“IL VOLO CHE NON ESISTE: quando la finzione conosce la verità meglio della storia ufficiale

Un romanzo di spionaggio politico che muove da L’Avana a Caracas, da Miami alle stanze del potere latinoamericano. E che pone una domanda scomoda: chi ha il diritto di sapere quando un governo muore?
C’è una data che non è mai apparsa sui giornali nel momento in cui sarebbe dovuta apparire. Una data che qualcuno ha deciso di nascondere, di posticipare, di riscrivere con la calma fredda di chi sa che il potere, prima ancora di essere esercitato, deve essere raccontato nella versione giusta. È da quella crepa nella storia ufficiale — reale, documentata, ancora oggi controversa — che nasce Il Volo che non Esiste, il thriller politico firmato da Ennio Marchetti che arriva (in Amazon.com e in Lulu.com) con la forza silenziosa dei romanzi che non ti lasciano dormire.
Il 10 gennaio del 2012, secondo la versione che il mondo ha accettato, il presidente venezuelano Hugo Chávez era ancora vivo. Malato, certo. Lontano, sì. Ma vivo. Quello che il romanzo di Ennio mette in scena — con rigore narrativo e una precisione geografica che fa quasi paura — è la possibilità che quella data fosse già una bugia. Che il potere avesse già iniziato la sua danza macabra tra La Habana e Caracas, tra sale d’ospedale e uffici governativi, tra firme autenticate e documenti falsificati. E che ci fosse un aereo — un volo senza registrazione, un fantasma nei cieli caraibici — a fare da corriere silenzioso tra due capitali che condividevano un segreto enorme.
Marco De Santis, il giornalista che non dovrebbe sapere.
Il protagonista di questa storia è Marco De Santis, giornalista freelance italiano, senza redazione alle spalle e senza protezioni diplomatiche. Vive a L’Avana — non per romanticismo, ma per quella strana attrazione che i luoghi dove la storia si addensa esercitano sulle persone che la cercano davvero. Ha il suo taccuino nero, la matita per gli appunti che contano, e una testardaggine che in un altro mestiere si chiamerebbe difetto.
Quando una fonte gli lascia cadere il nome di un volo e una data, Marco non capisce subito cosa ha in mano. Lo capisce più tardi, quando inizia a tirare il filo e il filo inizia a tirare lui verso persone che spariscono, verso testimoni che d’improvviso non ricordano più nulla, verso un colonnello venezuelano che vive sotto falsa identità a Coral Gables, in quella Miami borghese e soleggiata che è diventata il rifugio dorato di chi ha troppo da nascondere.
Ennio costruisce il suo protagonista senza indulgenze. Marco non è un eroe. È un uomo che sceglie male più di una volta, che si fida di chi non dovrebbe, che va avanti non perché sia coraggioso ma perché non sa più come fermarsi. È il ritratto del giornalismo nel suo momento più puro e più pericoloso: quando l’istinto professionale e quello di sopravvivenza cominciano a tirare in direzioni opposte, e tu devi scegliere quale ascoltare.
La geografia del potere: tre città, un solo segreto
Uno dei tratti più distintivi del romanzo è la sua fedeltà ai luoghi. L’Avana di Ennio Marchetti non è una cartolina né una metafora: è una città che respira, che suda, che guarda dall’altra parte quando è necessario. I suoi quartieri, i suoi silenzi, le sue gerarchie non dette sono il tessuto dentro cui Marco muove i suoi passi. È una città che sa tenere i segreti perché ha imparato, decennio dopo decennio, che i segreti sono l’unica valuta che non si svaluta.
Caracas è invece il potere che vacilla, la capitale di un Paese abituato a costruire la propria identità intorno a un uomo solo, e che improvvisamente deve fare i conti con il vuoto che quell’uomo lascia. Non è un vuoto fisico: è un vuoto narrativo. Chi comanda una nazione quando il simbolo del suo comando non c’è più? Chi firma i documenti? Chi autorizza i voli? Chi decide quando e come la verità può essere annunciata, ammesso che debba esserlo?
E poi c’è Miami. Coral Gables, per essere precisi: ville bianche, strade alberate, piscine silenziose e un colonnello di nome Ignacio Ferrer che vive sotto una nuova identità con la tranquillità di chi si crede introvabile. È lui il nodo della trama. È lui che era presente l’8 gennaio 2013. È lui che ha dato l’ordine. E sarà lui, alla fine, a dover fare i conti con un giornalista italiano che non avrebbe mai dovuto arrivare fin lì.
Un romanzo bilingue per un mondo bilingue
Il Volo che non Esiste arriva con una caratteristica editoriale rara e significativa: è pubblicato in edizione bilingue, italiano e spagnolo latinoamericano in parallelo. Non è una trovata commerciale. È una scelta che rispecchia la natura stessa del romanzo, ambientato in un mondo in cui le lingue si mescolano, i confini sono porosi e la verità, quando esiste, esiste in più di una versione.
Lo spagnolo scelto da Ennio è quello latinoamericano, preciso e coerente nei vocaboli, nella cadenza, nelle sfumature. Auto e non coche, libreta e non cuaderno, manejar e non conducir. Dettagli che per chi conosce quei mondi non sono dettagli: sono la prova che chi scrive ha ascoltato, ha viaggiato, ha capito la differenza tra parlare di un luogo e parlare dal luogo.
Quando la fiction sa quello che la storia ufficiale tace
C’è un genere di romanzo politico che nasce dalla frustrazione. Dalla frustrazione di leggere la storia ufficiale e sentire che qualcosa non torna. Che i tempi non coincidono, che le versioni si contraddicono, che le fonti istituzionali hanno una coerenza troppo perfetta per essere vera. Il Volo che non Esiste appartiene a questa tradizione, quella di Graham Greene, di John le Carré, di Vargas Llosa quando sceglie di guardare in faccia il potere latinoamericano senza romanticizzarlo e senza demonizzarlo.
Ennio non giudica i suoi personaggi. Non divide il mondo in buoni e cattivi. Divide il mondo in chi sa e in chi non sa, e racconta cosa succede quando qualcuno che non avrebbe dovuto sapere inizia a sapere. Il risultato è un romanzo che funziona su più livelli: è un thriller avvincente, certo, con i suoi ritmi calibrati, i suoi colpi di scena costruiti con pazienza, la sua architettura narrativa in quarantotto capitoli che si chiude con la precisione di una porta blindata. Ma è anche una riflessione seria e mai didascalica sul potere dell’informazione, sul prezzo che chi la cerca paga di persona, e sul diritto — negato o concesso — di sapere la verità.
Perché leggerlo adesso
Viviamo in un’epoca in cui i confini tra notizia e narrazione, tra documento e finzione, tra storia ufficiale e storia vera si sono fatti più labili che mai. Le fake news non sono un’invenzione di internet: sono la versione digitale di qualcosa che i governi praticano da secoli. Il Volo che non Esiste lo sa, e lo dice, non con il tono del pamphlet politico, ma con la tensione asciutta del romanzo che rispetta il lettore abbastanza da non spiegargli cosa deve pensare.
È un libro che arriva al momento giusto. Non perché parli di Chávez o del Venezuela o di Cuba, parla di tutto questo, ma non ne ha bisogno per essere necessario. È necessario perché parla di noi. Di come ci raccontiamo il mondo. Di quello che siamo disposti ad accettare come vero e di quello che preferiamo non sapere. Di Marco De Santis, che era lì con il suo taccuino quando avrebbe potuto essere altrove, e che ha tirato il filo fino in fondo.
Come fanno i giornalisti. Come dovrebbero fare i lettori.
Il Volo che non Esiste, di Ennio Marchetti. Edizione bilingue italiano / spagnolo latinoamericano.
Disponibile in Lulu.com, 412 pagine, 24 dollari.
Versione italiana: