnologica il Made in Italy è una perfetta esaltazione dell’italianità in quanto garanzia di qualità ineguagliata, un ricordo di cosa siamo, per promuovere i secoli di storia che rappresentano l’eccellenza italiana in tutti i suoi dettagli. Abbracciare la blockchain vuol dire abbracciare un’opportunità straordinaria per la promozione dell’italianità. Con il Marchio 100% Made in Italy noi certifichiamo il nostro Paese”, ha dichiarato in apertura della conferenza stampa, il moderatore Fulvio Giuliani, direttore responsabile del quotidiano La Ragione. Durante i lavori, la DFINITY Foundation, un’organizzazione no-profit svizzera impegnata nello sviluppo della più importante blockchain decentralizzata al mondo (ICP – Internet Computer Protocol), ha annunciato l’importante partnership con FEDERITALY, la federazione no-profit italiana che tutela, promuove e valorizza i prodotti e le imprese “100% Made in Italy” nel mondo. FEDERITALY rappresenta gli interessi di oltre 7.000 aziende, dai produttori locali ai marchi di fama mondiale. Attraverso l’importante partnership verrà utilizzata la blockchain di Internet Computer per garantire sicurezza, velocità e fiducia ai consumatori che acquistano prodotti con il Marchio “Federitaly 100% Made in Italy”.

cattura“Siamo entusiasti e orgogliosi di sviluppare i vantaggi della nostra piattaforma con FEDERITALY. La Federazione opera a livello globale, offrendo fiducia e trasparenza ai consumatori di tutto il mondo, proprio come la blockchain di Internet Computer ha portato alle masse la promessa di un Internet veramente decentralizzato, con la diffusione di un “computer mondiale”, ha dichiarato Dominic Williams, Founder, President and Chief Scientist della Fondazione Dfinity. “Il Marchio “Federitaly 100% Made in Italy” è un’opportunità unica per proteggere e promuovere le nostre eccellenze a livello mondiale. Con un processo di certificazione rigoroso (basato su di un doppio livello di controllo) e la tecnologia blockchain, garantiamo serietà e affidabilità ai consumatori e alle imprese. In collaborazione con la Fondazione DFinity, abbiamo creato un percorso innovativo e tecnologicamente avanzato per valorizzare e promuovere in modo sicuro le nostre eccellenze in tutto il mondo”, ha rilanciato Carlo Verdone, Presidente di FEDERITALY.  “L’utilizzo della blockchain da parte di FEDERITALY nella sua verifica dei prodotti offre vantaggi sia per i consumatori che per le aziende italiane. La trasparenza viene potenziata e il processo di certificazione è immodificabile una volta caricato sulla blockchain. Tale processo garantisce che i prodotti che hanno il Marchio “FederItaly 100% Made in Italy” siano autentici e verificati”, ribadisce ulteriormente Bruno Calabretta, Blockchain Development Manager di Federitaly.

La piattaforma presentata durante la conferenza stampa risulta essere una blockchain pubblica, decentralizzata end-to-end e non fa affidamento su un’infrastruttura di cloud computing centralizzata. Ciò significa che i consumatori non saranno interessati dall’interruzione dei servizi cloud centralizzati e potranno sempre verificare se un prodotto con il Marchio “FederItaly 100% Made in Italy” è stato realmente realizzato secondo il disciplinare del Marchio. Inoltre, grazie alla collaborazione con CIFA e FONARCOM viene ulteriormente rilanciata l’attenzione verso il Made in Italy, attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali innovative. La progettualità intrapresa da FEDERITALY costituisce una grande opportunità per l’intero sistema confederale per lo sviluppo e l’innovazione delle imprese e l’ulteriore valorizzazione dei processi occupazionali che il Fondo Interprofessionale Fonarcom sosterrà con progetti formativi interamente finanziati e fruibili dalle aziende aderenti al Fondo e a FederItaly.




Nasce il progetto filiera sostenibile dell’Asiago DOP

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asiagodop23Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, in collaborazione con alcuni tra i più prestigiosi enti di ricerca italiani, avvia un nuovo progetto integrato di filiera sostenibile per migliorare l’efficienza dell’intero ciclo del formaggio Asiago. Il percorso verrà presentato in anteprima a Italia Next DOP, il Simposio dedicato all’alta formazione e diffusione della ricerca scientifica nel settore agroalimentare a Indicazione Geografica organizzato da Fondazione Qualivita il prossimo 22 febbraio a Roma.
“Benessere animale, riduzione dell’impatto ambientale e risparmio energetico sono i tre pilastri dell’innovativo percorso di filiera sostenibile del Consorzio Tutela Formaggio Asiago”, si legge in una nota del Consorzio, in cui si sottolinea che “la produzione dell’Asiago DOP è da sempre testimone di uno sviluppo fondato sul rispetto della biodiversità e sull’utilizzo di pratiche tradizionali di produzione. Il piano di filiera rafforza queste scelte e le integra con nuove sfide, a partire dall’individuazione e dall’applicazione di criteri stringenti per il benessere degli animali, in linea con la strategia Farm to Fork dell’Unione Europea”.
L’attività, precisa il Consorzio, “si arricchisce con la valutazione dell’impronta ambientale e prosegue con l’analisi e la messa in campo di una serie di strumenti per l’efficientamento energetico che permetteranno di ottimizzare tutte le fasi del processo produttivo. Questo percorso verrà poi completato con l’adesione al sistema di certificazione Made Green in Italy, basato sulla metodologia europea PEF (Product Environmental Footprint) per promuovere modelli sostenibili di produzione e consumo”.
L’ambizioso progetto di ricerca, realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova-Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute, il Politecnico di Milano, l’Università Cattolica del Sacro Cuore ed Enersem prosegue nel percorso avviato da tempo di recupero degli elementi originari della denominazione, “patrimonio culturale e gastronomico vivo dell’Unione Europea” e si impegna a contribuire, con le sue scelte, ad un futuro sempre più basato su un sistema alimentare equo, sano, di origine certa e rispettoso dell’ambiente. In linea col Green Deal, l’azione del Consorzio di Tutela veneto-trentino punta con decisione a potenziare i suoi elementi di sostenibilità coinvolgendo per la prima volta l’intera filiera produttiva composta da oltre mille allevatori, 34 caseifici e 6 confezionatori.
“Questa ricerca e la sua applicazione in tutti gli ambiti del formaggio Asiago, – afferma Flavio Innocenzi, direttore del Consorzio Tutela Formaggio Asiago e uno dei due coordinatori della sessione dedicata al marketing delle Indicazioni Geografiche nel Simposio Italia Next DOP – vuole offrire risposte concrete agli obiettivi di sostenibilità che oggi l’Europa si pone. Il Consorzio di Tutela, garante della qualità del prodotto e promotore di questo percorso di sviluppo, sceglie oggi di abbracciare una nuova politica di governance territoriale che coinvolge tutti gli attori della filiera e di raccogliere la sfida di una crescita sempre più sostenibile per l’Asiago DOP”. (aise) 




Ecco il nuovo marchio “Federitaly 100% Made in Italy”

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locandina invitoLa presentazione del marchio “Federitaly 100% made in Italy” e la partnership con il la Fondazione Dfinity

Il 15 febbraio, alle ore 15.30, si svolgerà la Conferenza Stampa di presentazione del marchio “Federitaly 100% made in Italy” e l’annuncio della partnership della Federazione del Made in Italy con la Fondazione Dfinity.

La conferenza stampa, che avrà luogo al Palazzo Falletti in Via Panisperna 207, a Roma, sarà moderata dal Direttore del quotidiano “La Ragione”, Fulvio Giuliani. Partecipano ai lavori: Carlo Verdone, Presidente di Federitaly; Lamberto Scorzino, Segretario nazionale di Federitaly; Bruno Calabretta, Blockchain Development Manager di Federitaly; Dominic Williams, Founder, President and Chief Scientist della Fondazione Dfinity; Riccardo Coli, Capo dello Staff DFinity e Andrea Cafà, Presidente di CIFA – FONARCOM. Dopo i lavori seguirà un coffee break nella Sala delle Ninfe di Palazzo Falletti.

Grazie alle continue sinergie e al dialogo costante con le imprese, Federitaly lancia il marchio collettivo “Federitaly 100% Made in Italy”, che attraverso un innovativo sistema di validazione, promuove e sostiene i prodotti 100% italiani, nel rispetto della Legge 166/09, articolo 16. Viene introdotta una figura qualificata di marchio d’origine che si distingue dal semplice “Made in Italy” in quanto il marchio viene concesso solo dopo ampi controlli sia documentali che in presenza, tramite un audit aziendale per controllare che l’intero processo produttivo rispetti le norme vigenti in materia e il disciplinare del marchio stesso. L’innovazione è nel processo di controllo e autenticità del marchio che si avvale di una piattaforma in tecnologia blockchain su cui vengono depositate tutte le informazioni relative al prodotto e all’azienda, nonché le fasi salienti del processo di certificazione. La contraffazione del prodotto non può esservi, poiché la tecnologia blockchain consente di verificare la validità del marchio apposto sui prodotti tramite la scansione di un QRC che rimanda all’innovativa piattaforma, garantendo certezza sul prodotto che si sta acquistando. Questo Marchio viene assegnato alle aziende aderenti a Federitaly solo dopo un rigoroso processo di controllo, che comprende un doppio livello di analisi: documentale e un’ispezione completa del processo produttivo per garantire che soddisfi gli standard elevati dell’iniziativa “FederItaly 100% Made In Italy”.

Ottenere il Marchio “Federitaly 100% Made in Italy” richiede dedizione, impegno e una profonda passione per la qualità. Le aziende devono sottoporsi a un’ispezione completa del loro processo produttivo, assicurandosi che tutti i materiali e i processi siano originari del territorio italiano. Questo rigoroso processo è progettato per proteggere l’integrità del marchio “FederItaly 100% Made In Italy” e fornire ai consumatori la sicurezza che meritano. Le informazioni contenute nel certificato sono archiviate in modo sicuro in un contratto intelligente (Smart Contract) sulla blockchain di ICP, noto anche come Canister. Questo contratto intelligente garantisce che le informazioni non possano essere alterate o manomesse. I consumatori possono accedere al certificato tramite un sito web decentralizzato, che interagisce con il Canister e recupera le informazioni per il consumatore. Il Marchio “FederItaly 100% Made In Italy” offre una vasta gamma di vantaggi sia per i consumatori sia per le aziende. Per i consumatori, fornisce un modo affidabile e semplice per verificare l’autenticità dei prodotti Made in Italy. L’utilizzo della tecnologia blockchain garantisce che le informazioni non possano essere alterate o manomesse, fornendo ai consumatori la sicurezza di cui hanno bisogno per prendere decisioni di acquisto informate. Per le aziende, il Marchio è un simbolo di orgoglio e qualità, che testimonia il loro impegno a realizzare prodotti di eccellenza, utilizzando materie prime e processi di lavorazione totalmente italiani. FederItaly grazie alle sue Delegazioni Estere presenti in 20 nazioni nel Mondo promuoverà con iniziative apposite i prodotti certificati “FederItaly 100% made in Italy”.  Il Marchio “FederItaly 100% Made In Italy” sulla blockchain di ICP è una rivoluzione nella verifica dell’autenticità e dell’origine dei prodotti. Memorizzando le informazioni del certificato sulla blockchain, si garantisce che i consumatori possano fidarsi delle informazioni ricevute e siano garantiti con un prodotto di alta qualità che rappresenta veramente i valori dell’artigianato italiano. Peraltro, esibisce l’impegno di un’azienda per la qualità e il loro orgoglio e passione nella produzione di prodotti di alta qualità utilizzando materiali e processi italiani. Con l’iniziativa promossa da FederItaly, e la sinergia avviata con la Fondazione Dfinity, i consumatori possono essere sicuri dei prodotti che acquistano e sapere che stanno ottenendo il meglio del 100% Made in Italy. Una rivoluzione per le eccellenze italiane e per i processi produttivi del nostro sistema industriale.




Olio Toscano IGP: boom dell’export ma anche per l’agropirateria web

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oliotoscanoigp+ 25,1% di esportazioni per l’olio Toscano IGP ma è boom d’inserzioni fraudolente sul web: 137 i casi di riferimenti illeciti in due anni sulle piattaforme di e-commerce. Con 41 milioni di euro di prodotto esportato all’estero (+8 milioni di euro) secondo l’ultimo rapporto Qualivita-Ismea 2022 l’olio Toscano IGP è il primo olio di qualità italiano, il più famoso e apprezzato e anche per questo uno dei prodotti dell’agroalimentare Made in Italy oggetto di numerosi tentativi di contraffazione e inserzioni fraudolente.
A confermare un trend positivo e in crescita è stato il Presidente del Consorzio Toscano IGP, Fabrizio Filippi in occasione dell’appuntamento promosso con Coldiretti Toscana, Consorzio Toscano IGP e Unaprol nell’ambito di Taste, il salone del gusto organizzato da Pitti Immagine sul fenomeno dell’italian souding. Con 8 mila operatori, tra produttori e trasformatori, su 23.160 totali a livello nazionale e 7 milioni di piante iscritte, il Consorzio di Tutela del Toscano IGP è la più importante realtà olivicola consortile.
“L’interesse per l’olio toscano è in crescita. Siamo arrivati a esportare il 60% di prodotto certificato IGP, più del 40% negli Stati Uniti. Per il consumatore straniero è più difficile difendersi dalle contraffazioni perché in alcuni paesi non ci sono accordi bilaterali, regolamenti o controlli. Per alzare il livello di protezione dai tentativi di contraffazione negli Stati Uniti dopo un lungo percorso legale siamo riusciti a registrare anche il processo di certificazione”, ha annunciato il Presidente del Consorzio Toscano IGP. “La tutela non si limita più e soltanto a quella del marchio d’impresa, che già avevamo ottenuto, ma anche come il nostro olio viene prodotto nel rispetto del disciplinare. Questo ci consentirà di avere maggiore capacità di difesa nei confronti di chiunque utilizzerà falsamente e impropriamente il brand Toscano IGP sia dal punto di vista figurativo che evocativo. L’Italian Sounding è un grande danno per le imprese ma che paradossalmente certifica la grande voglia di Toscana nel mondo”.
L’altro elemento per tutelare i consumatori e quindi le imprese che producono prodotti di qualità è quello culturale.
L’Evooschool di Unaprol ha proprio questo obiettivo: “siamo impegnati a denunciare il falso Made in Italy sensibilizzando l’opinione pubblica e coloro che devono scrivere le regole. L’altro aspetto fondamentale è quello di lavorare sulla riconoscibilità del prodotto”, ha detto Nicola Di Noia, Direttore Generale di Unaprol durante l’incontro. “Con la nostra Evooschool spieghiamo la differenza tra un olio buono e un olio cattivo: se il consumatore capisce la differenza, per quanto vestito d’italianità, l’olio non sarà più acquistato con lo stesso slancio. Dobbiamo essere onesti nei confronti del mercato perché creiamo di fatto in Italia il mercato internazionale. Dobbiamo vigilare affinché anche le nostre regole, quelle italiane, vengano applicate”, ha aggiunto Di Noia, secondo cui “quelle comunitarie sono deboli”.
“Prima di affrontare il mercato internazionale dobbiamo lavorare sul fronte interno ed essere i primi a dare l’esempio. Quando arrivano i turisti in Italia dobbiamo fare in modo che abbiamo un’esperienza reale dei nostri prodotti. Ma spesso sulle tavole dei ristoranti trovano un olio di scarsa qualità, mal conservato, che non offre quell’esperienza reale. Lo stesso fa la grande distribuzione che non ci sta aiutando. Se non mettiamo in condizioni le imprese di fare reddito – ha concluso – non ci sarà futuro”. (aise)




La cooperazione interregionale e transnazionale della Basilicata

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6basilicatacoopSi è tenuta presso il Campus di Matera dell’Università degli Studi di Basilicata la giornata sulla cooperazione interregionale e transnazionale che ha permesso di far conoscere le finalità e gli obiettivi dei progetti finanziati nell’ambito dell’Avviso Pubblico per la selezione di progetti di cooperazione interregionale e transnazionale a valere sul Programma Operativo Regionale FESR 2014/2020 approvato dalla Giunta regionale a novembre 2019.
Ad aprire i lavori il consigliere di Regione Basilicata, Piergiorgio Quarto, che, nel portare i saluti del Presidente della Regione, Vito Bardi, ha evidenziato che “grazie allo stanziamento di oltre 3 milioni di euro nell’ambito Avviso sono stati finanziati 11 progetti, in corso di attuazione, che hanno consentito e consentiranno di aprire ulteriormente il sistema Basilicata ad altre esperienze sia europee che extra-UE, anche con Paesi interessati dalla strategia macroregionale Jonio-Adriatico (EUSAIR)”. Si tratta – ha aggiunto Piergiorgio Quarto – “di progetti attivati nelle aree della strategia di specializzazione intelligente regionale della Bioeconomia e dell’Agroalimentare, dell’Energia e dell’Industria culturale e creativa, nonché di progetti coerenti con le strategie di sviluppo urbano delle città di Potenza e Matera e con le strategie territoriali delle aree interne”, evidenziando “l’importanza della cooperazione per i settori trainanti dell’economia lucana al fine di sviluppare nuove filiere di valore”.
Angelo Masi, Prorettore con delega alle funzioni relative alla ricerca ed al trasferimento tecnologico di Unibas, ha portato ai presenti i saluti del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Basilicata, Ignazio Marcello Mancini.
Nella prima sessione della mattinata sono intervenuti Gordon Buhagiar, rappresentante della Commissione europea (Unità “Italia e Malta” della DG REGIO), Tomasz Petrikowsky, capo dell’ufficio di Valencia del Programma UE Interact, Viviana Russo dell’Agenzia per la Coesione Territoriale, Caterina Brancaleoni, Dirigente della Regione Emilia-Romagna, fornendo un quadro sulle esperienze di cooperazione interregionale e transnazionale attivate a livello europeo ed italiano nella programmazione 2014/2020 e mettendo in luce gli insegnamenti utili per la nuova programmazione 2021/2027. Antonio Bernardo, Dirigente Autorità di Gestione del POR FESR Basilicata 2014-2020, ha illustrato l’Avviso Pubblico della Regione Basilicata e gli effetti prodotti dagli 11 progetti in corso di attuazione, ponendo l’accento sulla intensità della cooperazione attivata: 71 partner complessivamente coinvolti (33 esteri, 32 lucani e 6 di altre Regioni italiane) provenienti da 12 Paesi dell’Unione europea (Italia, Portogallo, Spagna, Belgio, Germania, Repubblica Ceca, Slovenia, Croazia, Grecia, Bulgaria, Romania, Malta) e da 3 Paesi extra-UE (Serbia, Albania e Bosnia-Erzegovina), ai quali si aggiungono i numerosi stakeholders lucani coinvolti in detti progetti.
Hanno preso parte in presenza all’evento numerosi rappresentanti dei Partner, sia italiani che esteri, dei progetti di cooperazione (Università di Basilicata, Centri di Ricerca, Comuni, EGRIB ed Istituti scolastici), i rappresentanti del Partenariato economico, sociale e istituzionale del POR FESR 2014/2020 (rappresentanti delle Associazioni datoriali, dei Sindacati, degli Ordini professionali, dell’ANCI, dei Comuni e dell’UPI) e, grazie al collegamento videoconferenza e streaming, l’evento è stato seguito anche da altri partner esteri dei progetti, dall’Agenzia per la Coesione Territoriale e dai rappresentanti di altre Regioni italiane.
Tra la sessione mattutina e pomeridiana sono state illustrate le attività espletate ed i risultati attesi di tutti i progetti. Per il progetto PAPRIKANET (Plant Active Products: Research, Innovation and Knowledge Advancements through an International NETwork) – finalizzato alla creazione di uno spazio comune di conoscenza per valorizzare le specie autoctone mediante i casi studio su tre prodotti (peperone di Senise, melanzana rossa e melanzana bianca) in agronomia, genetica, tossicologia, farmaceutica, chimica, e biologica – sono intervenuti Luigi Milella, Coordinatore del Corso di Studi in Farmacia e Docente di Farmacologia e Botanica di Unibas (Lead Partner) e Christian Zidorn, Responsabile della Sezione di Farmacia e Direttore del Dipartimento di Biologia Farmaceutica dell’Università Christian Albert di Kiel (Germania). Per il Progetto ME.PLA.SUS. (MEdicinal PLAnts in a SUstainable Supply chain. Experience of land-use practices) – finalizzato a rafforzare le microfiliere locali delle piante officiali del Distretto rurale Pollino-Lagonegrese per meglio rispondere alle richieste dei consumatori di prodotti con proprietà nutrizionali e medicinali – è intervenuta Assunta D’Oronzio, Responsabile della sede di Potenza del CREA Politiche e Bioeconomia (Lead Partner). Mario Bentivenga, Docente del Dipartimento di Scienze di Unibas (Lead Partner), e Fabrizio Terenzio Gizzi, Ricercatore dell’Istituto ISPC del CNR (Partner), hanno illustrato il Progetto BEGIN (abBandono vErsus riGenerazIoNe) che intende sviluppare un protocollo metodologico operativo multilivello finalizzato alla valorizzazione, rigenerazione, gestione, fruizione e divulgazione dei paesi abbandonati (ghost-town) anche attraverso l’adozione di servizi ICT ad alta tecnologia. Il Progetto AAA:SAFE SOS (New molecules with antimicrobial, anticancer and antiviral effects: alternative solutions for three of the main health and social emergencies) – che mira alla ricerca di nuove molecole attive di origine naturale (peptidi antimicrobici) da due specie di insetti (Rhynchophorus ferrugineus e Hermetia illucens) al fine di sviluppare nuovi farmaci eco compatibili ad attività antibiotica, antitumorale e antivirale – è stato illustrarlo da Patrizia Falabella, Prorettore alla Didattica di Unibas (Lead Partner). Il Progetto MagNet (Museum Network of Magna Grecia) – che intende definire un innovativo modello sostenibile di conoscenza e fruizione dei musei e delle aree archeologiche del comprensorio lucano della Magna Grecia – è stato illustrato dal Lucia Trivigno, Direttore, da Lucia Colangelo, archeologo, e da Adriano Bizzoco, Game Designer, del Centro di Geomorfologia Integrata per l’Area del Mediterraneo – CGIAM (Lead Partner). Il Progetto LABOR (A scuola di futuro) – che mira a fornire alle scuole dei quattro istituti comprensivi lucani coinvolti l’occasione per realizzare percorsi innovativi di ricerca-azione in grado di aumentare le esperienze nella realizzazione di attività didattiche con le tecnologie nella dimensione delle competenze chiave di cittadinanza europea – è stato presentato da Michela Antonia Napolitano, Dirigente scolastico dell’I.C. “Castronuovo” di Sant’Arcangelo (Lead Partner). Antonio Maria Imperatrice, Sindaco del Comune di Grumento Nova, ha relazionato sul progetto SPAM (Festival Suoni di Pietra – Appennino Mediterraneo) che punta alla realizzazione di un’opera musicale contemporanea e sperimentale la cui messa in scena si concluderà con il Festival “Suoni di pietra”. URGES (Quality, efficiency and wellbeing of the neighbourhood) – che intende favorire il benessere di quartiere grazie allo sviluppo di infrastrutture verdi nell’edilizia residenziale pubblica mediante un sito-pilota su un immobile ATER nella città di Matera – è stato presentato da Ettore Vadini, Docente universitario e Responsabile scientifico del progetto per Unibas (Lead Partner), Giuseppe Carlucci dello spin-off accademico “Agreenment” e Pablo Millan Millan, Docente dell’Università di Siviglia (Partner). Il Progetto SKIPE (Sharing Knowledge to increase Post-harvest Efficiency) – che ha attivato uno studio pilota per la trasformazione, a basso costo, di prodotti ortofrutticoli e per la riduzione degli sprechi post-raccolta – è stato presentato dal Francesco Genovese, Docente presso la Scuola SAFE di Unibas (Lead Partner). Il Progetto W.A.A. (We Are Arbresh) – finalizzato a conoscere i sapori e saperi dell’intero patrimonio Arberesh per unire le numerose comunità presenti in Italia, in Europa ed extra-UE partendo da un marchio “Arberesh” che ne identifichi la cultura e le potenzialità connesse al turismo – è stato illustrato da Antonio Murano, Sindaco Comune di Barile (Lead Partner). Il Progetto RETREAT (New technologies based on natuRal matErials for the TREatment and reuse of wAste water) – che intende testare e sviluppare soluzioni pionieristiche per il trattamento delle acque reflue – è stato presentato da Donato Larocca, Dirigente dell’EGRIB (Lead Partner), da Rosanna Salvia e da Roberto Buccione, ricercatori di Unibas (Partner).
In chiusura dei lavori l’intervento di Angelo Masi, Prorettore con delega alle funzioni relative alla ricerca ed al trasferimento tecnologico di Unibas, che ha posto l’accento sulle opportunità per gli attori della ricerca della Basilicata derivanti dai progetti di cooperazione interregionale e transnazionale in materia di ricerca e innovazione, anche nel contesto del nuovo Piano Nazionale per la Ricerca (PNR) e della missione 4 del PNNR.
I rappresentanti dell’Agenzia per la Coesione Territoriale e d’Interact hanno considerato quella della Regione Basilicata un’esperienza pilota e una buona pratica a livello europeo per l’attivazione concreta di azioni di cooperazione nell’ambito dei Programmi Investimento per l’Occupazione e per la Crescita nella programmazione SIE 2014/2020. Si tratta, infatti, dell’unico Avviso Pubblico in materia di cooperazione interregionale attivato in Europa in forza dell’articolo 96.3.d. del Regolamento UE n. 1303/2013.
La giornata di informazione e comunicazione sui progetti di cooperazione interregionale e transnazionale, organizzata dall’Ufficio “Autorità di Gestione dei Programmi operativi FESR Basilicata” della Regione Basilicata, rientra tra le iniziative finalizzate a rafforzare la visibilità del sostegno e del ruolo strategico svolto dall’Unione Europea mediante il POR FESR Basilicata 2014/2020, grazie al racconto dei beneficiari sullo stato di attuazione e sui risultati delle operazioni finanziate dal Programma operativo. (aise) 




USA. Disoccupazione al minimo

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162001219 86b698ac f5dd 43f2 985a 45d0a29ec2a4Balzo inatteso della creazione di posti di lavoro a gennaio negli Usa, mentre il tasso di disoccupazione è sceso ai minimi da 53 anni e mezzo. Wall Street ha reagito aprendo in forte calo, complici anche i risultati negativi delle trimestrali delle big tech, e il dollaro si è rafforzato sulle altre valute.
I dati molto positivi e ben oltre le attese alimentano i timori che la Federal Reserve possa mantenere i tassi d’interesse più alti per combattere l’inflazione.

In un primo momento i mercati finanziari statunitensi ed europei hanno reagito male sulle aspettative di un ulteriore inasprimento della politica monetaria, poi hanno recuperato in parte le perdite viaggiando contrastati. Il focus degli investitori è ora concentrato sulle prossime mosse delle banche centrali: la Fed ha proprio recentemente allentato la sua stretta, mentre la Bce ha già fatto sapere che a marzo innalzerà i tassi di un altro 0,50% con l’obiettivo di contenere il rialzo dell’inflazione.

Nel dettaglio l’economia Usa ha creato 517.000 posti di lavoro a gennaio, oltre le stime degli analisti che scommettevano su 188.000. Il tasso di disoccupazione è sceso nello stesse mese al 3,4%, ai minimi da maggio del 1969, contro il 3,5% del mese precedente e contro le attese per il 3,6%.

Il Dipartimento del Lavoro Usa ha riferito inoltre che il dato di dicembre è stato rivisto da 223.000 a 260.000 e quello di novembre da 256.000 a 290.000. L’occupazione, nel 2022, è aumentata in media di 401.000 posti.
A gennaio, l’occupazione nel settore ospitalità e divertimenti è salita di 128.000 unità, dopo un aumento medio mensile nel 2022 di 89.000. Gli occupati del settore manifatturiero sono saliti di 19.000 mila unità al di sopra delle stime di 6.000, e contro i 12.000 del mese precedente.

Le retribuzioni medie orarie si sono attestate a 33,03 dollari, con un aumento dello 0,3% sul mese e del 4,4% sull’anno (contro stime per un +0,3% +4,3% rispettivamente) dopo il +0,4% mensile e +4,9% tendenziale di dicembre.

Si tratta di “una pessima notizia per la Federal Reserve statunitense“, che segue da vicino lo stato del mercato del lavoro per orientare la propria politica monetaria, osserva John Plassard, specialista degli investimenti di Mirabaud.

Dal punto di vista della Fed, un mercato del lavoro forte conferma che l’economia non è in recessione, il che le dà spazio per moderare ulteriormente l’inflazione aumentando i tassi di riferimento. Anche il calo delle retribuzioni orarie non sembra essere una fonte di consolazione. “Nonostante il buon orientamento dei salari orari, è difficile considerare questo dato, nel lungo periodo, come non inflazionistico”, ha commentato Christian Parisot, economista del broker Aurel BGC.

Il rapporto sui posti di lavoro arriva un giorno dopo che la Federal Reserve ha rallentato i rialzi dei tassi e ha confermato che continuera’ a combattere l’inflazione. I mercati hanno visto nei discorsi di questa settimana delle banche centrali statunitense, europea e britannica “un’imminente fine dei rialzi dei tassi delle banche centrali“, ha dichiarato Sebastian Paris Horvitz, responsabile della ricerca presso La Banque Postale AM.

In termini di risultati, Apple e Alphabet hanno registrato un calo dei ricavi e dei profitti, mentre Amazon è stata cauta nelle sue previsioni, il che ha riportato gli investitori alla realtà di un’economia globale che si sta esaurendo. “Il trio di titani della tecnologia è inciampato nei risultati di ieri sera”, ha commentato Neil Wilson, analista di Finalto, che ha rilevato “un chiaro problema di domanda” per Apple, dato che i consumatori hanno ridotto le spese.

Esulta Biden

“I posti di lavoro aumentano e l’inflazione scende, il mio piano economico sta funzionando”. Questo il commento positivo del presidente Usa, Joe Biden, su Twitter.

agi.it




Il Consorzio Vini Doc Sicilia si promuove in Usa, Canada e UK

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2consorzivinosiciliaSvolgere attività di promozione nei mercati di USA, Canada e UK per diffondere cultura dei vini DOC Sicilia, con lo scopo ultimo di farne conoscere la qualità e innalzarne il valore, è anche per il 2023 uno degli obiettivi principali del Consorzio di Tutela vini DOC Sicilia, che fin dal 2012, in parallelo alle attività di tutela e vigilanza a difesa del consumatore e dei produttori, realizza attività e iniziative volte a promuovere la denominazione.
“Appassionati, consumatori e professionisti del settore – sottolinea Antonio Rallo, Presidente del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia – sono i destinatari di un’ampia programmazione di attività di marketing e promozione finalizzata al riconoscimento della denominazione di origine controllata “Sicilia” come sempre più rappresentativa di un territorio unico e variegato. Del resto tra i nostri obiettivi vi è da sempre quello della progressiva diffusione di una maggior consapevolezza nei consumatori del valore dei vini DOC Sicilia”.
Colangelo & Partners, Current Global, Ambasciatori dei vini, The Drinks Business: ecco i partner di cui il Consorzio si avvale rispettivamente in US, Canada e UK per far sì che la strategia promozionale del 2023 possa essere sempre più efficace e ritagliata sui Paesi di destinazione delle attività di comunicazione della DOC Sicilia.
Nel 2022, per il secondo anno consecutivo, Colangelo & Partners, tra le principali agenzie americane di comunicazione integrata specializzata nel mondo del vino e del food, ha organizzato una serie di attività promozionali dedicate ai vini siciliani – come degustazioni, seminari o focus di approfondimento, online e off-line, oltre che in presenza – rivolte a media, sommelier, importatori e distributori. Dato il successo dell’anno precedente, nel 2023, saranno riproposte, tra le altre, anche attività di educational rivolte alle specificità dei vitigni siciliani, in particolare modo quelli autoctoni, come Grillo e Nero D’Avola, con l’obiettivo di stimolare l’aumento dei punti di vendita dei vini DOC Sicilia.
“L’impegno della DOC Sicilia in attività di marketing negli Stati Uniti sta portando a grandi risultati”, sottolinea Gino Colangelo, presidente di Colangelo & Partners, l’agenzia statunitense partner per il trade marketing. “Sono sempre di più gli importatori di vino statunitensi che scelgono i vini Sicilia DOC e sempre più vini siciliani sono presenti nelle carte dei vini dei ristoranti. Infatti, la Sicilia è stata indicata come la regione vitivinicola del 2023”. A dirlo, è un sondaggio che ha coinvolto un campione di oltre 1.000 persone distribuite nei 50 stati americani, di cui il 50% nello Stato di New York e nella California, seguiti dalla Florida, Washington e Colorado. Lo studio è stato condotto in sinergia da Colangelo & Partners con Wine Opinions, la società di ricerca di mercato che fornisce dati relativi all’industria vinicola statunitense e che hanno messo a punto uno studio sul commercio del vino negli Stati Uniti a supporto delle strategie di marketing delle aziende.
Affascinanti, autentici e sofisticati: sono questi gli aggettivi che descrivono i vini made in Sicily secondo l’agenzia di comunicazione Current Global, che punta a rendere sempre più diffusa la consapevolezza nei consumatori del Nord America di come i vini siciliani rappresentino un piacere estetico e sostanziale, e lo fa attraverso inserzioni paid media su testate nazionali, post sui social network e attività di media relations. “Dal 2015 sosteniamo il brand DOC Sicilia nel mercato statunitense – spiega Virginia Devlin, CEO di Current Global – diffondendone notizie attraverso i media, assicurandoci l’approvazione degli influencer e impegnandoci a raggiungere i Millennials e i consumatori della Generazione Z. Con la popolarità della serie tv “The White Lotus” nel 2022, possiamo dire che il segreto della Sicilia e dei suoi vini si è reso sempre più accattivante. Nel 2023 ci concentreremo sempre di più a rendere noto come la qualità possa essere declinata attraverso vini deliziosi e diversi tra loro, ma anche a considerare la Sicilia come la destinazione ideale per gli appassionati del settore”.
Dai virtual tour alle wine competition fino alle education dinners, Ambasciatori dei Vini già da tre anni organizza un piano promozionale rivolto al mercato canadese. “La nostra agenzia – aggiunge Luc Desroches, CEO di Ambasciatori dei Vini – è entusiasta di poter accendere i riflettori sulla denominazione di origine controllata “Sicilia” in Canada e promuovere l’aspetto qualitativo dei vini siciliani. I consumatori hanno dimostrato un rinnovato apprezzamento per la dinamica presenza commerciale del Consorzio e dei suoi produttori associati”.
“La Sicilia ha sempre prodotto vino, ma negli ultimi tempi la consapevolezza delle eccellenze del territori, la produzione sostenibile e di alta qualità è sempre più conclamata”, sottolinea Patrick Schmitt MW di The Drink Business, che lo scorso giugno ha organizzato in UK un walk around tasting a Londra, dove i Produttori aderenti hanno avuto l’opportunità di far degustare 87 referenze di vini Sicilia DOC a un centinaio di ospiti, tra responsabili commerciali di aziende legate al settore vinicolo e operatori della ristorazione. In quell’occasione è stata realizzata anche una masterclass sui vini DOC Sicilia condotta da Patrick Schmitt MW. Per il 2023 si prevede di realizzare la medesima iniziativa, oltre ad altre attività promozionali dei vini Sicilia DOC. (aise) 




Gli USA premiano il vino dell’Abruzzo

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31abruzzowine“È un premio estremamente prestigioso che dà lustro al nostro Abruzzo; un grande riconoscimento internazionale, assegnato nel Paese culla della modernità, una terra che anche gli abruzzesi hanno contribuito a rendere grande”. Così il vice presidente della giunta regionale d’Abruzzo con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, nel suo intervento alla cerimonia di premiazione dei Wine Star Awards, che si è appena conclusa, nella splendida cornice del maestoso Palazzo delle Belle Arti di San Francisco, California, USA. Il premio è assegnato dalla prestigiosa rivista internazionale Wine Enthusiast alle realtà vitivinicole più interessanti del settore.
Il prestigioso titolo è stato conferito all’Abruzzo, come hanno spiegato gli organizzatori, poiché “la regione è ricca di tradizione e intrisa d’innovazione, una gemma nascosta per gli enofili più appassionati”.
“Particolarmente importante – ha continuato Imprudente – è la motivazione di questo premio che si basa su due concetti fondamentali, divenuti ormai veri e propri punti di forza del comparto enologico abruzzese: tradizione e innovazione. Da un lato le peculiarità autentiche di una regione unica nel suo genere, naturalmente vocata tra la salinità del mare e le influenze climatiche della montagna; dall’altro – ha concluso il vice presidente – il riconoscimento di un lavoro di innovazione e ricerca che ci pone come regione all’avanguardia, grazie ad aziende moderne in grado di sviluppare tecnologie capaci di proteggere le viti, ottimizzare la produzione e dare alla luce vini d’eccellenza apprezzati in tutto il mondo. Quello di Wine Enthusiast è stato anche un elogio a un territorio incontaminato, così descritto dal presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Alessandro Nicodemi, durante la cerimonia di premiazione: “colline dalle mille sfumature di colori e ricche di borghi antichi, in cui la vite disegna da sempre il paesaggio, incastonate tra il mare Adriatico e i massicci del Gran Sasso d’Italia e della Majella, con – nell’arco di pochi chilometri – splendide montagne imponenti e un bellissimo mare che naturalmente creano le condizioni pedoclimatiche favorevoli alla coltivazione della vite”.
Condizioni ideali grazie alle quali centinaia di aziende sempre più competitive contribuiscono quotidianamente ad elevare i vini e i vitigni abruzzesi nel panorama enologico mondiale.
L’Abruzzo vitivinicolo, come ha spiegato Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio di tutela vini d’Abruzzo, è rappresentato da una molteplicità di aziende, da quelle familiari a quelle cooperative ma tutte dedite a produrre vini di qualità, fortemente responsabilizzate alla sostenibilità ambientale ed altamente dinamiche nel leggere e interpretare le esigenze del mercato odierno senza però rinnegare le proprie tradizioni e origini.
Merito anche del progetto denominato Abruzzo Wine Experience, che valorizza percorsi turistici capaci di coniugare le bellezze culturali e paesaggistiche incontaminate alla capacità d’accoglienza delle nostre cantine, portato avanti tutti insieme, Consorzio ed Amministrazione regionale, per promuovere l’Abruzzo anche quale nuova meta enoturistica.
A fare la differenza, oltre al riconoscimento della sua bellezza naturale, anche il legame tra cultura, persone, cibo e musica locali, che fanno dell’Abruzzo “una destinazione ambiziosa per viaggi sostenibili”, hanno sottolineato i giurati degli Awards.
Il sigillo di Regione Vinicola dell’Anno da parte di Wine Enthusiast arriva dopo un grande lavoro di valorizzazione e promozione portato avanti negli anni dal Consorzio. E si continua in questa direzione con un intenso programma annuale di iniziative all’estero, a partire proprio dagli Stati Uniti.
Il mercato Usa è uno dei Paesi target, il secondo per import di vini abruzzesi, con una quota di oltre il 14% sul valore complessivo dell’export enologico regionale. Già dall’1 al 9 febbraio il Consorzio sarà, con masterclass e walk around tasting, a Las Vegas, Charleston, Miami, Dallas e Houston. (aise) 




In aumento gli scambi commerciali tra Italia e Usa

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downloadL’interscambio commerciale tra Italia e Stati Uniti continua a crescere a ritmo costante dopo il calo del 2020 dovuto alla pandemia di Covid. Tanto che i rapporti economici e commerciali possono essere considerati un pilastro nelle relazioni tra Roma e Washington, che resta la prima destinazione dell’export italiano extra Ue.

Lo scorso dicembre, secondo gli ultimi dati Istat, le esportazioni verso gli States sono cresciute del 22,4% su base annua, confermando peraltro la buona performance verso quasi tutti i principali partner extra Unione: i rialzi più marcati, oltre agli States, riguardano la Turchia (+38,4%), i Paesi Mercosur (+33,8%), Svizzera (+24,5%) e Giappone (+22,0%), mentre prosegue il calo per l’export verso la Russia (-27,7%). A dicembre il saldo commerciale dell’Italia con i Paesi extra Ue27 è positivo e pari a +4,084 miliardi (era a quota +2,224 miliardi a dicembre 2021).

Tornando agli Stati Uniti, nel 2021 l’interscambio di beni e servizi ha raggiunto la cifra di 94,6 miliardi di dollari, secondo il Dipartimento del Commercio Usa. Le esportazioni italiane sono principalmente concentrate nei settori dei macchinari, prodotti del sistema/persona, mezzi di trasporto, chimica e farmaceutica, agroalimentari e bevande.

Nella domanda italiana di prodotti statunitensi sono invece prevalenti i semilavorati e componenti (metalli; plastica e gomma, combustibili e petroli, tessuti industriali), prodotti chimici e farmaceutici, meccanica e mezzi di trasporto. Gli investimenti italiani negli Usa si concentrano per lo più nei settori di meccanica e mezzi di trasporto, arredamento ed edilizia, moda, servizi e agroalimentare.

Sempre secondo il Dipartimento del Commercio a stelle e strisce – i cui dati sono aggiornati allo scorso luglio – gli investimenti statunitensi in Italia ruotano soprattutto attorno ai settori dell’industria manifatturiera, in particolare alimentari e bevande e prodotti chimici e derivati, attività finanziarie e assicurative, commercio all’ingrosso e servizi di informatica e telecomunicazioni.

Negli ultimi anni si registrano trend positivi in entrambe le direzioni degli investimenti diretti esteri. Sul fronte dell’import extra Ue, i dati Istat relativi all’ultimo mese dell’anno appena trascorso mostrano che gli acquisti dai paesi Opec sono aumentati del 75,8%, dall’India del 44%, dalla Svizzera 39,7%, mentre gli Stati Uniti segnano un +37,2%. Si tratta di incrementi tendenziali molto più ampi della media delle importazioni dai Paesi extra Ue27. Si accentua anche in questo caso la flessione dell’import dalla Russia (-62,8%); in calo anche gli acquisti dalla Cina (-9,0%).

agi.it




Salumi dop piacentini: marchio registrato in Cile

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28salumipiacentiniIl portafoglio marchi del Consorzio di Tutela salumi DOP Piacentini si arricchisce di una nuova registrazione internazionale. Infatti, l’ufficio brevetti e marchi del Cile ha registrato il marchio collettivo “Piacentino Piacentina”. La comunicazione è arrivata nei giorni scorsi agli uffici del Consorzio che perseguiva da tempo questa registrazione attraverso la collaborazione dello studio “Rosso Borghero”.
“Questo importante risultato”, commenta il Presidente del Consorzio di Tutela Salumi DOP Piacentini Antonio Grossetti, “gratifica e premia l’impegno profuso dal Consorzio nella tutela delle proprie denominazioni. Come è risaputo la protezione della DOP vale sul territorio comunitario, ma non in mercati terzi”.
Borghero, dello studio Rosso Borghero IP Consultancy, noto esperto del settore che ha curato tutta la procedura per la registrazione del marchio “Piacentino – Piacentina” anche per il Cile, spiega: “da oggi il Consorzio dispone di un importante strumento pro-concorrenziale per favorire l’esportazione dei prodotti in un mercato strategico come gli Stati Uniti d’America, il Canada, il Giappone e ora anche il Cile. I benefici del risultato raggiunto si apprezzeranno, da un lato, riguardo alla promozione poiché attraverso il marchio si certificherà ai consumatori di questi Paesi che i salumi contrassegnati sono espressione di una storica tradizione produttiva legata alla cultura locale che è garantita dal rigoroso rispetto dei disciplinari di produzione e, dall’altro, in relazione alla tutela poiché oggi si dispone di un titolo che consentirà di prevenire o reprimere abusi o usi illegali delle DOP pregiudizievoli per la filiera”.
Il fenomeno dell’Italian Sounding oggi vale oltre centoventi miliardi di euro e tocca in modo preponderante tutte le categorie alimentari.
Ad oggi, il Consorzio ha una causa internazionale con la Colombia, mentre ha appena risolto un problema con l’Argentina, dove una ditta locale ha tentato di registrare un marchio per i propri salumi con la dicitura “Piacentino placer argentino”. (aise)