Il Cile e l’efficienza energetica che diventa sostenibile

electricidad rd 15211101 20201118160735

b3ecb478 alta tencion 5f45b3d7858a9 768x461 1L’Italia avrà un ruolo primario con il Regno Unito nei lavori della Cop26 e l’occasione sarà utile per tornare a riflettere sulla produzione e gestione di una diversa organizzazione energetica.

Il Cile vanta un’immensa dotazione di risorse a costi ottimali. Se pensiamo all’energia solare, il Paese è all’avanguardia, mentre nel sud del Cile è possibile sviluppare, investire e implementare l’energia eolica. Non solo. Grazie all’Enel, nel Paese si sta sviluppando la ricerca e l’innovazione in rapporto alla energia geotermica, con gli importanti impianti ubicati sulle Ande.

La ricchezza del Cile in ambito energetico permette di poter comprendere gli obiettivi del governo che insegue la neutralità dal carbonio entro il 2050. Una visione che unisce l’Italia, i lavori della Cop26 alle opportunità che le imprese stanno sviluppando in Cile. Attraverso la leadership energetica e innovativa dell’Enel, in Cile si sta provando a sviluppare anche le enormi opportunità frutto dell’idrogeno verde. Un mix di visioni che aiuta a comprendere le enormi opportunità che il Cile offre alle imprese energetiche italiane.

Attualmente, il 66.2% delle abitazioni private deve migliorare il proprio approccio energetico, mentre il 21% dei cileni dichiara di soffrire il freddo durante l’inverno. Nel Paese riscaldarsi costa molto per le capacità economiche medie della popolazione e tale scenario comporta delle problematiche di carattere economico, sociale ed ambientale. Tale fenomeno richiede una risposta regolamentare industriale e commerciale e grazie all’innovazione italiana il Paese può avviare una diversificazione energetica all’insegna della sostenibilità e con costi più contenuti. La collaborazione energetica con il Cile sulle tematiche della diversificazione energetica può divenire un’importante opportunità economica se ben compresa e strutturata. Stabilire delle solide connessioni e sviluppare progetti per scambiare esperienza sull’efficienza energetica permetterebbe il diffondersi di tecnologia e innovazione per il mercato energetico residenziale e industriale della realtà locale, rivitalizzando l’intero comparto energetico del Cile.

Particolarmente importante risulta essere l’analisi della politica di attrazione degli investimenti sviluppata dal Cile, con un quadro normativo certo e concreto e con una considerevole apertura alle imprese estere. La pandemia sanitaria ha generato una paralisi produttiva nel corso del II trimestre del 2020 e dopo i segnali di ripresa registrati dall’agenzie economiche ad inizio 2020.

Nel primo semestre del 2020, il Cile è risultato essere il quinto partener commerciale dell’Italia all’interno della regione latino-americana, con un interscambio di 699 milioni di euro, dopo Brasile, Messico, Argentina e Colombia.

Quasi la metà dell’export italiano in Cile è rappresentato da beni strumentali. Le stime della Banca Centrale hanno analizzato il recente calo degli investimenti fissi lordi e una contrazione delle importazioni, frutto della crisi economica come conseguenza della crisi sanitaria.

La crisi economica globale ha rallentato la componente interna di consumi e degli investimenti pubblici, privati e internazionali. Accanto alle opportunità e progettualità energetiche, il settore delle costruzioni è estremante importante nel Paese, anche se ha subito un rallentamento e una caduta degli investimenti nel corso della seconda parte del 2020. Tuttavia, il settore è in crescita e in tale ambito ritroviamo il 60% degli investimenti dell’economia nazionale. Nel terzo trimestre dell’anno 2020, le vendite di nuove abitazioni sono crescite del 75.4%, generando nuove prospettive anche nel campo dell’approvvigionamento energetico urbano, grazie all’aumento delle vendite dovute a condizioni di credito più flessibili e alle agevolazioni offerte dai costruttori.

Nel 2021 si prevede una ripresa totale degli investimenti calcolata intorno al 7.7%. Secondo uno studio elaborato dall’Università del Cile, il 21% dei clienti delle società energetiche locali, molti dei quali vivono all’interno dei conglomerati urbani, soffre il freddo all’interno delle proprie abitazioni mentre il 34.3% delle case all’interno delle città non ha un equo e facile accesso a servizi energetici di qualità.

Le combinazioni commerciali di questi settori rendono il mercato immobiliare e quello della diversificazione energetica estremamente interessanti e con immense prospettive per le imprese innovative, di qualità e attente alla sostenibilità, come le imprese italiane.

Il Cile si caratterizza per una notevole diversità di tipologia abitativa, soprattutto, a causa dell’elevata variabilità climatica. Nel Paese abbiamo scenari climatici che mutano, da quello desertico fino a quello antartico. Inoltre, molte sono le differenze interne, per altitudine ed escursione termica. Attualmente, il 97.3% delle abitazioni private si riscalda con stufe o con sistemi di riscaldamento individuale, con uno spreco enorme di energia e notevoli danni ambientali.

Tra le attuali iniziative del governo ritroviamo le campagne di riduzione dei consumi inquinanti, l’ottimizzazione con finanziamenti della qualità termica delle costruzioni, la diffusione di tecnologie più efficienti e le immense opportunità generate dai sussidi governativi per l’istallazione sia di pannelli solari che di nuove coperture termiche per le abitazioni.




Confeuro: la crisi minaccia le eccellenze agroalimentari italiane

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agroalimentare“L’emergenza sanitaria sta mettendo a rischio alcuni dei prodotti simbolo dell’agroalimentare italiano, che costituiscono parte integrante della nostra storia e della nostra tradizione”. A dichiararlo è stato Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro commentando i dati diffusi oggi dall’Ismea che rivelano come la chiusura della ristorazione sia costata nel 2020 cica 43 miliardi di euro.
Dai dati spicca anche la drastica riduzione del consumo delle nostre eccellenze alimentari come il prosciutto di Parma (- 30%), la mozzarella di bufala (che è sceso fino al 60%), i vini (-25%) e l’ittico (-50%). Considerando il contemporaneo aumento delle vendite al dettaglio per un valore di 13 miliardi, ne risulta una perdita netta di 30 miliardi.
Questo sono “numeri molto preoccupanti, anche perché riguardano alcune delle produzioni più apprezzate in Italia e nel mondo, un vero fiore all’occhiello del nostro Paese”, continua Tiso. “Le chiusure intermittenti dei ristoranti e delle altre strutture ricettive, i frequenti ripensamenti dell’ultimo minuto e la mancanza di una vera programmazione stanno facendo sentire i loro effetti su uno dei settori più solidi della nostra economia”.
“C’è in gioco il destino di migliaia di operatori attivi nella filiera agroalimentare – conclude il Presidente di Confeuro -, nella ristorazione e nel suo indotto. Questi lavoratori hanno diritto di essere tutelati appieno dal Governo e di poter programmare le loro attività seguendo un programma definito, che non può cambiare direzione così spesso e con tempi di preavviso così limitati. Se c’è una normalità che è necessario ripristinare al più presto, è quella in cui ogni cittadino possa di nuovo contribuire con il suo lavoro al benessere proprio e della comunità”




Tunisia. AICS finanzia tecnica di pesca inserita nel patrimonio immateriale UNESCO

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20charfiaL’eccezionale tecnica di pesca alla Charfia, all’isola di Kerkennah in Tunisia, è nella lista del patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco. Il risultato è il frutto di una stretta collaborazione tra l’Istituto Nazionale del Patrimonio tunisino (Inp) e della Delegazione permanente della Tunisia, Webport, porto digitale del Mediterraneo, ideato e curato dal Ciheam Bari nell’ambito del progetto Nemo, avviato nel 2014 con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e in collaborazione con i Ministeri di Agricoltura e Pesca di Libano, Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco.
La Charfiya è un’antichissima tecnica di pesca, il cui uso risale addirittura all’era punica. Il nome, apparso nei documenti ufficiali solo intorno al XXVII secolo, ed esattamente nel 1670, deriva dal termine arabo charaf (nobiltà) ed è legato al nome della famiglia Charfi (i fratelli Ahmed e Ali Charfi), proveniente da Sfax, che deteneva il monopolio per lo sfruttamento del demanio marittimo.
La charfia è una sorta di labirinto fisso costruito allineando migliaia di foglie di palma, che grazie alle correnti indirizza i pesci verso le camere di cattura. Si tratta di un sistema di gestione unico in ambito marittimo arabo-musulmano: le famiglie dell’isola utilizzano parcelle di mare adibite alla charfia e se ne tramandano l’uso di generazione in generazione.
Le nasse (drina), trappole a doppio cono costruite con foglie di palma in cui pesci e polpi entrano ma dalle quali difficilmente riescono a liberarsi.
Le gargoulettes, anfore in terracotta tradizionalmente utilizzate per contenere acqua o vino, ma che a Kerkennah (e in alcune altre regioni costiere della Tunisia) sono sistemate in mare, poco lontano dalla costa, e utilizzate come trappole per i polpi, che entrano per cercare rifugio ma non riescono più ad uscirne. Nasse e gargoulettes sono oggi sostituite da equivalenti in plastica, abbandonati in mare una volta terminato il loro ciclo d’uso.




Vaccarino (CNA): rafforzare l’export puntando su piccole e micro imprese

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16vaccarino“Dobbiamo pensare e impegnarci per il post-Covid quando si scatenerà uno scontro commerciale fortissimo, nel turismo ma ancor di più nell’export”. È quanto ha sottolineato oggi il presidente della CNA, Daniele Vaccarino, intervenendo come portavoce di Rete Imprese Italia alla cabina di regia su internazionalizzazione ed export promossa dai ministri degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, e dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. Export che, secondo Vaccarino, dovrebbe essere rafforzato e rilanciato puntando sulle micro e piccole imprese.
Il sistema Italia, secondo il Presidente CNA, dovrà quindi “arrivare preparato” a quell’appuntamento con spirito di compattezza per consentire al Made in Italy di consolidare la penetrazione sui mercati internazionali.
Vaccarino ha infatti evidenziato il ruolo fondamentale dell’associazionismo in questa fase difficilissima: “stiamo facendo uno sforzo enorme per i nostri associati. Il sistema associativo è essenziale come ha dimostrato anche in questa cabina di regia”. Al tempo stesso “le nostre imprese stanno compiendo un immane sforzo per resistere” e per prepararsi allo scenario del post-pandemia.
Il presidente CNA ha quindi indicato alcune misure concrete per rafforzare la vocazione internazionale del tessuto produttivo italiano, osservando che per le fiere la formula “phygital” si è rivelata vincente, eventi realizzati tenendo insieme presenza fisica e digitale.
Vaccarino ha sottolineato che la formazione rappresenta un punto cruciale nell’ottica dell’internazionalizzazione ed ha auspicato che “il fondo rotativo diventi strutturale mentre per il plafond Iva il riferimento per il 2021 sia il 2019 e non l’anno in corso”.
In conclusione, il presidente CNA ha indicato che “lo sforzo per potenziare il livello di internazionalizzazione del sistema produttivo italiano deve riguardare soprattutto le micro e piccole imprese”.




Italia – Argentina: progetto dell’Ambasciata a sostegno delle microimprese

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16manzoL’ambasciatore italiano in Argentina Giuseppe Manzo e lo chef Donato De Santis hanno presentato ieri al Ministro de Producion Matias Kulfas “Formazione è potere”, un progetto per favorire lo sviluppo dell’imprenditoria femminile attraverso la creazione di microimprese nel settore della ristorazione soprattutto nelle zone più povere dell’area metropolitana di Buenos Aires.
Nel corso dell’incontro, Manzo ha presentato al Ministro Kulfas anche il progetto dell’Ambasciata di un ciclo di seminari su innovazione e sostegno alle start up partito oggi, 16 dicembre, con l’incontro “Economia Circular” organizzato con la Fondazione Symbola.
“PMI e microimprese sono uno dei punti di forza da cui ripartire per rilanciare il sistema economico argentino e rafforzare la collaborazione fra Italia e Argentina anche con iniziative in linea con le priorità della nostra Presidenza G20” ha dichiarato l’ambasciatore Manzo al termine dell’incontro.
Al Ministro, il diplomatico ha illustrato agenda e calendario della Presidenza G20 nel 2021; Manzo e Kulfas hanno quindi discusso sui principali dossier della “eccellente cooperazione economica” tra i due paesi e sulle opportunità per sostenere il ruolo e la presenza delle imprese italiane operanti in Argentina.




La sfida dell’euro digitale

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7euroÈ in arrivo l’euro digitale. La Banca centrale europea da tempo sta lavorando per studiarne il metodo di emissione e di gestione, In merito ha recentemente pubblicato un rapporto preliminare. In vari paesi europei si stanno portando avanti dei test per verificare la complessità dell’operazione.
Nel vecchio continente si preparano anche i sistemi di “instant payment”, cioè di pagamenti istantanei con disponibilità immediata dei fondi trasferiti, che dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2021. Vari passi e consultazioni pubbliche sono stati fatti per ridefinire le regole, i controlli e tutta la relativa legislazione. Anche per attestare alla Bce il potere di sottoporre a controlli i cosiddetti “technology providers”, coloro che immettono nel sistema le nuove tecnologie fintech relative ai pagamenti e a tutte le altre operazioni finanziarie digitali.
Del resto non si può ignorare il fenomeno della digitalizzazione del sistema dei pagamenti, a cominciare da quelle degli acquisti dei privati. Nel 2019 le persone adulte della zona euro, in media, hanno compiuto due pagamenti al giorno. In un anno il mondo del retail europeo ha registrato 213 miliardi di operazioni di pagamento per un valore stimato in 164.000 miliardi di euro.
Il 73% di tutte le transazioni è stato fatto in cash, pari al 48% del valore in euro, in calo rispetto al 2016, quando i due rapporti erano rispettivamente del 79% e del 54%. Il resto, intorno al 24% del volume e al 41% del valore, è stato fatto con carte di credito.
Due grandi istituti di servizi finanziari e di emissione di carte di credito, VISA e Mastercard, entrambe con sedi negli Stati Uniti, hanno gestito due terzi di tutti i pagamenti con carte di credito nell’Ue. Le due, più la società americana PayPal, che offre servizi di pagamento digitale e di trasferimento di denaro tramite internet, dominano completamente il sistema dei pagamenti online in Europa.
Appare, perciò, doveroso per la Bce e per il Sistema europeo delle banche centrali entrare in campo direttamente nei settori dei pagamenti digitali. Stare alla finestra e guardare come il digitale sta rivoluzionando il mondo dei pagamenti e, in generale della finanza, vorrebbe dire rimanere all’ultimo posto della fila, buono soltanto a gestire eventuali danni e crisi provocate dai grandi operatori finanziari internazionali.
L’euro digitale sarebbe il primo passo, forse il più importante. Con esso l’Eurosystem assicurerebbe ai cittadini europei l’accesso a soluzioni efficienti di pagamento, garantendo al tempo stesso che le transazioni siano sicure. Esso affiancherebbe l’euro, nella forma tradizionale di moneta, mantenendo inalterata la sovranità monetaria.
Si ricordi che le banche centrali di tutti i paesi del mondo stanno creando delle proprie monete digitali, o già operano con esse, In ogni caso l’Europa ne verrebbe invasa e fortemente influenzata e destabilizzata.
Questi movimenti monetari digitali internazionali rischierebbero di rendere vani tutti gli strumenti di controllo e di regole costruiti dalla Bce. Soprattutto perché gli istituti, che dominano il sistema dei pagamenti digitali, sono i leader mondiali nello sviluppo di queste tecnologie e stanno diventando anche i primi operatori dei finanziamenti e del credito. Ciò renderebbe l’Europa vulnerabile e dipendente in un settore tecnologico chiave e sarebbe incapace di gestire moneta e credito, che fino a oggi avviene attraverso il sistema delle banche tradizionali.
Si tenga presente che oggigiorno la quantità di banconote in circolazione nell’area euro ammonta a circa €3.000 pro capite, per un totale di 1.200 miliardi. Si ipotizza una cifra simile di euro digitali che la Bce potrebbe mettere a disposizione, soltanto come mezzo di pagamento, praticamente a costo zero.
La Bce deve, però, “studiare” come evitare che esso diventi una forma d’investimento in concorrenza con altri strumenti finanziari. La Banca centrale non vorrebbe, pare, acquisire depositi in euro digitali. È tutto in discussione. È anche da definire se i pagamenti con la moneta digitale saranno fatti attraverso i conti tenuti presso la banca centrale oppure in altri modi, direttamente tra chi paga e chi riceve.
L’euro digitale potrebbe diventare accessibile anche fuori dall’eurozona. D’altra parte, si ricordi che già nel 2016 il 30% di tutto il cash in euro circolante era detenuto fuori dai confini europei.
Uno degli aspetti rilevanti dell’operazione riguarda anche il futuro delle banche e del sistema bancario europeo. Un effetto evidente sarebbe la diminuzione dei depositi dei cittadini e delle imprese e quindi la riduzione di tutta una serie di attività a essi correlate. Ci si chiede, tra l’altro, se la Bce dovrà continuare, oltre i tempi di ripresa dalla Grande Crisi e dal Covid, con le varie operazioni di quantitative easing per sopperire alla mancanza di asset da parte delle banche.
Inevitabilmente la discussione riguarda anche l’infrastruttura e i principi su cui si basano le banche centrali, come la definizione dei tassi di interesse e dei livelli di moneta in circolazione.
L’euro digitale, così come le altre monete digitali create dalle banche centrali, avrebbe un valore fisso, sarebbe accessibile universalmente e sarebbe uno strumento valido e legale in tutte le transazioni. Caratteristiche che lo rendono completamente differente rispetto alle monete virtuali create da enti privati. E, naturalmente, manterrebbe la sovranità monetaria dell’Unione europea. Tutte scelte non facili ma il cammino sembra tracciato. (mario lettieri*-paolo raimondi**\aise)
*già sottosegretario all’Economia




Sostegno delle imprese italiane in Cina. Webinar con l’Ambasciata

italiacina bandiere

italiacina bandiereTutti gli strumenti messi a disposizione da CDP e SIMEST a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese italiane in Cina. È stato centrato su questo il webinar organizzato dall’Ambasciata d’Italia a Pechino, Cassa Depositi e Prestiti e SIMEST, e le Camere di Commercio italiane in Cina e Hong Kong lo scorso venerdì, 4 dicembre.
L’evento online è stato aperto dall’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Popolare Cinese, Luca Ferrari, dal Presidente di SIMEST, Pasquale Salzano, e dai Presidenti delle due Camere di Commercio, Paolo Bazzoni e Luca Cico. Alle oltre 120 imprese partecipanti, sono stati presentati i numerosi strumenti tra cui finanziamenti agevolati di medio e lungo termine per il rafforzamento patrimoniale delle imprese, per lo sviluppo di soluzioni e-commerce, per la partecipazione a fiere e missioni di sistema, per l’ingresso in nuovi mercati finanziari, per la formazione di personale e inserimento di figure specializzate come i “temporary digital manager”.
L’Ambasciatore Ferrari ha sottolineato “l’importanza del mercato cinese per l’export delle imprese italiane, cresciuto a settembre del 33%. Gli strumenti di CDP/SIMEST costituiscono un tassello assolutamente fondamentale del più ampio pacchetto di azioni a sostegno delle aziende italiane, e su tutte le Piccole e Medie imprese, previsto dal Patto per l’Export”




INPS: nuovo “osservatorio statistico sui lavoratori dipendenti e indipendenti”

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offerte lavoroA partire dal prossimo 16 dicembre, l’Inps inaugurerà il nuovo Osservatorio statistico sui “Lavoratori dipendenti e indipendenti”, che consentirà di disporre per la prima volta di una “fotografia ad alta definizione” della struttura occupazionale italiana, ricavata dall’insieme dei dati assicurativi dell’Inps che ne costituisce la quasi totalità (circa il 95%).
L’analisi offre infatti un accurato e unitario punto di vista sulla consistenza degli occupati in Italia sulla base dei dati assicurativi relativi ai diversi Fondi previdenziali obbligatori gestiti dall’Inps (Fondo pensione lavoratori dipendenti, Gestione dipendenti pubblici, Gestione speciale autonomi, Gestione separata, etc.) cui tutti i lavoratori, con l’unica eccezione dei liberi professionisti iscritti alle Casse previdenziali dei rispettivi ordini professionali, sono assicurati a vario titolo. Se anche i dati statistici elaborati sugli assicurati a ciascun Fondo consentono già oggi, attraverso i diversi Osservatori statistici messi a disposizione on line dall’Istituto, di disporre di informazioni precise sul relativo gruppo di lavoratori, il nuovo strumento consente una diversa e unitaria prospettiva.
Nel nuovo Osservatorio annuale gli assicurati presso ciascun Fondo sono considerati congiuntamente, identificando per ciascuno di essi la principale posizione di lavoro (nel caso di presenza presso fondi diversi nel corso del medesimo anno è riportata la posizione che ha originato la quota di reddito più rilevante) tra le seguenti nove categorie: dipendenti privati non agricoli, dipendenti pubblici, commercianti, artigiani, lavoratori agricoli autonomi, operai agricoli, domestici, iscritti alla gestione separata (i cosiddetti parasubordinati) e lavoratori occasionali.
Nel 2019, si tratta di 25.473.000 lavoratori con un reddito medio annuo da lavoro di 22.906 euro e una media di 43 settimane lavorate (su 52).
L’Osservatorio mette inoltre in evidenza le dinamiche intervenute nel periodo 2014-2019, vale a dire il periodo di ripresa successivo alle grandi crisi della finanza internazionale e dei debiti sovrani (2007-2013). Per ciascun anno, dal 2014 al 2019, è riportato il numero complessivo degli assicurati con un elevato dettaglio descrittivo: dall’identificazione della posizione principale, a variabili quali età, sesso, cittadinanza, territorio, settore, fino a indicatori di persistenza nell’occupazione (numero di settimane lavorate nell’anno) e di reddito annuo da lavoro (il reddito totale tenuto conto di tutte le posizioni).
L’analisi in dettaglio sulle nove categorie in cui, a partire dai dati previdenziali, viene rappresentata la struttura occupazionale italiana realizza molteplici obiettivi: fornire appunto una fotografia sulla consistenza e sulle caratteristiche dell’occupazione per settore e per area territoriale, ma anche offrire un’analisi dinamica, consentendo di valutare le modifiche intervenute sia tra un anno e l’altro sia nell’intero periodo osservato. Trattandosi inoltre di dati relativi all’intera popolazione osservata e che approssima la totalità dell’occupazione, l’osservatorio permette di arrivare, senza perdere di attendibilità, ad un inedito livello di dettaglio.




America Latina. Enel e IILA insieme per lo sviluppo delle città circolari

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2iilaenelCondividere esperienze, progetti e best practice per la promozione e lo sviluppo delle città circolari nel territorio latino americano: è questo l’obiettivo della lettera d’intenti siglata oggi tra IILA, Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana, e Enel Américas, rappresentati rispettivamente dal Segretario Generale IILA, Antonella Cavallari, e dal Responsabile America Latina di Enel, Maurizio Bezzeccheri, alla presenza del Presidente Enel, Michele Crisostomo, e del Presidente pro tempore dell’IILA, Roberto Carlos Melgarejo.
Questa nuova collaborazione mira a diffondere nella Regione latinoamericana la conoscenza e coscienza sul tema e accelerare la transizione verso modelli di urbanizzazione circolari, centrati sull’applicazione dei principi della circular economy a tutti i settori coinvolti nello sviluppo sostenibile delle città, favorendo la competitività economica, l’innovazione tecnologica, la sostenibilità ambientale e l’inclusione sociale. Tutti temi al centro delle agende tanto di Enel quanto di IILA.
“Grazie a questa collaborazione – ha commentato il Presidente Enel Crisostomo – contiamo di imprimere un’accelerazione alla transizione verso un modello più sostenibile in una delle aree di maggiore rilevanza strategica per Enel. I centri urbani ospitano più della metà della popolazione mondiale e devono essere il luogo del cambiamento di paradigma, con il passaggio verso il modello di circular city. Le città dovranno reinventarsi attraverso soluzioni innovative, per rispondere alle sfide sociali, economiche e ambientali che si trovano ad affrontare oggi, per offrire alle comunità un miglioramento della qualità della vita e alle nuove generazioni spazi dove l’elemento antropico lasci un’impronta sostenibile.”
“Non abbiamo alternative – ha affermato il Segretario Generale IILA Cavallari – dobbiamo cogliere ora l’opportunità di trasformare il nostro modello di vita apportando un contributo concreto, ciascuno secondo le proprie possibilità e capacità”.
“Enel è leader nel settore energetico in America Latina – ha sottolineato il Responsabile America Latina di Enel – ed è impegnata nel favorire lo sviluppo di nuovi modelli di business sostenibili. Questa collaborazione ci permetterà di rafforzare ulteriormente la nostra azione a supporto della transizione energetica, accelerando lo sviluppo delle rinnovabili, promuovendo le reti elettriche intelligenti e la diffusione della mobilità elettrica pubblico e privata nelle principali città latino americane”.
Le sinergie che l’accordo odierno intende favorire riguarderanno in particolare: le iniziative che l’IILA sta sviluppando insieme a Symbola con il progetto Ciudades Verdes, che punta a rafforzare le reti istituzionali e a sviluppare meccanismi di governance per sostenere la trasformazione di località “modello” in America Latina; la condivisione di best practice che il Gruppo Enel sta sviluppando a livello globale; l’individuazione di priorità per la definizione di un’agenda strategica dell’economia circolare sul territorio latino-americano; la definizione di linee guida che promuovano la transizione a un modello di economia circolare; iniziative di divulgazione e di formazione tecnico-specialistica in materia di economia circolare; la realizzazione di studi e approfondimenti dedicati alle città circolari, anche avvalendosi della collaborazione di altri attori, pubblici e privati.
In America Latina, già oggi, quasi l’80% della popolazione vive in aree urbane; il ripensamento del modello di sviluppo richiede dunque anche una riorganizzazione della convivenza urbana in senso sostenibile e circolare. Enel e IILA intendono collaborare più intensamente e sistematicamente proprio per rispondere in maniera concreta a questa sfida ambientale e sociale.
Enel è una società multinazionale e leader integrato dei mercati mondiali di elettricità, gas e rinnovabili. Maggiore utility europea per EBITDA ordinario, il Gruppo è presente in oltre 30 paesi nel mondo e produce energia con una capacità installata di oltre 83 GW. Enel distribuisce elettricità tramite una rete di oltre 2,2 milioni di chilometri e, con circa 74 milioni di clienti aziendali e domestici a livello mondiale, vanta la più grande base clienti fra i concorrenti europei. La sua business line per le rinnovabili, Enel Green Power, è il più grande operatore privato al mondo nel campo delle energie rinnovabili, con oltre 47 GW di capacità eolica, solare, geotermica e idroelettrica installata in Europa, Americhe, Africa, Asia e Oceania.
L’IILA è l’unica Organizzazione internazionale che dal 1966 unisce l’Italia ai 20 paesi dell’America Latina attraverso progetti di collaborazione in ambito economico, sociale, culturale, accademico, scientifico e tecnologico e azioni di cooperazione di finalizzate al perseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU 2030 nonché grazie ad un dialogo costante e strutturato tra i Delegati dei paesi membri che si riuniscono regolarmente presso la sede romana dell’Istituto. Un ponte grazie al quale l’attraversamento dell’oceano che separa Europa e America Latina diviene sempre più agevole.




Lavoro italiano all’estero. Dibattito nel CGIE

2visentini

2visentiniC’è bisogno di continuare a lavorare per la tutela dei lavoratori delle categorie più deboli, tra cui ci sono molti italiani all’estero. E “non c’è più tempo da perdere”, anche perché il Covid ha aumentato le diseguaglianze e per troppo tempo il Consiglio Generale degli Italiani all’estero si è occupato “di questioni ideali, ma adesso è doveroso guardare in faccia la realtà e svolgere il nostro compito in maniera sostanziale, aiutando alla sopravvivenza degli italiani all’estero”. È questo il fulcro del dibattito ribadito dal Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all’estero alla fine del dibatto di questo pomeriggio della riunione del Cgie, alla quale ha preso parte anche Luca Visentini, Segretario Generale della Confederazione Europea dei Sindacati (Ces) che dopo il suo intervento iniziale ha ascoltato gli interventi dei consiglieri, specialmente di quelli provenienti dall’Europa, ma non solo.
Ad aprire il dibattito è stato il Consigliere Cgie Paesi Bassi, Andrea Mantione, che ha sottolineato come possa sembrare “una forzatura parlare di sindacati con consiglieri provenienti da tutto il mondo”, proprio perché nel mondo ci sono modelli molto diversi l’uno dall’altro. E anche in Europa, “ogni sindacato continua per la sua strada, e il Ces, per ora, ha potuto fare poco. Spiace dirlo, ma il coordinamento della Ces in Europa non ha colmato le differenze tra sindacati, o ha fallito nel suo intento. Ogni paese, infatti, decide per sé e fa da sé. Ma non è colpa dei sindacati, sono i trattati che lo dicono”. L’augurio che si è fatto il consigliere dei Paesi Bassi è stato che “oggi, la Ces, possa fare quello che non è stato fatto negli ultimi 50 anni”.
Secondo Andrea Malpassi, Consigliere di nomina governativa del Cgie per la Cgil, l’Europa resta “un faro per i diritti sociali dei lavoratori”, e non a caso il vecchio continente resta ancora “la principale meta degli italiani che emigrano”. Dopo anni l’Italia è tornato un paese di emigrazione più che di immigrazione, e infatti non esiste più, secondo Malpassi, la cosiddetta “fuga dei cervelli” ma vanno alla ricerca di “lavori qualsiasi”. Oggi c’è “una nuova fase” ancora, soprattutto dovuta alla “precarizzazione del lavoro” e della pandemia, per la quale migliaia dei nostri cittadini all’estero, trovandosi con contratti atipici, e precari, “non possono accedere alla protezione sociale”. A tal proposito il consigliere ha fatto due considerazioni da sottoporre al Segretario Generale Ces: la prima è che negli ultimi anni “il diritto di assistenza si è spostato verso il diritto di cittadinanza”. E, in un’ottica europea, questo costringe i giovani a tornare nel paese alla ricerca di un minimo di welfare; la seconda considerazione, invece, va di pari passo con la seconda: infatti aiuterebbe molto i diritti dei lavoratori “arrivare a una cittadinanza europea”, che prescinda dalla nazionalità.
Per la consigliera Silvana Mangione, il “post-covid sarà lungo e difficile”, e ha esortato il Cgie “a mettere tutte le forze insieme, esportando buone pratiche all’interno di tutti i paesi del mondo e riprendere una vita serena”.
Dal Brasile, la consigliera Rita Blasioli Costa ha parlato di una mobilità diversa, chiedendo al Segretario del Ces e al Cgie in generale di tenere particolarmente presente la situazione dei “doppi cittadini”, ossia gli italo-discendenti, che si trovano in “situazioni gravissime”, proprio perché provengono da paesi che non hanno stato sociale. Per questo, secondo Blasioli Costa “è importante acquisire una qualifica di cittadini europei”.
È intervenuto poi Fernando Manzo, del Cgie Belgio, che ha spiegato la sua visione della sfida che aspetta i sindacati europei, ossia “rispettare le regole armonizzando le legislazioni del lavoro, anche perché spesso sono le stesse sigle sindacali che si appellano alle loro autonomie”. Manzo ha infatti parlato di “modello concentrico”, pensando alla trasformazione del lavoro nell’attualità, per il quale sono protetti solo quei lavoratori che fanno parte del nucleo e che sono “superlavoratori superpagati”. Questo è, secondo lui, “un problema che si può imputare anche ai sindacati che non hanno protetto abbastanza i lavoratori più distanti dal nucleo”.
“Siamo tornati a parlare di persone in carne e ossa. E per questo sono molto soddisfatto”. Così ha esordito il Consigliere Norberto Lombardi nel suo intervento, durante il quale ha fatto trapelare preoccupazione per quegli “italiani che hanno lavoro precario ma non godono di ammortizzatori”. Questo è, secondo Lombardi, il nodo della questione: “il Cgie deve prendere una posizione e chiedersi, chiediamoci, che cosa stiamo facendo noi per proteggere i lavoratori precari italiani all’estero”. Insomma, Lombardi ha fatto un appello a muoversi in maniera sostanziale per proteggere i lavoratori migranti, e non parlare solo di questioni assolute, ma più pratiche. Poi si è detto d’accordo a proseguire la politica di ammortizzatori sociali nell’immediato, per rispondere alla pandemia, ma ha anche esortato a “programmare il futuro, attraverso il Recovery Fund, con una vita ancora impiantata sul lavoro e non su altro”. Il Cgie, sempre a parere suo, “deve farsi carico di una richiesta al Governo: un’indagine area per area sulle conseguenze che la pandemia ha creato tra le categorie più fragili degli italiani che sono all’estero”.
È una grande cosa, per il consigliere Gianluca Lodetti, che all’interno del Cgie si possa parlare di queste tematiche, anche perché “molti di noi non sanno che esiste il Ces”. Ed è importante soprattutto perché “in questo momento il Covid ha aumentato la diseguaglianza, specialmente per quanto riguarda i diritti dei migranti”. Secondo Lodetti, infatti, la “cultura che ci ha toccato negli ultimi anni, l’individualismo, con il Covid dovrebbe mutare. Questa è una grande occasione che dobbiamo sfruttare”, soprattutto per attuare una “crescita sociale delle comunità intere”. Infine, ha anche detto di appoggiare l’ipotesi di un’agenzia, ma ha anche sottolineato come questa abbia “bisogno di una spinta che deve venire dal basso, perché non può essere calata dall’alto”.
Infine, sono intervenuti i consiglieri Eleonora Medda e Rodolfo Ricci, prima di far concludere e rispondere Visentini. La prima consigliera ha affermato la necessità di “calcolare le misure sociali”. Negli ultimi anni, infatti, “il lavoro precario è aumentato profondamente, e tanti sono i problemi. Giovani, donne, sistemi scolastici che sono specchio di diseguaglianze socio-economiche. I sistemi di welfare si sono ristretti sempre di più”. Per queste ragioni, secondo lei, è “decisiva la revisione dell’883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. “Proprio perché l’Europa è immaginata unita, anche lavorativamente, ma i diritti si differenziano da paese a paese”. Il secondo consigliere, Ricci, ha esortato la CeS a impegnarsi “non solo riguardo i diritti individuali dei lavoratori, ma anche sui diritti dei territori”.
Per concludere, ha preso parola Luca Visentini, che ha spiegato come la “parità dei diritti non riguardi solo l’Europa. Il tema della protezione è importante a livello globale. È un tema che è al centro delle nostre discussioni e anche al centro del dialogo nel G20, di cui l’Italia nel prossimo anno avrà la presidenza. La dimensione globale della protezione sociale è un tema che non dobbiamo mai dimenticarci. Da questo punto di vista, la cittadinanza europea, e tutelare gli europei fuori dall’Ue, è un elemento sulla quale bisogna sviluppare una riflessione seria. Perché questo è un tema che riguarda la protezione delle persone. Tutti quanti sappiamo che se non c’è armonizzazione è perché ci sono dei trattati. E di questo non si può dare la colpa ai sindacati, che si muovono nei limiti giuridici”. Tra l’altro, Visentini ha anche ricordato come ci siano sindacati di diversi paesi “dove ci sono i lavoratori che stanno meglio”, ossia nei cosiddetti “paesi frugali”, che “si oppongono al coordinamento”. Paesi come quelli nordici e come quelli del Benelux, o l’Austria, “bloccano infatti la revisione dell’883/2004, introducendo un elemento di nazionalismo dei loro sistemi”. Differenze che esistono anche tra sindacati, ha affermato ancora il SG del Ces, “perché ogni sindacato è figlio del proprio sistema. Abbiamo portato risultati per l’armonizzazione – ha concluso -, ma non è semplice”.