Energia pulita, accordo Enertech, Eletrobras e Cepel per la decarbonizzazione in Amazzonia

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lightbulb gdbd7fcda7 1280 e1637931909954EnerTech, Eletrobras e Cepel sono pronte a fornire soluzioni innovative per la decarbonizzazione in Amazzonia. Un accordo per l’installazione di soluzioni modulari proprietarie per contenitori solari e stoccaggio nelle comunità della foresta è stato infatti firmato dalle tre società ieri nella sede di Eletrobras, a Rio de Janeiro.

La cerimonia ha visto la partecipazione del presidente di Eletrobras, Rodrigo Limp, del direttore generale della società, Pedro Jatobà, del direttore generale di Cepel, Amilcar Guerreiro, del presidente di EnerTech Ventures, Khalil Badawi, e dell’amministratore delegato della società, Ammar Shihab. L’intesa stabilisce i termini della donazione fatta a Cepel dalla EnerTech, una società per lo sviluppo e gli investimenti nell’energia pulita sostenuta dal governo del Kuwait.

L’iniziativa è in linea con il “Patto per la decarbonizzazione della matrice elettrica dei sistemi isolati dell’Amazzonia con la sostituzione del diesel con energia pulita, rinnovabile e accessibile”, in brasiliano “Pacto para descarbonização da matriz elétrica de sistemas isolados da Amazônia substituindo a geração de diesel por energia limpa, renovável e acessível”, lanciato lo scorso settembre.
I sistemi modulari “plug & play” sono un’opzione per ottenere una fattibilità su larga scala per l’elettrificazione, la decarbonizzazione e la digitalizzazione di piccole comunità remote. Le soluzioni contenute nell’accordo inizieranno a essere implementate entro 60 giorni a partire dalla firma del contratto.

ag. DIRE – www.dire.it




In Ucraina bloccati 22 milioni di tonnellate di grano, il rischio di una crisi alimentare nel mondo

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grano 1024x682Circa 22 milioni di tonnellate di grano sono bloccate nei silos dell’Ucraina senza poter raggiungere i mercati internazionali: lo ha riferito il segretario di Stato americano, Anthony Blinken, durante un incontro sul tema della sicurezza alimentare organizzato a New York dalle Nazioni Unite.
“Questo cibo potrebbe aiutare subito le persone bisognose se semplicemente potesse uscire dal Paese” ha detto il dirigente, di fronte al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

Secondo stime delle Nazioni Unite, nel mondo sono 36 gli Stati che dipendono dall’Ucraina e dalla Russia per oltre la metà delle loro importazioni di grano. Nella lista figurano alcuni dei Paesi più svantaggiati, come Repubblica democratica del Congo, Libano, Somalia, Siria e Yemen.

L’ONU AL LAVORO PER FAR RIPARTIRE LE ESPORTAZIONI

Durante l’incontro, Guterres ha detto di avere avviato “contatti intensi” con Russia, Ucraina, Turchia, Stati Uniti e Unione Europea con l’obiettivo di favorire una ripresa dell’export di grano dall’Europa orientale. Dopo l’offensiva ordinata da Mosca il 24 febbraio, mesi di conflitto armato hanno provocato aumenti dei prezzi di cereali, olii da cucina, fertilizzanti e benzina a livello internazionale.

Secondo Guterres, la guerra “minaccia di spingere decine di milioni di persone in una condizione di insicurezza alimentare con malnutrizione, fame di massa e carestie, aggravando una crisi che rischia di durare anni”.

Nel corso dell’incontro il segretario generale ha detto di aver chiesto a Mosca di garantire “l’esportazione in sicurezza del grano stoccato nei porti dell’Ucraina” e “l’accesso ai mercati internazionali senza restrizioni” per il cibo e i fertilizzanti russi. Secondo l’Onu, insieme Ucraina e Russia valgono circa un terzo delle forniture mondiali di grano.

ag. MIRE – www.dire.it




Da casa o in ufficio? Con il lavoro ibrido si risparmiano 10.000 euro a persona

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smart workingA casa, in ufficio oppure una via di mezzo? Che succederà al mondo del lavoro dopo la fine della pandemia? A quanto pare il lavoro ‘ibrido’ – cioè un misto di smart working e presenza in ufficio – continuerà ad accelerare nel 2022. È quanto prevede IWG, player del lavoro ibrido in Italia e nel mondo, operativo con i brand Copernico, Regus, Spaces, Signature e HQ. Sono sempre di più, infatti, le aziende che si stanno rendendo conto dei benefici economici, sociali e sanitari derivanti dal lavoro ibrido. Un modo per risparmiare sui costi fissi, tra cui, ad esempio, l’affitto o il riscaldamento, per una cifra che mediamente può aggirarsi intorno ai 10.000 euro a dipendente.

IL RISPARMIO

Un modello, quello del lavoro ibrido, in grado di generare risparmi sostanziali, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda:
– Una banca globale con 200.000 dipendenti risparmierebbe circa 2 miliardi di euro;
– Un’azienda del tech con 20.000 dipendenti risparmierebbe 190 milioni di euro;
– Un’azienda di servizi con 2.000 dipendenti risparmierebbe 19 milioni di euro.

Un’indagine condotta da IWG ha evidenziato come il numero di aziende del FTSE 250 interessate ad applicare un modello di ufficio ibrido sia, infatti, tre volte superiore al numero di imprese che intendo continuare a lavorare come prima della pandemia. I risparmi finanziari per le aziende non sono solo legati alla riduzione dei costi delle utenze necessarie all’interno di un ufficio, ma dipendono anche dall’ubicazione degli uffici stessi. Gli edifici per uffici sono tipicamente concentrati in centri urbani costosi, il che, spesso, significa anche che il personale debba affrontare lunghi spostamenti. Spostamenti che implicano tempo e denaro, che potrebbero essere spesi altrove.

I VANTAGGI PER I DIPENDENTI

Una ricerca di Confused.com ha calcolato che il lavoro ibrido può far risparmiare ai dipendenti in media 391 euro al mese sul viaggio in treno e sulle spese collegate e fino a 152 euro al mese se si spostano in auto, con i pendolari di lunga distanza che risparmiano sostanzialmente di più. Le aziende stanno anche rispondendo alle richieste di un migliore equilibrio vita-lavoro per i dipendenti, alla luce delle grandi dimissioni. Un recente sondaggio di IWG ha evidenziato che quasi la metà degli impiegati (49%) lascerebbe il proprio lavoro se gli venisse chiesto di tornare in ufficio cinque giorni a settimana, mentre i tre quarti (72%) preferirebbero poter lavorare in modo flessibile a lungo termine piuttosto che tornare in ufficio cinque giorni a settimana con un aumento di stipendio del 10%. Spazi hub-and-spoke come quelli forniti da IWG permettono alle aziende di offrire un buon livello di flessibilità – consentendo ai dipendenti di lavorare ovunque abbiano bisogno, che sia a casa, in centro città o in un ufficio flessibile vicino a dove risiedono. I dati di affluenza di IWG dimostrano un costante aumento delle visite agli spazi di lavoro suburbani e rurali.

L’IMPATTO AMBIENTALE

C’è da considerare anche l’impatto ambientale positivo, i dipendenti riducono anche l’impronta di carbonio legata al pendolarismo. Recenti studi hanno calcolato che permettere al personale di lavorare da casa, almeno una parte del tempo, potrebbe ridurre le emissioni legate agli scarichi delle automobili fino al 10 per cento. Infine, il lavoro ibrido non sta solo contribuendo a un risparmio in denaro sia per le aziende, sia per i dipendenti, ma sta anche creando un impatto positivo sulle capacità lavorative dei dipendenti. Un sondaggio PWC condotto l’anno scorso ha rilevato che il 57% dei dirigenti d’azienda ha dichiarato che, grazie a una politica di lavoro più flessibile, le loro aziende hanno ottenuto risultati migliori rispetto al passato per quanto riguarda la produttività, con solo il 4% dei dirigenti d’azienda che ha riportato un calo nella produttività dei dipendenti.

LAVORO IBRIDO IN ASCESA

Mark Dixon, fondatore e ceo di IWG commenta: “Il rapido aumento a livello globale dell’adozione del modello di lavoro ibrido – in cui le aziende combinano l’utilizzo della tecnologia per dare ai loro dipendenti un efficace accesso remoto, il lavoro da casa, spazi di lavoro flessibili di prossimità e sedi tradizionali – è qui per rimanere. Non solo i dipendenti beneficiano di un equilibrio vita-lavoro notevolmente migliorato, ma il modello presenta vantaggi significativi per i conti di aziende e dipendenti. Optando per un modello ibrido, le aziende possono aspettarsi di risparmiare una media di 10.000 euro per dipendente, riducendo al contempo le emissioni”.

ag. DIRE – www.dire.it




L’ambasciatore italiano in Brasile Azzarello: “Agroalimentare sfida comune”

frutta e verdura canva

frutta e verdura canvaLe diverse complementarietà del settore agroalimentare Italia-Brasile, grazie al modello di medio-piccola proprietà” e il “comune sforzo nelle energie rinnovabili e nel garantire una sempre maggiore coesistenza di qualità e sostenibilità dei prodotti” sono stati due dei temi al centro di un’intervista che l’Ambasciatore d’Italia in Brasile Francesco Azzarello ha accordato al principale canale televisivo di notizie del mondo agricolo e zootecnico del Paese sudamericano, AgroMais. I passaggi principali del colloquio sono stati rilanciati in una nota. L’intervista sarà trasmessa in esclusiva venerdì 13 maggio alle ore 22.00 sul canale televisivo AgroMais.

Il diplomatico italiano, rende noto il comunicato, “si è innanzitutto congratulato per il recente successo di spettatori e volume d’affari di Agrishow, la più grande fiera scoperta del mondo di macchinari e tecnologie per l’agricoltura a Ribeirao Preto, cui l’Italia ha partecipato con un grande Padiglione nazionale”. Azzarello, si legge ancora, “ha poi approfondito il tema delle diverse complementarietà del settore agroalimentare Italia-Brasile, grazie al modello di medio-piccola proprietà, al livello di sofisticazione tecnologico, all’industria di trasformazione ed ai sistemi di irrigazione intelligenti italiani, che possono contribuire al consolidamento del colossale settore brasiliano, in un’ottica di cooperazione e coproduzioni industriali”.

L’Ambasciatore, continua la nota, “ha parlato anche del comune sforzo nelle energie rinnovabili e nel garantire una sempre maggiore coesistenza di qualità e sostenibilità dei prodotti, a fronte della crescente domanda di carattere ambientale di grandi mercati di consumo e a tutela dei cambiamenti climatici futuri, onde evitare potenziali rischi anche sul settore agroalimentare e zootecnico”.

Il diplomatico italiano, prosegue il comunicato, “ha infine approfondito i legami bilaterali nel settore del caffè, soffermandosi sugli sforzi, da incoraggiare e valorizzare internazionalmente, di produttori brasiliani che puntano a sempre maggiori livelli di qualità e sostenibilità, con crescente attenzione alla certificazione e tracciabilità”. Lo ‘Special coffee’, ha concluso l’Ambasciatore, “ha consentito alle piantagioni dello Stato di Minas Gerais, grande esportatore di caffè in Europa, di raggiungere le cosiddette ‘emissioni negative’ di gas serra”




Il mondo del lavoro prova a ripartire, tra reddito di cittadinanza e salario minimo

giovani lavoro

giovani lavoro“C’è stata la ripartenza post Covid” nel mercato del lavoro ma le difficoltà sono rimaste. La guerra ha aumentato il costo dell’energia e delle materie prime, mettendo ancora più in difficoltà le aziende”. Tiziana Nisini, sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ne ha parlato all’interno di ‘La flessibilità alla prova della nuova normalità‘, webinar ospitato dall’Agenzia Dire. “Ora, con il programma ‘GOL’ (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) si cerca uno scatto in avanti”.

È un programma che “parla di formazione e competenze – sottolinea il sottosegretario – mette in sinergia ministero del Lavoro, Anpal e Regioni che in passato avevano meno dialogo”. Meno fiducia al reddito di cittadinanza, “che per me è un sussidio”, spiega Nisini aggiungendo: “Se vogliamo fare politiche attive dobbiamo far sì che il reddito vada solo a chi non entrerà mai nel mondo del lavoro“. Stesso discorso per il salario minimo “che non è la soluzione, non si può lavorare per compartimenti stagni e bisogna evitare di mettere una bandierina per dire ‘io sto coi lavoratori’. Evitiamo le ideologie e ragioniamo in modo razionale, semplice, non sui grandi sistemi”.

Francesco Rotondi, Managing Partner LabLaw, segnala invece come ora sia errato parlare di “ripresa dell’occupazione. A fronte di cosa? Ci saranno stati movimenti occupazionali, più o meno seri e interessanti, per far divertire chi fa grafici. Ma qui servono politiche industriali e riforme che danno risultati. Abbiamo una storia di politiche attive ma non abbiamo una storia di messa a terra di queste politiche”. Quindi l’invito a rivedere il concetto di lavoro “per come lo abbiamo disegnato 70-80 anni fa. Oggi si deve prendere atto che c’è stato il superamento di alcune categorie, immagino quindi una
norma aperta che determini un’obbligazione tra le parti ma lasci ampio spazio all’organizzazione”.

Nuove nubi all’orizzonte arrivano dalla guerra in Ucraina “che ha accentuato le dinamiche e
rischia di aumentare la polarizzazione sul mondo del lavoro“, sottolinea Agostino Di Maio,
General Manager e direttore generale Assolavoro. Per fare previsioni bisogna capire “tre variabili che possono impattare sul nostro sistema produttivo: durata del conflitto, sanzioni e crisi energetica”. Non positivo il giudizio sul reddito di cittadinanza, è giusto “intervenire sulla parte economica ma anche sui servizi di accompagnamento”, sottolinea Di Maio illustrando un accordo fatto da Assolavoro per
il sostegno ai profughi ucraini
: 45 milioni distribuiti su interventi, assistenza medica, libri e inserimento nel mondo del lavoro.

Conseguenze della guerra “sottovalutate” secondo Cesare Damiano, presidente dell’Associazione Lavoro & Welfare. Ci saranno infatti ripercussioni “economiche, occupazionali e sociali” dalla guerra. “Non vedo per i prossimi mesi una situazione molto rosea, non mi sembra un programma rassicurante”, ribadisce Damiano che sottolinea anche dubbi sul salario minimo: “Non mi ha mai entusiasmato, non si può secondo me concepire il tema del salario minimo come misura universale”.

ag DIRE – www.dire.it




Al via il marchio di qualità per le pizzerie italiane nel mondo

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pizzafornolegnaNasce il marchio Ospitalità Italiana per le pizzerie italiane nel mondo. L’iniziativa, promossa da Unioncamere con il supporto tecnico – scientifico di Isnart (Istituto nazionale di ricerche turistiche) mira a identificare, qualificare e valorizzare le strutture che fanno della qualità, della distintività italiana e del binomio destinazione – prodotto turistico italiano, gli elementi centrali della propria offerta.
Nel periodo prepandemia – ricorda Unioncamere – il settore contava 150mila addetti in Italia, per un giro d’affari di 15 miliardi di euro in Italia e di almeno oltre 60 nel mondo .
Gli ultimi dati disponibili ci dicono che i ristoranti e le pizzerie gestite da italiani all’estero sono 72mila e incassano oltre 27 miliardi di euro l’anno.
8 milioni le pizze vendute ogni giorno solo in Italia, mentre 5 miliardi quelle in tutto il mondo.
Dall’Italia, dove ha avuto origine, la passione per la pizza si è diffusa in ogni angolo del mondo. Gli americani sono i maggiori consumatori con 13 chili a testa mentre, in Europa, sono gli italiani a guidare la classifica con 7,6 chili all’anno. Al secondo posto gli spagnoli, al terzo, a pari merito, francesi e tedeschi.
In questo scenario così complesso e con una diffusione così ampia nel consumo di pizza, il marchio Ospitalità Italiana nel Mondo per le pizzerie italiane diventa uno dei più importanti provvedimenti istituzionali per la difesa dai numerosi tentativi di plagio di questo simbolo della tradizione italiana e per la tutela delle caratteristiche tradizionali del suo processo produttivo e della primarietà degli ingredienti.
Dopo i ristoranti e le gelaterie, quindi, anche le pizzerie potranno vantare un riconoscimento distintivo capace di farle emergere dal mercato grazie agli elementi qualità e di italianità, accertati con verifiche oggettive e imparziali.
Il disciplinare per le pizzerie italiane nel mondo consente di prendere in considerazione ogni tipicità di pizza caratteristica delle diverse regioni italiane (es. pizza napoletana, pinsa, pizza romana, etc.) e si compone di 10 regole che vanno dalla professionalità dei pizzaioli, al servizio offerto, ai prodotti utilizzati per le ricette e/o offerti nel menu e nella carta delle bevande, alla presenza di alcune tipologie di ricette particolarmente presenti sul territorio italiano, con un’attenzione rivolta all’utilizzo della lingua italiana per alcuni passaggi specifici che interessano la comunicazione.
Proprio su quest’ultimo aspetto è focalizzata l’iniziativa, con strumenti studiati ad hoc per le imprese che superano il percorso Ospitalità Italiana, sia “tangibili” come attestati e targhe che “virtuali” come quelli nel social kit appositamente creato a corredo della promozione digitale delle realtà che vogliono distinguersi come imprese fedeli alla tipicità italiana.
Ottenere il marchio Ospitalità Italiana, sottolinea Unioncamere, “è un modo per preservare e promuovere, attraverso la cultura agroalimentare di qualità, il sistema produttivo italiano e la capacità dell’Italia di mantenere viva l’attenzione dei suoi estimatori, ispirandone anche nuovi ma è anche una opportunità per tutti quegli imprenditori che vogliono entrare a far parte di un network riconosciuto a livello internazionale che conta più di 2200 imprese tra ristoranti e gelaterie made in Italy, in 60 paesi del mondo e in 456 grandi città”.
Una rete nata nel 2009 e che si amplia anno dopo anno, grazie alla collaborazione delle Camere di Commercio italiane all’estero, con nuove imprese e nuovi disciplinari per certificare e promuovere le attività che più rappresentano la gastronomia ma anche la cultura e la storia del nostro Paese.
“Le Camere di Commercio Italiane all’Estero lavorano costantemente sulla promozione del made in Italy agroalimentare per far conoscere e apprezzare i prodotti del nostro Paese ai consumatori esteri e aiutare le imprese italiane ad essere sempre più competitive sui mercati internazionali”, afferma Gian Domenico Auricchio, Presidente di Assocamerestero. “La ristorazione italiana all’estero è spesso il primo punto di contatto tra il consumatore e le nostre tradizioni culinarie, e l’estensione del marchio Ospitalità Italiana anche al mondo delle pizzerie conferma il forte impegno del sistema camerale italiano nell’individuare e supportare chi all’estero è portatore della vera tradizione italiana, e che svolge un ruolo fondamentale nell’educazione dei clienti al consumo di qualità e nel contrasto al fenomeno dell’Italian Sounding, sempre più diffuso in tutto il mondo”.
“Con il disciplinare per le pizzerie Unioncamere e Isnart aggiungono un altro importante tassello al quadro dell’offerta italiana di qualità nel mondo”, afferma Roberto Di Vincenzo, Presidente di Isnart. “Una risposta concreta alle Camere estere che hanno fortemente voluto e creduto in questo lavoro e ai consumatori ed estimatori della cucina italiana che, da ora, potranno vivere delle vere e proprie esperienze sensoriali garantite dalla nostra pizza, un’icona della cultura enogastronomica italiana che ha saputo superare, ben prima di altre pietanze, i confini nazionali e conquistare il mondo anche grazie alla sua essenza di street food “ante litteram”.
“Sono convinto – conclude Di Vincenzo – che il Marchio Ospitalità Italiana, esteso alle pizzerie italiane, possa concretamente aiutare gli operatori che, all’estero, tengono alta la nostra bandiera. Sono convinto altresì che questo ulteriore atout, pensato per distinguere “l’autenticità italiana”, potrà aiutare a far convergere verso l’Italia un nuovo turismo che, recuperata la fiducia nel viaggiare – grazie anche alla diffusione dei vaccini e alla riduzione delle restrizioni per contenere la pandemia – e a fare da volano per la ripresa turistica del nostro Paese, stimolando il recupero della domanda straniera”. (aise) 




Meet US Roadshow: opportunità per le imprese italiane negli Usa

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8roadshowSi terrà da domai a venerdì 13 maggio nelle città di Torino, Brescia, Vicenza e Roma il Meet US Roadshow, evento organizzato dalla Italy-America Chamber of Commerce Southeast (IACCSE) per presentare alle PMI le opportunità del mercato di una delle aree più dinamiche degli Stati Uniti, quella del Southeast, che comprende Florida, Georgia e South Carolina.
L’evento, gratuito e in lingua italiana, presenterà professionisti sia italiani che americani, esperti d’internazionalizzazione ed imprenditori con una conoscenza approfondita del mercato statunitense, che dialogheranno e si confronteranno sui più importanti aspetti strategici e operativi relativi all’espansione su un mercato di grande importanza per l’export italiano come quello degli USA.
Gli Stati Uniti, infatti, dopo Germania e Francia rappresentano il terzo compratore di prodotti italiani per un valore di 61 miliardi di dollari nel 2021.
Diverse le tematiche trattate: le implicazioni legali riguardanti l’apertura di una società negli USA; i contratti di distribuzione; la procedura per ottenere un visto come investitore, la fiscalità delle imprese italiane negli Stati Uniti, gli strumenti di finanziamento agevolato per le imprese e le procedure doganali per l’export di prodotti.
Chiuderà ogni evento un networking cocktail per consentire alle imprese partecipanti di prendere contatto diretto con i relatori.
L’evento è organizzato in collaborazione con Unioncamere, con la CCIAA di Torino, la CCIAA di Brescia, Probrixia azienda speciale della Camera di Commercio di Brescia e con MadeinVicenza azienda speciale per l’internazionalizzazione della CCIAA di Vicenza.
Il Roadshow inizierà domani da Torino per poi proseguire per Brescia (10 maggio), Vicenza (11 maggio) e concludersi a Roma (13 maggio).
CRESCE L’EXPORT ITALIANO NEGLI STATI UNITI
Nel 2021 l’export italiano verso gli USA ha registrato una forte crescita (+23,4%) rispetto al 2020 ed anche rispetto ai livelli pre-pandemici (+6,5% vs. 2019). La performance dell’export italiano è stata superiore rispetto alla media mondiale ed europea ed ha permesso all’Italia di guadagnare una posizione nella classifica dei paesi fornitori degli Stati Uniti. L’Italia si è attestata, infatti, come il 12° paese fornitore degli Stati Uniti, e ha guadagnato leggermente anche in quota di mercato (2,2%), rispetto al 2,1% del 2020.
I settori trainanti del nostro export sono stati: Meccanica (+27,2%), Moda e accessori (+58%) e Agroalimentari e bevande (+18,2%). In generale tutti i settori del Made in Italy hanno registrato forti riprese rispetto all’anno precedente, come Semilavorati e componenti (+43,9%) e Arredamento e edilizia (+32%).
Sempre nel 2021 l’Italia ha registrato verso gli Stati Uniti un attivo di bilancia commerciale di ben $39,3 miliardi.
La Italy-America Chamber of Commerce Southeast ha come circoscrizione di competenza il Sud Est degli Stati Uniti, un’area che comprende sei stati: Florida, Georgia, North Carolina, South Carolina, Alabama e Mississippi. Quest’area, con i suoi 58 milioni di consumatori, genera ogni anno un PIL complessivo di 2.700 miliardi di dollari. Ovvero se fosse un paese, quest’area degli Stati Uniti rappresenterebbe l’ottava economia del mondo. La regione ha come centri principali e motori della sua economia grandi aree metropolitane, in forte espansione negli come Miami, Tampa e Orlando in Florida e Atlanta in Georgia.
Nel Southeast sono presenti circa 330 filiali di aziende italiane. (aise) 




“Vi spiego perché il pezzo della pasta dovrebbe aumentare più di così”

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155226622 9c590f61 aa05 48e4 aea6 d8f883ec501c“Non sappiamo nemmeno quanto perdiamo sulle commesse. Facciamo accordi con i nostri clienti più o meno come si gioca al lotto”. Sintetizza così per l’AGI la situazione delle piccole e medie imprese del food Ciro Moccia, a capo con il fratello Antonino e le sorelle Marianna e Susanna de ‘La fabbrica della Pasta’ a Gragnano. Moccia è a Cibus in questi giorni. “Vengo a questa fiera dal 1992 – premette – mai ho visto così diffuso un sentimento di ansia depressiva. Tutti noi subiamo aumenti che vanno mediamente intorno al 40-45% sui costi di produzione negli ultimi sei mesi. Questo significa che abbiamo fermato gli investimenti e che abbiamo paura. Un dramma questa incertezza che si trascina da luglio 2021″.

Per lui, sul caro materie prime, la guerra in Ucraina “non c’entra nulla. È una scusa”. “Sono in atto invece speculazioni di alcune multinazionali e di tanti grossisti – sottolinea Moccia – proprio a metà dell’anno scorso è iniziata la mancanza di grano duro e adesso da 48 centesimi al chilo lo paghiamo 85 centesimi. Stiamo parlando di grano di filiera, non di grani particolari, e anche la grande produzione industriale di pasta lo paga 78 centesimi al chilo”.

Poi c’è stata una seconda tempesta, “quella degli imballaggi. Arrivano dalla Cina. Significa che se un container ci costava 3000 euro e arrivava in due mesi, adesso di euro ce ne vogliono 18.000 e bisogna aspettare sei mesi. Quindi si compra carta, cartone, plastica e vetro in Italia; ma questo ha significato un aumento del prezzo il cartone del 128%, della plastica del 100%, del vetro del 40%. Tutto a carico dei nostri bilanci”.

In più, evidenzia l’imprenditore, i produttori italiani di carta, ad esempio, “hanno pensato di guadagnare bene subito, avendo scorte a terra e le hanno vendute agli spagnoli, così facciamo fatica anche ad acquistarne”. Con aumenti e nuovi problemi bisogna fare i conti anche per spedire la merce all’estero: “I container se prima mi costavano 2000 euro ciascuno per inviare pasta degli Stati Uniti e ci mettevano un mese ad arrivare, adesso me costano 7000 euro e arrivano anche molto più tardi”.

I grandi commercianti di grano, “che hanno comprato a prezzo giusto, adesso vendono seguendo i rialzi del mercato e spesso hanno deciso di farlo a tunisini o turchi, per avere maggiore plusvalenza e guadagnare di più piuttosto che rifornire noi italiani”.

“Stiamo contrattando le consegne di settembre – dettaglia Moccia – e ci dicono che ci possono fare il prezzo 15 giorni prima di chiudere il contratto. Questo genera ancora più incertezza per noi. Grano di scorta non ce ne è più e quindi c’è pure l’incertezza legata al raccolto. Per esempio, il grano pugliese che io compro non ancora spigato e quindi non si sa ancora quale sarà il prezzo che verrà praticato”.

I pastai intanto sono costretti a dover mantenere la produzione consueta, “perché questo ci consente di abbattere i costi fissi, fitto delle strutture o dei macchinari, leasing, pagamento dei dipendenti, nel mio caso 70. Poi ci sono le bollette del gas, passata da 4.000 euro a 22.000 euro, e quella dell’energia, che è passata da 4.000 euro circa a 15.000 euro”.

“Cerco di contenere i costi all’inizio della tempesta perfetta di luglio- aggiunge – dovremmo aumentare di 50 centesimi al chilo la pasta (un pacco da mezzo chilo di prodotto artigianale si paga 2,90/3 euro, ndr.), perché rimanga un margine che ci permetta di arrivare a un pareggio. Se la semola la pagavo un milione di euro, adesso mi costa 1,6 milioni, mentre per gli imballaggi mi servivano 400.000 euro e adesso ne spendo 650.000. I dipendenti sono circa 1.500 euro a testa nelle loro tasche, 3.000 di esborso per quanto riguarda noi imprenditori”.

“Tutte le aziende medio-piccole italiane, non solo quelle della pasta, cioè il 90% delle imprese del Belpaese, sono soltanto in perdita – si sfoga l’imprenditore – e questo stress mediatico che ci fa sentire ogni giorno che prezzi aumenteranno fa sì che consumatore abbia ridotto i consumi, quando in realtà questi eventuali aumenti per quanto riguarda la pasta avrebbero pesato sul suo borsellino per circa 20 euro l’anno. Quando vai in pizzeria, in una sola serata, il compratore brucia tutto quello che sarebbe l’aumento di costi per il suo approvvigionamento annuo di pasta. In più, un chilo di pasta artigianale in cottura rende come 1,8 chili di pasta industriale”.

agi.it




Imprese senza confini: una nuova piattaforma per l’internazionalizzazione

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6piattafSi chiama federcamere.it la nuova piattaforma per l’internazionalizzazione che verrà presentata online il prossimo 18 maggio.
La conferenza di presentazione – online dalle 10.30 – è patrocinata da Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Unioncamere e Assocamerestero.
L’evento sarà l’occasione per una molteplicità di incontri multilaterali, la creazione e il consolidamento di reti di persone e di interessi, unite dalla volontà di far accrescere le quote export del Made in Italy.
FederCamere nasce dalla volontà di alcune Camere di Commercio Italo-Estere e vede la partecipazione di Camere di Commercio territoriali di oltre settanta paesi, istituzioni, enti di riferimento e operatori internazionali.
Prenderanno parte alla manifestazione online il Viceministro dello Sviluppo Economico con delega all’internazionalizzazione, Gilberto Pichetto Fratin; il Segretario Generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli; il Segretario generale di Assocamerestero, Domenico Mauriello e un rappresentante della Farnesina, oltre agli organi direttivi delle Camere di Commercio Italo-Estere e i Presidenti delle Camere di Commercio estere di dodici paesi sparsi per i cinque continenti.
Seguirà la presentazione di FederCamere a cura di Maurizio Carnevale e Vanessa Russano, Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana per l’Ucraina, tra le Camere fondatrici della piattaforma.
Vista la situazione nel Paese, FederCamere ha deciso di prevedere un approfondimento sulla situazione, con la presenza dell’Ambasciatore d’Italia a Kiev, Pier Francesco Zazo; il Presidente CCIPU Renato Walter Togni; UkraineInvest ufficio di promozione degli investimenti del governo ucraino; il Direttore del Dipartimento Commercio e Finanza Strutturata di Crédit Agricole Ukraine, Vladislav Berezhny.
A seguire, altri due focus paese: il primo sul Vietnam, a cura del Presidente della Camera di Commercio Italiana in Vietnam, Michele D’Ercole, con la partecipazione del Console generale italiano ad Ho Chi Minh City, Enrico Padula; e il secondo sul Senegal, a cura del Presidente della Camera di Commercio Italia Senegal e Africa Occidentale, Niccolò Tendi.
Per assistere alla conferenza occorre iscriversi qui. (aise)




Grande successo a New York per la prima edizione dell’Italian Community Resource Fair

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5fieranyGrande successo e partecipazione numerosa per la prima edizione della Italian Community Resource Fair. Accolta come una grande opportunità per la comunità italiana di New York, la fiera è stata organizzata da Deborah Cortigiani, co-fondatrice di English Language Solutions, Francesca Di Matteo, fondatrice di StrategicA Communication, e Claudia Carbone, avvocato di diritto societario, con lo scopo di aiutare gli italiani della Big Apple a indirizzare al meglio le loro abilità professionali e personali in un mercato complesso e competitivo come quello americano.
In apertura della Fiera, i saluti istituzionali da parte del console Cesare Bieller che, complimentandosi con le organizzatrici, ha sottolineato l’importanza di fare “sistema“.
“Apprezziamo molto l’impegno di alcuni italiani che si mettono insieme per organizzare qualcosa di così utile”, ha detto Bieller. “È importante per chi arriva sentire la voce di chi è qui da tanto tempo, di chi ce l’ha fatta. Noi, come Consolato, sosteniamo il modo di fare “sistema“ soprattutto dopo due anni di isolamento, quindi non possiamo che congratularci per questa iniziativa. Mi auguro che sia la prima di molte edizioni”.
“Grazie per questo invito. Sono qui in rappresentanza del sindaco di New York per quanto riguarda l’immigrazione”, ha esordito Jannet Ramirez, Community Services representative mayor’s Office of Immigration Affair. “Il nostro obiettivo è quello di informare le diverse comunità presenti nei cinque distretti di New York dei loro diritti. Ad esempio, puntiamo molto sul tema della salute e del sistema sanitario per chiunque abiti a New York grazie al progetto NYC care. Oggi è il mio giorno libero, ma ci tenevo ad essere presente a questa iniziativa per la nostra comunità italiana di New York“, ha aggiunto.
Congratulazioni per l’iniziativa sono state espresse anche da Antonino Laspina, direttore esecutivo dell’Italian Trade Agency – ICE USA, intervenuto in apertura della fiera. “Mi è piaciuta sin dall’inizio e ho operato subito per darle il patrocinio“, ha ricordato, sottolineando poi come l’ICE non sia “solo promotrice di cibo, di moda e di tecnologia, ma anche della risorsa umana. Una risorsa umana italiana indispensabile affinché il motore delle imprese possa crescere su questo mercato. Se abbiamo infatti dei problemi è perché la nostra moda, il nostro settore del food e della tecnologia non dispongono di risorse sufficienti per poter supportare quel motore di cui il sistema ha bisogno. Quindi un’iniziativa come questa rientra decisamente in quella che è la missione del nostro Istituto“. Evidenziando, dati alla mano, la grande presenza dei comparti italiani in America, Laspina ha ribadito quanto “i professionisti italiani di qualsiasi tipo siano indispensabili perché l’Italia compia passi in avanti su questo mercato“. Quanto ai dati economici, quelli di fine 2021 sono “straordinari”, ha detto: “siamo cresciuti del 20% con dei valori che nessun altro Paese ha raggiunto. Tutto il sistema moda realizza qui 12 miliardi di dollari, il food 6 miliardi e mezzo, la tecnologia più di 18 miliardi. Tutto questo settore ha dunque bisogno di un supporto professionale, di specialisti che possano dare la giusta consulenza alle aziende che arrivano su questo mercato“. Tra gli errori commessi dai marchi italiani ed europei, in generale, che sbarcano sul mercato americano, Laspina ha ricordato la mancanza di conoscenza di alcune peculiarità americane che diventano poi grandi problematiche da affrontare sul posto. “Tra i tanti sbagli che si commettono quando si arriva qui, c’è quello di guardare questo mercato come la “land of opportunities”, ma poi si compiono degli errori soprattutto dopo aver operato per molti anni sul mercato europeo, dove tutto è semplificato essendo un mercato unico. Qui, invece, ci si trova di fronte ad esempio alla FDA, Food and Drug Administration, a diverse certificazioni e a tante altre problematiche legali. È quindi fondamentale l’informazione da garantire fin dall’inizio a queste aziende e le consulenze specializzate. Grazie mille ancora agli organizzatori per questa straordinaria ed importante iniziativa“, ha concluso.
Prezioso il contributo del vice segretario generale del CGIE, Silvana Mangione, alla prima edizione dell’Italian Community Resource Fair. “Il Consiglio Generale degli Italiani all’estero è l’organismo di rappresentanza di tutte le comunità italiane nel mondo”, ha spiegato Mangione. “Il suo compito è quello di rompere l’anima al Governo e al Parlamento affinché passino le leggi e le politiche fondamentali per tutti gli italiani all’estero, da coloro appena arrivati agli italo-discendenti che vivono qui da molto tempo. Il Consolato è il nostro primo interlocutore qui a New York, il Com.It.Es il secondo”. Durante il suo intervento Silvana Mangione ha voluto sottolineare “con grande gioia” che “questa bella iniziativa oggi è stata organizzata da un gruppo di donne eccezionali. Questo significa che, quando lavoriamo insieme, il meccanismo funziona. Io sono al mio quinto mandato”, ha proseguito, “sono la memoria storica del CGIE e oggi sono qui anche per raccogliere tutti i vostri input“. Evidenziando come l’obiettivo del CGIE sia quello di raggiungere risultati concreti per gli italiani all’estero, il vice segretario generale ha sollevato una problematica di non poco conto che coinvolge la categoria dei ricercatori. “Il nostro obiettivo è arrivare sempre al risultato finale. All’estero, ad esempio, ci sono tra i tanti professionisti anche i ricercatori, una categoria per noi importantissima che non può rimanere staccata dall’Italia. Non pretendiamo che tutti ritornino, ma pretendiamo che se alcuni ricercatori vogliono tornare possano trovare un clima che consenta loro di mantenere il livello della loro professionalità eccelsa e avere una ricompensa non solo in onori, ma anche a livello salariale. Parlando oggi con le altre istituzioni qui presenti, abbiamo convenuto che c’è un gran bisogno di inventarsi una nuova scatola, pensare out of the box, per mettere in campo tutte le forze e realizzare questi progetti“, ha chiosato Mangione.
“Siamo davvero in tanti questa sera e fa davvero piacere vedere una sala così piena. Dopo due anni di pandemia, è bello tornare ad incontrarci per parlare di italianità“. A prendere la parola prima dell’inizio dell’incontro one-to-one tra i service provider e i partecipanti alla prima edizione dell’Italian Community Resource Fair, è stato Alessandro Crocco, presidente del Comitato degli italiani all’estero di New York. “Il Comites include gli italiani di New York, New Jersey, Connecticut e Bermuda”, ha ricordato Crocco. “Una comunità di 90.000 iscritti all’AIRE di cui ho l’onore e l’onere di rappresentare interamente”. Il Comites ha ripreso a lavorare “dopo alcuni anni di inattività“ e ora, ha detto Crocco, “cerchiamo di rafforzare il rapporto tra la rete istituzionale, quindi il consolato, e voi cittadini. Il nostro compito è di farlo al meglio con delle commissioni ad hoc per mettere insieme la comunità. Oggi in questa sala ci sono molti italiani, qualcuno è arrivato da poco, altri invece sono qui da tempo. In entrambi i casi, sono italiani che hanno bisogno di alcune guide. Sarebbe stato bello se un evento così ci fosse stato anche quando io sono arrivato a New York dieci anni fa“. Sottolineando una data scelta non a caso per la prima edizione di Italian Community Resource Fair, ossia il 1° maggio, festa dei lavoratori, il presidente dei Comites ha rimarcato quanto l’impegno e lo sforzo in campo lavorativo degli italiani all’estero sia da considerare doppio. “Oggi qui facciamo networking, un concetto importantissimo soprattutto in America per costruire un futuro professionale in un mercato molto competitivo come questo. Oggi in questa sala lo facciamo in una giornata come il primo maggio, una data che cambia le circostanze dell’evento perché il lavoro degli italiani all’estero vale doppio in quanto porta il nome dell’italianità nel mondo“.
Soddisfatte per “l’immenso entusiasmo” con cui l’iniziativa è stata accolta le organizzatrici dell’Italian Community Resource Fair. “Il successo del nostro evento è tutto merito vostro”, hanno commentato ricordando nel contempo “il duro lavoro di un team che ha creduto nel progetto con passione e con quel senso di comunità che all’estero ci trasforma in una sorta di grande famiglia italiana”. Ed ora Deborah Cortigiani, Francesca Di Matteo e Claudia Carbone sono già al lavoro per la prossima edizione. (aise)