Hispaniola è Haiti?

rivalidad en el estadio de la española

La vittoria di Haiti per 4-1 nella Nations League lascia il posto alle tensioni fuori dal campo. Ingressi forzati allo stadio, la frase controversa del bomber Wilson Isidor e la decisione del Governo dominicano di vietare alla nazionale haitiana di giocare negli impianti del Paese. Port-au-Prince invita però a non trasformare la rivalità sportiva in un problema tra i due Stati.

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Doveva essere una partita di calcio, una sfida attesa da entrambe le comunità dell’isola. È diventata invece, nel giro di poche ore, un nuovo capitolo delle tensioni tra Repubblica Dominicana e Haiti.

Il 1° ottobre, allo stadio Olimpico Félix Sánchez di Santo Domingo, Haiti ha battuto nettamente la Repubblica Dominicana per 4-1 nella Concacaf Nations League. Una vittoria importante per la nazionale haitiana, che ha visto protagonista l’attaccante Wilson Isidor, autore di una doppietta. Ma il risultato sportivo è passato rapidamente in secondo piano davanti a ciò che è accaduto prima e dopo la partita.

La tensione prima del fischio d’inizio

Lo stadio era gremito e l’attesa per quella che veniva considerata una sfida particolarmente sentita era altissima. I biglietti erano esauriti già nei giorni precedenti e oltre 20.000 spettatori hanno assistito all’incontro.

Poco prima dell’inizio, però, si sono verificati disordini agli ingressi. Una parte dei tifosi ha cercato di entrare quando i cancelli erano già stati chiusi e, in uno degli accessi, una folla ha esercitato una forte pressione sulle porte, riuscendo in alcuni casi a superare le misure di sicurezza. Una delle porte è stata danneggiata.

Le immagini degli ingressi forzati hanno provocato la reazione immediata delle autorità dominicane.

Il ministro dello Sport, Kelvin Cruz, ha definito quanto accaduto «inaccettabile», sottolineando che il Félix Sánchez è un impianto sul quale lo Stato dominicano ha investito ingenti somme. Cruz ha quindi annunciato che la nazionale haitiana di calcio non potrà più disputare partite negli impianti sportivi dominicani.

Una decisione che, poche ore dopo, ha ricevuto anche il sostegno del presidente Luis Abinader, il quale ha dichiarato che la posizione espressa dal ministro dello Sport è quella del Governo.

Poi è arrivato il 4-1

Sul terreno di gioco, tuttavia, la serata è stata dominata da Haiti.

La nazionale haitiana è andata in vantaggio nel primo tempo. La Repubblica Dominicana ha avuto le sue occasioni e il portiere dominicano ha anche parato un rigore a Isidor, ma nella ripresa l’attaccante haitiano ha trovato altre due volte la via della rete.

Dorny Romero ha segnato il gol dominicano del momentaneo 1-2, ma Haiti ha allungato nuovamente e ha chiuso la partita sul 4-1, con la quarta rete firmata da Yassin Fortune. Il successo ha permesso ad Haiti di portarsi in una posizione favorevole nel Gruppo A della Nations League.

Una vittoria netta, dunque, che avrebbe potuto rappresentare semplicemente una importante pagina sportiva per il calcio haitiano.

Invece la polemica era appena cominciata.

La frase di Wilson Isidor

Dopo la partita, Wilson Isidor è finito al centro di una seconda controversia.

Il giocatore è stato ripreso mentre pronunciava la frase «Hispaniola è Haiti», riferendosi all’isola condivisa dalle due nazioni.

Le parole hanno provocato la reazione del presidente della Federazione dominicana di calcio, José Deschamps, che le ha considerate una mancanza di rispetto nei confronti della sovranità dominicana e ha annunciato l’intenzione di presentare una denuncia alla FIFA e alla Concacaf.

La questione potrebbe quindi avere anche uno sviluppo nell’ambito degli organismi calcistici internazionali.

La risposta haitiana: lo sport non deve diventare politica

Da Haiti è arrivato però un messaggio di tono differente.

La Federazione haitiana di calcio, dopo la vittoria, ha celebrato quella che ha definito una serata importante per Haiti e per l’isola condivisa, aggiungendo un messaggio che invitava a separare la competizione sportiva dal rispetto reciproco.

Ancora più esplicita è stata l’Ambasciata di Haiti a Santo Domingo. In una dichiarazione, ha sostenuto che le affermazioni pronunciate nel clima acceso della competizione non rappresentano la posizione del Governo haitiano.

L’Ambasciata ha inoltre ringraziato le autorità dominicane per lo svolgimento dell’evento e ha sottolineato che la rivalità sportiva non dovrebbe mettere in discussione i rapporti di buon vicinato e di rispetto reciproco tra i due Paesi.

Il problema del divieto

La decisione del Governo dominicano apre ora un problema che va oltre la singola partita.

La nazionale haitiana e quella dominicana partecipano alle stesse competizioni regionali e, quando il calendario prevede una partita in casa e una in trasferta, entrambe le squadre devono poter disporre di una sede autorizzata.

Il divieto annunciato da Santo Domingo significa quindi che, qualora Haiti dovesse essere nuovamente chiamata a giocare in territorio dominicano, sarà necessario trovare una soluzione.

Potrebbe trattarsi di una sede alternativa, se prevista e autorizzata dalle competenti organizzazioni sportive, oppure di altre modalità compatibili con i regolamenti.

Ed è proprio qui che la questione diventa delicata anche per la Repubblica Dominicana: la sicurezza degli impianti è una responsabilità dello Stato, ma le conseguenze sportive di una mancata disponibilità dello stadio vengono stabilite dagli organismi calcistici competenti.

Per questo non si può affermare automaticamente che una partita non disputata in territorio dominicano comporterebbe una sconfitta a tavolino. Dipenderebbe dalle circostanze, dal regolamento della competizione e dalle decisioni della Concacaf o degli altri organismi coinvolti.

Una partita che riflette una tensione più grande

La vicenda sportiva arriva in un momento nel quale i rapporti tra Santo Domingo e Port-au-Prince sono già particolarmente delicati.

Immigrazione, sicurezza della frontiera, espulsioni, commercio e la crisi istituzionale e sociale haitiana sono da tempo al centro delle relazioni tra i due Paesi.

Lo sport, inevitabilmente, finisce per riflettere parte di queste tensioni.

Ma proprio per questo diventa importante evitare che un episodio avvenuto dentro o intorno a uno stadio venga trasformato in un ulteriore elemento di contrapposizione tra le due popolazioni.

Gli incidenti agli ingressi devono essere valutati e, se necessario, sanzionati. Anche eventuali dichiarazioni che possano essere considerate offensive della sovranità di uno dei due Paesi possono essere sottoposte agli organismi sportivi competenti.

Ma la rivalità calcistica dovrebbe rimanere, per quanto possibile, una rivalità calcistica.

E adesso?

Il 4-1 resterà negli archivi della Concacaf come una vittoria importante per Haiti. Ma ciò che è accaduto intorno alla partita rischia di avere una vita molto più lunga del risultato.

Da una parte il Governo dominicano ha scelto una linea di tolleranza zero nei confronti degli episodi di disordine negli impianti sportivi. Dall’altra, l’Ambasciata haitiana ha cercato di separare la rivalità sportiva dalle relazioni tra i due Stati.

Ora toccherà anche agli organismi del calcio stabilire quali saranno le conseguenze concrete.

La domanda che resta sul tavolo è semplice ma tutt’altro che banale: come garantire la sicurezza negli stadi senza trasformare una partita di calcio in un nuovo fronte della già complessa relazione tra Repubblica Dominicana e Haiti?

Perché, alla fine, una cosa dovrebbe essere possibile: competere duramente sul campo e rispettarsi fuori dal campo.