“Festeggio 20 anni di carriera omaggiando Giacomo Puccini là dove tutto è iniziato”

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1Artista molto apprezzato e tra i baritoni più richiesti dai teatri internazionali, Massimo Cavalletti quando sale sul palcoscenico è protagonista indipendentemente dai ruoli interpretati. Vocalmente pregevole anche per la palette di colori che la sua voce sfodera, presenza scenica dove le capacità attoriali la fanno da padrona e capace nel rendere veri i suoi personaggi. Apprezzato dai più illustri critici del mondo e una marea di fan lo adora.

Molto attivo anche nella discografia, il baritono lucchese compie vent’anni di carriera e festeggia con il debutto al Teatro del Giglio di Lucca il 29 novembre prossimo, data storica che segna il centenario pucciniano. Lucca si veste a festa per omaggiare il celebre M° Giacomo Puccini  e per l’occasione la Zecca ha prodotto una meravigliosa medaglia commemorativa in edizione limitata a 500 esemplari.

Il teatro lirico lucchese mette in scena una delle opere più rappresentate ed amate nel mondo: Tosca, dove Cavalletti è Scarpia e alla Première il nome del Teatro del Giglio subirà un cambiamento.  Quale?

Nell’intervista a seguire l’artista toscano si racconta ed attenta è l’analisi del personaggio che porterà in scena, ma non solo!  Tante anticipazioni su quello che si può definire “l’evento nell’evento”.

Vent’anni di carriera dove hai cantato nei teatri più importanti al mondo, mai nella tua città natia un’opera lirica e per questo debutto hai scelto una data importante in un anno importante: 29 novembre 2024 quando ricorre il centenario dalla dipartita di Giacomo Puccini. Raccontaci l’emozione di quando hai saputo che avresti cantato al Teatro del Giglio di Lucca.

Una notizia inattesa e a dire la verità insperata, ho sempre pensato che non sarebbe successo, per molti motivi, primo fra tutti quello che accomuna un pò tutti ovvero che non si può essere profeti a casa propria. C’è da dire che di occasioni di cantare a Lucca ce ne sono state ma mai in un’opera, e sicuramente questa è una super occasione.

macbeth 10108 2L’arrivo al teatro di questa nuova direzione artistica con Dr Giorgio Angelo Lazzerini amministratore unico e il nuovo direttore artistico Cataldo Russo e il mio successo la scorsa estate nel maxi concerto estivo organizzato per l’inizio delle commemorazioni Pucciniane hanno indirizzato l’amministrazione a propormi questa splendida opportunità. Già lo scorso autunno avevo cantato a Lucca la messa di gloria di Puccini con l’orchestra dei Wiener Philharmoniker in un’altra occasione davvero speciale per la città. Ricordo bene il momento in cui mi hanno chiamato per offrirmi questo contratto, e mi sono sentito veramente molto onorato. Una occasione per me per festeggiare al meglio i miei primi venti anni di carriera e farlo nella mia città natale dove tutto è iniziato.

Porterai in scena un personaggio complesso, nell’opera Tosca, dal punto di vista attoriale, poiché il Barone Scarpia é perfido e cattivo, molto distante da Massimo.

Questo è un ruolo che amo moltissimo, ho avuto la fortuna di cantarlo in due produzioni fino a adesso, ma subito l’ho sentito molto mio. Riconosco che è un personaggio dalle tinte fortissime e sicuramente molto cupe, ma non lo vedrei solo cosi. Scarpia è a suo modo anche un personaggio molto nobile, lo mette in evidenza Puccini con le frasi elegantissime che gli concede e con il grande valore che da ai suoi modi sia nel primo atto che nel secondo. E’ in grado di essere nobile e rude e questo lo eleva dal ruolo unico di truce. Non è solo un boia, sa giocare con i suoi avversari sia in campo politico che in quello affettivo, anche se per lui l’unica strada legata all’amore e all’affetto è quella più animalesca e sessuale. Brutale nell’usare gli aspetti più personali dell’animo delle persone, e sa perfettamente come manovrare Tosca, solo quando lui stesso si abbandona alla propria presunta vittoria credendosi in totale controllo si scopre e mette Tosca nella possibilità di ferirlo a morte.

Cosa pensi dell’aspetto vocale ove non mancano certo le difficoltà?

Vocalmente è davvero arduo, ma credo che possa essere risolto con maestria proprio se lo si vede non solo mono colore, ma se gli si concedono più sfumature sulla sua tavolozza cromatica. La partitura offre moltissimi momenti lirici anche sul piano e pianissimo, molti momenti sul parlato e sul recitato, e anche molteplici occasioni in cui usare tutte le tecniche del bel canto per modellare le linee del suo canto. Poi certo ci sono momenti importanti come nel finale del primo atto o come nella scena della tortura del secondo atto in cui non si può stare a ricamare, ma io credo che si debba sempre rimanere corretti a quello che scrive Puccini senza lasciarsi andare al trucismo verista.

Quante volte hai portato in scena il potente capo della polizia ed ogni volta quali aspetti hai rivisto maggiormente?

Come detto è un ruolo abbastanza nuovo per me, ho cantato in tutto intorno alle dieci recite in tre diversi allestimenti, e direi che l’ultima volta in Giappone durante un tour organizzato dal teatro Comunale di Bologna ho avuto l’opportunità di migliorare moltissimo questo mio personaggio. Ho trovato occasioni durante tutto lo spartito di aumentare la presa che questo ruolo ha su tutto quello che lo circonda, e credo che proprio attraverso il suo sentirsi superiore al prossimo e con questo suo falso buonismo risulti ancora più pericoloso, non credo che uno Scarpia unicamente cattivo e violento sia cosi spaventoso, credo invece che un personaggio che mantiene certe distanze e a tratti sia educato risulti nei suoi scatti di ira e nei suoi improvvisi cambi di emotività ancora più pericoloso e difficilmente controllabile.

Spesso i baritoni nell’opera lirica sono personaggi fieri che vogliono difendere il loro onore, ma in questo caso direi di no. Cosa ne pensi?

In questo caso proprio no, Scarpia è mosso dal proprio io irrefrenabile, dice:“ha più forte sapore la conquista violenta, la cosa bramata perseguo, me ne sazio, e poi la getto…”

Non dice la donna, o la posizione sociale, o la vittoria, dice solo la COSA, è una specie di Jago, ma meno filosofo, credo che sia uno che ha raggiunto un grado sociale altissimo partendo dal basso, e che l’unica emozione che lo spinge sia la vendetta verso le sue origini e la rivalsa verso quello che non ha avuto e che ha desiderato. Però ama anche comportarsi con quei modi aristocratici o altolocati che ha imparato nell’arco della sua scalata sociale e che lo rendono in qualche modo affine agli occhi dei suoi interlocutori, e come si sa quando si sta con persone simili a noi o che crediamo lo siano ci sentiamo più sicuri e quindi ci lasciamo andare. Questo quello che vuole Scarpia che le persone si lascino andare con lui cosi da poterle sorprendere e dominare.

Lo dice Cavaradossi:  “Bigotto satiro che affina con le devote pratiche la foia libertina e strumento lascivo talento, fa il confessore e il boia…”

Il colore molto scuro della voce per un baritono drammatico, tipico di Scarpia, si modella perfettamente con la crudeltà che incarna. Sei d’accordo?

Si certo serve una voce sappia anche produrre un colore brunito e profondo, rendono sicuramente più contrasto anche con le voci di Tosca e di Cavaradossi, anche e ormai specialmente i tenori provano a rinforzare sempre più il timbro verso lo scuro rendendolo sempre più brunito a tratti secondo me anche troppo, credo quindi che a volte sia interessante recuperare per Scarpia alcuni accenti più lirici e di colori più chiari, non spoggiati e nemmeno mai non girati ma, che in qualche modo possano essere interessanti per far breccia in Tosca. Tosca non sarà certo innamorata di Scarpia e mai lo sarebbe, ma mi piace pensare che in qualche modo possa pensare che questo uomo è atroce perché rappresenta un potere forte e non perché lo è e basta. Dobbiamo immaginare che questi personaggi si conoscono nella loro vita alla corte papale e si vivono, e credo che Scarpia sia anche charmante in certe circostanze. Certo non come il rivoluzionario pittore ma ho la sensazione che Tosca non conosce Scarpia fino in fondo prima del Vissi d’arte.

Scarpia è senza scrupoli, brutale e pericoloso, ma il male che alla fine gli si ritorce contro. C’è  giustizia? O no, visto il finale tragico dove anche i buoni muoiono ingiustamente?

La Giustizia in questa opera manca fin dall’inizio, tutta colpa del non dire la verità tra Mario e Tosca, mi chiedo spesso se all’arrivo di Tosca nella chiesa, Mario avesse subito detto la verità e tutti e due insieme con Angelotti fossero scappati in campagna e da li verso i confini dello stato pontificio come sarebbe finita l’opera?

Scarpia muore per colpa della sua troppa sicurezza, riceve Tosca nelle sue stanze private, non perché voglia sentirsi sicuro ma per sfoggiare la sua ricchezza la sua potenza. Se avesse portato Cavaradossi e poi la Tosca nella sala delle torture o se non avesse licenziato Spoletta e gli altri con troppa tranquillità, allora forse sarebbe vivo. Invece ha dato a Tosca l’occasione con quel coltello da cibo sulla tavola imbandita.

La morte dei due innamorati è tipica del melodramma lirico, qui interviene l’astuzia di Scarpia che vuole giocare Tosca prendendola e poi strappandogli comunque l’amato Mario con il tranello già giocato al Conte Palmieri d’accordo con Spoletta. Insomma tutta la trama si gioca sulla menzogna, sulla bugia, sulla falsità che sia buona, occasionale o voluta. Anche la stessa Tosca mente a Mario proprio dopo aver rivelato la posizione di Angelotti nella villa, non ha il coraggio di dire la verità nemmeno per ammettere di farlo per amore.

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Che cosa ti aspetti dalla tua Lucca per questo evento, che direi un evento nell’evento?

Non voglio farmi aspettative troppo esorbitanti, sarà un evento e si va verso il tutto esaurito ancora prima dell’apertura ufficiale della biglietteria, come sempre ci saranno gli scontenti, sempre accade ovunque ormai in teatro, scontenti per i motivi più insondabili, quello che spero è di essere in grado di offrire uno spettacolo che sia di grande spessore musicale e al massimo delle possibilità sceniche. Quello che vorrei è che la citta fosse tutta unita per festeggiare questo grande uomo che è Puccini, grande in vita e immortale adesso nella morte. Vorrei che per una volta fossimo tutti insieme per qualcosa che ci rappresenta tutti e non ci fossero campanilismi, e fosse una festa per tutti senza mettere in mezzo ne la politica ne la religione, che ci fosse solo la musica e il genio di Giacomo.

Raccontaci qualche anticipazione di Tosca al Teatro del Giglio per celebrare il centenario pucciniano.

Il teatro sta organizzando qualcosa di veramente grande per questo evento, primo tra tutti il giorno della prima il teatro del Giglio riceverà la co-intestazione ufficiale al nome di Giacomo Puccini e questa è una vittoria voluta e ottenuta dall’attuale giunta cittadina. Poi ci saranno in città molte altre occasioni per celebrare Puccini, per esempio saranno presenti alla prima del 29 novembre i sindaci rappresentanti delle città che hanno dato i natali anche agli altri famosi musicisti italiani da Verdi a Rossini, a Bellini e tutti gli altri. La Zecca di Lucca ha prodotto una splendida medaglia commemorativa in Argento con il volto di Puccini su un lato e la Madama Butterfly sul retro, un prodotto di grande scuola e di finissimo conio in edizione limitata a 500 esemplari. La prima recita sarà trasmessa attraverso un circuito privato alle case di riposo e alle lunghe degenze delle cliniche per persone anziane e malate di tutta la provincia.

Insomma molte occasioni per rendere tutti partecipi di questa grande festa in ricordo di un genio assoluto come Giacomo Puccini.