La classifica dei vini e delle bollicine più venduti nella distribuzione moderna nel 2021

bottiglie vino

bottiglie vinoIl mercato del vino nella Distribuzione Moderna nel 2021 ha fatto registrare trend positivi: il vino a denominazione d’origine è cresciuto dell’1,8% a volume e del 5,9% a valore, con un prezzo medio di 5,55 euro (Docg, Doc, Igt, bottiglia 0,75; totale Italia, Discount, E Commerce, dati IRI). L’intero mercato del vino vale 700 milioni di litri per un valore di 2 miliardi e 269 milioni di euro (che arriva a 3 miliardi di euro con l’aggiunta delle bollicine). Il totale vino ha accusato una vistosa flessione dei formati diversi dalla bottiglia da 0,75 (bottiglioni, brik, plastica, bag in box, e altro) che ha influenzato il dato generale: +2,1% a valore, – 2,2% a volume. Notevole la performance delle bollicine che crescono a volume del 17,9% e a valore del 20,0%.
Queste le anticipazioni della ricerca “IRI per Vinitaly” che verrà presentata lunedì 11 aprile e commentata da rappresentanti di Conad, Coop, Carrefour, Federvini, Unione Italiana Vini, nel corso della 18° edizione della tavola rotonda su vino e DM organizzata da Veronafiere a Vinitaly.
Le vendite di vino nella Distribuzione Moderna (DM) nel 2021 hanno beneficiato di un primo bimestre segnato ancora da un semi lockdown e quindi da una posizione di vantaggio dei punti vendita della DM rispetto ad altri canali.
La classifica dei vini più venduti vede ai primi posti la tradizionale triade Chianti, Lambrusco, Montepulciano d’Abruzzo, con ogni tipologia che vende tra i 10 e i 15 milioni di litri, ma con una flessione del Lambrusco (- 6,7% a volume e – 5,7% a valore) e un buono spunto del Chianti (+3,7% a volume e + 5,4% a valore).
È impressionante la crescita del Vermentino che si piazza al 5° posto con una crescita del 21,9% a volume e del 25,5% a valore. Il pugliese Primitivo aumenta a volume del 5,2% e dell’11,0 a valore, l’emiliano Pignoletto del 5,6% a volume e del 2,6% a valore, e il veneto Valpolicella del 15,9% a volume e del 16,9% a valore (incluso il Valpolicella Ripasso).
La classifica dei vini “emergenti”, cioè che hanno fatto registrare nel 2021 un maggior tasso di crescita a volume vede sul podio il Lugana (Veneto/Lombardia) con aumento del 34%, l’Amarone (Veneto) del 32%, il Valpolicella Ripasso (Veneto) del 26%. Buona la performance del Nebbiolo (Piemonte/Lombardia) con + 22%, del Ribolla (Friuli V. Giulia) con +19%, del Sagrantino (Umbria) +16%, e del Brunello di Montalcino (Toscana) +13%.
Interessante anche la classifica delle bollicine con maggior tasso di vendita a volume: il primo posto va al Moscato, che cresce del 29%; non cessa di aumentare il Prosecco con +22%; il Fragolino spunta un buon +16%; il Muller Thurgau il 15%, l’Asti il 14%; il Brachetto il 12%.
Sempre l’11 aprile, IRI presenterà anche i dati del mercato del vino nella DM relativi al primo bimestre e alla prima metà di marzo 2022. Dati che si annunciano in territorio negativo, solo per via del confronto con un primo bimestre 2021 ancora molto influenzato dalla emergenza pandemica. Sarà anche illustrato l’andamento dei prezzi della bottiglia che nel primo bimestre non ha mostrato scostamenti significativi, ma andranno valutate le conseguenze degli aumenti dei costi energetici e delle materie prime e del conflitto ucraino. (aise) 




Quanto pesa la dipendenza dell’Italia dal grano e dal mais dell’Ucraina

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154501556 bdb68ba8 e0cd 4a56 8876 b3212522d20cAGI – Dall’Ucraina in Italia arriva appena il 2,7% delle importazioni di grano tenero per la panificazione per un totale di 122 milioni di chili ma anche il 15% delle importazioni di mais destinato all’alimentazione degli animali per un totale di 785 milioni di chili. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Istat relativi al 2021 in occasione dell’annuncio dell’Ucraina di un programma per assicurarsi almeno il 70% dei raccolti di grano rispetto al 2021 nonostante la guerra.

Si tratta di una riduzione significativa anche alla luce delle difficoltà del commercio internazionale di materie prime agricole in una situazione in cui molti Paesi stanno adottato misure protezionistiche e l’Ucraina insieme alla Russia controlla circa il 29% delle esportazioni mondiali di grano tenero per la panificazione, il 19% del commercio del mais destinato all’alimentazione degli animali negli allevamenti e circa l’80% dell’olio di girasole impiegato per la produzione di conserve, salse, maionese, condimenti spalmabili da parte dell’industria alimentare, oltre che per le fritture.

A preoccupare sono le speculazioni che – spiega la Coldiretti – si spostano dai mercati finanziari in difficoltà ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto.

Una speculazione sulla fame che nei Paesi più ricchi provoca inflazione e povertà ma anche gravi carestie e rivolte nei Paesi meno sviluppati come emerge dall’analisi del Center for Global Development Usa secondo il quale le quotazioni potrebbero spingere più di 40 milioni di persone in tutto il mondo in una “povertà estrema”.

La situazione preoccupa anche l’Italia che è un Paese deficitario su molti fronti per quando riguarda il cibo: produce appena il 36% del grano tenero che le serve, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 56% del grano duro per la pasta, il 73% dell’orzo, il 63% della carne di maiale e i salumi, il 49% della carne di capra e pecora mentre per latte e formaggi si arriva all’84% di autoapprovvigionamento.

In questo contesto per sfuggire alle speculazioni sono importanti – sostiene la Coldiretti – le conclusioni della riunione informale tra i Capi di Stato o di Governo a Versailles (Francia) nelle quali si pone per sfuggire alle speculazioni in atto sul mercato internazionale sono pone l’obiettivo di “migliorare la nostra sicurezza alimentare riducendo la nostra dipendenza dalle importazioni dei principali prodotti agricoli e dei fattori produttivi, in particolare aumentando la produzione di proteine vegetali dell’Ue con l’invito alla “Commissione a presentare quanto prima opzioni per affrontare l’aumento dei prezzi alimentari e la questione della sicurezza alimentare globale”.

“Per rispondere all’invito dei capi di Stato in Italia siamo pronti a coltivare da quest’anno un milione di ettari aggiuntivi di terreno per produrre 7,5 miliardi di chili in più di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione sulla base di contratti di filiera al giusto prezzo necessari per ridurre la dipendenza dall’estero” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel commentare positivamente “l’impegno dell’Unione Europea a difendere la sovranità alimentare per rendere l’Europa più autosufficiente dal punto di vista degli approvvigionamenti di cibo, in un momento di grandi turbolenze ma garantendo però elevanti standard di sicurezza alimentare sia nella produzione interna che in quella importata a garanzia delle imprese e dei consumatori europei”.

La questione egiziana

I prezzi del grano continuano a salire dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Un’impennata che accresce le preoccupazioni per una possibile crisi alimentare globale causata dalla guerra, soprattutto tra i Paesi in via di sviluppo. L’Ucraina ha lanciato un programma per assicurarsi almeno il 70% dei raccolti rispetto al 2021 nonostante la guerra. Ma i Paesi corrono ai ripari, soprattutto quelli più dipendenti dall’export delle ex repubbliche sovietiche. L’Egitto è tra i più colpiti. Per la prima volta da quando è entrato in carica, il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha ordinato un tetto ai prezzi del pane, dopo che il costo dell’alimento base egiziano è aumentato anche del 50%.

La mossa è finalizzata ad attenuare l’impatto della guerra su Paese in cui, secondo Michael Tanchum del Middle East Institute, “mantenere il prezzo del cibo di base a prezzi accessibili è stato il fondamento della stabilità del regime” per 60 anni.

Per avere un’idea dei rincari, fino a un mese fa 1.500 sterline egiziane (90 euro) erano sufficienti al consumo di pane mensile per una famiglia di quattro persone. Ora bastano per appena due settimane.

Intanto il Kuwait ha fermato l’export di tutti i tipi di grano per tre mesi, misura già adottata dall’Egitto il 10 marzo, mentre anche la Russia sei giorni fa ha temporaneamente sospeso l’export di grano alle altre repubbliche ex sovietiche.

Le esportazioni in Ue

Kiev ha lanciato un programma di sostegno all’agricoltura per assicurarsi almeno il 70% de quasi tre quarti della produzione di grano per l’anno in corso, una notizia che dovrebbe contribuire a stemperare i timori. Le esportazioni di grano dall’Ucraina in Ue sono state pari a 5,4 miliardi di euro nel 2020, con l’Italia che si e’ posizionata al decimo posto tra gli acquirenti del Vecchio Continente, circa il 4% del proprio fabbisogno.

Situazione assai diversa invece nei Paesi in via di sviluppo del nord Africa, dell’Asia e del vicino oriente, che dipendono da quote di grano est europeo per quote percentuali a doppia cifra. L’aumento dei prezzi pesa soprattutto sulle spalle dei paesi più poveri, molti dei quali stavano già affrontando difficili situazioni finanziarie causate dalla pandemia.

La Fao ha avvertito che la crisi tra Russia e Ucraina ha solo accelerato un processo di crisi del prezzo di grano, farina e semi già cominciato dallo scoppio della pandemia da Covid-19. “Stavamo già avendo problemi con i prezzi del cibo. Ora il conflitto sta esacerbando la situazione, mettendoci in una situazione in cui potremmo facilmente cadere in una crisi alimentare”, ha detto Maximo Torero, capo economista dell’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura, in un’intervista al Guardian.
Almeno tra quei 50 paesi che oggi dipendono dalla Russia e dall’Ucraina per il 30-50% della propria disponibilità di grano.




Baghdad: l’ambasciatore Greganti a colloquio con i ministri iracheni dell’Industria e della Pianificazione

17greg

17gregSettimana all’insegna degli incontri di alto livello per l’ambasciatore d’Italia a Baghdad, Maurizio Greganti, che nei giorni scorsi ha incontrato sia il ministro dell’Industria e dei Minerali, Manhal Azeez Mahmood al-Khabbaz, sia il ministro della Pianificazione, Khalid B. Al Najim.
Rafforzare i rapporti economici tra Italia e Iraq, incrementare le opportunità d’investimento e sostenere la transizione dell’economia irachena verso una maggiore diversificazione sono stati gli obiettivi condivisi emersi dal primo incontro, quello con il ministro iracheno Manhal Azeez Mahmood al-Khabbaz, la mattina di lunedì, 13 marzo. Comune la volontà d’intensificare la cooperazione bilaterale in campo industriale per favorire lo scambio di conoscenze in particolare nei settori metallurgico, tessile e automobilistico, dove è riconosciuta l’eccellenza delle imprese italiane. Il ministro al-Khabbaz ha inoltre espresso apprezzamento per il contributo dell’Italia allo sviluppo del settore privato in Iraq attraverso il progetto “Investment Promotion for Iraq – phase II”, finanziato dalla Cooperazione Italiana e affidato a UNIDO.
L’indomani, 14 marzo, l’ambasciatore Greganti è stato ricevuto dal ministro della Pianificazione iracheno, Khalid B. Al Najim, assistito dal direttore generale per la Cooperazione e le Relazioni Internazionali, Saher Mahdi. Oltre a ricordare il grande impegno italiano per la stabilizzazione delle aree liberate da Daesh e per la ricostruzione del Paese, in particolare attraverso il ripristino della diga di Mosul, durante l’incontro è stato dedicato ampio spazio ai numerosi progetti finanziati dal Governo Italiano in Iraq, Paese prioritario per la Cooperazione Italiana, in settori di importanza fondamentale per lo sviluppo iracheno a lungo termine, quali educazione, agricoltura, gestione delle risorse idriche, contrasto alla violenza di genere. Sono state inoltre esplorate le opportunità di approfondimento della collaborazione bilaterale nel campo della cultura, per sfruttare le potenzialità del Dipartimento d’Italianistica dell’Università di Baghdad, e del turismo, con l’obiettivo di valorizzare il vasto patrimonio archeologico iracheno. (aise)




Idrogeno verde: siglato a Expo Dubai accordo tra Abruzzo e DII Desert Energy

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green economyUn accordo di grande importanza strategica per il trasferimento tecnologico, l’utilizzo e la produzione dell’idrogeno “verde” come vettore energetico del futuro. C’è questo alla base dell’accordo, sottoscritto nell’ambito dell’Expo di Dubai, tra l’Azienda di Regione Abruzzo delle attività produttive (Arap) e DII Desert energy, network internazionale composto da oltre 50 aziende e organizzazioni di 25 Paesi, con uno staff di esperti internazionali nel settore energetico, infrastrutturale, finanziario e di politiche pubbliche.
L’annuncio è stato realizzato nella sala congressi W The Palm, a Dubai, durante una conferenza stampa che ha inaugurato la nuova missione della Regione Abruzzo, con Arap braccio operativo, incentrata sulle energie rinnovabili con eventi tra cui il summit mondiale sull’idrogeno. A questa missione farà seguito un ulteriore step, dal 21 al 23 marzo, questa volta con focus sulle infrastrutture logistiche. Ben 26 le imprese abruzzesi che hanno aderito all’iniziativa rispondendo alla manifestazione di interesse indetta dall’Arap, tra cui i maggiori player regionali del settore. Di rilievo le relazioni, le occasioni di confronto ed i rapporti avviati: l’Arap, con il suo direttore generale, Antonio Morgante, che dopo la conferenza stampa è intervenuto nell’importante convegno internazionale The 5th CBC annual leadership forum, davanti a una platea di investitori interessati al settore delle energie rinnovabili.
L’assessore regionale Nicola Campitelli, con deleghe ad Ambiente ed Energia, ha salutato con soddisfazione “la partnership tra ARAP e Dii Desert Energy, una rete internazionale indipendente del settore pubblico-privato che opera tra Dubai e Monaco di Baviera. In particolare Dii svolge un lavoro pionieristico nella regione MENA (Medio Oriente e Nord Africa) sia per le energie rinnovabili, sia per l’idrogeno. “La partnership è di fondamentale rilievo – ha detto Campitelli – perché è finalizzata ad accelerare la transizione energetica della Regione Abruzzo -. Si creerà un importante boost per i temi caldi dell’energia rinnovabili delle enormi potenzialità degli investimenti destinati nel settore. La Dii Desert Energy mira a trasformare i sistemi energetici nelle aree desertiche del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA) in modo olistico, beneficiando della conoscenza, dell’esperienza e delle connessioni commerciali del suo staff professionale e dei suoi partner, incluso l’Advisory Board di alto livello. Il team della Dii è composto da figure molto rispettate nel sistema energetico internazionale, con esperienza nella gestione dell’industria energetica (verde), progetti, investimenti, regolamenti e politiche pubbliche”.
“L’Abruzzo è centrale dal punto di vista geografico, ha uno dei poli industriali più importanti d’Europa, università e centri di ricerca ed ha tutte le carte in regola anche per ambire a diventare un hub dell’idrogeno – ha spiegato Morgante – Il nostro compito è quello di conservare l’attuale livello occupazionale e di creare nuova occupazione e questo potrà accadere con le nuove tecnologie e le nuove fonti di energia rinnovabili. L’accordo con DII consentirà alle nostre imprese di entrare a far parte di un circuito internazionale che su questo campo è già all’avanguardia, ci consentirà di comprendere trend internazionali e strutturare accordi di natura industriale, sapendo di poter far leva sui fondi del Recovery Fund e la zona economica speciale che consentirà abbattere del 40% dal punto di vista fiscale gli investimenti fatti in Abruzzo, e abbiamo ulteriori finanziamenti che ci danno la possibilità di essere competitivi”. Insieme e Cornelius Matthes, Ceo di Ddi, a prendere parte alla conferenza stampa odierna c’erano anche la vice presidente di Arap, Maria Assunta Iommi, il responsabile dell’Ufficio Europa, Romeo Ciammaichella, Alberto Amoroso, Ceo di Sangritana, azienda ferroviaria regionale che ha come core business il trasporto merci e la logistica integrata in Abruzzo e Maurizio Cociancich, amministratore delegato di Adriafer di Trieste. (aise)




In Sardegna potrebbe riaprire l’unica miniera di carbone attiva in Italia

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074753163 ea5751f3 cd7c 4789 8174 93946a65c812AGI- La miniera di carbone di Monte Sinni, nel Sulcis-Iglesiente, l’unica attiva in Italia, potrebbe riaprire. O, almeno, è quanto chiedono i parlamentari di Forza Italia, Anna Maria Bernini ed Emilio Floris, in una interrogazione, depositata in Senato. Per rivitalizzare il sito i senatori azzurri chiedono l’intervento del presidente del Consiglio dei Ministri, del ministro dello sviluppo Economico e del collega della Transizione ecologica.

L’attività estrattiva nel cantiere che sorge alle porte di Nuraxi Gigus, nel territorio di Gonnesa, è cessata nel 2019 ma il percorso di chiusura concordato con l’Unione europea nel 2014 per evitare la procedura d’infrazione sugli aiuti di Stato non è ancora terminato. Dovrebbe concludersi definitivamente nel 2027. Da qui la proposta di Forza Italia di far riconoscere alla miniera, gestita dalla partecipata della Regione Carbosulcis, lo status di ‘Riserva strategica carbonifera del Paese’.

Potenzialità di 25 milioni di tonnellate di carbone

Nell’interrogazione si sollecita il governo a “intervenire presso la Commissione Europea per richiedere la revisione del piano di chiusura” del sito che ha una potenzialità immediate di 25 milioni di tonnellate di carbone e di successiva ‘coltivazione’ fino a 100 milioni. Il governo dovrebbe inoltre fissare in venti anni “la verifica sulla opportunità del prolungamento dell’attività estrattiva” con un piano dettagliato che preveda l’individuazione delle attrezzature necessarie l’addestramento del personale.

Nel motivare le loro richieste i parlamentari azzurri, che intendono far rivivere il cantiere sorto negli anni Trenta e allora gestito dalla Carbosarda, ricordano che in Italia “si impone un ripensamento delle fonti energetiche” anche in considerazione delle le dichiarazioni di Mario Draghi “sul possibile mantenimento in vita delle sette centrali a carbone presenti, tra cui quelle di Fiumesanto e Portovesme”.

I dubbi del sindacato

Ed è proprio quest’ultima centrale che dovrebbe utilizzare il carbone del Sulcis, sul quale non poche perplessità sono state peraltro espresse dal segretario territoriale della Filtem Cgil, Emanuele Madeddu. “La sua qualità non è delle migliori”, spiega all’AGI il sindacalista, “e può essere impiegato solo se mischiato ad altri tipi di carbone”. Secondo Madeddu, che peraltro non boccia totalmente l’idea d’intervenire nel sito dove attualmente sono impiegati 113 lavoratori, “al momento la struttura non è fruibile per affrontare l’emergenza energetica a causa di problemi tecnici e di tempistica”.

Garantire una ‘riserva fredda’

In altri termini, servirebbero nuove attrezzature e nuova formazione del personale: un processo che – secondo il sindacalista – durerebbe almeno due anni. “Ma”, concede il segretario della Filtem sulcitana, “l’idea potrebbe servire per garantire una ‘riserva fredda’ di carbone utilizzabile in qualsiasi momento. Ma questo sarebbe possibile solo se si mantengono le infrastrutture”.

Infrastrutture che servirebbero anche a progredire nel processo di riconversione: tra le varie attività che si dovrebbero realizzare a Nuraxi Figus, emerge il progetto ‘Aria’ gestito dall’Istituto nazionale di fisica nucleare, per la distillazione dell’Argon 40, elemento chimico che – spiega Madeddu – viene utilizzato nella diagnostica medica avanzata.

E così, a causa della guerra e della crisi energetica, si potrebbe realizzate l’inattesa convivenza di un progetto ad altissimo contenuto tecnologico con una miniera di carbone aperta 90 anni fa col nome di Littoria Prima.




Italia-Oman: CNA incontra l’Ambasciatore omanita Ahmed Salim Baomar

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9cnaomanIl responsabile ufficio promozione e mercato internazionale della CNA, Antonio Franceschini, insieme al responsabile politiche comunitarie CNA, Claudio Cappellini, hanno incontrato ieri, 8 marzo, nella sede nazionale della Confederazione l’ambasciatore dell’Oman in Italia, Ahmed Salim Baomar, e una delegazione dell’Ismaa (Istituto mediterraneo per l’Asia e l’Africa) guidata dal presidente, Maurizio Barnaba, e dal segretario generale, Vincenzo Valenti. Al centro del confronto le possibili opportunità d’affari tra Italia e Oman e lo scambio di informazioni sugli interessi delle imprese italiane e omanite, con particolare riferimento all’artigianato e alle PMI, nell’ottica di definire progetti di comune interesse anche in previsione della commissione mista Italia Oman, programmata entro il 2022 sotto l’egida dei governi dei due Paesi.
In particolare l’ambasciatore omanita ha sottolineato come l’esperienza di CNA possa essere di supporto allo sviluppo di un tessuto imprenditoriale fatto di artigianato e Pmi anche attraverso specifici percorsi formativi.
Da parte della CNA è stato espresso come, sulla base di quanto previsto nell’ambito di Oman Vision 2040, le imprese italiane possano dare il loro contributo sui temi della sostenibilità e sviluppo delle capacità imprenditoriali. (aise) 




Farnesina: nasce l’Unità di Crisi per le imprese che esportano in Russia e Ucraina

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farnesinaSu impulso del ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, la Farnesina ha convocato la prima riunione tecnica di un Gruppo di Lavoro incaricato di valutare l’impatto complessivo del conflitto russo-ucraino a danno delle aziende italiane che esportano verso quell’area.
L’incontro, coordinato dall’ambasciatore Lorenzo Angeloni, direttore generale per la Promozione del Sistema Paese del MAECI, ha visto la partecipazione del vice ministro all’Economia e Finanze, Laura Castelli, della Task Force istituita presso il Ministero dello Sviluppo Economico per monitorare e valutare i contraccolpi del conflitto sulle filiere e sui prezzi delle materie prime, del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile e delle altre Direzioni generali della Farnesina competenti. Coinvolte anche Agenzia ICE e Simest.
La riunione ha consentito di procedere ad una prima valutazione quantitativa dell’impatto che il conflitto sta generando sia sull’interscambio verso la Russia, alla luce dell’impianto sanzionatorio varato nei confronti di Mosca e delle possibili contromisure che la stessa potrebbe adottare in risposta, sia sull’operatività stessa delle imprese italiane attive in Russia e Ucraina. Approfondite altresì le criticità finanziarie, logistiche e di approvvigionamento di materie prime che le imprese italiane scontano nelle aree interessate dalle ostilità.
Quale immediato seguito operativo, si è concordato sull’opportunità di istituire una Unità di Crisi coordinata dalla Farnesina, dedicata specificamente ad affrontare le conseguenze negative che l’attuale situazione sta generando sulle imprese italiane esportatrici. Ai lavori della stessa, proprio in ragione del carattere composito delle problematiche in discussione, saranno invitati a partecipare, nell’ambito delle rispettive sfere di competenza, i Ministeri dell’Economia e delle Finanze, dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, della Transizione Ecologica, nonché Enti ed Agenzie da questi dipendenti.
In analogia all’azione svolta dalla Farnesina nelle fasi più acute della pandemia, che sfociò nell’adozione del Patto per l’Export nel giugno 2020, saranno immediatamente riattivati per tale emergenza i tavoli settoriali di ascolto delle rappresentanze economiche coordinati dal sottosegretario di Stato agli Esteri, Manlio Di Stefano.
Il coinvolgimento del maggior numero di realtà associative esposte alle emergenti criticità, fra cui Confindustria, Confapi, Coldiretti, Confimi e Filiera Italia, consentirà di riversare sull’attività dell’apposita Unità di Crisi tutte le esigenze e le proposte provenienti dal sistema nazionale dell’export.
Nel frattempo, il MAECI manterrà i contatti anche con le istituzioni europee sul tema delle possibili misure di compensazione alle imprese allo studio della Commissione Europea e delle eventuali deroghe da apportare nell’attuale frangente al regime sugli aiuti di stato, anche per consentire a livello nazionale l’utilizzo di strumenti di sostegno all’internazionalizzazione, qual è il caso del Fondo 394/81 gestito da Simest, e dei fondi promozionali ICE. (aise)




Il piano europeo per non dipendere più dal gas russo

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133049862 94aac400 cafb 4f19 ad67 21e9b57b7717AGI – “Il Collegio dei commissari europei ha adottato una nuova comunicazione con proposte di misure per un’azione congiunta europea sull’energia e, rispetto alla comunicazione dell’ottobre scorso, ci sarà un focus molto più forte sulla necessita’ di riduzione della dipendenza delle forniture di gas dalla Russia, anche attraverso misure collettive“. Lo ha dichiarato l’ambasciatore Piero Benassi, rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, nell’audizione alle commissioni riunite Affari esteri ed europei della Camera dei deputati. “Il tema della sicurezza degli approvvigionamenti e dell’aumento esponenziale dei prezzi” energetici, ha ricordato Benassi, “è già sul tavolo della Commissione europea e degli Stati membri dall’ottobre scorso e la guerra in Ucraina, con tutta evidenza, lo ha reso naturalmente ancora più urgente e complesso”.

“La Commissione, come anticipato nell’incontro a Bruxelles tra il presidente Draghi e la presidente von der Leyen, punta in particolare sulla diversificazione degli approvvigionamenti, una strada che il Governo italiano ha già imboccato con decisione anche a livello bilaterale attraverso un dialogo intensificato con i principali fornitori mondiali, anche di Gnl, in particolare con le missioni del ministro Di Maio in Algeria e Qatar, ma anche esplorando le disponibilità di altri Paesi produttori”.

“Si lavorerà anche a migliorare i livelli di stoccaggio all’interno della Ue attraverso un miglior coordinamento tra gli Stati membri, accordi volontari e possibili incentivi agli operatori per favorire il riempimento dei depositi”, ha sottolineato l’ambasciatore in audizione. “Parallelamente – ha continuato – verranno messe in campo misure per accelerare il dispiegamento delle energie rinnovabili e gli investimenti per la produzione di idrogeno e altri combustibili”.

Le conseguenze delle sanzioni sull’Europa

“Sulle conseguenze economiche” delle sanzioni alla Russia “la Ue e i singoli Stati membri prevedono di mettere a punto adeguate misure di attenuazione” ha aggiunto Benassi. “Inevitabilmente – ha spiegato l’ambasciatore – le sanzioni hanno un costo per noi come per gli altri Stati membri: tutti ne soffrono o ne potranno soffrire le conseguenze economiche, ma il pericolo a cui facciamo fronte è tale per cui la priorità resta quella di fermare l’invasione e, così facendo, salvare vite umane”

“Per mitigare i prezzi sui consumatori finali, cittadini e imprese è prevista la possibilità di interventi da parte degli Stati membri per un tetto ai prezzi dell’elettricità al dettaglio e saranno consentite misure di politica fiscale circa gli extra profitti degli operatori energetici derivati dall’impennata dei prezzi”.

La Commissione sta anche valutando la possibilità di altre misure volte a mitigare l’impatto di tale settore nei confronti di cittadini e imprese. Lo farà nelle prossime ore alla luce anche delle indicazioni provenienti dagli Stati membri. Il vertice straordinario di Versailles, previsto giovedì e venerdì di questa settimana, e il Consiglio europeo ordinario di Bruxelles del 21 e 22 marzo prossimo saranno chiamati a fornire risposte in tale senso.

La lista d’attesa per entrare in Ue

“La rapida risposta politica della presidenza francese” del Consiglio dell’Unione europea “sulla messa in attivazione della procedura di risposta alla richiesta formulata da Ucraina, Georgia e Moldova, è la risposta politica” da parte dell’Unione, “ma è avvenuta, come avviene per l’allargamento, attraverso il consenso di tutti i 27 Stati membri. Questa esigenza politica di rispondere a una popolazione che sta sotto le bombe è stata perfettamente avvertita da tutti i 27 Paesi membri” dell’Ue, ha detto ancora l’ambasciatore. “Unitarietà, coesione e tempestività della risposta sono stati elementi costantemente presenti nell’attività dell’Ue e se qualcuno avesse scommesso contro l’unitarietà, la coesione e la tempestività, beh, questa prima scommessa l’ha persa e l’ha persa clamorosamente”, ha aggiunto.

Nuove sanzioni alla Russia

Eventuali altri pacchetti sanzionatori non sono esclusi. “La situazione evolve sul terreno e fintanto che evolve nella maniera drammatica a cui stiamo assistendo in questi giorni, c’è da aspettarsi l’adozione di ulteriori misure sanzionatorie” alla Russia, ha detto Benassi. “Nella riunione degli ambasciatori di oggi pomeriggio a Bruxelles, che  un normale Coreper, ci saranno delle misure sul tavolo”, ha spiegato l’ambasciatore. “In parte – ha anticipato – sono misure esplicative di decisioni già assunte in Gazzetta ufficiale” mentre “la risposta è no in relazione a possibili misure energetiche”, ha sottolineato.

Ci saranno invece “ulteriori listing di persone ed entità sia per quanto attiene la Russia che la Bielorussia”, ha concluso. “Occorre lavorare, anche a livello comunicativo, per chiarire un concetto ribadito più volte anche in sede europea: l’obiettivo della Ue” nei suoi ultimi provvedimenti contro Mosca “non è colpire la popolazione russa nè agevolare il rischio di russofobia” rispetto al quale “dobbiamo prestare massima attenzione”. “Ciò che sta avvenendo è una reazione senza precedenti da parte della comunità internazionale, non soltanto occidentale, a un errore senza precedenti, odioso e intollerabile, commesso dalla Federazione Russa”.




Opportunità di sviluppo e investimento in Costa Rica: giovedì il webinar dell’EuroCamera

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05ccieSAN JOSÈ\ aise\ – Nell’ambito del processo di riattivazione economica, l’EuroCamera del Costa Rica, in collaborazione con la delegazione dell’Unione Europea nel paese, organizza a marzo un seminario virtuale sul tema “Opportunità di sviluppo e investimento nelle zone franche della Costa Rica”, rivolto alle imprese europee nei settori dell’agroindustria, delle energie rinnovabili, della mobilità “pulita” e del settore dei dispositivi medici e farmaceutici.
Il seminario, in programma giovedì 10 marzo, nasce con l’intento di stringere nuovi legami commerciali con l’Unione Europea che, pur essendo già consolidati, hanno un ampio margine di crescita e sono ancora lontani dal raggiungere il livello degli scambi commerciali che il Paese ha con gli Stati Uniti.
Fondata nel settembre 2017, l’EuroCamera del Costa Rica è una federazione di camere di commercio bilaterali europee; le camere che la compongono sono quelle di Italia, Francia, Spagna, Germania, Belgio e Paesi Bassi. Ogni anno, una delle camere binazionali dirige la presidenza della federazione. Per l’anno 2021-2022 a guidare l’Eurocamera è la Camera di Commercio e Industria Italo-Costaricana.
Gli obiettivi dell’Eurocamera sono quelli di proporsi da interlocutore per i propri Associati dinanzi ai vari organi ed enti dell’Unione Europea; fornire supporto commerciale alle aziende in Costa Rica e nell’Unione Europea; sviluppare e agevolare l’attrazione di investimenti diretti europei in Costa Rica; incoraggiare gli investimenti e il commercio realizzando eventi, studi, seminari, workshop e pubblicazioni; fornire le informazioni, i servizi e il supporto necessari agli imprenditori per il miglior rendimento e successo delle loro attività; e, infine, promuovere la cooperazione con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo delle relazioni commerciali, industriali, economiche, finanziarie, di servizi e culturali tra il Costa Rica e l’Unione Europea.
L’Unione Europea – spiega la Camera di Commercio e Industria Italo-Costaricana – continua ad essere uno dei maggiori partner commerciali del Costa Rica, sia per le importazioni che per le esportazioni. C’è stata una crescita costante negli intercambi commerciali dalla firma dell’accordo di associazione fino all’inizio della pandemia. In Centro America, il Costa Rica ha l’offerta esportabile più diversificata e con il più alto valore aggiunto.
Obiettivo del seminario è, quindi, apportare fruttuosi benefici al progresso dell’economia nazionale.
Per partecipare al seminario è possibile registrarsi a questo link o inviare una e-mail a proyectos@eurocamaracr.com. (aise) 




Sace sospende la valutazione di nuovi progetti in Russia e Bielorussia

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sace logoIn considerazione dell’aggravarsi di rischio sulle geografie interessate dal conflitto russo-ucraino, SACE ha deciso di sospendere temporaneamente la valutazione dell’assunzione di nuovi rischi per l’attività di export credit in Russia e in Bielorussia.
Inoltre, con l’obiettivo di valutare quotidianamente lo scenario e fornire il massimo supporto agli esportatori italiani e al Sistema Paese, SACE ha attivato un tavolo di crisi trasversale che coinvolge diverse funzioni e continuerà a monitorare la situazione con estrema attenzione, aggiornando la propria posizione in base a futuri sviluppi. (aise)