L’Arte Povera torna a New York, ma questa volta attraverso i suoi libri

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L’Arte Povera torna al centro della scena culturale di New York con una mostra che propone un punto di vista meno conosciuto sulla grande stagione artistica italiana degli anni Sessanta e Settanta.

Dal 24 al 27 settembre, durante la ventesima edizione della NY Art Book Fair organizzata da Printed Matter al MoMA PS1, Magazzino Italian Art presenterà Arte Povera: Medium and Message, una mostra bibliografica curata da Nicola Lucchi, direttore del museo.

 

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Ma non saranno principalmente quadri o sculture a raccontare l’Arte Povera.

Saranno libri, riviste, cataloghi, manifesti e pubblicazioni d’artista.

Quando il libro diventa parte dell’opera

È questo l’aspetto più interessante dell’iniziativa.

L’Arte Povera viene normalmente associata a materiali semplici, installazioni, sculture, performance e alla volontà di mettere in discussione il rapporto tra arte e società industriale.

Il progetto di Magazzino mostra invece quanto sia stata importante anche la pagina stampata.

Libri d’artista, riviste d’avanguardia e cataloghi non servivano soltanto a documentare ciò che gli artisti facevano. Erano luoghi nei quali artisti, critici, curatori, galleristi ed editori elaboravano idee e costruivano relazioni.

In altre parole, contribuivano a creare il movimento stesso.

È proprio questo il significato del titolo Medium and Message: il mezzo attraverso cui un’idea viene comunicata può diventare a sua volta parte del messaggio.

Da Germano Celant a New York

Il termine Arte Povera fu coniato nel 1967 dal critico Germano Celant per descrivere una costellazione di artisti italiani che utilizzavano materiali e linguaggi diversi per mettere in discussione le convenzioni dell’arte e il rapporto con la modernità industriale.

Non si trattava quindi di uno stile uniforme.

Tra gli artisti associati al movimento ci furono, tra gli altri, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giuseppe Penone e Michelangelo Pistoletto.

A New York arriveranno anche alcune pubblicazioni originali che documentano quella stagione.

Tra queste Art Povera: Conceptual, Actual or Impossible Art? di Celant, Autoritratto di Carla Lonzi, Il territorio magico di Achille Bonito Oliva e Il corpo come linguaggio di Lea Vergine.

Quando l’Italia cominciò a esportare una nuova idea di arte

La mostra racconta anche come l’Arte Povera sia uscita dai confini italiani.

Tra i materiali esposti ci sono infatti cataloghi relativi a mostre fondamentali come Young Italians, organizzata al Jewish Museum di New York, Arte Povera più Azioni Povere ad Amalfi e materiali collegati a documenta 5.

Un posto particolare occupa The Knot: Arte Povera at P.S.1, del 1985, considerata la prima mostra museale negli Stati Uniti a presentare retrospettivamente l’Arte Povera come movimento storico.

È anche attraverso queste pubblicazioni che si può ricostruire il percorso con cui una corrente nata in Italia è diventata progressivamente un fenomeno internazionale.

Da Boetti a Pistoletto: i libri degli artisti

Una delle sezioni più curiose sarà quella dedicata ai libri d’artista.

Saranno presentate opere come Classifying the Thousand Longest Rivers in the World e Da uno a dieci di Alighiero Boetti, Letture parallele di Luciano Fabro, Alfabeto di Jannis Kounellis, Fibonacci 1202 Mario Merz 1970 di Mario Merz, Rovesciare gli occhi di Giuseppe Penone e Le ultime parole famose di Michelangelo Pistoletto.

In questi casi il libro non è semplicemente il catalogo di un’opera.

Il libro diventa esso stesso un’opera e uno strumento artistico.

Un pezzo d’Italia contemporanea a New York

L’iniziativa è anche una testimonianza del lavoro svolto da Magazzino Italian Art, istituzione dedicata all’arte italiana del secondo dopoguerra e contemporanea.

Il suo Research Center conserva oltre 5.000 volumi dedicati all’arte, al design, all’architettura e al vetro di Murano, oltre a un archivio di libri d’artista, fotografie, manifesti, inviti e altri materiali.

Portare una parte di questo patrimonio alla NY Art Book Fair significa quindi riportare a New York