Italiani nel mondo, diritti a rischio: il MAIE si oppone al Decreto sulla cittadinanza

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ricardo merlo viceministro de relaciones 1024x504Con 81 voti favorevoli e 37 contrari, l’Aula del Senato ha approvato il decreto legge che modifica le norme sulla cittadinanza italiana. Il provvedimento, ora atteso alla Camera per la conversione in legge entro il 27 maggio, ha già sollevato forti polemiche tra gli italiani all’estero e chi li rappresenta in Parlamento.
Il decreto, articolato in quattro punti, introduce importanti cambiamenti: una preclusione all’acquisto automatico della cittadinanza per i nati all’estero con altra cittadinanza, salvo specifiche eccezioni. Le nuove norme intervengono inoltre sulle prove nelle controversie e aprono alla possibilità di lavoro subordinato fuori quota per discendenti di cittadini italiani e con cittadinanza in Paesi a forte emigrazione italiana.
A opporsi con decisione è stato il MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero, che ha votato contro il decreto, pur facendo parte della maggioranza parlamentare. Il senatore Mario Borghese, intervenendo in aula, ha criticato sia il contenuto del testo che l’uso dello strumento del decreto legge per intervenire su una materia così delicata e identitaria. Le altre componenti del gruppo Cd’I-Udc-Nm-Maie-Cp hanno invece votato a favore.
Il presidente del MAIE, Ricardo Merlo, ha affidato a una nota il suo commento, duro e appassionato:
«Al Senato, il senatore Mario Borghese è intervenuto con forza contro il decreto Tajani, che vuole limitare la cittadinanza ai discendenti degli italiani all’estero. La sinistra era quasi del tutto assente. Solo grazie alla presenza del MAIE nelle Commissioni alcuni emendamenti sono stati approvati, mentre altri – ancora più restrittivi – sono stati ritirati.
La nostra battaglia per difendere i diritti della comunità italiana nel mondo non si fermerà. Non abbandoneremo il campo, perché sappiamo che le uniche battaglie perse sono quelle che si lasciano a metà. E noi del MAIE siamo presenti.»
Il dibattito sulla cittadinanza è appena cominciato, ma le parole di Merlo sono un segnale chiaro: gli italiani nel mondo non vogliono essere considerati cittadini di “serie B”. Il rischio è che, in nome di un presunto rigore amministrativo, venga compromesso il legame storico, culturale e affettivo tra l’Italia e milioni di suoi discendenti sparsi nel mondo.