Fortaleza (Brasile). Sandra Bandeira Nolli intervista Francesco Laprovitera

Il dottor Francesco Laprovitera, architetto, scrittore e artista, è un’importante rappresentante della Comunità Italiana di Fortaleza, discendente della nobile famíglia Laprovitera che ha dato un bellissimo contributo la vita culturale e turistica di Fortaleza, nota città del nord est del Brasile.
Alzi la mano chi è consapevole del fatto che esiste un’ Italia in Fortaleza orgogliosa delle sue origini italiane e che porta avanti i valori italiani?
L’immigrazione italiana non si è diretta solo verso il Sud del Brasile, ma anche al Nord est dove gli immigrati sono stimabili in circa 37 milioni, tra italiani e ítalo -discendenti.
L’obiettivo della nostra intervista è approfondire la conoscenza delle esperienze più significative vissute dagli italiani nello stato del Ceará e per questa ragione abbiamo intervistato il dott. Laprovitera che ci ha presentato il suo percorso professionale e l’importanza delle sue radici culturali.
Laprovitera si è costruito una brillante carriera oltre i confini nazionali. Per lui la cultura è un mezzo di comunicazione universale. Oltre ad essere architetto, è un rinomato artista plastico. Ha collaborato con diversi giornali. Ha dato vita ad ambiziosi progetti culturali. E’ stimato da tutti gli italiani di Fortaleza. Esperto in valorizzazione culturale, è stato direttore del Iate Club e attualmente è membro del Comités Nord est.
Vogliamo capire il suo punto di vista, evidenziare le sue scelte, le motivazioni che hanno guidato la sua arte e presentarvi la comunità italiana di Fortaleza.
Abbiamo chiesto…
1) Vuole raccontarci, con i suoi 50 anni di esperienza, del lavoro svolto a favore dell’arte, della cultura e della comunità italiana nel Nord est brasiliano in Fortaleza nel corso di tutto questo tempo?
Ecco le sue parole…
È sempre una gioia parlare con te, soprattutto quando l’argomento riguarda l’Italia, un Paese che mi fa pulsare nelle vene il mio sangue calabrese, l’arte e la cultura che tanto pratichiamo e valorizziamo.
Quest’anno, nel celebrare i 50 anni di carriera artistica, rifletto sulle mie scelte di vita. Essere un artista significa comprendere il mondo con una visione diversa, che ci permette di praticare valori di gentilezza e solidarietà tra le persone.
La storia dell’arte italiana ci insegna la ricchezza culturale di un popolo che valorizza la vita nella sua pienezza. Allo stesso modo, il mio lavoro come artista cerca di ispirare progetti di portata sociale con romanticismo e pragmatismo.
L’arte italiana è sempre stata per me una fonte inesauribile di ispirazione. Ci mostra che la sua vera essenza è toccare i cuori, risvegliare sentimenti e unire le persone.
Ho imparato che, oltre ad essere espressione di creatività, è un potente strumento di trasformazione sociale. Ed è con questa visione che continuo a camminare, con nuove modalità per contribuire al benessere collettivo e alla valorizzazione della cultura italo-brasiliana.
2) Essendo il Programma NE VOGLIAMO PARLARE, un ottimo canale per promuovere la cultura italiana in Brasile… Può descrivere in poche parole la comunità italiana di Fortaleza, l’arrivo della sua famiglia, il contributo non solo economico, che gli emigrati hanno dato alla nostra terra nel corso di ben oltre un secolo e mezzo?
È una grande occasione per presentare il “Programma Ne Vogliamo Parlare” sulla necessità di instaurare dialoghi culturali tra Italia e Brasile. Come disse il nostro defunto poeta popolare Patativa do Assaré, “canta lì e io posso cantare qui”, questo può essere un buon motto per rafforzare i nostri legami artistici.
All’inizio del 20° secolo, a causa della crisi economica italiana, il mio bisnonno materno Giuseppe Guerrera lasciò il comune di Tortora, in Calabria, e venne in Brasile in cerca di nuovi affari. Si stabilì a Fortaleza, portando tessuti pregiati e distinguendosi per il suo trattamento raffinato nei confronti delle persone. Ha rapidamente ampliato la sua attività e ha acquistato un ostello a Praça da Sé, aumentando il suo tempo in Brasile da tre a sei mesi.
Quando Giuseppe decise di prolungare la sua permanenza a nove mesi, la figlia Marianna sposò Michele Laprovitera, un giovane che aveva combattuto nella Prima Guerra Mondiale. Convinti da Marianna, decidono di iniziare una nuova vita in Brasile. Tuttavia, all’arrivo, Giuseppe annunciò la sua decisione di tornare in Italia, trasferendo la sua attività al genero.
3) Come è nata la passione per l’arte? Da dove viene tanta creatività e ispirazione? Può parlarci dei suoi progetti?
Lo dico sempre: sono nato artista e mi sono formato come architetto e urbanista. Da quando esisto, ho sempre fatto arte. Mia madre suonava il pianoforte e realizzava arazzi. Mio padre era un dentista, disegnava e scriveva bene. Ho avuto, quindi, la fortuna di appartenere a una famiglia che valorizza le arti e di aver conosciuto personalmente due grandi artisti brasiliani: Heloysa Juaçaba e Aldemir Martins che hanno visto lemie doti artistiche e mi hanno guidato in questo mondo. Per rafforzare la mia tendenza di artista, mi sono formato come architetto e urbanista. Poi ho scoperto che i processi creativi hanno la stessa radice. Ciò che li differenzia sono i linguaggi di ciascuna espressione.
Ho un centinaio di mostre collettive e individuali tenute in Brasile e all’estero. Purtroppo mi manca l’Italia.
In architettura, ho progettato, tra gli altri, gli aeroporti internazionali di Aracati e Jericoacoara, la sede dell’Ordine degli Avvocati Brasiliani del Ceará e la Corte dei Conti dello Stato del Ceará.
Sono davvero molto grato all’Arte!
4) Lei ha costruito una brillante carriera all’interno del nostro paese. Può darci un parere sui rapporti tra l’Italia e la comunità italiana del Nord est brasiliano? Come possiamo rafforzare il nostro legame con l’Italia e le famiglie italiane in Fortaleza?
Se dovessimo enumerare le personalità di origine italiana che hanno contribuito e continuano a contribuire all’affermazione del Brasile come una grande nazione, l’elenco sarebbe lunghissimo. Nel Nord-Est è altrettanto significativo. Le autorità italiane in Brasile hanno l’opportunità di realizzare grandi progetti, sia culturali che economici.
Vale la pena ricordare che i cittadini italiani nel Nordest sono tanti ed è fondamentale che le opportunità siano ampie e inclusive. Le famiglie tradizionali italiane del Ceará praticano una convivenza armoniosa e solidale, fungendo da esempio di cooperazione e unità. Questo spirito comunitario può ispirare nuove iniziative per rafforzare ulteriormente i nostri legami e promuovere scambi vantaggiosi per entrambi i Paesi
5) Vuole dare un messaggio ai nostri lettori?
Certo! Essere italiani è soprattutto amare l’Italia e la sua gente, è abbracciare il mondo con fede in Dio e con la certezza che siamo venuti al mondo per essere felici! Viva l’Italia!
Sandra Bandeira Nolli intervista Dott.Francesco Laprovitera.