I rischi per gli investimenti e le proprietà degli italiani in Russia

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115826265 254e646b 69fe 4a92 9362 9b97a4a6c96cAGI. – “Il contesto politico in Russia non può non risentire del quadro sanzionatorio, attuale e atteso, e delle possibili risposte del Cremlino. In particolare, l’incremento del rischio di trasferimento è dovuto alle limitazioni alla disponibilità delle ingenti riserve valutarie del Paese, che potrebbero ulteriormente acuirsi a seguito dell’esclusione dal canale Swift del sistema finanziario russo.

In aggiunta, pesa sul rischio di convertibilità la recente adozione da parte russa di misure di controllo sui movimenti di capitali in valuta estera. Parimenti, il rischio di esproprio aumenta sulla scia delle eventuali possibili ritorsioni sugli investitori internazionali per le sanzioni imposte a Mosca, traducendosi in azioni di confisca, senza adeguate compensazioni, o in eventi di creeping expropriation”.

 

È quanto emerge dalla Mappa dei Rischi 2022 – “Rischi (in)soliti per tempi insoliti: il mondo nel 2022” di Sace nella parte dedicata agli indicatori di rischio politico – che comprendono i rischi di guerra, disordini civili e violenza politica, i rischi di esproprio e di violazioni contrattuali e i rischi di restrizioni al trasferimento e alla convertibilità valutari.

Per quanto riguarda, poi, il rischio di credito esso risente della pesante escalation della crisi russo-ucraina. Nonostante un solido quadro fiscale e di riserve valutarie, le sanzioni imposte da numerosi Paesi a seguito della crisi con l’Ucraina ostacolano i pagamenti nelle relazioni commerciali con l’estero, impattando di conseguenza il rischio di credito delle controparti pubbliche e private della Russia (passata da 62 a 70).

Gli effetti della crisi in corso si riflettono in maniera altrettanto evidente anche sul rischio di credito dell’Ucraina (da 81 a 90). Soffrono un deterioramento del rischio di credito la Bielorussia (da 82 a 88) e la Turchia (da 82 a 83).




“Le opportunità di fare business con e in Bulgaria”: il webinar della CCIU

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2cciuNell’ambito dell’attività info-formativa e di assistenza alle imprese italiane, la Camera di Commercio Italiana in Bulgaria collabora con il Consolato della Repubblica di Bulgaria a Milano, la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Arezzo-Siena e PromoSienaArezzo, la società della Camera di Commercio di Arezzo – Siena, a sostegno della competitività del sistema economico senese e dell’assistenza delle aziende locali nel loro posizionamento sul mercato nazionale ed internazionale, all’organizzazione della Virtual Country Presentation dal titolo “Le opportunità di fare business con e in Bulgaria” che si svolgerà martedì 8 marzo partire dalle ore 10.30 (CET) sulla piattaforma ZOOM.
La virtual Country Presentation si configura come un’occasione di approfondimento del Paese balcanico dal punto di vista macroeconomico, delle opportunità di partnership tra le PMI del territorio senese e aretino con le controparti locali, nonché di conoscenza delle modalità di accesso ai fondi europei in Bulgaria per le PMI di Arezzo e Siena.
L’evento online in lingua italiana sarà aperto dagli indirizzi di saluto del Presidente della CCIAA Arezzo-Siena, Massimo Guasconi, del Console Generale della Repubblica di Bulgaria a Milano, Tanya Dimitrova, del Presidente della Camera di Commercio Italiana in Bulgaria, Marco Montecchi, del Segretario Generale della CCIAA Arezzo-Siena, Marco Randellini e del Direttore dell’Agenzia ICE Sofia, Chiara Petrò.
Seguirà una sessione tecnica a cura di Matteo Cosco, Assistente del Console Generale sul tema “Bulgaria: Paese, economia, relazioni con l’Italia e vantaggi fiscali e amministrativi”, di Rosa Cusmano, Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana in Bulgaria su “Gli strumenti a sostegno del business e dell’internazionalizzazione delle PMI: il portale Fondi Export.it” e di Anselmo Caporossi, Vice Segretario Generale e Responsabile Dipartimento “Cooperazione Internazionale – Fondi Europei e Programmi Comunitari” – Camera di Commercio Italiana in Bulgaria sul tema “I fondi europei 2021-2027. Focus su programmi operativi per le PMI”.
La partecipazione è gratuita, ma occorre registrarsi qui. (aise) 




Pasta, olio e vino: è vero boom per l’export del cibo made in Italy

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145501006 674837e6 9a7b 406b 94ee dfb2cd40f686AGI – “Più cibo italiano sulle tavole di tutto il mondo. L’effetto della pandemia, nei due anni tra 2020 e 2021, ha consentito all’agroalimentare made in Italy di incrementare la propria presenza meglio di quanto abbiano fatto molti avversari commerciali”. È quel che sottolinea l’incipit di un servizio del nuovo numero del settimanale economico del Gambero Rosso, “TreBicchieri”, dedicato all’agrifood. Nel ripensare all’incredibile blocco delle merci italiane alle fronitiere con l’esplosione della pandemia, nel 2020.

La testata calcola invece che il mondo abbia scelto proprio il made in Italy quale prodotto di qualità. Superstar delle esportazioni sono stati prodotti come la pasta, l’olio extravergine d’oliva, i formaggi, il vino, quest’ultimo definito come un “vero alfiere e protagonista” di una performance che lo ha portato a totalizzare bel oltre i 7 miliardi di euro.

Tant’è che la sesta edizione del forum Agrifood monitor promosso da Nomisma con Crif, sistemi di informazioni creditizie, parla addirittura di performance “sorprendente” per il settore dell’agroalimentare. Specie nel corso del 2021, che sara’ ricordato come “un anno straordinario per l’export italiano” secondo il giudizio di Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma, a suo avviso proprio “grazie ad una crescita che ha coinvolto tutti i prodotti, portando a incrementi della quota di mercato dell’Italia in molti mercati mondiali”.

Nel dettaglio, i dati dicono che il nostro Belpaese ha visto aumentare nel corso del 2021 e rispetto al 2019 il suo peso a valore all’interno dei più importanti Paesi importatori, passando da 15,4% a 16% in Svizzera, da 7,8% a 8,7% in Germania, da 8,3% a 8,7 % in Francia, da 5,6% a 6,3% in Uk, da 4,4% a 4,7% in Australia, dal 3,1% al 3,5% in Russia. Stabili gli Usa (3,5%) mentre si perde qualcosa nel rapporto con la Cina, che passa dal 2% all’1,9%, soprattutto perché i cinesi, che hanno incrementato l’import in periodo pandemico di oltre il 45%, hanno acquistato in prevalenza commodity agricole, che non rappresentano il core business italiano, fatto invece di prodotti trasformati e lavorati.

Ma passando dalla suddivisione percentuale ai dati assoluti, il quadro complessivo è questo: l’export agroalimentare nel 2021 ha raggiunto livelli record attestandosi sopra i 50 miliardi di euro (nel 2015 era poco sopra i 30 mld), grazie a una crescita a valore del 15% rispetto al 2019 e dell’11% sul 2020.

I prodotti che hanno fatto da traino sono stati vino, salumi e formaggi. Il vino si conferma il bene italiano in assoluto piu’ esportato, con una quota del 14% e un incremento a valore del 12,7% sul 2020 e del 10,3% sul 2019. Pertanto l’Italia, nell’agrifood, ha fatto meglio di altri importanti Paesi europei, come Francia e Germania, rimasti sotto il 10% (con crescite rispettive di +8% e +4%). Il nono posto, invece, l’Italia se lo aggiudica per valore dell’export agroalimentare mondiale, in una classifica che vede ai primi 5 posti gli Usa (148,6 mld), i Paesi Bassi (103,1%), il Brasile (83 mld), la Germania (75,4 mld) e la Francia (68,3 mld).

E tra 2019 e 2021 chi ha fatto meglio del Belpaese sono paesi come il Canada, il Brasile, gli Usa, cresciuti di oltre il 20%. Ora però si guarda con molta apprensione al fronte russo-ucraino e al conflitto in corso, anche perché se da un lato la performance dell’Italia è stata ottima, dall’altro abbiamo sì incrementato le esportazioni, tuttavia le imprese vedono ridursi i margini economici a causa dell’effetto dell’aumento dei costi, in prevalenza di quelli energetici, cresciuti di circa cinque volte.

Dichiara al settimanale economico del Gambero Rosso il presidente del Comitato scientifico di Nomisma ed europarlamentare Paolo De Castro, rispetto alla guerra in Ucraina: “Eventuali sanzioni nell’agroalimentare in Russia genereranno difficoltà sia dirette, come i blocchi sull’export, sia indirette, nel senso che quei Paesi che perderanno un’importante via di sbocco come la Russia riverseranno nei confini Ue i propri prodotti”.

In ogni caso, ora con la guerra in Ucraina si attendono conseguenze devastanti per tutti, soprattutto perché il conflitto arriva dopo due anni di una pandemia globale, che ha già messo alla prova la resistenza e le economie di tutti i Paesi.




Parmigiano Reggiano: vendite 2021 in aumento del +8,2% rispetto al periodo pre-pandemia

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27parmigianoIl Parmigiano Reggiano chiude il 2021 con dati positivi per quanto riguarda vendite e prezzi, il giro d’affari al consumo tocca il massimo storico di 2,7 miliardi di euro contro i 2,35 miliardi del 2020; al massimo anche il valore generato alla produzione con 1,71 miliardi di euro contro gli 1,52 miliardi del 2020. Questi i dati del Consorzio Parmigiano Reggiano, da cui emerge che il 2021 è stato un anno record anche per la produzione, che cresce complessivamente del 3,9% rispetto all’anno precedente.
I 4,09 milioni di forme (circa 163 mila tonnellate) rappresentano il livello più elevato nella storia del Parmigiano Reggiano. Volumi che orientano il Consorzio a puntare sempre di più verso l’estero: mercati di grandi opportunità di sviluppo per una produzione in continua, ma programmata, espansione. Negli ultimi quattro anni, la produzione è aumentata da 3,7 milioni di forme a 4,09 milioni di forme, registrando una crescita pari al 10,6%.
Nei mercati, il Parmigiano Reggiano ha registrato nel 2021 una quotazione positiva e stabile: la media annua è stata di 10,34 euro al chilo (Parmigiano Reggiano 12 mesi da caseificio produttore), con oscillazioni di prezzo contenute tra 10,25 €/kg e 10,40 €/kg. Ricordiamo che nel 2020 la media era stata di 8,57 €/kg e nel 2019, prima dell’inizio della pandemia, di 10,76 €/kg (fonte: Borsa Merci Comprensoriale di Parma).
Per quanto riguarda la distribuzione dei consumi il mercato del Parmigiano Reggiano sta diventando sempre più internazionale.
L’Italia, che rappresenta il 55% del mercato, ha registrato un incremento dei consumi pari al +4,5% rispetto ai livelli pre-pandemia: 89.101 tonnellate nel 2021 contro le 85.258 del 2019. Il dato risulta essere in leggera flessione (-1,3%) se comparato a quello del 2020: anno straordinario in cui, a causa del primo lockdown, si registrò un boom dei consumi domestici del prodotto.
La GDA rimane il primo canale distributivo (51%), seguita dalle vendite dirette dei caseifici che registrano un forte aumento, e dall’industria (14%), che beneficia della crescente popolarità dei prodotti caratterizzati dalla presenza di Parmigiano Reggiano tra gli ingredienti. Il canale Horeca rimane fanalino di coda, e quindi enorme potenziale di sviluppo, ma recupera volumi e si attesta al 7% del totale rispetto al 2% registrato nel 2020. Il restante 8% è distribuito negli altri canali di vendita.
La quota export è pari al 45% (+2,9% di crescita a volume rispetto all’anno precedente). Gli Stati Uniti sono il primo mercato (21% dell’export totale), seguito da Francia (19%), Germania (17%), Regno Unito (11%) e Canada (5%).
Nei mercati più importanti, le performance migliori, rispetto al 2020, sono state registrate negli USA (+10,4%), in Francia (+4,5%) e in Canada (+5,5%). Crescono anche la maggior parte dei mercati europei, in particolare Svizzera (+14,7%) e Svezia (+13,2%). Perde terreno il Regno Unito (-15,6%) a causa di Brexit, e la Germania ( -1,9 % ma dopo una crescita importante rispetto al 2019).
“La tregua che il Covid sta dando all’Europa potrebbe preludere, secondo l’OMS, alla fine della pandemia”, ha commentato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. “La nostra filiera non solo ha retto all’onda d’urto del Covid ma in questo anno è riuscita a espandere i consumi e a trovare la stabilità dei prezzi alla produzione. Ora che stiamo uscendo da questa fase, dovremo fare fronte ai riflessi di un mercato che è stato tonico ma che potrebbe manifestare – a seguito di un aumento produttivo trainato dai prezzi e dalla domanda – dei problemi di eccesso di offerta. Il piano marketing e i nuovi piani produttivi, deliberati in Assemblea a dicembre 2021, sono i due strumenti principali con i quali ci apprestiamo ad affrontare queste sfide di breve e medio termine per posizionare, ancora una volta, il Parmigiano Reggiano su una traiettoria di crescita forte e di lungo periodo”. (aise) 




Cosa succede con l’esclusione della Russia dallo Swift

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183837644 48270ea7 e484 4e0f a7aa 763f29324ecaAGI – È tra gli spauracchi maggiori del governo russo e allo stesso tempo uno degli strumenti contro Mosca che maggiormente divide le cancellerie occidentali. Parliamo dell’esclusione della Russia dallo Swift, la misura che sembra essere la sanzione più incisiva che potrebbe essere adottata contro il Cremilino.

Sin dall’inizio Boris Johnson e Joe Biden l’hanno sventolata come l’asso nella manica per portare a più miti consigli Vladimir Putin, provocando una serie di distinguo tra gli alleati. Ora però l’ipotesi sta prendendo sempre più piede invocata dallo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.

Cos’è lo Swift

Swift è l’acronomimo di Society for worldwide interbank financial telecommunication, e costituisce il principale sistema di messaggistica al mondo usato dagli istituti di credito per effettuare transazioni monetarie tra i vari Stati nel modo più sicuro e trasparente, dando quindi a imprese e cittadini uno strumento per far funzionare il commercio internazionale con le maggiori garanzie e nel modo più fluido possibile.

Dal punto di vista amministrativo, è una cooperativa costituita nel 1973 con sede in Belgio, e quindi rientra di fatto nel diritto comunitario europeo. Nello specifico, è un grande network informatico al quale aderiscono quasi 11 mila istituzioni finanziarie di oltre 200 nazioni.

Insomma, non è una banca con capitali, impieghi, raccolta e gestione di conti correnti, ma una piattaforma che manda informazioni agli istituti di credito sulle transazioni che si stanno verificando in un determinato momento. Definito il ‘gmail’ del mondo bancario internazionale, il sistema fornisce a ogni ente finanziario un codice di 8 o 11 caratteri, identificato di norma come codice Bic o in alternativa come, appunto, Codice Swift.

Con questi codici, si garantisce che i messaggi generati con un pagamento arrivino – con le dovute certificazioni – al creditore. Il sistema è in grado di generare una media di quasi 40 milioni di messaggi al giorno, che corrispondono ad altrettante operazione finanziarie.

Cosa succede con l’esclusione della Russia dallo Swift

Escludere la Russia dallo Swift provocherebbe senza dubbio numerose criticità e disfunzioni finanziarie al Paese in quanto le sue entità finanziarie non potrebbero più spedire o ricevere denaro dall’estero. Tuttavia, la misura potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio per chi la imponesse e allo stesso tempo un’iniziativa non così drammatica per il commercio internazionale russo.

Innanzitutto, il problema è che nello ‘stop’ potrebbero incappare anche istituzioni finanziarie o banche non russe, come per esempio gli istituti italiani che in Russia sono tra i più esposti d’Europa insieme a quelli di Francia e Austria.

E poi, come già annunciato da diversi esponenti del governo di Mosca, gli intermediari finanziari del Paese potrebbero utilizzare strumenti alternativi allo Swift. Già nel 2014, a seguito dell’invasione della Crimea, alcune banche locali erano state inserite dagli Stati Uniti in una lista nera.

La Banca centrale russa sviluppò allora un proprio sistema di pagamento – Mir – che attualmente intermedia circa il 25% di tutte le transazioni nazionali con carta, ma che è difficilmente utilizzabile all’estero.

In seguito, il governo russo ha sviluppato un’altra rete di pagamenti – il System for Transfer of Financial Messages (Spfs) – che nel 2021 ha intermediato circa 13 milioni di messaggi tra i più di 400 intermediari finanziari aderenti al sistema (tra cui Unicredit e Deutsche Bank) per un totale pari al 20% dei trasferimenti nazionali.

Nel caso in cui le banche russe fossero disconnesse da Swift il sistema finanziario russo potrebbe appoggiarsi inoltre al sistema di pagamento interbancario transfrontaliero cinese (Cips), gestito dalla People’s Bank of China, che ha utenti in oltre cento Paesi.




Le banche Italiane sono tra le più esposte in Russia

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182114664 268d4629 8f02 4e1e b1f9 368b4f2dec31AGI – Sono proprio le banche italiane, insieme a quelle francesi, e poi le austriache, a essere tra le più esposte verso la Russia tra gli istituti finanziari d’Europa. È quanto emerge da una ricerca del Credit Suisse, che ha elaborato dati della Bri, la Banca dei Regolamenti Internazionali, risalenti al giugno 2021.

Per gli istituti italiani e francesi l’esposizione ammonta a oltre 30 miliardi di dollari, circa 26,5 miliardi di euro, per quelli austriaci si aggira sui 22-23 miliardi di dollari.

Riguardo ai singoli istituti l’analisi evidenzia come l’esposizione più elevata sia quella dell’austriaca Raiffeisen Bank International con una quota di ricavi del 20% realizzata in Russia e con un ammontare di prestiti di 10,5 miliardi, considerando anche l’Ucraina.

La banca austriaca precede Societè Generale, che ha una quota di ricavi in Russia del 4% con 8,7 miliardi di prestiti.

La terza banca per esposizione è Unicredit, presente in Russia dal 2005 dopo la fusione con Hvb che aveva nel paese una propria controllata. La banca ha attualmente circa 2 milioni clienti retail e circa 30.000 corporate, con una rete di 72 sportelli che erogano circa 8 miliardi di euro di prestiti.

Nel 2021 la controllata russa ha fruttato al gruppo Unicredit circa 180 milioni di utile, una piccola parte rispetto ai 3,9 miliardi totali; pesa per circa il 3% del margine di interesse e per il 3% del capitale allocato.

Recentemente Unicredit aveva mostrato interesse per la privatizzazione di Otkritie Bank, una banca privata oggetto di un salvataggio pubblico e poi rimessa sul mercato. Una realà da 477 sportelli con 44 miliardi di attività.

Le voci su Otkritie erano costate a Unicredit un netto ribasso in Borsa, prima del dietrofront sancito dalle parole dell’ad Andrea Orcel: “ci siamo ritirati per i rischi geopolitici”, aveva spiegato riferendosi proprio alla vicenda ucraina e alle possibilità di sanzioni.

“Abbiamo valutato se comprare una quota di controllo nel collocamento in Borsa di Otkritie, per integrarla con la nostra banca russa diventando azionisti di riferimento di un polo più grande – aveva detto – ma la rete e le sinergie erano potenzialmente superiori ai rischi”.

Molto intensa anche l’attività in Russia di Intesa Sanpaolo, che gestisce più della metà delle operazioni commerciali con l’Italia, realizza la maggior parte delle operazioni di investimenti italiani in Russia e russi in Italia, ed è un importante investitore e partner in molti progetti russi, nazionali e internazionali. Banca Intesa Russia conta su 28 filiali e 976 dipendenti, con asset per circa 1 miliardo di euro.

Recentemente l’a.d. di Intesa, Carlo Messina, a proposito delle vicende ucraine aveva detto durante una conference call: “Noi non facciamo geopolitica, rispettiamo le regole che ci sono a livello comunitario e internazionale ma facciamo la banca, nell’interesse dei nostri clienti e lo faremo anche in Russia. Lo faremo con le regole che di volta in volta ci saranno, ma non vedo che problemi ci possano essere per noi in Russia che, tra l’altro, per noi è anche profittevole”.




Torna a crescere il made in Italy in Giordania, Iraq e Palestina

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exporttimbroROMA\ aise\ – Sono tutti positivi i segni dell’export Made in Italy in Giordania, Iraq e nei territori palestinesi. Lo si apprende dal report dell’Ufficio ICE di Amman.
+19,6% in Giordania
Secondo i dati EuroStat, l’Italia, nel periodo gennaio/novembre, ha approvvigionato la Giordania per 445,5 milioni euro rispetto ai 372,4 milioni euro dello stesso periodo 2020, segnando un +19,6%: tra i principali prodotti esportati, perle fini, pietre e metalli preziosi e lavori di tali metalli con 102,4 milioni euro hanno raggiunto la prima posizione per effetto di un +122,5%, a seguire macchine, apparecchi e congegni meccanici con 80,7 milioni euro/-8,4%, risalita significativa per apparecchi e materiale elettrico con 25,2 milioni euro /+34,7%, mobili con 17,6 milioni euro/+28%, strumenti ed apparecchi medico-chirurgici in quinta posizione con 17,4 milioni euro/+20,5%.
Anche altri prodotti italiani, nel periodo gennaio/novembre2021, hanno segnato incrementi interessanti nei gusti e nelle preferenze di acquisto di consumatori/importatori/produttori locali: cereali 11,7 milioni euro/+53% rispetto allo stesso periodo 2020, preparazioni alimentari diverse 7 milioni euro/+42,7%, pitture e vernici 5,1 milioni euro/+31,2%, cotone 5,1 milioni euro/+44,6%, gomma e prodotti di gomma 3,5 milioni euro/+89,4%, calzature 3,3 milioni euro/+27,1%, cementi 2 milioni euro/+71,9%, formaggi e latticini 1,3 milioni euro/+52,8%, attrezzature per sport e giochi 1,1 milioni euro/+94,5%, caffè 0,99 milioni euro/+164,1% e stoffe a maglia 0,93 milioni euro/+717,6%.
+22,6% in Iraq
Sempre secondo i dati EuroStat, l’Italia, nel periodo gennaio/novembre 2021 ha approvvigionato l’Iraq per 559 milioni euro rispetto a 445,7 milioni euro dello stesso periodo 2020, realizzando una crescita di +22,6%: tra i principali prodotti esportati, macchine apparecchi e congegni meccanici con 176,2 milioni euro hanno mantenuto la prima posizione con un +20%, a seguire apparecchi e materiale elettrico 121,2 milioni euro/+14,3%, lavori di ghisa ferro/acciaio con 46,1 milioni euro/+8,7%, da segnalare oli leggeri diversi dagli oli greggi che hanno raggiunto quota 37,4 milioni euro mentre erano a 1,1 milioni euro nello stesso periodo 2020 e in quinta posizione strumenti ed apparecchi medico-chirurgici con 23,7 milioni euro/+31,6%.
Anche altri prodotti italiani, nel periodo gennaio/novembre2021, hanno segnato incrementi interessanti nei gusti e nelle preferenze di acquisto di consumatori/importatori/produttori locali: prodotti per profumeria e preparazioni cosmetiche con 10,5 milioni euro/ +41,7% rispetto allo stesso periodo del 2020, materie plastiche e lavori di tali materie 9,9 milioni euro/+30%, marmo/travertino e lavori di questi materiali 8 milioni euro/+127,1%, prodotti ceramici 5,3 milioni euro/+42,1%, carta e cartone 1,8 milioni euro/+40,2%, in evidenza alberi e piante vive con 3 milioni euro e un balzo di +104,7% cosi come utensili/utensileria 1,6 milioni euro/+76,5% e soprattutto vetro e lavori di vetro 2 milioni euro/+315,2%.
+27,6% nei Territori palestinesi
Osservando ancora i dati EuroStat, l’Italia, sempre nel periodo gennaio/novembre, ha approvvigionato i Territori palestinesi per 32,3 milioni euro rispetto a 25,3 milioni euro dello stesso periodo 2020, realizzando una crescita di +27,6%: vetture automobili con 6,5 milioni euro hanno mantenuto la prima posizione con un confortante +105,9%, a seguire prodotti di panetteria e pasticceria con 6,4 milioni euro/+29,5%, cacao e sue preparazioni con 5,7 milioni euro/+0,8% e soprattutto apparecchi e materiale elettrico con 3,6 milioni euro e una crescita importante di +158,6%, macchine, apparecchi e congegni meccanici in quinta posizione con 2,3 milioni euro/-14,6%.
Anche altri prodotti italiani, nel periodo gennaio/novembre2021, hanno segnato incrementi interessanti nei gusti e nelle preferenze di acquisto di consumatori/importatori/produttori locali: prodotti ceramici con 1,4 milioni euro/ +75,1% rispetto allo stesso periodo del 2020, prodotti farmaceutici 0,64 milioni euro/+33% e soprattutto, calzature 0,5 milioni euro/+1.263,4%. (aise) 




Repubblica Dominicana. Fondi italiani per produttori agricoli locali

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273579938 2808433669451372 5436713671893612150 nUna delegazione diplomatica dell’UE ha visitato le strutture del progetto IILA per il trasferimento di competenze tecnologiche e di formazione professionale, situato nella zona di frontiera tra la Repubblica Dominicana e Haiti e finanziato con fondi italiani. Questo progetto permette a piccoli produttori agricoli di accedere al mercato, incrementando in altro modo lo sviluppo sostenibile e la sicurezza alimentare. Il progetto ha un duplice obbiettivo: formare gli studenti e ridurre il divario tecnologico tra grandi e piccoli produttori agricoli.




In Ambasciata a Parigi la riunione di Sistema della Camere di Commercio Italiane in Francia

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16castaldoPARIGI\ aise\ – Il 2 febbraio scorso si è svolta presso l’Ambasciata d’Italia di Parigi la consueta riunione di Sistema Annuale delle Camere di Commercio Italiane in Francia.
“È bello rivedervi in una fase così interessante e costruttiva per l’Italia ed i suoi rapporti con la Francia”, ha esordito l’ambasciatrice Teresa Castaldo, che ha accolto personalmente, dopo due anni, i rappresentanti consolari e le delegazioni camerali riunite in Ambasciata. Grazie al Trattato del Quirinale, ha continuato Castaldo, ci saranno “azioni concrete da sviluppare insieme”.
L’ambasciatrice ha tracciato un bilancio positivo sull’evoluzione delle Camere di Commercio in Francia, che ha sempre avuto a cuore per l’importante e strategica attività che svolgono. “Abbiamo una missione importante da svolgere, ancora una volta in un ottica di cooperazione e collaborazione”, ha detto: “la Francia, ci è stato ribadito, è Paese di assoluta priorità per l’Italia”.
Tra i temi principali della riunione sono emersi la strategica importanza delle Camere Italiane come antenne per favorire investimenti, il rilievo delle disposizioni concernenti il PNNR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il Progetto BE IT e la Candidatura dell’Italia a Expo 2030.
Nel 2021 gli interscambi economici tra Italia e Francia hanno raggiunto i 90 miliardi di euro, grazie in particolar modo all’azione delle piccole e medie imprese, che hanno raggiunto un livello record per l’Italia. L’export è cresciuto del 17%, mentre l’import del 24%.
L’Ambasciata ha sottolineato che la programmazione delle prossime azioni a sostegno del Paese riguarderanno in particolare la cooperazione transfrontaliera, in regioni di confine e la necessità di agglomerare forze di giovani imprenditori e start-up.
La Francia rimane inoltre un mercato importante per gli investimenti italiani: il Pil è cresciuto del 7% mentre il livello di disoccupazione resta uno dei più bassi d’Europa, sotto l’8%. In Francia il 50% delle imprese dichiara di non trovare manodopera specializzata.
A seguito della disamina introduttiva e degli interventi di Enit e ICE, hanno preso la parola le Camere di Commercio, illustrando il lavoro svolto durante l’ultimo biennio e presentando il programma per l’annualità 2022. Per la Camera di Commercio Italiana di Nizza sono intervenuti la presidente Patrizia Dalmasso e il responsabile delle Relazioni Istituzionali Giacomo Rinaudo. Al centro della pianificazione della Camera ci saranno la Promozione Turistica ed i Servizi di Accompagnamento e sostegno alle Imprese. L’occasione è stata inoltre propizia da parte della presidente Patrizia Dalmasso, per ringraziare l’ambasciatrice Castaldo, giunta al termine del suo mandato, per l’eccellente lavoro svolto per l’Italia e a favore dell’immagine delle Camere di Commercio Italiane in Francia.
Ora l’obiettivo è puntare alla crescita costante dell’internazionalizzazione delle imprese italiane in Francia, nonché allo sviluppo tra i due Paesi per l’anno 2022. (aise)




Il Parmigiano Reggiano ha toccato il record di 2,7 miliardi di euro nel 2021

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115731185 abc49217 6148 4943 8218 7a4e4a84e281AGI – Il Parmigiano Reggiano chiude il 2021 con dati positivi per quanto riguarda vendite e prezzi. Il giro d’affari al consumo tocca il massimo storico di 2,7 miliardi di euro contro i 2,35 miliardi del 2020; al massimo anche il valore generato alla produzione con 1,71 miliardi di euro contro gli 1,52 miliardi del 2020. Segno più anche rispetto ai valori pre pandemia del 2019, quando il valore alla produzione era di 1,661 miliardi. Il 2021 inoltre è stato un anno record anche per la produzione, che cresce del 3,9% rispetto all’anno precedente.

I 4,09 milioni di forme (circa 163 mila tonnellate) rappresentano il livello più elevato nella storia del Parmigiano Reggiano. Nei mercati, il Parmigiano Reggiano ha registrato nel 2021 una quotazione positiva e stabile: la media annua è stata di 10,34 euro al chilo (Parmigiano Reggiano 12 mesi da caseificio produttore), con oscillazioni di prezzo contenute tra 10,25 /kg e 10,40 /kg. Nel 2020 la media era stata di 8,57 /kg e nel 2019, prima dell’inizio della pandemia, di 10,76 /kg L’Italia, che rappresenta il 55% del mercato, ha registrato un incremento dei consumi pari al +4,5% rispetto ai livelli pre-pandemia: 89.101 tonnellate nel 2021 contro le 85.258 del 2019. Il dato risulta essere in leggera flessione (-1,3%) se comparato a quello del 2020.

La Grande distribuzione rimane il primo canale distributivo (51%), seguita dalle vendite dirette dei caseifici che registrano un forte aumento, e dall’industria (14%), che beneficia della crescente popolarità dei prodotti caratterizzati dalla presenza di Parmigiano Reggiano tra gli ingredienti. Il canale Horeca recupera volumi e si attesta al 7% del totale rispetto al 2% registrato nel 2020. Il restante 8% è distribuito negli altri canali di vendita.

La quota export è pari al 45% (+2,9% di crescita a volume rispetto all’anno precedente). Gli Stati Uniti sono il primo mercato (21% dell’export totale), seguito da Francia (19%), Germania (17%), Regno Unito (11%) e Canada (5%). Nei mercati più importanti, le performance migliori, rispetto al 2020, sono state registrate negli USA (+10,4%), in Francia (+4,5%) e in Canada (+5,5%). Crescono anche la maggior parte dei mercati europei, in particolare Svizzera (+14,7%) e Svezia (+13,2%). Perde terreno il Regno Unito (-15,6%) a causa di Brexit, e la Germania ( -1,9 % ma dopo una crescita importante rispetto al 2019).

“La nostra filiera non solo ha retto all’onda d’urto del Covid ma in questo anno è riuscita a espandere i consumi e a trovare la stabilità dei prezzi alla produzione – ha affermato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano – ora dovremo fare fronte ai riflessi di un mercato che è stato tonico ma che potrebbe manifestare, a seguito di un aumento produttivo trainato dai prezzi e dalla domanda, dei problemi di eccesso di offerta. Il piano marketing e i nuovi piani produttivi, deliberati in Assemblea a dicembre 2021, sono i due strumenti principali con i quali ci apprestiamo ad affrontare queste sfide di breve e medio termine per posizionare, ancora una volta, il Parmigiano Reggiano su una traiettoria di crescita forte e di lungo periodo”.