FOCUS: Trasferirsi all’estero

Se non avete mai letto niente del genere o magari non ci avete mai veramente pensato, oggi vorrei parlarvi dei pregi e dei difetti di una vita da emigrato perché, tanto per essere chiari, non sono sempre stati rose e fiori, per nessuno. E mai lo saranno.
Il primo problema, che è anche il più immediato ed importante, è come sostenersi finanziariamente. Poi c’è la nostalgia del proprio paese, della famiglia lontana. Infine, non ultimo, l’inserimento nel tessuto sociale locale.
Per chi decide, per scelta o necessità, di provare a lasciare la propria casa ed avventurarsi nell’esperienza di vivere all’estero, il pensiero del proprio sostegno economico è, naturalmente, il primo ed il più importante di tutti: in alcuni paesi, il problema del visto per poter lavorare rende il tutto un pò più ostico ma, con le dovute e necessarie informazioni e con i contatti giusti, le possibilità ci sono e sono anche tante e diverse, naturalmente considerando il proprio background professionale e scolastico.
Per chi, invece, ha la possibilità di investire in attività commerciali, aprire ristoranti e pizzerie è una delle attività più frequenti tra gli italiani, seguita dagli investimenti immobiliari, dalle import-export e dalle piccole attività commerciali. Tutto dipende dalle proprie capacità ed esperienze lavorative.
C’è anche la categoria dei fortunati, quelli che hanno la possibilità di dedicare il proprio tempo alle proprie passioni senza lavorare: si impegnano in un’attività remunerativa stagionalmente nel proprio paese e poi spendono gli altri mesi viaggiando per il mondo.
Comune a tutti quanti c’è, però, una parola in lingua portoghese che racchiude perfettamente il concetto: la saudade. In italiano non c’è una traduzione letterale compiuta ed esatta, ma è un insieme di malinconia, tristezza, una mancanza di qualcosa, una parola che sa di mare, che ricorda i marinai in giro per il mondo che lasciano la propria terra e la propria famiglia per lavorare, e, guardando l’orizzonte sull’oceano, tra una sigaretta e un caffè, pensano al proprio paese, ai propri cari che un giorno riabbracceranno.
Chi si trasferisce in una nazione europea non andrà incontro ad un inserimento sociale e lavorativo particolarmente complicato e difficile: anche considerando le normali ed anche notevoli differenze culturali tra i vari paesi, in fondo, le basi sono simili e più omogenee.
Al contrario, trasferirsi in Asia, Africa, Sud e Nord America comporta un processo di adeguamento maggiore, in molti casi con una cultura veramente molto differente dalla nostra. Infatti, non è raro che alcune persone, dopo anni di permanenza all’estero, possano decidere di tornarsene in patria per vari motivi, tra i quali la difficoltà di inserimento sociale e la distanza culturale molto accentuata tra gli usi e costumi propri e quelli della popolazione del paese ospitante.
Per concludere e per facilitare ogni processo di integrazione sociale, mi viene spontaneo regalare un consiglio, che è quello di evitare il più possibile i quartieri frequentati da connazionali, non certamente da intendersi come non relazionarsi con altri italiani, ma di non frequentare solo gli italiani, avendo l’accortezza di crearsi una cerchia di amici il più internazionale possibile.