Usa: il gruppo Danieli conclude la più importante commessa degli ultimi venti anni nel settore della siderurgia

italia usa bandiere

italia usa bandiereIl gruppo italiano Danieli è stato scelto dalla società statunitense Nucor Corporation, leader nella produzione di acciaio negli USA e con crescente proiezione internazionale, per costruire un nuovo impianto nello Stato del West Virginia a Mason County, commissionando la fornitura di macchinari e tecnologie di automazione per un valore superiore a 650 milioni di dollari.
Si tratta della commessa più importante nel settore della siderurgia degli ultimi 20 anni che premia l’innovativa tecnologia ideata da Danieli Automation e basata sull’Intelligenza Artificiale.
Il nuovo stabilimento Nucor verrà completato entro il 2024 e utilizzerà la tecnologia di laminazione diretta a caldo QSP-DUE e a freddo con processi produttivi interamente automatizzati e con elevati standard di sicurezza.
A questo importante contratto si aggiunge una ulteriore commessa, annunciata il 7 aprile scorso dal Gruppo Nucor, che collaborerà con Danieli anche per la realizzazione di uno stabilimento con tecnologia Micromill Danieli (MI.DA.) da realizzare a Lexington, nel North Carolina, che porterà il valore della collaborazione Danieli-Nucor ben oltre i 750 milioni di dollari.
Il Gruppo Danieli ha inoltre in corso altre commesse in diversi stati degli USA, tra cui l’ammodernamento dell’impianto di Nucor Steel Gallatin nello Stato del Kentucky, primo stabilimento negli USA ad utilizzare la tecnologia QSP-DUE, la fornitura di macchinari e tecnologie all’impianto di Nucor Steel nello Stato dell’Indiana a Crawfordsville, la realizzazione dello stabilimento della Pacific Steel Group a Mojave, in California e la realizzazione a Mesa in Arizona di uno stabilimento della Commercial Metals Company. (aise)




La Commissione europea avvia una consultazione sull’euro digitale

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euroLa Commissione europea ha avviato questa settimana una consultazione mirata sull’euro digitale, cioè la forma digitale di moneta della banca centrale direttamente accessibile agli utenti, che integra il contante. L’euro digitale potrebbe offrire soluzioni transfrontaliere per i pagamenti e la diffusione dei pagamenti istantanei. Potrebbe favorire l’innovazione e la concorrenza nei pagamenti e rafforzare l’autonomia strategica aperta dell’UE. Potrebbe inoltre rispondere alle nuove necessità relative ai pagamenti dell’industria 4.0.
“La Banca centrale europea (BCE) e la Commissione esaminano congiuntamente, a livello tecnico, un’ampia gamma di questioni politiche, giuridiche e tecniche relative all’eventuale introduzione dell’euro digitale”, spiegano da Bruxelles. “La Commissione desidera raccogliere le opinioni delle parti interessate su bisogni e aspettative degli utilizzatori riguardo all’euro digitale e su come renderlo disponibile per il commercio al dettaglio, preservando allo stesso tempo il corso legale del contante”. Obiettivo della consultazione è anche quello di raccogliere opinioni sul ruolo dell’euro digitale nei pagamenti al dettaglio e nell’economia digitale dell’UE, sul suo impatto sul settore finanziario e sulla stabilità finanziaria, nonché sugli aspetti relativi alle norme antiriciclaggio e alla protezione dei dati.
“Negli ultimi anni la digitalizzazione ha portato a cambiamenti innovativi nel sistema finanziario, con l’uso crescente di mezzi di pagamento digitali da parte dei consumatori”, annota Mairead McGuinness, Commissaria per i Servizi finanziari, la stabilità finanziaria e l’Unione dei mercati dei capitali. “Si prevede che tale tendenza continui in futuro. Man mano che i pagamenti privati si digitalizzano, anche la moneta della banca centrale deve essere resa più moderna. La forma digitale consentirebbe all’euro di rimanere rilevante in un mondo digitale e contribuirebbe a rendere l’euro accessibile a tutti, aggiungendosi al contante”.
Secondo Paolo Gentiloni, Commissario per l’Economia, “l’euro digitale offrirà importanti opportunità per la nostra economia. Adattando la moneta pubblica al 21º secolo possiamo rafforzare il ruolo dell’euro sulla scena internazionale e sostenere l’autonomia strategica aperta dell’UE”.
La consultazione mirata integra la consultazione pubblica condotta dalla BCE tra ottobre 2020 e gennaio 2021. Si inserisce inoltre nel contesto delle strategie della Commissione in materia di finanza digitale e pagamenti al dettaglio del settembre 2020, che sostenevano soluzioni di pagamento paneuropee competitive e l’ideazione dell’euro digitale, continuando nel contempo a preservare lo status di moneta a corso legale dell’euro in contanti. È possibile partecipare alla consultazione, che durerà quattro settimane, tramite questo link. (aise) 




La guerra ha fermato la produzione industriale italiana

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081835754 2417dcee 6017 4d00 9adc 33cb23600dfdAGI – Gli effetti della guerra fermano la produzione industriale. Il Centro Studi Confindustria stima un calo della produzione industriale italiana a marzo (-1,5%), dopo il rimbalzo statistico di febbraio (+1,9%). La variazione per il 1 trimestre 2022 a -2,9%.

Le dinamiche inedite dei prezzi delle commodity – afferma una nota – con particolare riferimento al rincaro del gas naturale che esibisce tassi di variazione a 4 cifre (+1217% in media nel periodo del conflitto sul pre-Covid) e quello del Brent, che è a 3 cifre (+104%), misurano l’ordine di grandezza dello shock di offerta che sta colpendo l’attività economica italiana ed europea.

Gli indici di sentiment sull’attività imprenditoriale e di fiducia, in flessione a marzo, preannunciano rilevanti ripercussioni sull’effettiva capacità di tenuta delle imprese nei prossimi mesi.




L’azienda che apre ai profughi il suo piano da mille assunzioni

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unnamedAGI – Un piano da mille assunzioni aperto anche ai profughi ucraini che hanno competenze in discipline scientifico-tecnologiche (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). A metterlo a punto è stata Engineering, principale Digital Transformation Company italiana, operativa anche nel mercato internazionale con 12.000 dipendenti e oltre 60 sedi distribuite in Europa, Stati Uniti e Sud America.

Come riferisce all’AGI Alessia D’Addario, capo delle risorse umane di Engineering, “in questo momento drammatico per la popolazione Ucraina, siamo tutti chiamati ad agire concretamente per offrire nuove possibilità a chi fugge dalla guerra”. Come Digital Transformation Company, sottolinea D’Addario, “sentiamo la responsabilità di utilizzare le opportunità dello sviluppo tecnologico come strumento d’inclusione. Per questo abbiamo deciso di partecipare alle politiche di accoglienza del nostro Paese a favore dei profughi, offrendo l’assunzione nella famiglia Engineering alle persone con competenze STEM”.

Engineering ha chiuso la prima fase della nuova campagna di assunzioni per il 2022. È previsto l’ingresso di 1.000 nuove risorse da inserire in tutte le divisioni e società del Gruppo. La società, con le sue controllate, lavora sulla ricerca e sulle applicazioni di tutte le tecnologie d’avanguardia. Assumerà profili differenti: professionisti con esperienza, neolaureati e neodiplomati in materie scientifiche – ingegneria, informatica, matematica, fisica, statistica e biomedicina, destinati a lavorare con i team delle tante sedi italiane e internazionali (Belgio, Spagna, Germania, Serbia, Brasile, Argentina e Stati Uniti).

Dei nuovi ingressi, una parte sarà costituita da figure specializzate nella sicurezza informatica da inserire all’interno della controllata Cybertech, che offre tecnologie, piattaforme e competenze per prevenire, gestire e contenere attacchi informatici e violazioni dei sistemi.  Le persone che verranno assunte accederanno subito a un percorso di onboarding e formazione all’interno dell’IT & Management Academy “Enrico Della Valle”, tra i più importanti hub di formazione sull’Information Technology a livello nazionale.

Con 200 docenti certificati e oltre 25.000 giornate di education all’anno, l’Academy ha la duplice missione di completare il percorso di formazione dei neoassunti e di garantire l’aggiornamento costante, metodologico e manageriale di tutti i dipendenti.




Export: obbligo notifica rottami ferrosi

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5ferroÈ stata pubblicata la circolare con cui il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale forniscono indicazioni operative sull’obbligo di notifica, almeno dieci giorni prima dell’avvio dell’operazione, previsto per le imprese italiane o stabilite sul territorio nazionale che intendano esportare i rottami ferrosi, strategici per le filiere produttive, fuori dall’Unione europea.
La misura, introdotta dal Governo nel decreto recante misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina, sarà in vigore fino al 31 luglio 2022 e prevede sanzioni amministrative, per chi non osservi l’obbligo di notifica, pari al 30% del valore dell’operazione e comunque non inferiore a euro 30 mila per ogni singola operazione.
Nella circolare viene inoltre precisato che verranno effettuati controlli su mancate notifiche ovvero su notifiche incomplete di concerto con la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane.
Per venire incontro alle richieste delle imprese e per acquisire una completa informativa sull’export di rottami ferrosi è stato predisposto un modulo che dovrà essere inviato alle due seguenti caselle email: nerf@pec.mise.gov.it e dgue.10@cert.esteri.it.
Il modulo e tutte le informazioni sono disponibili qui. (aise) 




Missione negli Stati Uniti per le imprese dell’agroalimentare emiliano-romagnole

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02statiunitiLa Regione Emilia-Romagna considera gli Stati Uniti e in generale il Nord America un’area di interesse strategico sia dal punto di vista economico che in termini di innovazione, in particolare per alcune sue filiere. In quest’ottica, verrà organizzata dall’11 al 18 giugno prossimi una missione di sistema, che si concentrerà sulla East Coast degli Stati Uniti, alla quale parteciperà anche la DG Agricoltura, caccia e pesca. Le imprese dell’agroalimentare regionali potranno prendere parte a questa missione in Nord America. Candidature aperte fino alle ore 12.00 del prossimo 6 aprile.
In ambito agroalimentare, questa missione introduttiva vuole essere l’occasione per cominciare concretamente a costruire delle relazioni forti con il mondo politico, imprenditoriale e accademico locale per supportare le aziende emiliano romagnole nel loro processo di accesso al mercato Usa.
Le imprese e le organizzazioni professionali afferenti alle produzioni a qualità regolamentata sono invitate, tramite manifestazione d’interesse, a partecipare alle attività di promozione all’interno della missione istituzionale che tra i suoi obiettivi ha quello di favorire la conoscenza e la valorizzazione dei prodotti agricoli ed alimentari regionali nei confronti dei consumatori e degli operatori commerciali.
Le attività proposte metteranno in stretto contatto i referenti delle produzioni a qualità regolamentata emiliano-romagnole con il mondo della Gdo e dell’Ho.Re.Ca: sono in programma un incontro con rappresentanti dei principali gruppi di ristorazione di New York, considerata una città fondamentale per il made in Italy, e un evento dedicato ai rappresentanti della Gdo a Philadephia, in collaborazione con la Food Marketing Academy della Saint Joseph University. (aise) 




La Russia taglia le spedizioni di grano? Per l’Italia non è un problema

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135604094 06243a47 d734 4ed5 910a 50e231002366AGI – L’emergenza cereali creata dalla guerra in Ucraina dovrebbe portare a un aumento delle aree coltivabili in Europa di circa 4 milioni di ettari, 200m mila dei quali in Italia. Se ne dovrebbero ricavare 15 milioni di quintali di cereali che comunque non basterebbero a soddisfare il fabbisogno dell’Italia che importa metà del mais che consuma, un terzo del grano duro che serve per la produzione della pasta e due teriz del grano duro destinati alla panificazione.

Dopo la richiesta del pagamento in rubli del gas, dalla Russia arriva anche lo stop alle forniture del proprio grano ai Paesi “non amici” come l’Italia che lo scorso anno ha importato dal Paese di Putin circa 153 milioni di chili di grano, dei quali 96 milioni di chili di tenero per la panificazione e 57 milioni di chili di duro per la produzione di pasta.

È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sui dati Istat sugli effetti della minaccia del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo ed ex presidente e primo ministro della Russia Dmitry Medvedev di voler esportare il grano solo ai paesi amici “che non sono in Europa o in Nord America”.

La Russia – sottolinea la Coldiretti – è diventato il principale esportatore mondiale di grano ma la dipendenza dell’Italia risulta limitata con appena il 2,3% del totale del grano importato dall’estero, tra duro e tenero. A preoccupare l’Italia sono soprattutto le difficoltà nelle semine primaverili di cereali in Ucraina che saranno praticamente dimezzate su una superficie di 7 milioni di ettari rispetto ai 15 milioni precedenti all’invasione della Russia che sta bloccando anche le spedizioni dai porti del Mar Nero.

Si tratta di un taglio significativo anche alla luce delle difficoltà del commercio internazionale di materie prime agricole in una situazione in cui molti Paesi stanno adottato misure protezionistiche, bloccando le esportazioni. Se è vero che dall’Ucraina in Italia arriva appena il 2,7% delle importazioni di grano tenero per la panificazione per un totale di 122 milioni di chili, va segnalato che arriva anche ben il 13% delle importazioni di mais destinato all’alimentazione degli animali per un totale di 785 milioni di chili.

L’Italia peraltro importa circa la metà del mais di cui ha bisogno per oltre 6 milioni di tonnellate provenienti prevalentemente da Ungheria 30% (1,85 milioni di tonnellate), Slovenia 13% (780 mila tonnellate) e appunto Ucraina (770 mila tonnellate), secondo lo studio Divulga. Va tuttavia segnalato che tra pochi mesi inizierà la raccolta del grano seminato in autunno in Italia dove secondo l’Istat si stimano 500.596 ettari a grano tenero per il pane, con un incremento dello 0,5% mentre la superficie del grano duro risulta in leggera flessione dell’1,4% per un totale di 1.211.304 ettari anche se su questa prima analisi pesano i ritardi delle semine per le avverse condizioni climatiche che potrebbero portare a rivedere il dato al rialzo.

Positiva è anche la notizia della prima spedizione di migliaia di tonnellate di mais dall’Ucraina attraverso il treno diretto ai confini ovest con i porti del Paese che rimangono bloccati a causa dell’invasione russa. “In questo contesto è importante il via libera dell’Unione Europea alla semina in Italia di altri 200 mila ettari di terreno per una produzione aggiuntiva di circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione, necessari per ridurre la dipendenza dall’estero” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini per il quale “si tratta di un quantitativo che nel medio periodo può aumentare di almeno cinque volte con la messa a coltura di un milione di ettari lasciati incolti per la insufficiente redditività, per gli attacchi della fauna selvatica e a causa della siccita’ che va combattuta con investimenti strutturali per realizzare piccoli invasi che consentano di conservare e ridistribuire l’acqua”.




Pechino: la Camera di Commercio Italiana in Cina elegge il nuovo consiglio direttivo

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pechinoL’Assemblea Generale della Camera di Commercio Italiana in Cina ha eletto i nuovi membri del Consiglio Direttivo per il biennio 2022-2024.
Il Presidente uscente, Paolo Bazzoni (Bonfiglioli China), è stato confermato al vertice della Camera per un ulteriore mandato. Ad assisterlo nel prossimo biennio i Vice Presidenti Tanteri (Snam Gas & Energy Services), Cantalupo (Comau Engineering), Cooper (Zhuhai NPD Commerce and Trading) e Luisi (Chongqing Dezhuang International Trading).
La nuova direzione – che vanta una componente femminile ancora più marcata con tre imprenditrici nel Consiglio Direttivo e una nel Consiglio dei Probiviri – riflette una Camera di Commercio che, nelle parole dell’Ambasciatore d’Italia, Luca Ferrari, “ha sviluppato una maggiore presenza territoriale, con ben due nuove sedi inaugurate a Chengdu e Shenzhen, ed ha registrato un incremento di quasi il doppio dei propri iscritti negli ultimi due anni (da 437 a 838), salendo dal trentunesimo all’undicesimo posto nella graduatoria delle Camere di commercio italiane nel mondo”.
Nel ringraziare il Consiglio Direttivo uscente, l’Ambasciatore ha sottolineato l’aumento ed il miglioramento dei servizi forniti alle aziende associate, a partire dagli oltre 300 eventi organizzati in tutta la Cina, fino ad arrivare ai voli charter organizzati insieme all’Ambasciata per favorire la mobilità dei connazionali. (aise) 




Centenario della fondazione della Camera di Commercio Italiana di Sydney

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27sydney“Quest’anno ricade il Centenario (1922-2022) dell’istituzione della Camera di Commercio Italiana di Sydney. Risale però al 1908 una prima idea di fondare un ente di questo genere, che vide la luce, dopo alcune battute d’arresto, soltanto due decenni più tardi”. A scriverne è Marco Testa sul quindicinale “Allora!”, edito a Sydney.
“Ad avanzare una primissima proposta, a quanto pare, fu il giornale L’Italo-Australiano diretto dal Conte Giovanni Pullè (1854-1920) e dal Dott. Quinto Ercole (1870-1953), i quali condussero l’omonima testata dopo il ritorno a Trapani di Francesco Sceusa (1851–1919).
Nel mese di luglio di quell’anno, L’Italo-Australiano urgeva “i nostri prominenti Commercianti ed Importatori italiani di Sydney, di unirsi e discutere”, vivendo con una certa invidia già soltanto il fatto che francesi e tedeschi avessero da tempo istituito enti per lo sviluppo commerciale tra l’Australia e l’Europa.
In particolare, una Camera italiana avrebbe potuto influire nel regolare i prezzi dell’esportazione della lana o nel settore ortofrutticolo, quindi venire incontro agli interessi di molti piccoli e grandi commercianti italo-australiani. Per cui, scrivevano gli editori, “un principio bisogna tosto o tardi pure averlo, e noi riteniamo che il commercio già esistente, ampiamente giustifica un passo avanti in quella direzione.”
Un incontro di commercianti “di qualsiasi classe” si tenne giovedì 30 luglio 1908 al Balfour Hotel, posto all’angolo di King Street e Elizabeth Street, alle ore 5.45 p.m, “onde discutere i preliminari e nominare un Comitato Provvisorio alla fondazione immediata di una tal Camera.”
Non ci è dato sapere esattamente in quanti parteciparono a quella “importantissima riunione” ma possibilmente non furono molti, visto che L’Italo-Australiano, nell’articolo di resoconto si limita a “un discreto numero d’Italiani”.
Il Ministero degli Esteri sembrò, in un primo momento, rispondere di buon auspicio alla possibile creazione “d’un ente così profondamente essenziale alla nostra economica espansione, quale una Camera di Commercio” in Australia e aveva promesso, con lettera firmata dal Sottosegretario di Stato, un duplice “appoggio morale, e, possibilmente, anche un modesto incoraggiamento finanziario, nei limiti che saranno consentiti dalle condizioni del bilancio.” Se non fosse che la missiva del Ministero non era in riscontro alla proposta avanzata dai direttori Pullè ed Ercole, ma ad un’iniziativa parallela intrapresa dal Consolato di Melbourne.
Il fervore di dover presto aggregare i commercianti, come spesso capita agli italiani, si scontrò con le diffidenze dei singoli e le reali difficoltà organizzative. È lo stesso giornale, infatti, ad essere prudente con le aspettative che una camera di commercio possa realmente realizzarsi, ricordando che “rimane però a vedersi se gli studi del Comitato, troveranno il progetto fattibile, poiché in caso contrario, il progetto sarà per ora abbandonato.”
Il 28 novembre 1908, quasi di sorpresa, furono pubblicate le scuse de L’Italo-Australiano in merito al messaggio pervenuto dal Ministero degli Esteri a supporto di una Camera di Commercio, e si dovette attendere fino al 1914 prima che un altro giornale, Oceania, diretto sempre dal Conte Pullè, si rivolgesse al Console Generale Emilio Elis, con base a Melbourne per riaprire il dibattito sulla creazione di una camera di commercio.
Ancora nel Daily Telegraph del 12 maggio 1916, troviamo la notizia di una “Italian Chamber of Commerce”. La testata australiana riporta che “una Camera di Commercio Italiana è stata costituita ieri. Il Cav. [Emilio] Eles, Console Generale d’Italia è il presidente e il Dr. Marano, Console d’Italia per il New South Wales, vice-presidente. Il comitato è composto dal Conte G. Pullè, M. Rossi, Capitano Lubrano, Cav. Cortese e dai signori B. Callose, V. Palmisano, G. Lopez, F. Gagliardi, L. Bocchi. A. Folli è il Segretario.”
Il Sydney Morning Herald, oltre a riportare gli stessi dettagli, fa inoltre riferimento alla costituzione di “un comitato provvisorio che elaborerà uno statuto da sottoporre a una futura riunione.”
Possiamo raccontarli così, i primi passi che portarono alla nascita della Camera, ufficialmente costituita 6 anni più tardi, nel 1922.
Un pronunciamento pubblico di un certo Dott. Barella “avvocato e giornalista italiano”, durante una conferenza al Melba Theatre di Strathfield, dissipava i timori di una rivoluzione socialista nel “Biennio Rosso” e rilancia l’idea di costituire quanto prima una Camera di Commercio Italiana per favorire il commercio tra i due paesi.
È infine del 1° settembre 1922 l’annuncio ufficiale pubblicato dal Sydney Morning Herald della fondazione della Camera di Commercio Italiana in Australia, con sede a Sydney all’angolo di George Street e Grosvenor Street.
Il 1° novembre, la Camera avviò la stampa di una rivista, L’Italian Bulletin of Australia, dove vennero pubblicati anche i nominativi dei componenti del primo Comitato, con a capo l’imprenditore e Cavaliere del Regno d’Italia, Maffio Rossi (1855-1932), già uno dei fondatori del Banco Popolare di Sondrio, la cui presidenza durò fino alla morte”. 

da “Allora”




“Il settore agroalimentare in Norvegia”: pubblicata la nuova guida aggiornata dell’Ambasciata per investitori ed esportatori italiani

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24osloguidaÈ stata pubblicata una edizione aggiornata della guida “Il settore agroalimentare in Norvegia” per gli investitori ed esportatori italiani in Norvegia nel settore agroalimentare, in particolare su pasta, vino, formaggi e prodotti ortofrutticoli. Si tratta della quindicesima della serie di guide sotto forma di e-book.
Predisposta come di consueto dall’Ambasciata d’Italia a Oslo, la nuova guida è ricca di dati e informazioni e intende offrire un quadro orientativo del mercato dei prodotti agroalimentari in Norvegia. Messe anche in evidenza il regime doganale e d’importazione, le certificazioni e i marchi biologici, e le possibilità presenti nel mercato norvegese per le nostre aziende del settore.
La nuova guida è disponibile a questo link. Le precedenti guide di possono consultare dal sito web dell’Ambasciata d’Italia in Norvegia. (aise)