Il cacao per lo sviluppo del Centro America: l’Italia punta su qualità, turismo e piccoli produttori

IILA e AICS sostengono progetti in El Salvador, Guatemala e Honduras per trasformare il cacao in una risorsa economica e culturale.

Il cacao può essere molto più di una materia prima.
Può diventare lavoro, turismo, identità territoriale e una possibilità concreta di sviluppo per le comunità rurali dell’America Centrale.
È questa l’idea alla base di alcuni progetti sostenuti dalla Cooperazione italiana attraverso l’IILA – Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana e l’AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
L’obiettivo è valorizzare il cacao prodotto in El Salvador, Guatemala e Honduras, migliorandone la qualità e creando intorno a questo prodotto una vera filiera economica e turistica.
Il progetto più particolare è la creazione di una vera e propria “Rotta del Cacao” centroamericana.

L’iniziativa punta a trasformare il cacao in un elemento di attrazione turistica, collegando produzione agricola, cultura, territorio e gastronomia.
Il progetto interessa in particolare El Salvador, Guatemala e Honduras e mira a creare itinerari nei quali il visitatore possa conoscere non soltanto il prodotto finito, ma anche il territorio nel quale il cacao viene coltivato e trasformato.
È una formula che ricorda da vicino altre esperienze di turismo rurale e gastronomico sviluppate in diverse regioni del mondo.
Il principio è semplice: non vendere soltanto il prodotto, ma raccontare la storia che c’è dietro.
Il 18 agosto, a San Salvador, esperti italiani dell’IILA hanno incontrato rappresentanti dell’Agenzia di Promozione del Turismo dell’America Centrale, CATA, e della Salvadoran Tourism Corporation, CORSATUR.
Al centro dell’incontro c’erano proprio lo sviluppo della Rotta del Cacao e la costruzione di un marchio identitario per il cacao salvadoregno.
Non si tratta quindi soltanto di aumentare la produzione.
L’obiettivo è fare in modo che il cacao venga riconosciuto per le sue caratteristiche e per il territorio dal quale proviene.
Il progetto è entrato nella fase tecnica e formativa.
Sono previste inoltre consulenze personalizzate per i 10 imprenditori meglio valutati in ciascun Paese, che dovrebbero diventare i pionieri della nuova Rotta del Cacao.
È un passaggio importante.
Perché dietro una grande strategia di sviluppo devono esserci persone capaci di trasformarla in attività concrete.
Piccoli produttori, imprenditori, trasformatori e operatori turistici possono diventare i protagonisti di una filiera nella quale il valore del cacao rimane maggiormente sul territorio.
Un altro progetto, REVICACAO, punta invece alla rivitalizzazione della filiera del cacao di qualità in America Centrale e nei Caraibi.
In El Salvador, nel giugno scorso, l’IILA ha avviato anche lo sviluppo di un’applicazione digitale destinata alla gestione dei servizi Bean to Bar, cioè il processo che accompagna il cacao dalla fava fino alla trasformazione in cioccolato.
L’applicazione è stata sperimentata direttamente nelle piantagioni di cacao di Usulután, Jayaque, Comasagua e Santa María Ostuma.
Un aspetto particolarmente interessante è che le prove sono state effettuate anche in zone con connettività limitata, per verificare che lo strumento potesse essere realmente utilizzato dai produttori.
La cooperazione italiana non punta però esclusivamente alla digitalizzazione.
Uno degli obiettivi fondamentali è migliorare la qualità della produzione e rendere più sostenibile l’intera filiera.
I programmi AICS dedicati al cacao hanno previsto, tra le altre cose, il rafforzamento delle cooperative di piccoli produttori, la produzione di cacao certificato e il miglioramento delle tecniche agricole e agroforestali.
Questo significa lavorare sulla coltivazione, sulla qualità delle piante, sulla gestione del terreno e sulla trasformazione.
È forse questo l’aspetto più interessante dell’intero progetto.
Il cacao non viene considerato soltanto come una merce da vendere.
Può diventare un simbolo del territorio.
Il gusto di un cacao può essere legato al clima, al terreno, alle varietà coltivate e alle tecniche utilizzate dai produttori.
Ma può essere legato anche alla storia delle comunità che lo coltivano.
È proprio questa combinazione tra prodotto e territorio che può permettere al cacao centroamericano di acquisire un valore maggiore.
Immaginiamo un turista che arriva in El Salvador.
Non soltanto una visita alla capitale o alle spiagge.
Può entrare in una piantagione, vedere come cresce il cacao, conoscere i produttori, assistere alla trasformazione delle fave e infine assaggiare il cioccolato prodotto localmente.
Una semplice visita può quindi trasformarsi in una esperienza culturale e gastronomica.
Ed è questo il concetto della Rotta del Cacao.
Il turismo diventa un ulteriore mercato per le comunità agricole.
Il progetto ha inoltre una dimensione regionale.
L’esperienza sviluppata in Centro America può diventare interessante anche per altri Paesi dell’area caraibica dove il cacao rappresenta una risorsa agricola importante.
L’AICS, attraverso la propria sede di San Salvador, ha infatti competenza regionale sull’America Centrale e su diversi piccoli Stati insulari dei Caraibi, lavorando con un approccio territoriale e multisettoriale.
Per questo l’esperienza centroamericana potrebbe avere sviluppi anche oltre i tre Paesi direttamente coinvolti nella Rotta del Cacao.
Questa storia racconta bene come sia cambiata la cooperazione internazionale.
Non si tratta semplicemente di portare aiuti.
Si tratta di trasferire competenze, tecnologia e formazione, aiutando le comunità locali a costruire attività economicamente sostenibili.
L’Italia mette a disposizione esperti, conoscenze e strumenti.
I produttori locali mettono la terra, il lavoro e una tradizione agricola.
Il risultato che si cerca è una collaborazione nella quale il protagonista finale rimane il territorio.
La sfida sarà naturalmente trasformare questi progetti in risultati duraturi.
Una Rotta del Cacao funziona soltanto se esistono produttori organizzati, infrastrutture, servizi turistici, qualità del prodotto e soprattutto visitatori interessati.
Ma la direzione è interessante.
Perché significa provare a creare valore direttamente nelle comunità rurali, invece di limitarsi all’esportazione della materia prima.
E questo può fare una grande differenza.
C’è infine un aspetto che riguarda direttamente l’immagine dell’Italia in America Latina.
Quando si parla di rapporti tra Italia e Centro America si pensa spesso agli investimenti, alle imprese, alla gastronomia o alla cultura.
Ma esiste anche una presenza italiana fatta di cooperazione allo sviluppo e trasferimento di conoscenze.
Il cacao è soltanto uno degli esempi.
E forse è proprio questa la parte più interessante della storia:
aiutare un territorio a valorizzare ciò che già possiede.
Non portare una ricchezza dall’esterno.
Ma contribuire a far scoprire il valore di una ricchezza che era già lì.
Dal seme al cioccolato, passando per il territorio
La nuova Rotta del Cacao non sarà soltanto un itinerario turistico.
Se il progetto riuscirà nei suoi obiettivi, potrà diventare un modello di sviluppo nel quale agricoltura, turismo, cultura, tecnologia e formazione lavorano insieme.
E dietro una tavoletta di cioccolato centroamericano ci sarà finalmente qualcosa in più del suo sapore: ci sarà il volto di chi lo ha coltivato, il territorio dal quale proviene e una comunità che prova a costruire il proprio futuro.