Kenya, Mattia Sorbi bloccato da settimane: la Farnesina interviene e il tribunale ordina di accelerare le indagini

reporter di guerra nairobi al tramonto

Il giornalista italiano è senza passaporto dal 21 settembre, dopo il ritrovamento del corpo senza vita di una donna nella struttura in cui soggiornava. L’ambasciata italiana a Nairobi segue il caso quotidianamente. La magistratura keniana ha imposto alla polizia e alla procura tempi precisi per procedere.

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La Farnesina segue da settimane il caso di Mattia Sorbi, giornalista italiano che si trova in Kenya e che dal 21 settembre è impossibilitato a rientrare in Italia dopo il ritiro del suo passaporto da parte delle autorità locali.

A comunicarlo è stato lo stesso Ministero degli Affari Esteri, con una nota pubblicata il 5 novembre, nella quale ricostruisce gli interventi diplomatici avviati per assistere il connazionale e sbloccare una situazione che si trascina ormai da oltre un mese.

La vicenda ha avuto origine dal ritrovamento del corpo senza vita di una donna presso la dimora in cui soggiornava Sorbi. In seguito a questo episodio, le autorità keniane hanno ritirato il passaporto del giornalista, che ha quindi richiesto assistenza consolare all’Ambasciata italiana a Nairobi.

L’autopsia e le indagini: il passaggio che manca

Secondo quanto spiegato dalla Farnesina, la restituzione del documento di viaggio potrà avvenire, in base alla legislazione locale, soltanto al completamento delle indagini, che comprendono anche l’esecuzione dell’autopsia.

È proprio questo uno degli elementi centrali della vicenda. Finché gli accertamenti non saranno conclusi, Sorbi rimarrà senza il proprio passaporto e, di conseguenza, senza la possibilità di lasciare regolarmente il Kenya.

L’Ambasciata italiana a Nairobi, anche attraverso il corrispondente consolare competente, si è attivata fin dall’inizio per fornire assistenza al connazionale. Il Ministero riferisce che viene mantenuto un contatto quotidiano con lui e che è stato offerto anche supporto per individuare un avvocato locale.

L’intervento dell’ambasciatore e la decisione del tribunale

La questione è stata sollevata direttamente dall’ambasciatore italiano in Kenya, d’intesa con la Farnesina, in diversi incontri con le autorità locali.

Tra questi figurano un confronto presso il Ministero dell’Interno keniano e una riunione con l’Ispettore generale della Polizia. In tali occasioni la rappresentanza italiana ha auspicato che l’autopsia e le indagini possano essere completate rapidamente, consentendo così la restituzione del passaporto.

Un elemento nuovo è arrivato nella giornata del 4 novembre. La Corte keniana ha ordinato alla polizia e alla Procura di procedere entro due giorni, fissando inoltre un termine di una settimana per presentare una risposta formale.

Si tratta di un passaggio importante, perché introduce scadenze precise nell’iter che finora ha impedito di risolvere la situazione.

Un caso che attende una soluzione

La vicenda di Mattia Sorbi ha suscitato attenzione anche attraverso le testimonianze rilasciate dal giornalista ad alcune testate italiane. Sorbi ha raccontato di essere bloccato in Kenya da oltre quaranta giorni e ha espresso preoccupazione per il protrarsi della vicenda, anche in relazione a un intervento medico che avrebbe dovuto affrontare in Italia.

È importante precisare che il comunicato ufficiale della Farnesina non riferisce che il giornalista sia formalmente indagato, né formula valutazioni sulla sua eventuale responsabilità nella morte della donna. La questione resta nelle mani delle autorità giudiziarie keniane, chiamate a completare gli accertamenti.

Il Ministero degli Esteri, dal canto suo, conferma di seguire il caso e di aver sollecitato più volte le autorità locali.

Ora l’attenzione è rivolta al rispetto delle scadenze fissate dal tribunale. Dopo settimane di attesa, l’auspicio è che gli accertamenti procedano finalmente e che Mattia Sorbi possa ottenere la restituzione del passaporto e fare ritorno in Italia.