Filosofi maledetti…

Baruch (Benedictus in latino) Spinoza è assimilato a Machiavelli e Giordano Bruno in termini di “pensatori maledetti” per lo sconquasso causato al potere costituito o, meglio, ai principi su cui si fondae trae legittimità.Indubbiamente il pensiero spinoziano mi convince, mi appassiona, lo ritengo attuale, moderno, razionale, purtroppo non ha e non avrà “sponsor” perché la libertà non interessa quasi a nessuno e a nessuno di coloro che esercitano il potere…
Sono molte le ragioni che accomunano Spinoza ad altri filosofi “maledetti”, come Machiavelli o Giordano Bruno. Sono ragioni di natura diversa e molteplice, ma coincidono con quelle che hanno portato alla demonizzazione di Machiavelli o al rogo di Giordano Bruno, perché tutti questi pensatori svuotano dalle fondamenta alcune convinzioni che hanno guidato la tradizione dell’Occidente – e non solo dell’Occidente – per millenni.
Il primo motivo di scandalo additato in Spinoza fu la sua identificazione di Dio con la natura, che implicava la negazione non solo dell’esistenza di una divinità personale, quale quella della tradizione ebraica, a cui Spinoza apparteneva, o della tradizione cristiana, ma anche della provvidenza divina. Se Dio è natura, noi siamo parte della natura, ma soltanto parte; questo distingue Spinoza da impostazioni quasi contemporanee a lui, come quella, ad esempio, della filosofia di Bacone, che voleva che l’uomo, viceré dell’Altissimo, diventasse padrone della natura. In Spinoza troviamo un rapporto molto più rispettoso nei confronti della natura, perché la parte non può dominare il tutto. E neppure siamo, come credeva di essere l’uomo del Rinascimento, un microcosmo; in noi, cioè, non si riproduce miniaturizzata l’immagine di tutta la natura. In quanto passivi subiamo gli effetti di tutte le forze naturali, e sarebbe assurdo e ridicolo che noi pensassimo di poter superare questa passività. Al massimo la possiamo attenuare, e questo è il compito che si pongono, sostanzialmente, le opere di Spinoza, e in particolare l’Ethica.
Il secondo motivo di scandalo fu l’identificazione della necessità con la libertà. Spinoza arriva a dire che anche una pietra lanciata in aria crederebbe, se potesse pensare, che il suo movimento sia stato causato da se stessa, cioè che sia libera di muoversi. Per Spinoza non siamo affatto liberi nel senso che le cause delle nostre azioni dipenderebbero soltanto da noi: tutto nel mondo è il risultato di cause e di effetti. È interessante notare che anche per altri grandi pensatori non filosofi di tradizione ebraica come Freud o Einstein (ammiratori peraltro di Spinoza) nel mondo niente avviene a caso. Così era per i lapsus o per i sogni in Freud; così era per Einstein, che aveva scritto anche una prefazione a un libro su Spinoza: basti ricordare la famosa affermazione secondo la quale Dio non gioca ai dadi. Il problema di Spinoza è quello di essere liberi non nel senso di sfuggire alle leggi di natura, ma di utilizzare le leggi di natura come si fa per esempio con il vento – che certo non soffia per far piacere a noi – quando lo si utilizza per gonfiare, poniamo, le vele di una barca. Quindi per Spinoza non dobbiamo andare contro le leggi naturali per esseri liberi in un senso più lato, ma dobbiamo piegarle ai nostri scopi e alla nostra utilità.
Il terzo motivo di scandalo è stato il rifiuto dell’etica del sacrificio, della idea della morte e della vanità di tutte le cose. Spinoza infatti afferma con decisione il diritto di ogni individuo al perseguimento della sua “utilitas”.
Questa posizione non coincide con l’egoismo, ma implica che l’individuo non debba sacrificarsi perché in Spinoza – quarto e ultimo motivo di scandalo, collegato al precedente – il potere e il diritto coincidono: il pesce grosso mangia il pesce piccolo. Quindi finché l’individuo non avrà raggiunto un grado di potere adeguato non potrà, per così dire, lamentarsi della sua sorte.
Ma per Spinoza, per quanto possa apparire contraddittorio, dato l’elemento di identità tra essere liberi ed essere necessitati, e tra l’aver potere e l’aver diritto, gli uomini possono cambiare attraverso uno sforzo, un conatus, che rende possibile che ci sia una morale umana. Spinoza afferma che ciò che è bene per il lupo è male per l’agnello, che alla fine nell’universo il bene e il male si elidono. Queste tesi sono apparse il segno di un supremo immoralismo; per lui, invece, tali ragionamenti sono espressione non di relativismo morale, ma della tesi che l’uomo può avere una morale che è tipica dell’uomo: noi siamo per natura degli uomini e abbiamo una morale che è semplicemente umana.