La strage di Sinnai (prima parte). Il killer è quello dietro le sbarre?

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screenshot 2023 11 29 193930Il 30 Novembre è iniziato il processo di revisione, per Beniamino Zuncheddu. Condannato all’ergastolo per omicidio plurimo.

«Prima di effettuare il riconoscimento dei sospettati, l’agente di polizia che conduceva le indagini mi mostrò la foto di Beniamino Zuncheddu e mi disse che il colpevole della strage era lui. È andata così. Ho sbagliato a dare ascolto alla persona sbagliata».

A parlare è Luigi Pinna -62anni- unico superstite della strage di Sinnai in provincia di Cagliari. 

Era l’8 Gennaio 1991 quando, nel tardo pomeriggio, un uomo raggiunse l’ovile Cuile is Coccus sulle montagne tra Sinnai e Burcei. Scese dalla sella della Vespa, imbracciando un fucile. Sparò a bruciapelo al proprietario Gesuino Fadda,56 anni, sorpreso sulla stradina di accesso all’ovile. Successivamente salì verso lo stazzo -lo spazio dove venivano ricoverate le pecore durante la notte- uccidendo  il figlio di Fadda, Giuseppe 24 anni. Quindi entrò nel piccolo edificio sulla destra e fulminò il pastore Ignazio Pusceddu, 55 anni, che si era nascosto in una stanza interna; infine sparò contro il genero del titolare -lo stesso Pinna, che all’epoca aveva 32 anni- accucciato nella stessa camera. Il ragazzo sopravvisse. Tutto si concluse in pochi minuti. Dopo un mese il superstite,  indica Beniamino come l’autore della strage. 

Ma perché Zuncheddu -un ragazzo di 27 anni- avrebbe compiuto quella mattanza? Si imboccò la strada dei contrasti tra allevatori. Da una parte i Fadda, che stavano a Cuile is Coccus; dall’altra gli Zuncheddu, che gravitavano attorno all’ovile Masone Scusa. Vacche uccise, cani impiccati, aggressioni fisiche, scazzottate, minacce di morte da entrambe le parti. 

La rivelazione convinse i giudici, secondo i quali Zuncheddu aveva il movente e tempo prima del massacro, aveva rivolto una chiara minaccia alle vittime: «Se facessero a voi quel che fate alle vacche…». Quella sera si era costruito, in forte ritardo, un alibi ritenuto falso. Colpevole.

O forse no ? 

Il testimone oculare, dopo un mese di tentennamenti – disse  di non poter riconoscere il killer, perché aveva una calza da donna sul volto- indicò Zuncheddu alla polizia. Una giravolta che oggi, la procura di Cagliari e il legale del detenuto, legano a presunte pressioni del funzionario Interpol, Mario Udia, attualmente titolare di un’agenzia di investigazioni.  Il poliziotto era convinto che Zuncheddu fosse colpevole, e aveva mostrato al testimone la sua fotografia prima del riconoscimento ufficiale, un espediente per memorizzare e farla indicare -davanti al pm-  tra quelle degli altri sospettati. 

Non solo una testimonianza, a quanto afferma lo stesso superstite, decisamente “imboccata”  ma anche le modalità del crimine, presentavano le caratteristiche dell’azione paramilitare . E’ poco probabile che un killer solitario, abbia potuto uccidere -quasi contemporaneamente- tre persone e ferire un’altra in modo grave.

Se la procura e l’avvocato difensore di Zuncheddu,Mario Trogu -che hanno chiesto la revisione del processo- avessero ragione, perché si è voluto incastrare quell’uomo , in carcere da 33 anni ? -Continua