La Grande Guerra negli occhi dei bambini

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“I bambini della Grande Guerra” di Alessandro Bettero unica raccolta al mondo di testimonianze infantili del Primo conflitto mondiale

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In un’Italia affetta da smemoratezza cronica per il proprio passato, il verbo ricordare diventa sinonimo di resistenza. E nell’ultimo libro di Alessandro Bettero,   I bambini della Grande Guerra   pubblicato da Mursia nella collana Testimonianze fra cronaca e storia, il ricordo e la resistenza rappresentano il filo conduttore di un percorso narrativo che ci riconduce ai tragici anni di un conflitto mondiale  intriso di sangue.

Oggi 4 novembre, giorno dell’Unità d’Italia che si compì nel 2018 dopo quattro lunghi anni di guerra sul fronte nord-orientale della nostra Penisola, la lettura di questo libro rappresenta un atto doveroso per nutrire quella memoria che troppe volte vogliamo offuscare nel nome di un presente privo di richiami dal passato.

Il periodo che va dal 1915 al 1918 fu segnato da tante storie eroiche ma in pochi hanno pensato a unire i punti di una trama esistenziale vissuta da quelli che allora erano bambini e che in prima persona vissero l’immenso dramma degli eventi bellici.  I bambini della Grande Guerra   pone rimedio a questa assenza mnemonica e rappresenta pertanto l’unica raccolta al mondo di testimonianze infantili del Primo conflitto mondiale.  Di fatto raccoglie quello che rappresenta un patrimonio irripetibile di memorie attraverso le voci degli ultimi superstiti (centenari e ultracentenari di varie parti d’Italia e dell’ex Impero asburgico) che in quegli anni  vissero i loro anni infantili tra bombardamenti, epidemie, rappresaglie, fame e paura, ma anche tra lo stupore di conoscere personaggi importanti come i reali di casa Savoia, o di meravigliarsi con i prodigi delle nuove tecnologie, come i dirigibili Zeppelin e i primi biplani e triplani  nel cielo, o di incontrare quelli che sarebbero diventati famosi poeti e letterati, come D’Annunzio, Montale, Ungaretti ed Hemingway.

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Bettero, sceneggiatore e regista, ha trasferito sulla carta il  ritmo visivo e narrativo di chi sa gestire sapientemente anche la macchina da presa, trasformando i   ricordi privati in un racconto corale di grandissima umanità. Nelle 454 pagine arricchite da illustrazioni, il lettore troverà anche le ricostruzioni delle vicende dei padri e degli zii al fronte, pescando anche tra gli italiani che vivevano all’estero e che quelle nazioni furono richiamati. Alcuni tornarono come volontari, altri obbedirono semplicemente al richiamo. Tutti combatterono con coraggio   per il loro Paese. Ma terminata la carneficina, ripresero la via dell’emigrazione che li riportò di nuovo all’estero, spesso insieme alle loro famiglie, in cerca di lavoro e fortuna.

Nato come estensione naturale dell’omonimo pluripremiato film-documentario presentato nel 2018 alla Mostra del Cinema di Venezia (www.ibambinidellagrandeguerra.com) e ad altri festival in Europa, negli Stati Uniti e in Canada, il libro di Alessandro Bettero, nelle pieghe delle sue pagine permette di ampliare  lo sguardo   restituendo ciò che sullo schermo non poteva trovare spazio, e proponendo nuove e inedite testimonianze. L’edizione include inoltre un inserto fotografico con immagini d’epoca e un QR code in quarta di copertina che rimanda al booktrailer ufficiale, offrendo al lettore un’esperienza immersiva tra memoria visiva e narrazione storica.

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Tra la folla di personaggi, minori e minimi, presente nel libro  c’è una mole inusuale di minuziosi dati anagrafici, perlopiù provenienti dagli archivi dei Distretti militari del Triveneto, attraverso i quali sono identificati questi bambini di un secolo fa e i loro cari – nonni, papà e zii che vestirono il grigioverde – protagonisti di tante microstorie dai fronti dell‘Isonzo e del Carso, del Pasubio e degli Altipiani, del Piave e del Grappa. 

E tra queste storie trova spazio anche quella ben più nota di Ernest Hemingway, sulla quale il libro  dedica un capitolo che getta nuova luce sulle circostanze del suo ferimento a Fossalta di Piave nel 1918.