I Dannati di Samaná: quando la fede diventa potere oscuro

C’è una narrativa storica che rassicura, e poi c’è quella che disturba.
I Dannati di Samaná, firmato da Davide Alfieri, appartiene senza esitazione alla seconda categoria.
Il romanzo si presenta come il ritrovamento del diario di un frate spagnolo del primo Cinquecento, esiliato nei territori coloniali di Santo Domingo per colpe che la Chiesa preferisce non nominare. Da questo espediente prende forma una storia che affonda nella parte più oscura del potere religioso: conventi periferici, uomini e donne consacrati non per vocazione ma per convenienza, e una disciplina che smette presto di essere strumento spirituale per trasformarsi in linguaggio di dominio.
L’ambientazione non è casuale. Le grotte, le spiagge isolate e i luoghi marginali della penisola di Samaná non fanno da semplice sfondo, ma diventano parte attiva della narrazione: spazi dove la natura ha inghiottito la religione e dove ciò che è proibito può essere riorganizzato invece che represso.
Il romanzo è esplicito, a tratti durissimo, ma non gratuito. L’erotismo estremo e il sadomasochismo rituale non cercano la complicità facile del lettore: servono a mostrare come il potere, quando si ammanta di fede, possa giustificare qualsiasi forma di violenza purché ordinata, codificata, “sacra”.
I Dannati di Samaná non è un libro per tutti.
È una lettura consigliata a chi ama il gotico storico, la narrativa trasgressiva e le storie che osano guardare dove la Storia ufficiale ha sempre distolto lo sguardo.
Lo si può acquistare, a 15 dollari, a questo link: