La XXIV edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, “L’italiano e il libro: il mondo fra le righe”

E’ stata presentata alla Farnesina la XXIV edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo (SLIM), che quest’anno è stata dedicata al tema “L’italiano e il libro: il mondo fra le righe”. Nata nel 2001, la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo è realizzata ogni anno dalla Rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura in raccordo con i tradizionali partner della promozione linguistica: Ministero dell’Istruzione e il Merito, Ministero dell’Università e la Ricerca, Ministero della Cultura, Ambasciata svizzera, Accademia della Crusca, Cepell, CGIE, Comunità Radiotelevisiva Italofona, RAI, Società Dante Alighieri e Treccani.
La presentazione, presso la Sala delle Conferenze Internazionali, è stata moderata da Paolo Conti che ha ricordato la prossima partecipazione dell’Italia come Ospite d’Onore alla Fiera Internazionali del Libro di Francoforte. In apertura di dibattito è intervenuto il Segretario Generale della Farnesina Riccardo Guariglia che ha sottolineato come la diplomazia sia sempre stata veicolo di diffusione della nostra lingua persino prima che l’Italia si formasse come stato unitario. “L’italiano – ha spiegato Guariglia – era la lingua franca per gli scambi commerciali e culturali in tutto il Mediterraneo. Anche memori di questa eredità della diplomazia del passato la promozione della lingua italiana è oggi una delle priorità nell’ambito della strategia culturale della Farnesina. Vorrei in proposito ricordare – ha aggiunto Guariglia – che sotto l’impulso del Ministro Tajani nelle mie funzioni di Segretario Generale ho emanato qualche mese fa un’apposita circolare destinata a tutte le strutture del Ministero degli Esteri, come Ambasciate, Consolati e Istituti di cultura, con la finalità di promuovere al meglio la lingua italiana che rappresenta un elemento essenziale della diplomazia culturale”. A seguire ha preso la parola , in videocollegamento dalla Scuola Italiana “Cristoforo Colombo” di Buenos Aires, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha sottolineato come “Le scuole italiane all’estero servano a mantenere viva la nostra lingua in giro per il mondo”. “Ad esempio in un Paese come l’Argentina- ha spiegato il Ministro – dove la metà della popolazione è di origine italiana, il mantenimento della lingua italiana è molto importante, perché consente di non abbandonare le tradizioni e le radici che legano alle famiglie d’origine. L’Italiano – ha continuato Tajani – è una lingua amata e apprezzata in tutto il mondo, quindi ho deciso di organizzare per il prossimo anno la Gionata dell’Italofonia, invitando a partecipare a questo evento i rappresentanti dei Paesi dove la lingua ufficiale è l’italiano, cioè, oltre all’Italia, la Svizzera il Vaticano e San Marino. Saranno invitate anche quelle Nazioni dove l’italiano è conosciuto da gran parte della popolazione, penso ad esempio all’Argentina e ad altri Paesi dell’America Latina, nonché a Malta, all’Albania e ai Balcani. Pensavo inoltre di organizzare nel 2026 questa Giornata dell’Italofonia in Argentina, in modo da dare un segnale forte sull’amicizia che lega l’Italia a questo Paese”. A seguire due studenti della scuola “Cristoforo Colombo” hanno raccontato il loro “libro italiano del cuore”. Anna Paini ha parlato dell’opera “Lettere dalla Kirghisia” di Silvano Agosti, dove in un mondo diverso dal nostro si sottolinea l’importanza della felicità e del libero apprendimento. Lo studente Guido Serafino si è invece soffermato su il “Corsaro Nero” di Emilio Salgari, in cui un uomo si batte per i suoi ideali, mantenendo un profondo rispetto per i nemici. Partendo da queste analisi Tajani, dopo aver fatto i suoi complimenti ai due studenti, ha sottolineato l’importanza degli ideali e dei valori nel percorso di vita delle persone. “Noi che portiamo i capelli grigi – ha affermato il Ministro – abbiamo il dovere di non deludere i ragazzi che credono e che hanno ideali come l’amicizia, la pace, l’ambiente o la bandiera”. Tornando alla Farnesina è poi intervenuta l’Ambasciatrice della Svizzera in Italia Monika Schmutz Kirgöz: “La Settimana della Lingua Italiana nel Mondo – ha esordito l’Ambasciatrice – è molto importante per noi perché da quando è nata nel 2001 questa iniziativa del Maeci, la Svizzera è sempre stata coinvolta con numerose attività e collaborazioni tra le rappresentanze svizzere all’estero e quelle italiane. Noi siamo molto orgogliosi – ha aggiunto – di essere parte attiva ed integrante dell’italofonia e vediamo in questa un patrimonio universale”. La diplomatica ha poi ricordato come nella Confederazione Svizzera l’italiano rappresenti una delle quattro lingua nazionali. L’italiano è infatti lingua ufficiale nei Cantoni del Ticino e dei Grigioni. “La presenza degli italiani in Svizzera – ha precisato l’Ambasciatrice – va al di là di questi due Cantoni. Le persone che da noi parlano italiano rappresentano circa l’8% della popolazione, la metà di queste vivono in regioni non italofone e contribuiscono quotidianamente alla diffusione della lingua e della cultura italiana. In proposito meritano un ringraziamento particolare – ha affermato la diplomatica – gli oltre 600.000 italiani che vivono in Svizzera per il grande impulso che danno alla valorizzazione della loro lingua e cultura”. L’Ambasciatrice ha infine evidenziato come fra gli aspetti dell’italofonia sia molto importante quello della cucina italiana. Dal canto suo il Presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco ha sottolineato come nel mondo la fabbrica della scrittura italiana abbia il vantaggio di attrarre in quanto lingua di fratellanza dei poeti e di fascinazione con le sue possibili sfumature. “Questa fatica di raccontare la lingua italiana nel mondo in una sola Settimana – ha rilevato Buttafuoco – riesce ad essere il lievito, l’innesto, il principio di una catena continua, dove le tante scuole diffuse nel mondo che parlano l’italiano, dove la fatica dell’editoria che sa offrire il meglio di ciò che oggi racconta questa lingua, e dove, per quel che gli compete, le istituzioni culturali che guardano al mondo, ogni singola sfumatura, ogni parte, ogni dettaglio va a costruire… un mosaico dove ogni incastro che arriva da tutto il mondo riesce ad essere l’essenza stessa di un qualcosa che non si può toccare, ma come cita un verso tratto da una grande pagina della cultura italiana in una lingua antica “vuote la mani , ma pieni gli occhi del ricordo di lei”.
E’ stata poi la volta della vincitrice del Premio Strega 2024 Donatella Di Pietrantonio, che ha posto in evidenza la presenza nel mondo di numerosi italofili che hanno interesse per la nostra lingua, cultura, storia e arte. Molti di questi sono discendenti di italiani all’estero che vogliono ricoprire le loro origini e che hanno perso il contatto con la propria lingua, poiché spesso le loro famiglie hanno scelto la strada della completa integrazione o sono state impossibilitate a coltivare la cultura d’origine. La scrittrice, dopo aver rilevato il grande interesse all’estero per il libro italiano, ha anche auspicato la messa in campo di nuove politiche per la promozione della traduzione delle nostre opere in italiano nel mondo. A seguire ha preso la parola il Direttore Generale dell’Istituto Treccani Massimo Bray che , dopo aver ricordato che l’italiano è una lingua di cultura, ha sottolineato come la lettura di un libro ci consenta di arricchire il lessico, le competenze linguistiche, nonché di sviluppare il pensiero critico sulla contemporaneità e di riflettere sui valori sociali. Segnalato da Bray anche il sito in quattro lingue di presentazione dei libri italiani newitalianbooks.it. Il Presidente del Centro per il libro e la lettura Adriano Monti Buzzetti ha invece parlato del libro italiano come di un vettore di universalità che andrebbe maggiormente protetto. “Se è vero che l’italiano permea poco di se la geografia fisica del nostro Pianeta, – ha affermato Buzzetti – però è altrettanto vero che permea molto bene la geografia culturale di questo pianeta, perché è un portato della fascinazione del nostro sistema culturale”. Buzzetti ha anche evidenziato l’importanza per l’Italia della nostra industria culturale che vale più di tre miliardi di euro. Una realtà fatta in parte di grandi case editrici, ma anche di piccole case editrici portatrici di un’antica tradizione. Anche il Direttore Generale dell’Associazione Italiana Editori Fabio del Giudice ha sottolineato l’importanza della nostra editoria all’estero, la sesta a livello mondiale, che si appresta ad essere celebrata nella Fiera del Libro di Francoforte in tutte le sue accezioni, attraverso appuntamenti che approfondiranno i temi della sostenibilità, dell’accessibilità, dell’Intelligenza Artificiale e della tutela del diritto d’autore. Segnalato da del Giudice sia il buon andamento del mercato delle traduzioni, sia la necessità di aiutare la diffusone del libro italiano all’estero. Dopo l’intervento della Direttrice della Bologna Children’s Book Fair Elena Pasoli, che ha parlato della crescita esponenziale della vendita dei diritti all’estero dei libri e dell’importanza delle mostre nel mondo dedicate alle nostre pubblicazioni e alle illustrazioni, la Presidente dell’Associazione degli Italianisti Silvia Tatti ha ricordato il convegno svoltosi a Firenze degli italianisti provenienti da tutti i continenti in cui sono stati discussi i problemi della ricerca, della didattica e della diffusione della cultura italiana nel mondo. Dall’incontro è emersa la richiesta di costruire una rete permanente di associazioni di docenti, di università e delle scuole. Une realtà che dialoghi con tutte le realtà coinvolte, sviluppando ulteriormente i rapporti tra le Università, le rappresentanze diplomatiche e italiani all’estero. Tatti ha inoltre sottolineato come la lingua italiana all’estero, oltre a trovare grande interesse fra i giovani, rappresenti in alcune aree del mondo anche un’occasione per ricollegarsi con la cultura occidentale. Da segnalare infine l’intervento del Direttore Generale per la diplomazia pubblica e culturale del Maeci Alessandro De Pedys che ha evidenziato come nelle scuole italiane all’estero i ragazzi sin da piccoli comincino a studiare l’italiano e si avvicinino alla nostra cultura. “Sono questi luoghi – ha spiegato il Direttore Generale – che rendono possibile la creazione di una comunità che alla fine si riconosce in una cultura e valori comuni attraverso la lingua italiana”. “In Svizzera – ha poi rilevato De Pedys – la lingua italiana è una lingua ufficiale, non è così ovunque, eppure l’italiano è parlato in tutto il mondo, perché ci sono le comunità italofone. Sulla base di questo dato, come ha annunciato il Ministro, noi stiamo lavorando con la Società Dante Alighieri per organizzare per l’anno prossimo questa giornata dell’italofonia, chiamando a raccolta i rappresentanti di queste comunità e per discutere insieme che cosa significa far parte di questa comunità linguistica”. “L’editoria italiana – ha poi sottolineato il Direttore Generale – gode di buona salute all’estero, è un fatto che negli ultimi 20 anni si siano quadruplicate le traduzioni, questo vuol dire che c’è una domanda in crescita, questo lo vediamo dalle richieste all’Italia di essere ospite d’onore alle fiere internazionali del libro, ma anche da altri episodi , a luglio il New York Times, ha eletto un’opera italiana come opera del secolo”. De Pedys ha poi parlato della valorizzazione del libro, che sarà usato come veicolo del patrimonio linguistico italiano, divenendo protagonista di molti eventi, che saranno sponsorizzati attraverso le ambasciate, gli istituti di cultura, le scuole italiane all’estero e i consolati. “La produzione del libro – ha spiegato il Direttore Generale – è legato alla produzione della lingua, perché chi è innamorato della letteratura italiana letta in traduzione, poi sente il desiderio di imparare l’italiano per leggere in lingua originale, quindi conoscendo meglio il nostro paese e la sua cultura. De Pedys ha anche evidenziato la correttezza e gli apprezzabili risultati ottenuti dalla politica di produzione linguistica dell’Italia e la necessità di migliorare ulteriormente, anche alla luce dei grandi progressi fatti in questo senso, il lavoro sinergico da portare avanti con i vari partner. “Il mondo cambia – ha affermato il Direttore Generale – ed anche noi dobbiamo cambiare e ci dobbiamo adeguare. Anche la produzione linguistica è diventata con il tempo molto più competitiva, sul mercato si sono affacciati concorrenti molto agguerriti, che si affiancano a quelli che già c’erano. Ormai anche questo è un mercato ed il prodotto va adeguatamente pubblicizzato e venduto tenendo conto della natura della domanda, ad esempio una buona parte della richiesta di italiano ha origine da esigenze professionali e non solo da interessi culturali. Noi ne dobbiamo tener conto. Abbiamo dunque “Invest Your Talent in Italy”, un programma di studio che organizziamo con Confindustria e Ice che mira a fare questo. Guardando al futuro – ha concluso De Pedys – stiamo pensando a come dare più opportunità ai ragazzi che escono dalle scuole italiane all’estero per continuare gli studi in università che hanno dei corsi di italiano, e stiamo anche ragionando su come sfruttare a pieno la rivoluzione digitale per raggiungere un pubblico molto più ampio”. (Lorenzo Morgia – Inform)