Iran–USA, due settimane per evitare il peggio: cosa prevede la tregua e la bozza di accordo

Dopo settimane di escalation e minacce esplicite, la guerra tra Stati Uniti e Iran entra in una fase cruciale: una tregua di due settimane, fragile ma decisiva, che potrebbe aprire la strada a un accordo storico… oppure al ritorno delle ostilità.
La sospensione dei combattimenti è arrivata a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum lanciato dal presidente Donald Trump, che aveva minacciato attacchi devastanti contro infrastrutture iraniane.
A evitare l’escalation è stata la mediazione del Pakistan, che ha convinto le parti ad accettare una pausa di 14 giorni per negoziare.
Condizione chiave della tregua sono la riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo vitale per il petrolio mondiale, la sospensione degli attacchi su tutti i fronti e l’avvio di negoziati diretti a Islamabad
Il cessate il fuoco è quindi meno un accordo di pace e più una finestra diplomatica.
Al centro dei colloqui c’è una bozza di intesa, già circolata tra Washington e Teheran, nota come “Islamabad Accord”, costruita proprio dalla diplomazia pakistana.
Il piano prevede due fasi principali:
- Cessate il fuoco immediato (le attuali due settimane)
- Negoziazione di un accordo definitivo più ampio
Secondo le indiscrezioni, la bozza sostenuta da Washington include:
- stop immediato alle ostilità
- riapertura stabile dello Stretto di Hormuz
- limitazioni al programma nucleare iraniano
- possibile alleggerimento delle sanzioni
- sblocco di fondi iraniani congelati
- creazione di un sistema di sicurezza regionale per la navigazione
In cambio, gli USA chiedono garanzie concrete e verificabili sul comportamento futuro di Teheran.
Teheran non ha accettato passivamente la proposta. Ha invece inviato una contro-bozza in 10 punti, con richieste molto più radicali:
- fine definitiva della guerra, non solo una tregua
- revoca totale delle sanzioni economiche
- risarcimenti per i danni subiti
- ritiro delle forze statunitensi dalla regione
- sicurezza garantita nello Stretto di Hormuz sotto controllo iraniano
- impegno a non sviluppare armi nucleari (ma con contropartite)
In sostanza, l’Iran chiede una pace strutturale e irreversibile, non un semplice congelamento del conflitto.
Il problema è evidente: Washington punta a contenere l’Iran, Teheran vuole ribaltare gli equilibri e ottenere concessioni piene.
Le due posizioni, almeno per ora, restano distanti su punti cruciali: sanzioni, presenza militare e garanzie di sicurezza.
I negoziati inizieranno a breve a Islamabad e dureranno quanto la tregua. Se entro questo periodo non si troverà un’intesa il conflitto potrebbe riprendere con maggiore intensità, lo Stretto di Hormuz tornerebbe a rischio, i mercati energetici globali subirebbero nuove scosse.
Non a caso, già dopo l’annuncio della tregua, il prezzo del petrolio è crollato sensibilmente, segnale di quanto il mondo sia appeso a questo fragile equilibrio.
Per ora, più che una pace, è una tregua armata e piena di diffidenze. Ma è anche il primo vero spiraglio diplomatico dall’inizio della guerra.