“Vacanza-lavoro” tra Italia e Giappone: Vignali (Dgit) firma accordo con l’ambasciatore Hiroshi

3vignali

3vignaliIl Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie della Farnesina, Luigi Maria Vignali, e l’Ambasciatore del Giappone in Italia, Oe Hiroshi, hanno firmato ieri un Accordo in materia di “Vacanza-Lavoro” tra Italia e Giappone.
L’intesa, spiega il Maeci, rappresenta un tassello importante nel quadro del rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi, promuovendo gli scambi tra i reciproci mercati del lavoro e la condivisione di esperienze e conoscenze fra i giovani di Italia e Giappone.
Il visto Vacanze-Lavoro, della durata di un anno, consente ai cittadini di età compresa tra i 18 e i 30 anni di effettuare un soggiorno nei due Paesi, durante il quale potranno esercitare un’attività professionale accessoria al periodo di vacanza: un’eccellente opportunità per i giovani di Italia e Giappone di approfondire la conoscenza della cultura e della lingua dell’altro Paese e un importante segnale della volontà di impegnarsi a fondo per il pieno rilancio della mobilità. (aise) 




Agroalimentare e vino piemontese: aperto bando per la promozione in Ue

2agrovinipiemonte

2agrovinipiemonteAmmontano a 7 milioni di euro le risorse aggiuntive stanziate dalla Regione Piemonte per aiutare i Consorzi di tutela e le associazioni di produttori nelle attività di comunicazione e valorizzazione dei prodotti agroalimentari e viticoli di qualità sul territorio dell’Unione Europea.
Si possono ottenere contributi per la partecipazione a manifestazioni fieristiche e l’organizzazione di degustazioni guidate, educational tour, incontri b2b, convegni, workshop, azioni promozionali rivolte al circuito Horeca o presso punti vendita, nonché la predisposizione di materiale promo-pubblicitario, informativo, divulgativo e di iniziative promo-pubblicitarie con i mezzi di informazione ed azioni di educazione alimentare.
Rientrano nella misura anche le iniziative inerenti la valorizzazione del paesaggio rurale caratterizzato da produzioni di qualità, come i paesaggi riconosciuti dall’Unesco oppure a corollario del Forum mondiale sul turismo enologico che si terrà in Piemonte nel mese di settembre.
Il bando è pubblicato sul sito della Regione. Le domande di preiscrizione vanno presentate entro il 20 maggio, quelle di sostegno entro il 20 giugno 2022.
Inoltre, riaprirà con risorse finanziarie residue il bando 2021/22 per le manifestazioni internazionali che non hanno esaurito il proprio budget, quali Cibus di Parma (maggio 2022), TerraMadre Salone del Gusto (settembre 2022) e le ATP Finals di Torino (novembre 2022).
L’assessore regionale all’Agricoltura e Cibo, Marco Protopapa, sottolinea l’impegno della Regione nell’apertura di tutti i bandi del Programma di sviluppo rurale per gli anni di transizione. In particolare, ricorda che per la promozione sono già stati destinati 26 milioni di euro, ai quali vanno ad aggiungersi i 7 milioni di questi ultimi bandi, per un totale di 34 milioni di euro. Risorse fondamentali per incrementarne la competitività dei produttori piemontesi rispetto ai concorrenti internazionali e per creare opportunità di lavoro, contribuendo così allo sviluppo del comparto. (aise) 




Cile, l’ambasciatore Battocchi: “È l’Arabia Saudita delle rinnovabili”

imagoeconomica 1472669 1 e1651229222362

imagoeconomica 1472669 1 e1651229222362Investire al massimo nelle energie rinnovabili puntando sull’alleanza con aziende internazionali per contrastare le conseguenze di un cambiamento climatico che si sta manifestando in modo drammatico con una grave siccità: questa, secondo Mauro Battocchi, ambasciatore d’Italia in Cile, la proposta politica e di sostenibilità del Paese latinoamericano.

Il tema, al centro di un’intervista con l’agenzia Dire, è legato alla possibilità di un razionamento dell’acqua nella regione metropolitana della capitale Santiago prefigurata dal governo nei giorni scorsi. “Un segnale inquietante ma atteso perché non piove quasi più – commenta Battocchi – Negli ultimi 13 anni il Cile ha vissuto e sta tuttora vivendo una siccità molto acuta nella maggior parte del Paese”.

Secondo l’ambasciatore, però, “a fronte di questo dramma c’è una situazione favorevole per lo sviluppo di energie rinnovabili, al punto che a volte il Cile viene definito l’Arabia Saudita dell’energia solare e si potrebbe dire anche dell’eolica”. Battocchi sottolinea che “i governi nazionali hanno cambiato il quadro regolatorio per favorire forti investimenti di aziende non solo cilene ma anche internazionali”.

Tra queste spicca l’italiana Enel, il principale gruppo energetico nel Paese. “Investe con decisione sulle rinnovabili e oggi realizza progetti pilota anche nel settore dell’idrogeno verde”, evidenzia l’ambasciatore. La sua tesi è che, allora, per far fronte all’emergenza climatica siano disponibili strumenti nuovi. Secondo Battocchi, “la popolazione cilena avverte un senso crescente di allarme, è consapevole della necessità di agire e appoggia adesso le politiche sulle quali il governo del presidente Gabriel Boric, in carica dal mese scorso, sta spingendo con forza”.

Un’occasione, questa, anche per rafforzare il rapporto con l’Italia. Battocchi sottolinea che “il nostro Paese ha un bagaglio di risultati e di tecnologie da mettere a disposizione” e che “su questo stiamo lavorando con intensità”.

A confermarlo una nuova iniziativa dal titolo ‘Italia energia creativa‘, organizzata dall’ambasciata a Santiago insieme con l’Istituto italiano di cultura e con il sostegno di Enel Cile. “L’obiettivo è stimolare una discussione sulla sostenibilità” spiega Battocchi, presentando un programma di riflessioni, dibattiti e proposte multidisciplinari. “Ci saranno anche concorsi: metteremo in palio biciclette elettriche e poi una borsa di studio per un ricercatore cileno che venga a studiare in Italia il tema dei cambiamenti climatici e della sostenibilità energetica”.

ag. DIRE – www.dire.it




La ricetta del Pd per intervenire sul prezzo dell’energia

184250386 9f66885f 63c1 4cbe 8c3a aaf7f4203583

184250386 9f66885f 63c1 4cbe 8c3a aaf7f4203583Evitare una nuova recessione, la terza in dieci anni: è il mantra ripetuto ormai quotidianamente da Enrico Letta impegnato sul fronte interno, con le misure che il Partito Democratico porterà sul tavolo del governo per fare fronte al caro energia, ma anche su quello estero con il dossier dell’allargamento della famiglia europea. Due binari che hanno come minimo comune denominatore la crisi bellica in Ucraina. La novità diplomatica rappresentata dalla missione di Antonio Guterres a Mosca, oggi, e a Kiev domani rappresenta per il Pd “un segnale di pace da cogliere”.

Il segretario Pd sottolinea che “l’Europa oggi è unita e deve sostenere l’intervento e la mediazione delle Nazioni Unite. La visita di Guterres oggi a Mosca e domani a Kiev è per noi un messaggio di speranza e siamo perché quel messaggio di pace venga colto”. Rimane la condanna senza se e senza ma all’aggressione russa contro il popolo ucraino, ma l’attenzione è a non provocare una escalation potenzialmente globale.

Per questa ragione, intervistato da una tv albanese, Letta ha rilanciato il progetto della Confederazione Europea: uno strumento per allargare immediatamente la famiglia europea a quei paesi, come Ucraina e Albania, che sono in attesa di vedere avviato il percorso di adesione. Un percorso che, tuttavia, è lungo e che rischia di protrarsi fino al 2036. Troppo per mettere al sicuro quei Paesi che si sentono oggi minacciati da Mosca e a cui l’Europa ha promesso di aprire le porte.

La Conferenza europea permetterebbe a questi Paesi di sentirsi parte integrante del perimetro attraverso un meccanismo non solo simbolico: ai Consigli Europei a 27 seguirebbero immediatamente le riunioni della Conferenza, allargata ad altri dieci Paesi.

Nel frattempo, però, c’è da dare aiuto anche alle famiglie e alle imprese italiane che rischiano di ritrovarsi in ginocchio in breve tempo a causa degli effetti economici del conflitto. “Bisogna assolutamente evitare una recessione che altrimenti ci sarà e sarà pesantissima. Come? Bisogna intervenire sul prezzo dell’energia, intervenire e bloccarlo a livello europeo. Se non ci si riesce, dobbiamo farlo almeno a livello nazionale, come Spagna e Portogallo hanno fatto”, spiega Letta.

Il price cap all’energia, europeo o nazionale, fa parte di un pacchetto di proposte che il segretario dem mette sul tavolo del governo. Assieme a questo, infatti, c’è “un assegno energia a famiglie e imprese, agevolazioni per il trasporto pubblico locale per tutti i cittadini” e la riduzione “dei contributi sui salari, cioè alzare i salari. Ne stiamo parlando con il governo, i fondi ci sono“, assicura Letta.

“Ci sono sei miliardi di euro che i miglioramenti dei conti pubblici hanno dato, ci sono gli extra profitti che le imprese petrolifere e dell’energia hanno ottenuto, dobbiamo intervenire lì, è possibile. E poi, se ci sarà bisogno, si farà uno scostamento di bilancio”.

In prospettiva, poi, perché l’Italia non debba mai più ritrovarsi a scegliere fra “la pace e il condizionatore”, per usare l’immagine del presidente del Consiglio, Letta e il Pd chiedono che si spinga sempre di più sulle energie rinnovabili: “Bisogna andare più lontano e più forti, soprattutto sulla sostenibilità e nell’autorizzare il maggior numero possibile di impianti di energia rinnovabile. Questa oggi è secondo noi la priorità”.

agi.it




Turismo e agricoltura: opportunità di lavoro sostenibile in Giordania

25avis

25avisI governatorati di Mafraq, Ma’an e Aqaba, in Giordania, sono stati coinvolti in un’iniziativa che punta a sostenere la creazione di mezzi di sussistenza sostenibili per i rifugiati siriani e le comunità giordane più vulnerabili, in modo da contrastare le ulteriori difficoltà causate negli ultimi anni dalla pandemia di COVID-19.
Grazie ai fondi messi a disposizione dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), AVSI Jordan ha dato infatti avvio al progetto “JODHOUR”, che comprende diverse azioni a sostegno dell’occupazione e dell’imprenditorialità locale, concentrandosi in particolare sui settori dell’agricoltura, del turismo e della salvaguardia del patrimonio culturale.
In collaborazione con il partner ARCS, spiega la ONG, verranno rafforzate le capacità delle cooperative, delle associazioni comunitarie locali, degli enti pubblici e privati coinvolti nella pianificazione e nella realizzazione di attività volte ad una crescita economica sostenibile in questi settori.
I beneficiari potranno inoltre avere accesso a corsi di formazione e programmi di impiego che assicureranno loro condizioni di lavoro dignitose, oltre ad avere la possibilità di essere sostenuti in attività imprenditoriali agricole oppure legate al turismo.
Ad esempio, a Gweirah verranno creati un orto comunitario e una serra dotata degli strumenti tecnologici necessari per la coltivazione idroponica, in un ambiente controllato e con metodi sostenibili; a Rihab verrà realizzato un percorso che colleghi fra loro diversi siti archeologici, così da incentivare l’arrivo di turisti.
E ancora: per sostenere le piccole medie imprese coinvolte nel progetto, verrà ideato un piano di collaborazione tra il settore pubblico e privato per la promozione e la vendita dei prodotti e servizi offerti; inoltre, saranno organizzati corsi di management e corsi di formazione tecnica specializzata nei settori dell’artigianato, agricoltura, lavorazione alimentare, promozione del patrimonio culturale.
Il progetto, che si concluderà a giugno 2023, arriverà a migliorare le condizioni lavorative ed economiche di 500 persone, 160 lavoratori comunitari, 12 enti locali e 6 organizzazioni della società civile. (aise)




Il governo italiano ha firmato una “dichiarazione d’intenti” sul gas in Angola

184213627 a1b0907a 0d18 4761 90f4 8d5911c8322d

184213627 a1b0907a 0d18 4761 90f4 8d5911c8322dAGI – Algeria ed Egitto prima di Pasqua, Congo e Angola questa settimana, Mozambico a maggio: l’Italia ha lanciato un’offensiva diplomatica in Africa per uscire dalla sua situazione di dipendenza dal gas russo, diversificando così il suo portafoglio di fornitori nel modo più rapido possibile. Lo stesso premier Mario Draghi ha ribadito più volte l’obiettivo di non dipendere più da Mosca e a questo scopo, doveva recarsi oggi a Luanda e domani a Brazzaville per concludere i nuovi contratti di fornitura.

Essendo risultato positivo al Covid, la missione diplomatica è stata guidata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dal titolare della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, accompagnati dall’ad di Eni Claudio Descalzi. Ed infatti, proprio nell’ottica di rafforzare la cooperazione nel settore energetico, Roma sta usando le ottime relazioni che il gruppo energetico italiano ha costruito in 69 anni di presenza in Africa, dove è leader sia in termini di produzione che di riserve.

In particolare, dopo la firma a Luanda, la delegazione è partita alla volta di Brazzaville, in Congo, per firmare una nuova Dichiarazione d’intenti. Arriverà stasera ma gli incontri ufficiali sono previsti per domattina.

L’intenzione del governo italiano è di sviluppare anche un progetto già avviato da Eni in Congo, provando così a rendere indipendente il nostro Paese dalle forniture di Gazprom prima ancora che in sede europea si trovi una posizione unica sul pagamento delle forniture. L’anno scorso il gigante russo energetico ha garantito oltre 29 miliardi di metri cubi di metano. Il gas aggiuntivo dei giacimenti angolani e congolesi arriverebbe sotto forma di Gnl, gas naturale liquefatto, e proprio per questo il Governo italiano sta lavorando anche ad un maggior utilizzo dei terminali di gassificazione, che in Italia attualmente sono tre.

Peraltro i piani di Eni prevedono una crescita di investimenti e attività nei Paesi africani nei prossimi anni: a sud del Sahara i principali hub dell’Eni si trovano in Congo, Angola, Nigeria e Mozambico, aree in cui le attività estrattive sono aumentate in modo considerevole. Nel 2020, la produzione annuale di gas della società guidata da Descalzi è ammontata a 1,4 miliardi di metri cubi mentre quella complessiva di idrocarburi è stata pari a 27 milioni di boe.

La giornata di domani della delegazione italiana inizierà al ministero degli affari Esteri Congolesi dove ad attenderla ci sarà il ministro Jean-Claude Gakosso. A seguire, è previsto l’incontro tra Gakosso e i due ministri italiani. Quindi verrà firmata la Dichiarazione d’Intenti (sottoscrivono il Ministro Cingolani e il Ministro congolese per gli idrocarburi Bruno Jean Richard Itoua) e poi un accordo in ambito energetico (firmeranno l’ad di Eni Descalzi e il Ministro congolese per gli idrocarburi Itoua). Al termine, la consueta foto di famiglia nell’atrio del Ministero Affari Esteri del Congo.

Successivamente, la delegazione italiana si trasferirà al Palazzo Presidenziale per l’incontro con il Presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou N’Guesso.




Grano, orzo, olio di semi: ecco come la guerra in Ucraina sta aggravando la fame nel mondo

fame nel mondo bambini

fame nel mondo bambiniFondi per cento milioni di dollari saranno stanziati dalle Nazioni Unite come contributo per far fronte a crisi alimentari in corso in sette Paesi dell’Africa e del Medio Oriente aggravate dalla guerra in Ucraina. Le aree dove da febbraio è in corso la guerra, infatti, insieme alla vicina regione del mar Nero, rappresentano centri produttivi e snodi chiave per il commercio internazionale di cereali.

RUSSIA E UCRAINA ESPORTANO PIÙ DI UN QUARTO DEL GRANO MONDIALE

Russia e Ucraina insieme esportano più di un quarto del grano mondiale, fondamentale per la produzione di pane, pasta e cibi confezionati. I due Paesi sono anche fornitori chiave di orzo, olio di semi di girasole e mais.

QUALI PAESI RICEVERANNO GLI AIUTI

I Paesi che saranno beneficiati dai fondi sono Yemen, Somalia, Etiopia, Kenya, Sudan, Sud Sudan e Nigeria. Secondo Dujarric, , portavoce del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, il conflitto in Ucraina “sta danneggiando i mercati del cibo e dell’energia e facendo salire i costi delle importazioni oltre la portata dei consumatori”. I sette paesi che verranno aiutati sono in una situazione di “insicurezza alimentare” a causa di “conflitti armati, siccità e turbolenze economiche”. La guerra in Ucraina ha reso “ancora peggiore una situazione già difficile”.

agenzia DIRE – www.dire.it




Vola l’export di Grana Padano dop nel 2021

16padano

16padanoPositivo il bilancio di fine 2021 e dell’intera annata per le vendite all’estero del Grana Padano. A dicembre 2021 la Dop più consumata al mondo ha messo a segno un incremento del 5,14% rispetto allo stesso mese del 2020. Nei dodici mesi del 2021 le esportazioni sono aumentate del 7,07%.
L’ha segnalato il direttore generale del Consorzio di tutela, Stefano Berni: “lo scorso anno sono state esportate 2 milioni e 240mila forme complessive, pari al 44% del Grana Padano che si fregia del riconoscimento Ue. Dopo il boom del 2015, anno dell’Expo Milano, è il risultato migliore degli ultimi dieci anni. Le vendite all’estero erano aumentate anche nel 2020, primo anno della pandemia, guadagnando il 3,4% sull’anno precedente. Negli ultimi due anni l’export è avanzato, quindi, del 10%, a conferma che sull’export va orientato lo sviluppo dei consumi di Grana Padano Dop”.
In cima alla classifica nel 2021 si è posizionata ancora la Germania, con 581mila forme esportate, in crescita di quasi il 3% rispetto al 2020, seguita dalla Francia con più di 256mila (+8,3%).
Il mercato degli Usa con 171mila forme ha guadagnato quasi il 15% in più. In sesta posizione la Spagna che avanza del 4%. Il miglior risultato nel 2021 è quello registrato in Belgio, con un progresso del 22,23% e 97mila forme vendute che lo colloca in settima posizione. Perde, invece, l’11% il Regno Unito, che resta in quinta posizione a quota 127mila forme.
Guadagnano il 7% i Paesi Bassi che si posizionano all’ottavo posto con 87mila forme, Austria e Canada chiudono la classifica dei primi dieci mercati con, rispettivamente 74mila (5,5%) e 64mila forme (quasi 4%). (aise) 




La birra più amata in Ucraina sarà venduta anche in Italia per dare aiuto umanitario

birra ucraina 1024x1024

birra ucraina 1024x1024Il marchio di birra più amato in Ucraina, Chernigivske, sarà presto acquistabile anche in Italia, nei bar, ristoranti e negozi. A seguito del lancio in Gran Bretagna, AB InBev, proprietaria del marchio, garantisce una donazione di almeno 5 milioni di dollari ad alcune ONG prescelte, tra cui Caritas International, per sostenere azioni di aiuto umanitario. In ogni caso, tutti i profitti di AB InBev saranno destinati al medesimo scopo. Anna Rudenko, direttore marketing di Chernigivske Ucraina, ha condotto questa iniziativa dal Belgio dove si è trasferita con parte della sua famiglia il mese scorso.
“Sono orgogliosa di lanciare Chernigivske in Italia a sostegno di iniziative di aiuto umanitario”, dice Rudenko. “Chernigivske è un marchio apprezzato da generazioni di ucraini– aggiunge- Come produttori di birra, possiamo sfruttare i nostri legami con i consumatori per inserire il brand nel mercato italiano e permettere a chi lo acquista di contribuire alle iniziative di aiuto umanitario in corso”.
I distributori e i rivenditori interessati a partecipare all’iniziativa – o i consumatori incuriositi – possono visitare il sito: http://chernigivske.ua. Oltre che di Chernigivske, AB InBev è proprietaria dei marchi Corona, Leffe, Stella Artois, Becks, Hoegaarden, Tennents, Bud, Lisa e Franziskaner.

Agenzia Dire – www.dire.it




La storica fonderia bresciana che lavora in perdita per tenere i clienti

unnamed

unnamedAGI – “Lavoriamo in perdita perché se ci fermiamo rinunciamo ai nostri clienti, tra cui anche delle multinazionali, conquistati con fatica in anni di lavoro. Non possiamo però nascondere che la situazione è tragica”. Proprio per non suscitare allarme nella sua clientela internazionale, Giuseppe, amministratore di una fonderia di metalli non ferrosi, di ottone in particolare, che fattura 16 milioni all’anno, preferisce mantenere l’anonimato suo e dell’azienda che ha sede nel Bresciano. Ma mostra all’AGI le bollette di questo e dell’anno passato per la fornitura di energia elettrica che sono eclatanti. “Nel primo trimestre del 2011 abbiamo pagato 50,217, 68 euro a gennaio, 52.325,89 a febbraio, 56.083,79 a marzo. Il confronto con quest’anno è abissale: 178.714,38 a gennaio, 182.305,69 a febbraio e 225.806,03 a marzo”.

“I clienti per ora sono comprensivi” “I problemi sono iniziati nell’autunno dell’anno scorso e siamo stati presi in contropiede perché erano inimmaginabili – spiega l’imprenditore che amministra l’azienda dal 2011 dopo averne ereditato la guida dal padre che l’aveva fondata nel 1974 -. Quando si hanno avvisaglie di aumenti si corre al riparo facendo contratti lunghi. Sfortuna nella sfortuna il nostro contratto per la fornitura scadeva proprio quando è scoppiata la crisi e ci siamo dovuti prendere quello che c’era, senza possibilità di trattare”. Ora, dice, “stiamo subendo il mercato perché la velocità del cambiamento è stata tale che non ci siamo potuti adeguare”. La conseguenza “è che abbiamo dovuto chiamare i clienti e avvisarli che avremmo aumentato i pezzi. Noi esportiamo il 70 per cento dei nostri prodotti in Europa e hanno capito la situazione anche perché è comune a tutti. Hanno accettato i rialzi ma è chiaro che se va avanti così per un anno saremmo costretti a chiudere”.

C’è un paradosso in questa storia: “La domanda in questo momento è molto alta e più lavoriamo più ci mangiamo l’utile. Il bilancio sarà molto in rosso e lo dico adesso, a metà aprile”. Per adesso non sono stati chiesti ammortizzatori sociali per il centinaio di dipendenti. “Non possiamo permetterci di perdere clienti perché ritardiamo le consegne con un personale ridotto. Non molliamo anche se non ricordo un momento peggiore, né con la crisi del 2008 né col Covid. Cosa può fare lo Stato? Mettere un tetto agli aumenti. In questo momento il 150% invece del 300%, per fare un esempio, sarebbe già tantissimo. Se me lo avessero detto un anno fa avrei pensato di parlare con un pazzo”.