Le grandi potenze non sanno più vincere le guerre?

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1fd0da35 9074 4a83 b68a c57984312495Per secoli il significato di “vittoria” in guerra è stato molto semplice: occupare il territorio del nemico e imporre un nuovo ordine politico.

Gli eserciti entravano nelle capitali sconfitte, i governi cadevano, i confini cambiavano. La guerra finiva con un vincitore e uno sconfitto.

Oggi, invece, questo schema sembra essersi rotto.
Negli ultimi cinquant’anni perfino le più grandi potenze militari del mondo hanno scoperto una realtà scomoda: le guerre sono diventate sempre più facili da iniziare e sempre più difficili da vincere.

Il lungo elenco americano

Gli Stati Uniti restano la maggiore potenza militare del pianeta. Ma la loro storia recente mostra una serie di conflitti iniziati con grande superiorità militare e conclusi senza una vera vittoria.

Il Vietnam fu il primo shock. Dopo anni di combattimenti e oltre 58.000 soldati americani morti, nel 1975 Washington si ritirò mentre Saigon cadeva nelle mani del Vietnam del Nord.

Decenni dopo, la storia sembrò ripetersi in Afghanistan. Gli Stati Uniti invasero il paese nel 2001 per distruggere Al Qaeda e rovesciare il regime talebano. Vent’anni dopo, nel 2021, al momento del ritiro occidentale, i talebani tornarono al potere quasi esattamente come prima dell’invasione.

Anche l’Iraq rappresenta un esempio simile. Saddam Hussein fu rovesciato rapidamente nel 2003, ma la vittoria militare aprì la strada a anni di instabilità, terrorismo e guerra civile.

Anche Mosca ha conosciuto la stessa lezione

Non è un problema solo americano.

Negli anni Ottanta fu l’Unione Sovietica a rimanere intrappolata in Afghanistan. Dopo quasi dieci anni di guerra, Mosca fu costretta a ritirarsi nel 1989.

Molti storici chiamano quel conflitto il “Vietnam sovietico”.

Oggi la Russia si trova coinvolta in un’altra guerra lunga e incerta: quella in Ucraina. L’invasione lanciata nel 2022 avrebbe dovuto portare a una vittoria rapida. Invece il conflitto si è trasformato in una guerra di logoramento che dura ormai da anni.

La guerra è cambiata

Il problema è che le guerre del XXI secolo non assomigliano più a quelle del passato.

Le grandi potenze possiedono eserciti tecnologicamente superiori, ma questo non garantisce più il controllo del territorio. Droni, missili e bombardamenti possono distruggere obiettivi strategici, ma non bastano a stabilizzare un paese o a imporre una nuova realtà politica.

Le guerre moderne tendono a trasformarsi in guerriglie, conflitti di lunga durata o situazioni instabili che continuano per anni.

Il paradosso delle superpotenze

Il paradosso è evidente: le potenze militari non sono mai state così forti, ma vincere una guerra non è mai stato così difficile.

Gli Stati Uniti lo hanno scoperto in Vietnam, Iraq e Afghanistan.
L’Unione Sovietica lo aveva già imparato in Afghanistan negli anni Ottanta.
La Russia oggi affronta una lunga guerra in Ucraina.

La conclusione è quasi ironica: nel mondo di oggi iniziare una guerra è ancora possibile. Ma finirla con una vittoria chiara lo è molto meno.

E forse è proprio questa la vera caratteristica delle guerre moderne: conflitti che iniziano con sicurezza e finiscono con l’incertezza.