Italiani in America, un secolo di sogno americano: una storia che torna d’attualità

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Per gli italiani che arrivarono negli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, il cosiddetto sogno americano non fu sempre sinonimo di opportunità. Prima di diventare una componente riconosciuta della società statunitense, gli immigrati italiani dovettero affrontare discriminazioni, pregiudizi e periodi nei quali l’ingresso degli stranieri veniva fortemente limitato.

È proprio questa storia, tornata particolarmente attuale nel dibattito americano sull’immigrazione, al centro dell’incontro “Italiani: cent’anni di sogno americano”, in programma giovedì 17 settembre all’Istituto Italiano di Cultura di New York, alle ore 18.

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Dall’emigrazione all’integrazione

L’esperienza italiana negli Stati Uniti rappresenta uno dei capitoli più importanti della storia dell’emigrazione italiana.

Milioni di italiani attraversarono l’Atlantico alla ricerca di lavoro e di condizioni di vita migliori. Molti si stabilirono a New York e in altre grandi città, creando quartieri, associazioni, attività commerciali e comunità che nel tempo sarebbero diventate parte integrante della società americana.

Ma l’integrazione non fu immediata.

Gli italiani furono a lungo considerati stranieri difficili da assimilare e furono oggetto di stereotipi e discriminazioni. La loro esperienza si inserisce in una storia americana più ampia, caratterizzata dall’alternanza tra periodi di apertura all’immigrazione e fasi di restrizione.

Una storia che guarda al presente

L’incontro organizzato dall’IIC prende spunto dalla ricerca del Centro Studi Americani di Roma intitolata Tra accoglienza, divieti e regolamentazione: leggi e politiche sull’immigrazione negli Stati Uniti d’America, curata da Giuliano Santangeli Valenzani.

L’obiettivo è mettere in relazione la storia degli immigrati italiani con il dibattito contemporaneo americano su immigrazione, identità e appartenenza.

Il tema assume un significato particolare in un Paese che, da oltre due secoli, si confronta con una contraddizione di fondo: da una parte l’idea degli Stati Uniti come nazione costruita anche attraverso l’immigrazione, dall’altra la presenza ricorrente di politiche volte a limitarne l’ingresso.

Tre studiosi a confronto

A discutere questi temi saranno Annalisa Capristo, bibliotecaria del Centro Studi Americani di Roma, Daniele Fiorentino, professore ordinario di Storia degli Stati Uniti all’Università Roma Tre, e Anthony Tamburri, preside del John D. Calandra Italian American Institute del Queens College, CUNY.

La scelta di partire dalla vicenda degli italiani permette di osservare l’immigrazione non soltanto attraverso le statistiche o le norme, ma anche attraverso la trasformazione di una comunità nel corso delle generazioni.

Quella che inizialmente era una popolazione considerata straniera e spesso marginale è diventata infatti una componente stabile della società statunitense, mantenendo al tempo stesso una forte identità culturale.

Il significato per gli italiani di oggi

La storia dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti non appartiene soltanto al passato.

Ancora oggi milioni di persone di origine italiana vivono negli Stati Uniti e rappresentano una delle più importanti comunità italiane all’estero. La loro storia aiuta anche a comprendere quanto possano cambiare, nel corso di alcune generazioni, il rapporto tra immigrati e società di accoglienza e la stessa percezione dell’identità nazionale.

L’appuntamento dell’Istituto Italiano di Cultura di New York propone quindi un viaggio nel passato che guarda direttamente al presente: che cosa significa essere immigrati, come nasce l’integrazione e quando una comunità straniera diventa parte della storia del Paese che l’ha accolta?

Sono interrogativi che vanno oltre la vicenda italiana e che continuano a caratterizzare il dibattito americano sull’immigrazione.