Il Mondiale senza l’Italia: c’è qualcosa che non funziona

Guardando le partite di questo Mondiale viene spontaneo porsi una domanda: possibile che ci siano nazionali come Haiti, Curacao, Qatar o Iran e non l’Italia?

Attenzione: non è una critica a queste squadre. Hanno conquistato sul campo il diritto di esserci e meritano rispetto. Il problema è un altro. È il sistema che sembra aver perso il senso della storia e del valore di una competizione che dovrebbe riunire il meglio del calcio mondiale.
L’Italia non è una nazionale qualsiasi. È una delle sole poche squadre ad aver vinto quattro Coppe del Mondo. Ha scritto pagine leggendarie della storia del calcio, da Pozzo a Bearzot, da Rossi a Tardelli, da Buffon a Cannavaro. Eppure oggi assiste al torneo da casa per la terza edizione consecutiva.
Qualcuno dirà che il calcio è meritocrazia e che chi non si qualifica deve restare fuori. In teoria è vero. Ma il Mondiale non è un semplice torneo di qualificazione. È anche uno spettacolo globale, una celebrazione della storia del calcio e delle sue grandi tradizioni.
Se si continua ad allargare il numero delle partecipanti fino a 48 squadre e si arriva comunque ad escludere una nazione che ha vinto quattro titoli mondiali, forse è il momento di interrogarsi sulle regole. Non per regalare posti a qualcuno, ma per trovare un equilibrio tra merito sportivo e valore storico.
In altri sport esistono inviti speciali, wild card, criteri che tengono conto della tradizione. Nel calcio questo sembra un sacrilegio. Eppure milioni di tifosi nel mondo avrebbero preferito vedere l’Italia piuttosto che alcune nazionali che probabilmente usciranno al primo turno senza lasciare traccia. Specialmente gli emigrati italiani o i loro discendenti che avrebbero gremito gli stadi per le partite degli azzurri.
Per noi italiani all’estero, infatti, il discorso è ancora più sentito. La Nazionale non è soltanto una squadra. È un simbolo che unisce comunità sparse nei cinque continenti. Quando gioca l’Italia, un pezzo di casa arriva a New York, Toronto, Buenos Aires, Santo Domingo, Caracas o Sydney.
Naturalmente nessuno può negare le responsabilità del calcio italiano. Tre esclusioni consecutive non sono frutto della sfortuna ma di errori, cattiva programmazione e scelte sbagliate.
Tuttavia il Mondiale perde qualcosa quando manca una delle sue protagoniste storiche. Perché una Coppa del Mondo senza l’Italia assomiglia un po’ a Wimbledon senza l’Inghilterra, al Tour de France senza la Francia o a un’Olimpiade senza la Grecia.
Forse è una provocazione. Forse è soltanto nostalgia. Ma mentre vediamo sfilare sul campo nazionali che fino a pochi anni fa erano semplici comparse del calcio internazionale, è difficile non pensare che il Mondiale sarebbe stato più ricco, più affascinante e più completo con una maglia azzurra in campo.
E forse, almeno in questo caso, la storia dovrebbe contare qualcosa.