“L’Abruzzo è…”: gli abruzzesi nel mondo raccontano la loro terra con una parola

Una parola può contenere un ricordo.
Può raccontare un luogo, una persona, un profumo, un’estate, una casa lasciata tanti anni fa.
È partendo da questa idea che il CRAM – Consiglio regionale degli Abruzzesi nel Mondo ha lanciato la campagna social “L’Abruzzo è… dillo con una parola”, invitando gli abruzzesi residenti in Italia e all’estero a raccontare il proprio legame con la terra d’origine.
L’iniziativa è stata promossa in occasione della Giornata degli abruzzesi nel mondo, celebrata il 5 agosto, e resterà aperta fino al 5 settembre.

Una frase da completare
La formula è semplicissima:
“L’Abruzzo è…”
E ognuno può completarla con una parola o con una breve espressione.
Può essere casa.
Può essere famiglia.
Può essere mare.
Può essere montagna.
Può essere il nome di un paese, di una persona o semplicemente una parola che racchiuda un’emozione.
Chi partecipa può anche aggiungere una fotografia, indicando la città e il Paese nel quale vive, e condividere il contenuto attraverso i canali social ufficiali del CRAM, utilizzando i tag e gli hashtag dedicati.
L’Abruzzo visto da lontano
È proprio la distanza a rendere interessante questa iniziativa.
Per chi vive in Abruzzo, una parola come “casa” può sembrare quasi scontata.
Ma per un abruzzese che vive a Toronto, Buenos Aires, Melbourne, New York o in una città italiana a centinaia di chilometri di distanza, quella stessa parola può avere un significato completamente diverso.
Può rappresentare il paese dei genitori, la casa dei nonni, le estati dell’infanzia, una festa patronale, il dialetto ascoltato in famiglia.
La distanza, qualche volta, non cancella il legame.
Lo rende più forte.
Una campagna già sperimentata
Il CRAM ha deciso di riproporre l’iniziativa dopo i risultati positivi ottenuti lo scorso anno.
L’assessore regionale Roberto Santangelo, delegato dal presidente Marco Marsilio alla presidenza del CRAM, ha spiegato che l’obiettivo è preservare il sentimento di appartenenza che molti abruzzesi residenti fuori dalla regione e fuori dall’Italia continuano a mantenere nei confronti della propria terra.
Non è un obiettivo secondario.
Perché l’emigrazione non riguarda soltanto chi è partito.
Riguarda anche figli e nipoti, persone che magari sono nate dall’altra parte del mondo ma hanno ricevuto dalla famiglia racconti, fotografie, ricette e parole che continuano a collegarle all’Abruzzo.
Una parola contro la distanza
C’è qualcosa di particolarmente bello nel chiedere una sola parola.
Non serve scrivere un lungo racconto.
Non servono discorsi.
A volte basta una parola per far capire quanto sia profondo un legame.
Un emigrato potrebbe scrivere:
“L’Abruzzo è… radici.”
Un altro:
“L’Abruzzo è… nonna.”
Un altro ancora:
“L’Abruzzo è… ritorno.”
Tre parole diverse, tre storie completamente diverse.
Ma tutte raccontano la stessa cosa: la distanza geografica non coincide necessariamente con la distanza affettiva.
Un’iniziativa che parla anche agli italiani all’estero
Quello del CRAM è un esempio di un fenomeno che interessa ormai molte regioni italiane.
Le comunità italiane nel mondo non sono più soltanto quelle formate dagli emigrati della prima generazione.
Sono comunità composte da generazioni diverse, spesso con identità multiple.
Una persona può essere perfettamente integrata nel Paese nel quale vive e contemporaneamente sentirsi profondamente legata alla regione dalla quale provenivano i suoi genitori o i suoi nonni.
L’Abruzzo prova a mantenere vivo proprio questo rapporto.
La fotografia aggiunge un pezzo di storia
La possibilità di accompagnare la parola con una fotografia rende la campagna ancora più interessante.
Perché una fotografia può trasformare una semplice parola in una piccola storia.
Una vecchia casa.
Una montagna.
Il mare della costa abruzzese.
Una festa di paese.
Una fotografia di famiglia.
O magari una fotografia scattata durante l’ultimo viaggio in Abruzzo.
Sono immagini che possono raccontare un Abruzzo personale, diverso per ogni partecipante.
Ed è forse questo il vero valore della campagna.
Non costruire un’immagine ufficiale dell’Abruzzo, ma raccogliere tante immagini diverse dell’Abruzzo vissuto e ricordato.
Un patrimonio che non deve andare perduto
Il rischio, quando passano le generazioni, è che il rapporto con la terra d’origine si indebolisca.
La lingua cambia.
I ricordi diventano più lontani.
I nonni scompaiono.
Le fotografie rimangono negli album.
Per questo iniziative di questo tipo possono avere un valore che va oltre la comunicazione sui social.
Sono anche un modo per raccogliere memoria.
Una parola oggi può diventare, domani, la testimonianza di come una comunità di emigrati percepiva la propria terra.
Dall’Abruzzo al mondo
La storia dell’emigrazione abruzzese è una storia globale.
Intere generazioni sono partite verso le Americhe, l’Australia, il Canada, l’Europa e altre parti d’Italia.
Hanno costruito nuove vite lontano, ma spesso hanno mantenuto il rapporto con i paesi di origine.
Oggi i social permettono una cosa che per i loro nonni era impossibile:
raccontarsi e sentirsi parte della stessa comunità anche a migliaia di chilometri di distanza.
Un messaggio pubblicato a New York può essere letto nello stesso momento a L’Aquila, Pescara, Chieti o Teramo.
E allora, cos’è l’Abruzzo?
La risposta non la darà la Regione.
La daranno gli abruzzesi.
Ognuno con la propria parola.
Ognuno con la propria fotografia.
Ognuno con il proprio ricordo.
Forse alla fine emergerà un grande mosaico fatto di parole diverse.
Ma dietro quelle parole ci sarà una sola storia:
quella di una terra che, nonostante l’emigrazione e la distanza, continua a vivere nella memoria di chi l’ha lasciata.
E forse è proprio questo il significato più profondo di “L’Abruzzo è… dillo con una parola”.
Non chiedere agli abruzzesi nel mondo di spiegare perché ricordano la loro terra.
Chiedere loro di scegliere una parola.
E lasciare che sia quella parola a raccontare tutto il resto.