Questo mondo non mi piace. Me ne torno in quarantena!

Quasi tre mesi in quarantena. Me lo hanno raccomandato: “Le persone che hanno piú di sessant’anni é bene non escano di casa fino a che il virus non sia scomparso totalmente dalla circolazione”.
L’isolamento non mi pesa, per essere sinceri. Mi alzo “ed é subito sera”, come diceva il poeta.
Ho la fortuna di poter lavorare in casa e, quando non ho qualcosa da fare, me lo invento.
Peró, dopo 3 mesi, mi sono detto che il mio vecchio corpo ha bisogno di un minimo di movimento, che il mio autoisolamento forzato puó avere una pausa, soprattutto perché il portavoce del Governo ha annunciato che siamo giá passati alla fase 2, che insomma il virus, con i debiti accorgimenti, ormai non dovrebbe spaventare piú di tanto.
Cosí indosso la mia mascherina tricolore, gentile omaggio del MIRE e del suo presidente Odoguardi, e metto il naso fuori dalla porta.
I tre cani del vicino decidono di accompagnarmi nella passeggiata e mi anticipano sul portone.
Passa un motoconcho con la mascherina abbassata. Camminando comincio ad avvicinarmi al centro. Non sono abituato al tappabocca, non respiro bene e ho paura che gli elastici, muovendosi, possano farmi cadere gli occhiali a terra.
Molta gente non mantiene le distanze, peró sono quasi tutti mascherati.
Per entrare al supermercato debbo fare la fila fuori, stesso discorso per andare in banca.
I prezzi sono aumentati, il dollaro é a quota 60 pesos, 10 pesos in piú in sole poche settimane.
Il trasporto pubblico per la capitale doveva iniziare ieri peró sembra che non sia stato cosí. Caricare solo la metá dei passeggeri, come detta il Governo, non sarebbe conveniente e il sindacato ha chiesto l’aiuto dello Stato che, secondo lui, dovrebbe pagare per i sedili vuoti. Almeno fino a sabato, poi si deciderá.
Stento a riconoscere amici e conoscenti, tutti rigorosamente con bocca e naso tappati.
Entro in banca. Se solo qualche mese fa qualcuno mi avesse detto che vi sarei andato con il volto mascherato lo avrei preso per un pazzo. Debbo togliermi i miei occhiali scuri da sole, ma non assolutamente la mascherina.
Mi consigliano di preferire il pagamento con carta di credito all’effettivo perché le banconote possono veicolare il virus.
Il negozio degli strumenti musicali del mio amico Luis non mi ha ancora fatto avere le corde di ricambio della mia chitarra. Con il virus non sono arrivate, mi dice. Rischio di suonare con qualche corda in meno.
Il mondo, tre mesi dopo, non mi piace.
Torno sui miei passi. Mi rimetto in quarantena, aspettando che tutto torni come prima.