Il Buono, il Brutto e il Calcio

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rIl prossimo 4 maggio, saranno passati esattamente 75 anni dal tragico epilogo di una leggenda chiamata “Grande Torino”.

A quella squadra, capace di scrivere alcuni dei capitoli più belli dell’infinita storia del football, tutti dovrebbero portare rispetto, anche i beceri pseudo-tifosi che pochi giorni fa, alla vigilia del Derby Torino-Juventus finito 0-0, sono saliti a Superga per esporre davanti alla basilica un enorme lenzuolo con parole di scherno nei confronti del Club granata.

Penso: “non importa chi sia stato. Che si tratti di adulti o ragazzi, padri di famiglia o ‘vitelloni’, il gesto, ripugnante, condanna, senza possibilità di appello, la brutalità che affligge la società contemporanea, sempre più incapace di affrontare la quotidianità con maturità, che si tratti di questioni serie o di un evento sportivo”.

Arriviamo a domenica: a Udine si gioca Udinese-Roma; al 72′, con le squadre sul punteggio di 1-1, Evan Ndicka, difensore ventiquattrenne dei giallorossi, si accascia a terra a causa di un dolore al petto. La paura è tanta e i compagni non se la sentono di proseguire. Dall’Udinese arriva pieno appoggio, la partita viene sospesa e dagli spalti, da quegli stessi spalti dai quali pochi mesi fa partirono una serie di insulti razzisti nei confronti del milanista Maignan, scrosciano applausi.

Dunque per la società, e in particolare per il mondo del calcio (considerato l’unica religione a non avere atei), c’è ancora speranza? Forse sì, ma solo per chi vuole imparare.