In Italia c’è un eccesso di celebrazioni: il richiamo del Quirinale

Il presidente della Repubblica lancia un richiamo alle Camere: sono arrivate a 51 e nelle ultime tre legislature ne sono state istituite 36. «Le scuole non possono celebrarle tutte». E pensare che per ogni cosa ormai serve una giornata dedicata.

Per una volta, verrebbe da dire, al Quirinale qualcuno ha deciso di mettere un freno alla fantasia legislativa italiana. Sergio Mattarella ha promulgato la legge che istituisce la Giornata nazionale del riciclo della carta, ma insieme alla firma ha accompagnato una lettera ai presidenti di Camera e Senato con un messaggio piuttosto chiaro: non possiamo continuare a inventarci giornate nazionali all’infinito.
Il conto, infatti, è arrivato a 51, senza considerare le feste nazionali. E nelle ultime tre legislature sono state istituite per legge 36 nuove ricorrenze, venti delle quali soltanto nell’attuale legislatura. Numeri che hanno spinto il capo dello Stato a chiedere alle Camere di contenere questa proliferazione.
Un giorno per tutto, anche per la meraviglia
Negli ultimi anni il calendario italiano si è arricchito di ricorrenze per ogni genere di tema: alcune importanti e meritevoli di attenzione, altre decisamente più particolari. Dalla Giornata della Memoria a quella del ricordo, fino a ricorrenze dedicate a specifici aspetti della cultura, dell’ambiente e della vita quotidiana.
L’ultima arrivata è la Giornata nazionale del riciclo della carta. Poco prima era stata promulgata la legge per la Giornata nazionale della meraviglia.
Sia chiaro: riciclare la carta è utile e la meraviglia è una bella cosa. Il problema non è il valore dei singoli argomenti, ma la tendenza a trasformare ogni tema in una legge, con tanto di giornata ufficiale e iniziative da organizzare.
A questo ritmo, prima o poi rischiamo di dover consultare il calendario non per sapere che giorno è, ma per scoprire quale ricorrenza siamo obbligati a celebrare.
Le scuole non sono un calendario vivente
Il punto sollevato da Mattarella è soprattutto pratico. La maggior parte di queste giornate prevede iniziative promosse da enti pubblici e, in particolare, dalle scuole e talvolta dalle università, chiamate a organizzare attività didattiche e divulgative.
Il presidente ha osservato che pretendere dagli istituti scolastici di occuparsi di tutte queste ricorrenze diventa «sempre più difficile, addirittura inverosimile». Il rischio è sottrarre tempo alle materie che gli studenti dovrebbero effettivamente studiare.
E qui la domanda viene spontanea: quando gli studenti riusciranno a studiare la storia, la letteratura, la matematica e le scienze, se una parte del calendario scolastico deve essere riservata a giornate, settimane, celebrazioni, incontri e commemorazioni?
Naturalmente, alcune ricorrenze hanno un valore educativo fondamentale. Ma proprio per questo dovrebbero essere valorizzate, anziché finire sommerse da una quantità crescente di appuntamenti.
Il Parlamento ha scoperto la fabbrica delle ricorrenze
La parte più curiosa è che l’istituzione di queste giornate attraversa gli schieramenti politici. Le proposte non arrivano da una sola parte: ogni gruppo sembra avere qualche tema da trasformare in una ricorrenza nazionale.
E il calendario, nel frattempo, si riempie. Il rischio è che l’ennesima giornata dedicata a un argomento finisca per ottenere l’effetto opposto a quello desiderato: invece di attirare l’attenzione, si perde nella confusione generale.
Mattarella lo ha detto con diplomazia istituzionale, ma il concetto è chiaro: non tutte queste ricorrenze hanno la stessa importanza e non tutte hanno bisogno di essere istituite per legge. Molti obiettivi possono essere perseguiti con campagne di sensibilizzazione, iniziative culturali e attività di associazioni e istituzioni, senza aggiungere ogni volta una nuova norma.
La buona idea che non basta
Il presidente della Repubblica ha dunque esortato il Parlamento a contenere «in termini ragionevoli» la tendenza ad aumentare le giornate dedicate, perché il loro numero rischia di renderle inefficaci.
È un richiamo condivisibile. Resta però da vedere se le Camere raccoglieranno l’invito. Lo stesso presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha condiviso la preoccupazione di Mattarella, osservando che gli strumenti per limitare queste iniziative sono soprattutto di persuasione e sensibilizzazione.
Perché in Italia, si sa, quando una cosa funziona, spesso si cerca di trasformarla in una legge. E quando una legge non basta, si istituisce una giornata nazionale.
A questo punto proponiamo una soluzione: istituiamo la Giornata nazionale contro l’eccesso di Giornate nazionali. Una sola giornata, naturalmente, da celebrare ogni anno. Ma senza obbligare le scuole a organizzare manifestazioni, senza commissioni parlamentari e, soprattutto, senza una nuova legge.
Altrimenti rischiamo che, per celebrare la giornata contro le troppe giornate, il Parlamento ne istituisca un’altra ancora.