Haiti, offensiva delle truppe salvadoregne contro le bande: nel mirino i capi di 400 Mawozo e Chen Mechan

Oltre 2.000 militari inviati da Nayib Bukele partecipano alle operazioni nella pianura di Cul-de-Sac, alle porte di Port-au-Prince. I blindati avanzano nei territori controllati dai gruppi armati, mentre la polizia haitiana annuncia nuove operazioni. Il leader di 400 Mawozo chiede la mediazione delle Nazioni Unite: «Temo un’escalation della violenza».

Haiti entra in una nuova e delicata fase della sua lunga crisi di sicurezza. Le truppe salvadoregne hanno lanciato la loro prima grande operazione contro le bande armate che controllano vaste aree del territorio haitiano, concentrando l’intervento nella pianura di Cul-de-Sac, a nord-est della capitale Port-au-Prince.
L’operazione, avviata lunedì 2 novembre e riferita dall’agenzia spagnola EFE il giorno successivo, punta a smantellare due delle organizzazioni criminali più temute del Paese: 400 Mawozo e Chen Mechan. Si tratta di gruppi accusati di rapimenti, violenze e di aver contribuito a rendere estremamente pericolosa la vita quotidiana di migliaia di cittadini.
L’intervento segna un passaggio importante: non si tratta più soltanto del rafforzamento della presenza internazionale, ma di un’azione diretta nei territori controllati dalle organizzazioni armate.
Duemila soldati e mezzi blindati sul terreno
Il presidente salvadoregno Nayib Bukele ha disposto l’invio di oltre 2.000 militari in Haiti, dopo la scomparsa di quattro tecnici dell’aviazione militare salvadoregna, avvenuta il 18 ottobre in seguito a un’imboscata nella zona di Croix-des-Bouquets.
I quattro erano impegnati in attività collegate alla missione internazionale di sicurezza e risultano ancora dispersi.
I militari salvadoregni, arrivati progressivamente nella capitale haitiana a partire dal 22 ottobre, sono entrati in azione con una decina di veicoli blindati. Le operazioni si sono concentrate nelle aree di Santo e Croix-des-Missions, dove le bande hanno cercato di ostacolare l’avanzata delle forze di sicurezza anche attraverso la costruzione di barricate.
Secondo quanto riferito da EFE sulla base di informazioni diffuse dalla stampa haitiana, almeno dieci appartenenti ai gruppi armati sarebbero morti negli scontri. Il dato non è stato tuttavia confermato in modo indipendente.
Nel mirino due organizzazioni particolarmente pericolose
Tra gli obiettivi dell’offensiva c’è 400 Mawozo, una delle bande più potenti di Haiti, guidata da Wilson Joseph, conosciuto con il soprannome di Lanmò Sanjou. Il gruppo è stato coinvolto in numerosi sequestri e atti di violenza. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti offre una ricompensa fino a un milione di dollari per informazioni che conducano alla cattura del suo leader.
L’altro obiettivo è Chen Mechan, organizzazione attiva nella stessa area e indicata tra i gruppi coinvolti nella crisi che ha portato alla scomparsa dei quattro salvadoregni.
La polizia nazionale haitiana ha annunciato a sua volta un’ampia operazione nella pianura di Cul-de-Sac, con il sostegno della Gang Suppression Force, la forza internazionale sostenuta dalle Nazioni Unite.
Gli interventi sono diretti contro posti di blocco illegali, tentativi di sequestro e violenze ai danni della popolazione. Le autorità haitiane hanno indicato tra le zone interessate Carrefour Shada, il ponte di Croix-des-Missions e Santo 17.
Al momento, tuttavia, non risultano confermate la cattura o l’uccisione dei principali capi delle organizzazioni prese di mira. L’obiettivo dichiarato è smantellarne le strutture e recuperare il controllo dei territori.
Il capo di 400 Mawozo scrive alle Nazioni Unite
Mentre le forze di sicurezza avanzano, si registra un episodio che potrebbe avere conseguenze sul piano politico e diplomatico.
Wilson Joseph ha confermato all’Associated Press di aver scritto al segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, chiedendo l’invio di una delegazione internazionale per favorire un dialogo e una possibile mediazione.
Nella lettera, il leader di 400 Mawozo si dichiara disponibile a partecipare a incontri per cercare una soluzione pacifica e sostiene di temere che le dichiarazioni e le minacce del presidente Bukele possano provocare una nuova escalation, con la popolazione haitiana destinata a pagarne le conseguenze.
Joseph ha anche affermato che i quattro tecnici salvadoregni sarebbero morti. Non ha però presentato prove a sostegno di questa dichiarazione. Il governo haitiano ha parlato di rapimento, mentre quello salvadoregno ritiene che i quattro siano ancora vivi.
Il portavoce delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, ha confermato la ricezione della lettera, precisando che questo non significa riconoscere il suo autore né approvarne il contenuto.
La richiesta di mediazione arriva dunque mentre gli scontri si intensificano, ma non risulta che sia stato avviato un negoziato ufficiale con le organizzazioni criminali.
Le Nazioni Unite sollevano interrogativi sul comando delle truppe
Un elemento particolarmente delicato riguarda la struttura di comando dell’intervento salvadoregno.
Secondo quanto precisato dal portavoce dell’ONU, la grande maggioranza dei militari inviati da El Salvador non opera sotto la catena di comando della forza internazionale sostenuta dalle Nazioni Unite. Di conseguenza, questi soldati non rientrano nel mandato e nei meccanismi di supervisione e rendicontazione della missione.
La distinzione è importante, perché solleva interrogativi sulla gestione delle operazioni, sulle regole d’ingaggio e sulle responsabilità in caso di vittime civili.
Le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per le conseguenze degli scontri sulla popolazione e hanno ricordato che tutte le operazioni di sicurezza devono rispettare il diritto internazionale.
Anche il leader di 400 Mawozo ha denunciato presunte vittime civili provocate dagli attacchi con droni. Si tratta di accuse che, al momento, non possono essere considerate verificate in modo indipendente.
La popolazione civile ancora una volta nel mezzo
La situazione resta estremamente difficile per gli abitanti delle zone interessate. Secondo EFE, la coalizione di bande Viv Ansanm avrebbe costretto alcuni residenti della pianura di Cul-de-Sac a scendere in strada per protestare contro le operazioni delle forze di sicurezza e la presenza militare salvadoregna, definita dai gruppi criminali un’«invasione».
È un ulteriore segnale della complessità della crisi: le bande non controllano soltanto interi quartieri e importanti vie di comunicazione, ma cercano anche di condizionare la popolazione e di utilizzare le proteste come strumento di pressione.
Una crisi che riguarda anche la Repubblica Dominicana
Per la Repubblica Dominicana, che condivide con Haiti l’isola di Hispaniola, ogni evoluzione della situazione rappresenta un motivo di particolare attenzione.
L’instabilità haitiana ha conseguenze dirette sulla sicurezza della frontiera, sui movimenti di popolazione e sugli equilibri dell’intera regione caraibica. Un eventuale deterioramento ulteriore della situazione potrebbe rendere ancora più complesso il lavoro delle autorità dominicane sul confine.
L’offensiva salvadoregna apre quindi una fase nuova, ma sarebbe prematuro parlare di una sconfitta delle bande o di una riconquista definitiva dei territori. Per ora è confermato l’avvio di operazioni militari su vasta scala; resta da capire se le forze di sicurezza riusciranno a neutralizzare i vertici delle organizzazioni e, soprattutto, a mantenere il controllo delle zone liberate.
La vera prova non sarà soltanto entrare nei territori controllati dalle bande, ma riuscire a restarci, proteggere gli abitanti e impedire che, dopo il passaggio dei militari, il potere criminale si ricostituisca.
Per Haiti, ancora una volta, la posta in gioco è il ritorno a una condizione minima di sicurezza e di normalità.