I motori di Panoz

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5e4a4743 don panoz 1024x555 1Il rombo dei motori o un prato verde da golf; le piste automobilistiche o la casa farmaceutica; le dimore storiche o le auto elettriche. C’è l’imbarazzo della scelta per descrivere il successo di un nome divenuto “sigla” nel panorama americano dell’imprenditoria e sinonimo di successo nel variegato mondo dei primi della classe.

Eppure, dietro al semplice e conosciuto marchio di Panoz si cela una delle tante avventure umane che hanno accompagnato gli italiani nella loro personale conquista delle Americhe e che hanno trasformato una semplice storia professionale in un’epopea dorata.

Nel prologo del libro di successo scritto dalla Panoz vi è un volenteroso emigrante, Eugenio Panunzio e una terra antica popolata dai discendenti degli antichi Marsi, valorosi italici antagonisti indomiti delle legioni romane ai tempi della guerra civile. È infatti dalla piana del Fucino, che Eugenio mosse i primi passi della sua vita, affrontando la dura vita delle montagne abruzzesi. All’epoca Avezzano non ospitava ancora il futuristico centro di Telespazio e non produceva ancora le patate più conosciute d’Italia, limitandosi a regalare ai suoi agricoltori la razione sufficiente per sopravvivere e ai suoi signorotti (furono celebri i Torlonia) un’agiatezza che neanche l’immane catastrofe del terremoto avrebbe scalfito. Eugenio Panunzio partì alla volta degli Stati Uniti e si fermò nelle pianure dell’Ohio (nella città di Alliance) seguendo il destino di numerosi altri abruzzesi attratti da questo stato dell’Ovest americano.

Nonostante forse non conoscesse l’antica gloria che accompagnava i Marsi, Panunzio delle sue radici aveva conservato l’abilità al combattimento, seppur mediata attraverso lo sport e fu subito coinvolto nel mondo della boxe. Presentato a intraprendenti managers del settore, Eugenio divenne per gli amici Gene e per gli avversari Panoz, non potendo presentare il suo nome intero a un pubblico poco avvezzo all’idioma italiano.

Quella scelta obbligata e quella rinuncia amara al proprio cognome rappresentò una vera svolta nella vita dell’emigrante marsicano. Il suo peso leggero non gli permise in realtà di entrare nella leggenda della boxe ma i suoi pugni attirarono spettacolo. I suoi successi divennero preziosissimi per un italiano che nella boxe aveva soltanto investito a breve termine. Dopo dieci incontri ad altissimo livello, Gene Panoz abbandonò la dolorosa via sportiva per incamminarsi in quella più tranquilla di marito e di padre di famiglia. Convolato a nozze con un’affascinante irlandese, nel 1935 egli ebbe anche la felicità di diventare padre di Donald, nato nell’Ohio, e di passare il testimone del suo “strambo” nome al vero “genio” della famiglia.

Il figlio di Eugenio mantenne in un primo momento intatto il carico guerriero dei suoi cromosomi marsicani e negli anni cinquanta, diplomato in amministrazione commerciale (con buoni risultati anche in campo sportivo, dove giocò a livello semiprofessionale nel football) frequentò la Greenbrier Military Academy del West Virginia, dove incontrò anche la sua futura moglie Nancy (sposata all’età di soli 19 anni).

Divenuto ufficiale del servizio di “Intelligence”, venne inviato nelle basi americane in Giappone, e qui operò in simbiosi con la sua Nancy, impegnata come segretaria del Controspionaggio americano. Divenuti genitori, in Giappone, della loro prima figlia (in tutto la loro unione ne conterà cinque: Donna, Dena Lisa, Danny e Andrea), i coniugi Panoz rientrarono nella verde Virginia per proseguire su altri binari la loro vita professionale. Donald si iscrisse infatti alla Duquesne University, coltivando in segreto la sua grande passione per tutto quanto concerne l’automobilismo da corsa.

A Pittsburgh intanto avviò due attività commerciali che gli permisero di entrare nel mondo del commercio e investì i proventi nella sponsorizzazione della squadra locale di baseball dei Pittsburgh Pirates.

Il connubio tra Panoz e lo sport si sarebbe rivelato essenziale per imboccare la strada del successo imprenditoriale. Nel team di baseball infatti egli ebbe modo di conoscere altri imprenditori, e insieme a loro fondò la Mylan Laboratories a Morgantown, casa farmaceutica destinata a essere tra le prime compagnie pubbliche americane e distributrice dei cerotti antifumo. Tutto questo nell’anno 1960.

Per nove anni Don Panoz resse con grande fermezza e acume le sorti del suo gioiello industriale e nel 1969 decise di fare un ulteriore scelta avventurosa, abbandonando gli Stati Uniti per la verde Irlanda; insieme alla moglie infatti egli – venduto il suo pacchetto di azioni della Mylan – fondò nel paese materno un’altra compagnia farmaceutica, la Elan Corporation, il cui valore negli anni è cresciuto fino a raggiungere gli attuali 12 miliardi di dollari. La creazione della Elan fu il passo più importante intrapreso dai due intraprendenti coniugi e dalla ditta originaria nacque negli anni ben 26 consociate, sparse in vari settori di competenza (Panoz Auto Development Company , Panoz Racing School, Road Atlanta Motor Sports Center , Sebring International Raceway , Mosport International Raceway American Le Mans Series , Le Mans Series and Sportscar Racer , Elan Motorsport Technologies Group , Van Diemen International, G-Force Precision Engineering, Elan Composites, Elan Power Products, Elan Precision Products Elan Motorsports Racing, solo per citare le società sportive).

Seguendo le logiche del buon management egli diversificò infatti le attività della sua compagnia ed entrò anche nel mondo dei motori, dando finalmente corpo alla grandissima passione sportiva.

L’idea di entrare nel mondo automobilistico fu però soprattutto del figlio Danny, grande promessa delle corse americane e buon pilota delle varie formule statunitensi. Nel 1988 Danny sviluppò il suo progetto e mise l’ultimo tassello alla costruzione della fortunata saga della famiglia Panoz. Il giovane imprenditore infatti ha ereditato dal padre la passione per l’avventura imprenditoriale, pescando dalla sua passione la forza per trovare nuove strade.

Votati naturalmente verso la competizione, Don e Danny (con l’aiuto degli altri figli e della preziosissima moglie Nancy) non hanno però dimenticato gli altri settori finanziari del panorama americano. Tra i numerosi successi, quello del Chateau Elan Winery e il Resort rappresentano sicuramente il top nell’ambito della ristorazione turistica, e danno ai coniugi Panoz anche il giusto riconoscimento per il pionierismo nel settore della viticoltura in Georgia. Don e Nancy infatti iniziarono nel 1982 la loro attività di produttori di vino riadattando una azienda agricola dello Stato del Sud e trasformandolo successivamente in un albergo lussuoso con un campo da golf di caratura internazionale e un circuito equestre di ottima categoria.

I successi nei vari comparti non hanno però cambiato l’ormai affermato uomo d’affari italoamericano (nonno di dieci nipoti). Nel suo cuore dalle origini abruzzesi battono, parole della moglie, tre cose importanti: le macchine da corsa, le auto, ed ancora le auto”.

L’impegno diretto nel mondo dei motori è infatti arrivato per Don nel 1997, quando entrò al fianco del figlio nella gestione della Panoz Motors. Ritiratosi dal timone della Elan, nello stesso anno il “comandante” della corazzata Panoz entrò ufficialmente nel mondo professionistico delle competizioni e presentò al grande pubblico la Panoz Roadster, considerata un autentico gioiello di meccanica e design tra le macchine da corsa. Non ancora soddisfatto, l’ormai miliardario dalle origini marsicane acquistò quattro circuiti da corsa: Road Atlanta nella Georgia, Sebring in Florida, Mosport in Canada e Texas Motor Speedway nel Texas, per crearvi tra l’altro anche nuove competizioni. Sua è infatti la “Petit Le Mans” sul Road Atlanta, una corsa creata sulla falsariga della celebre competizione francese in 24 ore. In quest’ultima competizione internazionale il team si è qualificato ultimamente con una macchina del tutto innovativa. Attenta all’evoluzione futuristica della propulsione, la scuderia di Panoz ha infatti fatto scendere in pista per la prima volta nella storia una versione elettrica-ibrida del “GTR-1” (la Panoz Q9) per finire al secondo posto classe GT1. Era la prima volta che un’auto ibrida elettrica gareggiava in una competizione internazionale. Nel motore ruggiva l’antica forza dei Marsi, quella forza che si è spenta, attraverso Don Panoz nel 2018, all’età di 83 anni.