L’altro 11 settembre: 50 anni fa il golpe in Cile

l'ultima foto, 11 settembre 1973 il presidente allende difende a oltranza la democrazia contro i golpisti

Il fumo che si alza denso dal Palacio de La Moneda, bombardato dai caccia militari. I carri armati per le strade di Santiago del Cile e i soldati, che appoggiano il sanguinario golpe di destra, schierati anche sui tetti di fronte al palazzo presidenziale, per cingerlo in una stretta letale. E poi il volto teso di Salvador Allende.

Il presidente socialista solleva lo sguardo, come fanno le sue guardie del corpo, verso il pericolo imminente. Tutti imbracciano i fucili. Poi il dramma si compie. Nelle immagini successive, in bianco e nero, quelle che raccontano il violento colpo di Stato di 50 anni fa, ecco il corpo di Allende, avvolto in un poncho, come fosse un sudario, portato a braccia da un militare e da un pompiere.

11 settembre 1973, il corpo del presidente Allende avvolto in un poncho boliviano trasportato fuori dalla Moneda
11 settembre 1973, il corpo del presidente Allende avvolto in un poncho boliviano trasportato fuori dalla Moneda (keystone)

Allende non ha voluto fuggire e neppure consegnarsi ai militari che hanno tradito lui e la Democrazia. Poche ore prima della tragica morte, il celebre discorso, le ultime parole trasmesse via radio: “Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento“.

L’11 settembre 1973 il Cile perde il suo presidente, la sua democrazia e comincia a piangere i suoi figli e le sue figlie. Migliaia. Spariranno nel nulla, in un Paese dove la tortura diventa un metodo e i diritti umani vengono calpestati sotto il tacco spietato della dittatura dei militari infedeli, che hanno tradito e colpito alle spalle il Paese e le sue istituzioni, elette democraticamente.

Iniziano i rastrellamenti ai danni degli oppositori politici del golpe orchestrato dal generale Augusto Pinochet, ma non solo. Basta poco per finire tra gli artigli di militari e agenti del regime: un commento di troppo, un sospetto, la spiata di un vicino di casa. I sequestrati vengono ammassati nello Stadio Nacional di Santiago del Cile, che diventa un vero e proprio campo di concentramento. Ben presto gli spalti si riempiono di migliaia di persone di ogni età ed estrazione sociale, controllate dai soldati. Dai sotterranei arrivano le urla delle torture.

I militari non perdonano chi si è schierato con Allende e le sue riforme economiche e sociali, tra le quali la nazionalizzazione delle principali industrie e materie prime come il rame, la tassazione delle plusvalenze, la riforma agraria, la costruzione di ospedali, la lotta alla povertà, il potenziamento dell’istruzione.

I numeri della strage: 2’125 morti e 1’102 sparizioni riconosciute

Rapiti, torturati, uccisi, spariti. I desaparecidos. I numeri della strage perpetrata dagli aguzzini durante la feroce dittatura del generale Augusto Pinochet (1973-1990) sono impressionanti, ma ancora oggi non definitivi. Secondo le più recenti cifre della Commissione della Verità e Riconciliazione, sono oltre 31’000 le vittime di violazioni ai diritti umani durante la dittatura cilena, con 2’125 morti e 1’102 sparizioni riconosciute.

La non profit “Nos Buscamos”, inoltre, ha stimato che tra gli anni ’70 e ’80 decine di migliaia di bambini furono strappati alle loro famiglie in Cile. Per lo più si trattava di persone povere. Il traffico di bambini è solo una delle numerose violazioni dei diritti umani commessi durante il regime di Pinochet. Centinaia le donne stuprate.

Augusto Pinochet nel 1988
Augusto Pinochet nel 1988

Il mandato di cattura internazionale contro Pinochet

Nel 1998 – 25 anni dopo il golpe – il giudice spagnolo Baltasar Garzón emette contro Pinochet un mandato di cattura internazionale per la scomparsa di cittadini spagnoli avvenuta durante la dittatura. Il traditore di Allende è accusato di genocidio, terrorismo e tortura. È arrestato a Londra, dove si trova per farsi curare, ma il 2 marzo 2000 il ministro dell’Interno britannico Jack Straw lo fa liberare e tornare in Cile, dove riesce a evitare qualsiasi processo. Muore d’infarto nel 2006, a 91 anni.

da rsi.ch