Immigrazione haitiana in RD: la contraddizione che nessuno vuole vedere

Il dibattito sull’immigrazione irregolare in Repubblica Dominicana si concentra spesso su chi arriva. Ma esiste anche l’altra faccia del fenomeno: la domanda di manodopera, di abitazioni e di servizi che parte dalla società dominicana.

In Repubblica Dominicana la presenza haitiana è da tempo uno degli argomenti più discussi.
Se ne parla nei bar, nei programmi radiofonici e televisivi, sui giornali e soprattutto sui social network. Una parte dell’opinione pubblica manifesta preoccupazione per il numero degli haitiani presenti nel Paese, soprattutto quando si tratta di persone prive di documenti o di immigrati che lavorano nell’economia informale.
Ma c’è una domanda che viene posta molto meno frequentemente: chi permette loro di lavorare e chi permette loro di vivere nel Paese?
Perché l’immigrazione irregolare non è soltanto una questione di frontiere. È anche un fenomeno economico e sociale che può esistere perché dall’altra parte esiste una domanda.
Chi li assume?
La Dirección General de Migración lo ha detto con chiarezza: chi assume un lavoratore straniero ha l’obbligo di verificare e regolarizzare la sua situazione migratoria.
Nel maggio 2026 la DGM ha ricordato alle imprese e anche ai privati che impiegano stranieri, compresi lavoratori domestici e agricoli, che devono rispettare le procedure previste dalla legge. In quel momento l’organismo aveva già sanzionato 112 imprese per l’impiego di lavoratori privi di documenti, con multe comprese tra 15 e 20 salari minimi a seconda della gravità dell’infrazione.
Non è quindi soltanto una questione di chi attraversa illegalmente la frontiera.
È anche una questione di chi offre un lavoro senza chiedere che quella persona abbia la posizione migratoria necessaria.
E il fenomeno non riguarda soltanto l’edilizia. Agricoltura, turismo, servizi, lavori domestici e altre attività fanno ricorso alla manodopera straniera. La stessa DGM ha precisato che un permesso di lavoro temporaneo deve essere accompagnato da un contratto registrato presso il Ministero del Lavoro e dalla registrazione alla Tesoreria della Sicurezza Sociale.
Perché il lavoro irregolare conviene?
La risposta è soprattutto economica.
Un lavoratore assunto regolarmente ha un contratto, deve essere registrato e ha diritto alle forme di protezione previste dalla legge. Un lavoratore impiegato informalmente può invece costare meno al datore di lavoro.
Questo crea una situazione paradossale.
Da una parte si lamenta la presenza di lavoratori stranieri irregolari. Dall’altra, esiste un mercato del lavoro disposto ad assumerli proprio perché sono disposti ad accettare condizioni che spesso un lavoratore regolare potrebbe non accettare.
La DGM ha spiegato che l’impiego di stranieri non autorizzati può comportare multe e ha collegato il fenomeno anche all’evasione fiscale e alla violazione dei diritti del lavoro.
E chi affitta loro le case?
Il meccanismo non riguarda soltanto il lavoro.
Una persona che vive in un Paese ha bisogno di un’abitazione. E anche in questo caso esiste un mercato.
Il governo dominicano ha già riconosciuto il problema. Nel 2025 il presidente Luis Abinader annunciò tra le misure contro l’immigrazione irregolare la possibilità di introdurre sanzioni per i proprietari di abitazioni o locali commerciali che affittassero i loro immobili a persone con status migratorio irregolare.
Il punto è significativo: lo Stato può controllare la frontiera, ma non può impedire l’ingresso di un mercato interno che offre lavoro e alloggio a chi è entrato o rimane nel Paese senza la posizione prevista dalla legge.
Una domanda scomoda
Ed è qui che il dibattito dovrebbe diventare più completo.
Se un dominicano affitta una stanza o una casa a una persona priva di documenti e un altro dominicano le offre un lavoro senza contratto, non è corretto attribuire tutta la responsabilità dell’immigrazione irregolare alla persona che è arrivata.
Questo non significa naturalmente che chi entra illegalmente nel Paese non abbia responsabilità per la violazione delle norme migratorie.
Significa che il fenomeno ha due lati.
C’è chi offre la propria forza lavoro e cerca un modo per sopravvivere. E c’è chi quella forza lavoro la domanda, spesso proprio perché costa meno.
L’economia dominicana ha bisogno di questa manodopera?
La domanda è particolarmente importante perché alcuni settori dell’economia dominicana fanno ampio ricorso alla manodopera straniera.
Una recente discussione sulla Resolución 001-2026 della DGM ha coinvolto proprio i settori dell’agricoltura, dell’edilizia e del turismo. Alcuni produttori agricoli hanno considerato positivamente la maggiore formalizzazione, chiedendo però procedure di regolarizzazione sufficientemente flessibili per evitare che i lavoratori finiscano nell’economia informale.
Questo introduce una contraddizione difficile da ignorare.
Se un settore economico ha bisogno di lavoratori stranieri, ma una parte di quei lavoratori non possiede la documentazione necessaria, la soluzione non può essere soltanto espellere i lavoratori.
Bisogna anche intervenire sul mercato che li assume.
Altrimenti il meccanismo si riproduce.
Un lavoratore viene espulso, un altro attraversa la frontiera, qualcuno lo assume e il ciclo ricomincia.
Il problema della domanda
È questo forse l’aspetto meno discusso dell’immigrazione haitiana nella Repubblica Dominicana.
Normalmente l’attenzione si concentra sull’offerta: quanti haitiani entrano, quanti vengono deportati, quanti sono privi di documenti.
Ma esiste anche la domanda.
Domanda di lavoratori nei cantieri.
Domanda di manodopera agricola.
Domanda di personale domestico.
Domanda di lavoratori nei servizi.
E domanda di abitazioni a basso costo.
Finché queste domande continueranno a essere soddisfatte anche attraverso canali informali, sarà difficile eliminare completamente l’immigrazione irregolare.
Non tutti i dominicani sono coinvolti
Naturalmente sarebbe sbagliato trasformare questa osservazione in un’accusa generale.
Non tutti i dominicani assumono lavoratori stranieri. Non tutti affittano abitazioni a persone senza documenti. E molti datori di lavoro rispettano le procedure previste dalla legge.
Ma il fenomeno esiste, ed è sufficientemente concreto da avere provocato sanzioni, controlli e interventi della Dirección General de Migración.
Nell’agosto 2026, per esempio, la DGM ha effettuato controlli in oltre 20 esercizi commerciali a Santo Domingo Este, dove sono stati individuati 24 cittadini haitiani in situazione migratoria irregolare che lavoravano o soggiornavano negli esercizi controllati.
E nello stesso periodo la giustizia dominicana ha condannato tre persone a 15 anni di carcere per traffico di migranti haitiani irregolari, in un caso nel quale venivano utilizzate anche abitazioni per nascondere le persone trasportate.
Qui siamo naturalmente di fronte a un fenomeno diverso e più grave, quello del traffico di migranti. Ma dimostra ancora una volta che attorno alla migrazione irregolare esiste una rete di persone che offre servizi, trasporto, lavoro o alloggio e che può guadagnare economicamente dalla situazione.
Frontiera e mercato interno
Il controllo della frontiera rimane una responsabilità fondamentale dello Stato. La Repubblica Dominicana ha il diritto di stabilire chi può entrare, chi può rimanere e a quali condizioni può lavorare.
Ma il controllo migratorio non può fermarsi alla frontiera.
Se il Paese vuole ridurre realmente l’immigrazione irregolare, deve controllare anche chi la rende economicamente possibile.
Il datore di lavoro che assume una persona senza documenti deve sapere che rischia una sanzione.
Il proprietario che mette a disposizione un immobile deve rispettare le norme.
E chi organizza il trasporto clandestino di persone deve rispondere davanti alla giustizia.
È una questione di coerenza.
Regolarizzare dove serve, controllare dove necessario
C’è infine un altro elemento da considerare.
Non tutti gli stranieri presenti nel Paese si trovano nella stessa situazione. Ci sono residenti regolari, lavoratori con permessi, persone in attesa di regolarizzazione e persone entrate o rimaste illegalmente.
Mettere tutti nello stesso gruppo rende più difficile affrontare il problema.
La stessa DGM ha ribadito nel 2026 che i lavoratori stranieri devono avere contratti regolari e che i permessi temporanei non autorizzano attività informali.
Il punto, quindi, potrebbe essere proprio questo: meno spazio all’irregolarità e più trasparenza.
Se l’economia dominicana ha bisogno di una parte della manodopera straniera, quella necessità dovrebbe essere affrontata attraverso canali regolari, con contratti, contributi, controlli e responsabilità per i datori di lavoro.
La domanda che raramente viene fatta
Alla fine, la domanda più semplice è anche quella che raramente entra nel dibattito.
Quando qualcuno dice: “Ci sono troppi haitiani in Repubblica Dominicana”, sarebbe legittimo chiedergli:
“E quanti di loro lavorano per un dominicano? E quanti vivono in una casa affittata da un dominicano?”
Non perché questo elimini le responsabilità di chi entra illegalmente nel Paese.
Ma perché ricorda una cosa elementare: un mercato esiste quando qualcuno offre e qualcun altro domanda.
E l’immigrazione irregolare non è soltanto una questione di persone che arrivano.
È anche una questione di persone che, in Repubblica Dominicana, offrono loro un lavoro, un alloggio o un servizio e sono disposte a farlo anche fuori dalle regole.
Se si vuole ridurre davvero il fenomeno, dunque, bisogna guardare da entrambe le parti della frontiera.