Export del vino veneto: attenzione al Covid

vino uva colori

vino uva coloriNel 2019 le esportazioni di vino veneto hanno raggiunto l’iperbolica cifra di 2,35 miliardi di euro di fatturato, segnando un +5% rispetto all’anno precedente. Un trend di crescita, peraltro in linea con le esportazioni italiane di vino, che sembrava inarrestabile, finché purtroppo non è arrivata ad inizio 2020 la crisi dovuta a Covid-19.
La fotografia delle esportazioni di vino veneto nel 2019 l’ha appena fatta Veneto Agricoltura nel suo nuovo Report “L’export di vino veneto nel mondo”, ricco di dati e approfondimenti.
I tecnici dell’Agenzia regionale rilevano che anche i quantitativi di vino prodotto sono saliti nel corso del 2019 (+15,8%) a fronte dei 788 milioni di kg di vino alienati. Come conseguenza ai maggiori rialzi dei volumi rispetto all’incasso totale, si sono avuti però dei ribassi dei prezzi medi di vendita, con quello medio totale che si è fermato a 2,99 €/litro, segnando così un decremento annuo del -9,4% e riportandosi sui livelli del 2017.
Il report dell’Agenzia regionale evidenzia inoltre che è proseguito l’exploit dei vini spumanti veneti, capeggiati ovviamente dal Prosecco, che nel 2019 ha realizzato un incasso complessivo di 920 milioni di euro e un aumento in valore del +5% rispetto al 2018. Se i quantitativi esportati di Prosecco crescono del +10,5% (239 milioni di kg), il prezzo medio, di contro, cala a 3,85 euro/litro (-4,9%).
Più stabile invece il mercato dei vini fermi in bottiglia, visto che ai quasi 1,30 miliardi di euro incassati dalle vendite all’estero nel 2019 corrisponde un rialzo del +5,7% rispetto al 2018, con i volumi venduti che crescono del +9,3% (4 milioni di ettolitri totali), mentre il prezzo medio è calato del -3,2% (3,24 euro/litro).
I tecnici di Veneto Agricoltura si sono concentrati anche su quelli che sono i maggiori mercati di sbocco del vino veneto. Anche nel 2019 Stati Uniti, Regno Unito e Germania si sono posizionati in vetta a questa speciale graduatoria. Si tratta di uno scenario che si caratterizza per il forte accentramento delle vendite in pochi Paesi, con tutte le conseguenze positive e negative che ne derivano. Basti pensare che negli ultimi dieci anni il mercato americano è cresciuto del +148,2%, quello britannico del +227,5%, mentre si mostra più stagnante quello tedesco, salito “solo” del +40%.
Le note dolenti per il comparto del vino, come del resto per tutti gli altri settori dell’agricoltura, hanno fatto quest’anno la loro comparsa con lo scatenarsi della pandemia da Covid-19, che non ha risparmiato le esportazioni di vino italiano, visto che nel primo semestre il fatturato è sceso del -3,4% (2,91 miliardi di euro). Di pari passo, il Veneto ha fin qui perso introiti per il -3,6% (1,03 miliardi di fatturato) rispetto allo stesso periodo del 2019.
Inoltre, nei primi sei mesi dell’anno il comparto del vino ha dovuto fare i conti anche con i noti problemi legati al settore della ristorazione, che a causa del primo lockdown ha visto gli incassi crollare fino quasi ad azzerarsi nel periodo pasquale. Oggi i principali attori del settore vinicolo nazionale sperano di risollevare le sorti delle loro vendite all’estero nel periodo natalizio, ma la seconda ondata della pandemia e le relative restrizioni in atto non lasciano presagire nulla di buono.




Un premio per la miglior tesi sulla internazionalizzazione delle imprese italiane

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Per l’undicesimo anno consecutivo, SIMEST (Gruppo Cassa Depositi e Prestiti) aderisce all’iniziativa Premi di Laurea del Comitato Leonardo mettendo a disposizione una Borsa di Studio del valore di 3.000 euro. Il riconoscimento quest’anno sarà assegnato al neolaureato che avrà redatto la migliore tesi sul tema “Le imprese italiane e i mercati internazionali. La finanza del “Sistema Italia” per lo sviluppo della competitività”.
L’elaborato dovrà essere connesso alle strategie competitive per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, tenendo conto del merchant banking, delle tipologie di prodotti e servizi offerte dalle banche e dalle altre Istituzioni, nonché dei vantaggi e dei rischi relativi a tali strategie.
“SIMEST quotidianamente supporta l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane, le aiuta a crescere, svilupparsi e diventare sempre più competitive per affrontare la sfida dei mercati globali”, sottolinea il Presidente Pasquale Salzano. “Siamo quindi molto orgogliosi di finanziare da molti anni questo premio, perché ci permette di sostenere i giovani talenti che contribuiscono con i loro studi a sostenere il made in Italy nel mondo. E oggi lo siamo ancor di più visto il momento particolarmente complesso che le nostre imprese stanno affrontando”.
Grazie alla collaborazione di SIMEST e delle altre aziende promotrici, i “Premi di Laurea” del Comitato Leonardo contribuiscono ogni anno a supportare giovani laureati e studiosi di altrettanti istituti universitari in tutta Italia: ad oggi centinaia di ragazzi hanno avuto la possibilità di beneficiare di questi riconoscimenti.
“L’emergenza sanitaria mondiale c’impone di consolidare i nostri investimenti in formazione, ricerca e conoscenza sostenendo i giovani nell’ingresso al mondo del lavoro. Oggi, più che mai, il lavoro è competenza, creatività, flessibilità, teso alla valorizzazione dei talenti. Investire nelle nostre aziende significa investire nel Capitale umano che le conduce al successo del nostro Made in Italy”, commenta Luisa Todini, Presidente del Comitato Leonardo. “Con questa consapevolezza, attraverso l’iniziativa dei Premi di Laurea, il Comitato Leonardo e le Aziende Associate portano avanti un impegno concreto che, ad oggi, ha erogato 196 borse di studio per un valore totale di circa 570.000 euro”.
Per candidarsi occorrerà inviare il modulo di partecipazione, la tesi in formato elettronico (CD Rom/USB) e una sintesi del lavoro in formato cartaceo (massimo 6 pagine) alla Segreteria Generale del Comitato Leonardo (c/o ICE, via Liszt 21 – 00144 Roma tel. 06.59927990-7991) entro e non oltre il 10 gennaio 2021.
Il giudizio finale terrà conto dell’originalità dell’approccio, dell’adeguatezza del modello teorico di riferimento, del livello di approfondimento delle problematiche connesse allo sviluppo della competitività dell’impresa italiana nel processo di internazionalizzazione, della scelta delle strategie suggerite e dei case studies portati a supporto.
Il bando integrale è consultabile qui.




Un master su “Vini italiani e mercati mondiali”

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7vinopremioqualitaitaliaAtenei toscani (Scuola Superiore Sant’Anna, Università di Pisa, Università per Stranieri di Siena e Università di Siena) e AIS (Associazione Italiana Sommelier) continuano a formare gli “ambasciatori” del vino italiano nel mondo, la nuova figura professionale che, grazie alle conoscenze dei meccanismi e degli strumenti della comunicazione e delle tecniche di degustazione, contribuisce alla diffusione dei vini italiani all’estero, alla loro promozione e all’affermazione sui mercati mondiali, considerando quelli consolidati (Stati Uniti, Germania, Regno Unito) e quelli in espansione (Cina, Corea, Russia, Brasile), con una particolare attenzione sui paesi “emergenti” come India, Africa, Sud-est asiatico. La sesta edizione del master universitario di primo livello “Vini italiani e mercati mondiali” si è aperta oggi, giovedì 5 novembre, alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, consolidando così questa offerta formativa del network di atenei della Toscana con AIS (Associazione Italiana Sommelier).
I punti di forza del master, riconosciuti dal mondo produttivo con il quale la collaborazione è da sempre molto stretta, anche grazie alle attività di stage, sono rappresentati dalla formazione di qualità, con docenti provenienti dal mondo accademico e da quello professionale, riservando particolare attenzione sulla comunicazione e al marketing internazionale. La conoscenza dei vini italiani è approfondita grazie anche alle competenze in degustazione attraverso il conseguimento, all’interno del master, del diploma di sommelier Ais. Attenzione è dedicata inoltre ai territori italiani dove si producono i vini e ai loro risvolti qualitativi, culturali, socio-economici e commerciali, alle tecniche e alle modalità di comunicazione specifiche per i prodotti enologici.
Le prospettive professionali di chi ha conseguito il titolo del master sono numerose e il tasso di occupazione, certificato dal consorzio universitario Almalaurea, conferma un livello elevato e coerente con il tema del corso, per coloro che hanno concluso le prime edizioni del master.
La nuova edizione svilupperà le tematiche tradizionali, con un occhio particolare all’attualità, rappresentata dalla vendemmia del 2020. “A livello nazionale, nel complesso, la vendemmia di questo anno – sottolinea il direttore del master, Pietro Tonutti, docente di Viticoltura all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna – è considerata ottima da un punto di vista qualitativo, con la prospettiva di produrre vini eccellenti per una stagione di rilancio. Rilancio che, per avvicinare i consumatori internazionali ai vini italiani, passerà attraverso lo sviluppo di strategie innovative di comunicazione, marketing, enoturismo che, in maniera specifica, saranno sviluppate nel corso della sesta edizione del master”.




Esistenza in vita: gli aggiornamenti dell’INPS

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citibank2Nei prossimi giorni i pensionati che riscuotono all’estero riceveranno da Citibank NA i moduli di richiesta di attestazione dell’esistenza in vita. È quanto comunica l’INPS, ricordando che l’accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati all’estero riveste particolare importanza, in quanto la difficoltà di acquisire informazioni complete, aggiornate e tempestive sul decesso dei pensionati espone l’INPS al concreto rischio di erogare pagamenti post mortem non dovuti e difficilmente recuperabili.
Al fine di contenere tale rischio, l’Istituto, per acquisire le informazioni sul decesso dei pensionati, utilizza i seguenti canali: gli istituti di patronato italiani operanti all’estero e gli Uffici consolari; gli enti previdenziali esteri con i quali è stato possibile stipulare accordi tecnico-procedurali per lo scambio delle informazioni di decesso; la campagna annuale di accertamento dell’esistenza in vita.
La campagna annuale di accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati all’estero viene effettuata da Citibank NA, l’Istituto di credito che esegue i pagamenti al di fuori del territorio nazionale per conto dell’INPS. Questa verifica generalizzata contribuisce, per l’INPS, in un’ottica di tutela dell’interesse generale, ad assicurare la correttezza dei pagamenti pensionistici e ad impedire che risorse pubbliche siano erogate indebitamente.
Con riferimento ai pensionati residenti nel Continente americano, l’INPS ricorda che l’attestazione dell’esistenza in vita dovrà pervenire alla banca entro il mese di febbraio 2021. Qualora il processo di verifica non sia completato entro il termine fissato, l’Istituto assicurerà comunque l’erogazione della rata di marzo 2021 in contanti presso le Agenzie di Western Union. Solamente in caso di mancata riscossione personale o di mancata produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro i primi giorni del mese di marzo 2021, il pagamento della pensione sarà sospeso dalla banca a partire dalla successiva rata di aprile 2021.
Analoghe modalità sono state adottate nei riguardi dei pensionati residenti nei paesi scandinavi, negli Stati dell’est Europa e paesi limitrofi, in Asia, Medio ed Estremo Oriente.
Inoltre, Citibank NA ha avviato nei giorni scorsi anche la spedizione dei moduli di richiesta di attestazione ai pensionati residenti in Europa, Africa e Oceania, che, a causa del diffondersi del Covid, non avevano portato a termine il precedente accertamento generalizzato dell’esistenza in vita e per i quali l’Istituto aveva ritenuto opportuno autorizzare Citibank NA a non sospendere i pagamenti.
L’Istituto ha previsto un periodo di quattro mesi per attestare l’esistenza in vita, per cui non è necessario che i pensionati, come in passato, si rechino da subito, non appena ricevute le lettere, presso gli uffici consolari, Patronati o autorità locali, anche in considerazione della necessità di evitare assembramenti pericolosi nell’emergenza sanitaria in corso. L’INPS invita altresì i pensionati ad indicare il proprio indirizzo di posta elettronica nel modulo di attestazione dell’esistenza in vita da inviare a Citibank NA, al fine di rendere più agevole l’interlocuzione con la banca.
L’Istituto evidenzia che non solo i pensionati avranno quattro mesi a disposizione per assolvere i propri obblighi, ma numerosi sono i soggetti qualificati che, ai sensi delle legislazioni locali, sono autorizzati ad attestare l’esistenza in vita dei pensionati. Nei casi in cui il pensionato non possa produrre l’attestazione standard, Citibank NA accetta i moduli di certificazione di esistenza in vita emessi da autorità locali, tra cui funzionari del comune, notai e altro.
Inoltre, con riferimento agli uffici consolari, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, su proposta dell’Istituto, ha emanato una circolare nella quale si invitano le strutture consolari a considerare gli adempimenti relativi all’accertamento dell’esistenza in vita tra i servizi urgenti, indifferibili e garantiti ai pensionati residenti all’estero anche in caso di chiusura a causa dell’emergenza sanitaria.
Questo il numero delle lettere in corso di spedizione fornito da Citibank, distinto per Aree geografiche: nei Paesi del Continente americano 97.193 lettere; in Europa 29.560; nei Paesi asiatici e del medio ed estremo Oriente 1.613; nei Paesi scandinavi 1.322; in Africa 190; e in Oceania 1.257. Per un Totale Complessivo di 131.135 lettere spedite da Citi.
Sul portale internet dell’Istituto è stata pubblicata un’apposita pagina dedicata, intitolata Accertamento esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero, contenente informazioni aggiornate sulla campagna di verifica dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero.




Polonia. Si promuovono i prodotti agroalimentari italiani

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29pol“Nell’ambito delle iniziative di promozione dei prodotti agroalimentari italiani organizzate dall’ufficio Ice-Agenzia di Varsavia ha avuto inizio la “campagna digitale” in collaborazione con la piattaforma e-commerce FRISCO.PL riconosciuta quale maggiore piattaforma e-commerce nel settore alimentare in Polonia che vanta oltre 100.000 clienti solo nell’area metropolitana di Varsavia”. A rilanciare la notizia è “Gazzetta Italia”, portale online diretto a Varsavia da Sebastiano Giorgi.
“La campagna promozionale fa leva sul concetto di autenticità dei prodotti italiani (100% italiani). I consumatori che entrano sulla piattaforma troveranno la sezione Area Italiana (Strefa Wlochy) attraverso la quale avranno accesso all’offerta di oltre 500 prodotti italiani, a loro volta contrassegnati da una coccarda tricolore. Per facilitare gli acquisti i prodotti italiani sono divisi per categorie merceologiche (formaggi, bibite, prodotti da forno, condimenti, salumi etc..).
La campagna è supportata anche da banner promozionali e con una pubblicità sui 40.000 cataloghi che i migliori clienti di FRISCO.PL ricevono a domicilio, oltre che nelle rubriche facebook curate della stessa piattaforma. La campagna promozionale, ad intervalli periodici, proseguirà fino a giugno 2021.
“Grazie a questa iniziativa”, dichiara il Direttore dell’Ufficio Ice di Varsavia, Antonino Mafodda, “su un totale di 83 fornitori italiani presenti sulla piattaforma FRISCO.PL ben 25 aziende sono presenti per la prima volta nel canale e-commerce in Polonia, e questo grazie alla campagna di sensibilizzazione condotta la scorsa estate dalla sede centrale di Ice-Agenzia in Italia. Sono anche grato all’Ambasciata d’Italia che ci ha incoraggiato a continuare nell’opera di promozione dell’agroalimentare italiano puntando sui canali digitali. Nonostante l’incremento del nostro export in Polonia nel settore agroalimentare, vicino al miliardo di euro in valore, i nostri rimangono prodotti di nicchia che hanno difficoltà ad entrare nei tradizionali canali GDO. Per questo il canale e-commerce può rappresentare la chiave di volta per approdare sulle tavole dei consumatori polacchi””.

da “Gazzetta Italia”




CONFSA UNSA: il MAECI si lava le mani sulla gestione emergenza nella rete estera

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confsal unsa “Nel pieno di una pandemia planetaria e dinanzi ad una gestione lacunosa e confusionaria dell’emergenza nelle nostre sedi oltre confine, ci viene ribadita la priorità dell’autonomia finanziaria e gestionale delle singole sedi ai sensi del DPR 54 del 2010 e la responsabilità del capo missione verso la sicurezza del personale”. È quanto dichiara la CONFSAL UNSA ESTERI accusando il MAECI di “lavarsene le mani”.
“Sappiamo bene che lo sventolato dpr 54/2010 non contempla il modus operandi amministrativo da adottare in piena emergenza sanitaria internazionale”, afferma la sigla sindacale, “e che le iniziative definite dal MAECI non sono state recepite allo stesso modo dalle singole sedi, malgrado lo scenario sanitario ed epidemiologico del singolo Paese fosse palesemente complesso”.
“Mole di lavoro triplicata, assenza di personale sia per conclamate vacanze sia per contagi da covid-19, unitamente al moltiplicarsi di sedi chiuse e alla mancanza di specifiche linee guida sull’attuazione del lavoro agile stanno complicando enormemente il lavoro del personale all’estero senza chi vi sia stata un’indicazione chiara dalla sede centrale, che ha affidato al buon cuore e alla responsabilità dei singoli lavoratori le sorti di intere comunità. Tutto questo”, per la CONFSAL UNSA, “è inaccettabile”.
Il sindacato parla di “impiegati costretti ad esporsi a notevoli rischi in ragione dell’assenza di una corretta e programmata organizzazione del lavoro e delle priorità”. E “alla vigilia di uno dei momenti più bui dell’emergenza sanitaria” invoca “una maggiore responsabilizzazione di Roma nella gestione operativa delle sedi, in deroga alle più volte ribadita autonomia delle sedi, in ragione del carattere straordinario della contingenza sanitaria, sociale ed economica attuale”




A Brisbane protagonista il “Sistema Italia”

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30brizzyIn occasione della missione dell’ambasciatrice d’Italia in Australia, Francesca Tardioli, a Brisbane, lo scorso 16 ottobre si è svolta la prima riunione del Sistema Italia in Queensland dall’inizio della pandemia, organizzata dal Consolato d’Italia a Brisbane assieme alla locale Camera di Commercio.
Vi hanno partecipato dirigenti delle aziende italiane (GHELLA, MAPEI, SAVINO DEL BENE, SEGAFREDO ZANETTI), di rappresentanti di istituzioni locali (Agenzia di commercio e promozione investimenti del Queensland, Città di Brisbane e Città della Gold Coast, le due più estese circoscrizioni metropolitane d’Australia), di alcune eccellenze locali nel campo della ricerca, della scienza, dell’economia e di alcuni membri della Camera di Commercio, tra cui il neo-costituito gruppo di giovani professionisti di origine italiana.
Unanime è stata la considerazione delle speciali potenzialità per accrescere ulteriormente i rapporti tra Italia e Queensland nelle priorità di comune interesse dell’innovazione, della ricerca, della sostenibilità ambientale, della digitalizzazione, che il Governo italiano ha posto quali obiettivi principali per la crescita e la ripresa economica dalla pandemia, incentivando in particolare le aziende all’internazionalizzazione, ad esempio con il Patto per l’Export.
L’ambasciatrice Tardioli ha delineato le linee d’azione della strategia sistemica di promozione paese per l’incremento delle relazioni istituzionali, commerciali, scientifiche e tecnologiche in campo bilaterale ed ha menzionato il Queensland come un caso esemplare di efficace collaborazione tra gli attori del Sistema Italia, Consolato, Camera di Commercio, le istituzioni locali, le risorse “spontanee” in qualche modo legate al nostro paese presenti ai diversi livelli, funzionari di governo, imprenditori, personalità della società civile, ricercatori, scienziati, accademici.
In serata l’ambasciatrice ha partecipato al Gala Dinner annuale della Camera di Commercio.




Made in Italy: le opportunità sul mercato USA

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31iddIn occasione dell’“Italian Design Day”, l’Ufficio Ice di New York ha organizzato un webinar sul tema “Innovazione, stile e sostenibilità: sinergie e opportunità nel mercato Usa” che sarà aperto dall’Ambasciatore italiano a Washington Armando Varricchio.
I lavori inizieranno sulla piattaforma zoom il 5 novembre alle 10.00.
Dopo gli interventi introduttivi dell’ambasciatore Varricchio e del direttore dell’Ufficio Ice Antonino Laspina, moderati da Stefania Spatti (Class CNBC) porteranno il proprio contributo Piero Lissoni (Italia design Ambassador for New York), Gaetano Pesce (Master of Italian Design), Francesca Lanzavecchia (Lanzavecchia + Wai), Marco Piva (Studio marco Piva), patrizio Cionfoli (Studio Volpi) e Yorgo Lykouria (Rainlight Studio).
Per partecipare occorre iscriversi qui




Italia-Svizzera. “Servono obiettivi più ambiziosi” dicono i frontalieri

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frontalierigServono obiettivi più ambiziosi e più cautela per tempi e modi d’attuazione, secondo i consigli sindacali Interregionali tra Italia e Svizzera di CGIL, CISL, UIL, SAVT, UNIA, OCST, SYNA, riguardo l’accordo fiscale per i frontalieri italiani e svizzeri. Questo quanto appreso oggi da un comunicato dei sindacati a seguito dell’incontro bilaterale del 28 settembre scorso tra il Presidente della Confederazione Elvetica Simonetta Sommaruga ed il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, nella quale è stata annunciata un’ipotesi d’intesa su un nuovo sistema fiscale per la tassazione dei lavoratori frontalieri provenienti dall’Italia verso i Cantoni Grigioni, Vallese e Ticino.
L’accordo, la cui sottoscrizione, nella forma di un trattato internazionale, è prevista entro fine anno, secondo i sindacati “supererebbe non solo le regole del 1974, bensì si differenzierebbe anche dall’accordo parafato del 2015, mai recepito dal Parlamento italiano”. “Tuttavia – spiegano ancora – le preoccupazioni espresse nei mesi scorsi circa una discussione così complessa sviluppata all’interno di un quadro sanitario che, lungi dal dare segnali incoraggianti, da un lato limita la possibilità di condividere le posizioni con le lavoratrici ed i lavoratori direttamente interessati e dall’altro, alla luce delle pessimistiche previsioni dell’onda lunga del lock down della primavera scorsa sul sistema delle imprese, ci pone di fronte ad un quadro economico e sociale non facilmente prevedibile, ci inducono ora come allora, a richiedere maggiore cautela ai Governi per tempi e modi attuazione dell’intesa, invitandoli a non porre limiti temporali stringenti in un quadro di grandissima incertezza”.
E dunque, i sindacati detto di condividere “ovviamente” l’importanza di salvaguardare la situazione degli attuali frontalieri, “entrati nel mercato del lavoro con regole fiscali ben precise e che, sulla base di queste, hanno impostato la tenuta finanziaria dell’economia familiare”. Inoltre, “queste stesse lavoratrici e lavoratori si ritroveranno alle prese nei prossimi mesi con un’inevitabile crisi occupazionale determinata dagli effetti della pandemia”.
Ma al tempo, i sindacati hanno ribadito la preoccupazione per “l’adozione del cosiddetto “doppio binario” che punta a salvaguardare le condizioni del trattamento attuale, rideterminando nuove regole per i “nuovi” a partire dall’adozione della nuova normativa, può introdurre alcune potenziali criticità: in ordine al principio Costituzionale di eguaglianza tra i lavoratori, ad ulteriori elementi di dumping in un mercato del lavoro, quello elvetico, che ne è già fortemente caratterizzato, anche in virtù di una relazione stretta tra crescita dei salari e riduzione delle tutele e delle protezioni sociali. Una condizione che, per evitare di porre in concorrenza vecchi e nuovi lavoratori, se confermata, può essere mitigata da strumenti di accompagnamento sindacali e fiscali (individuabili anche nell’ambito della riforma fiscale di prossima discussione, attraverso interventi quali: aliquote di vantaggio, rimodulazione della franchigia, misure di accompagnamento e tempi di transizione), in larga parte rese note dalle OO.SS. alle Autorità dei due Stati, che riducano la forbice del reddito che inevitabilmente l’adozione del nuovo sistema determinerà”.
Inoltre, ai sindacati appare “necessario superare ogni ambiguità sul concetto di “vecchi” frontalieri che, lungi da una definizione puramente anagrafica, rispondono a nostro avviso a coloro i quali sono già in possesso di una propria posizione AVS, anche se pregressa rispetto all’attuale condizione lavorativa”.
Dunque, “la scelta di superare l’accordo del 1974, oltre che alle ragioni economiche, dovrebbe registrare il cambio oggettivo delle condizioni del lavoro frontaliero a seguito dell’evoluzione dei trasporti, della tecnologia, delle infrastrutture e delle reti viarie, per provenienza geografica, professionalità, organizzazione del lavoro. In tal senso la conferma della fascia dei 20km (unica in Italia con i paesi confinanti), non è più attuale; mantenere una distinzione tra frontalieri cosiddetti fiscali e non fiscali rappresenta un’articolazione obsoleta e di diseguaglianze ingiustificate tra i lavoratori di una medesima impresa. Il suo superamento unito ad un principio di reciprocità dei movimenti contribuirebbe a nostro avviso anche ad aumentare quel livello di coesione sociale necessario, soprattutto dopo l’importante esito referendario del 27 settembre sulla libera circolazione”.
“Riteniamo che il superamento di un trattato “storico” – hanno detto in conclusione – non possa essere risolto con provvedimento il cui obiettivo sembra rivolto solo a “fare cassa”, ma meriti un’impostazione più ambiziosa. In tal senso riteniamo che questa possa rappresentare un’occasione per definire il complesso degli aspetti legati al fenomeno del lavoro transfrontaliero, anche in piena attuazione del regolamento UE 883/04 sul coordinamento della sicurezza sociale, in particolare attraverso: la ridefinizione spaziale e temporale del lavoratore frontaliero, anche in virtù della normativa comunitaria ove l’espressione “lavoratore frontaliero” designa qualsiasi lavoratore occupato sul territorio di uno Stato membro e residente sul territorio di un altro Stato membro, ovvero regolato da accordi bilaterali con l’Unione europea (criterio politico), dove torna in teoria ogni giorno o almeno una volta alla settimana (criterio temporale), anche in relazione ai limiti che la fase pandemica ha messo in evidenza come il massiccio ricorso allo smart working o a forme di telelavoro e che ha richiesto in questi mesi, accordi straordinari tra i due Paesi per la sua regolamentazione; il superamento del limite mensile per il diritto alla NASPI; la riapertura contestuale del tavolo sullo Statuto dei Lavoratori Frontalieri per il quale le OO.SS. italiane hanno predisposto ben tre proposte; la rivisitazione delle politiche di cooperazione Interreg (2021-2027) che pongano finalmente al centro la Governance transfrontaliera”.




Esistenza in vita: l’INAS chiarisce

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inascislPer i pensionati residenti all’estero partono le procedure per la campagna di certificazioni di esistenza in vita 2020-2021, utili al pagamento delle pensioni (Cev). Il patronato Inas Cisl interviene con alcuni chiarimenti, a partire dalle scadenze.
Questo mese, l’Inps invia la lettera per la verifica ai pensionati residenti in: Sud America; Centro America; Nord America; Asia; Estremo Oriente; Paesi Scandinavi; Stati dell’Est Europa e Paesi limitrofi; Europa, Africa e Oceania, per chi non ha concluso la prima fase della certificazione relativa al 2019 e al 2020.
La conclusione della procedura è fissata per il 5 febbraio 2021. Se il certificato di esistenza in vita non sarà presentato entro la fine dell’anno il pagamento della rata di marzo 2021 della pensione, in contanti, avverrà presso le agenzie Western Union del Paese di residenza.
In caso di mancata riscossione o di mancato invio del certificato di esistenza in vita entro il 19 marzo 2021, il pagamento della pensione viene sospeso a partire dalla rata di aprile 2021.
A gennaio del 2021, invece, partiranno le lettere per i pensionati residenti in Europa, Africa e Australia, per la seconda fase della campagna 2020-2021. In questo caso, il certificato di esistenza in vita dovrà essere inviato entro il 15 giugno 2021.
Se il certificato di esistenza in vita non sarà presentato, il pagamento della rata di luglio 2021 della pensione, in contanti, avverrà presso le agenzie Western Union del Paese di residenza.
In caso di mancata riscossione o di mancato invio del certificato di esistenza in vita entro il 19 luglio 2021, il pagamento della pensione viene sospeso a partire dalla rata di agosto 2021.
Nonostante le difficoltà legate all’emergenza sanitaria in corso, il patronato Inas Cisl ha messo in campo tutte le proprie risorse per assistere i pensionati all’estero, nei limiti delle restrizioni imposte dalle autorità in ciascun Paese.
A chi ha bisogno di aiuto per inviare il certificato di esistenza in vita il patronato suggerisce di rivolgersi ai propri esperti, presenti in tutto il mondo, con il suggerimento di contattare telefonicamente l’ufficio prima di recarsi in sede, in modo da verificare quali sono le modalità di accesso e assistenza che cambiano in base alle norme nei vari Paesi.
Infine l’Inas Cisl ricorda che dallo scorso 25 maggio è aperta anche la campagna Red est 2020, riferita ai redditi del 2019, per l’erogazione delle prestazioni assistenziali legate alle pensioni. Anche in questo caso è possibile rivolgersi alla sede Inas Cisl più vicina.