L’infaticabile “Bandeira” delle due culture

Sandra Bandeira

eu foto minha apresentacaoQuando arrivò per la prima volta in Italia, Sandra stava vivendo una delle sue primissime esperienze di viaggio. Gli studi universitari e il lavoro (prima in Polizia e poi come insegnante) l’avevano fortemente radicata nella sua città d’origine, Fortaleza. Quel viaggio però avrebbe cambiato per sempre la prospettiva di Sandra, trasformandola in una perfetta ambasciatrice del biculturalismo brasiliano e italiano. Era il 2009 e dopo 12 anni, Sandra sta per intraprendere il viaggio all’incontrario, questa volta con il suo enorme bagaglio culturale di italo-brasiliana. Alla riscoperta del suo Nordeste.

“Da bambina sognavo spesso di vivere in un castello e sempre ho avuto voglia di andare via del Brasile. Lavorando come poliziotta e insegnante ho toccato con mano la difficile realtà del mio paese ed ero attratta dalle differenze sociali europee. Nel 2008 scelsi quindi di fare una vacanza di 20 giorni per seguire un mini corso nel ambito scolastico,  per dimenticare un’esperienza traumatica dovuta al  divorzio e e realizzare un viaggio per cambiare, imparare, incontrare le persone e raccogliere ricordi. Dopo una breve tappa a Roma, mi sono ritrovata Brescia ed è stato amore a prima vista. Il suo affascinante castello era lo stesso che io avevo sempre sognato e la sera in cui sono arrivata ho conosciuto quello che poi sarebbe diventato mio marito.  Il viaggio mi ha fatto capire anche quanto siano radicati gli stereotipi popolari che vogliono l’Italia rappresentata solo da Roma, Firenze e Venezia e gli italiani attratti solo dalla pizza e dalla pasta”.

S5zwR8 YnciUV9ZyVGsu3tGBF7B 4gNfbXsP19L0GuksMMNz T jKSgkWh Voq9rOrwSSofJYyqbAoePhCSRoLk2yMIsavZ ZlQ266K2p7DFiC665ADopo il primo impatto con l’Italia, Sandra Bandeira decise di valutare bene il proprio futuro sapendo quanto potesse cambiare la prospettiva passando da turista a immigrata, scegliendo infine di risolvere la grande incognita per dare corpo anche alla propria storia d’amore.

“Trasferirsi in un altro Paese non riguarda “solo” la problematica del lavoro ma implica soprattutto fare una nuova esperienza di incontro e scontro con una nuova cultura, nuovi sapori, nuova lingua, clima diverso, cibo diverso, amici diversi. Non tutti  sono pronti a questo, e io ero tra questi perché viaggiavo poco all’estero ed ero molto legata alla mia famiglia e alla mia città. Ho pensato che per valutare bene era necessario un secondo viaggio e cosi sono tornata nello stesso anno a Brescia. Ho mollato tutto: un lavoro sicuro che però era diventato opprimente. Ho ripreso possesso  della mia vita e del mio tempo e mi sono messa alla ricerca della felicità e sono partita. Ho avuto paura ma  è stata la decisione migliore della mia vita. La prospettiva di arrivare all’ultimo dei miei giorni per guardarmi indietro e rimpiangere tutto quello che  avrei potuto fare ma non avevo fatto mi ha fatto capire che era meglio  affrontare piuttosto che mollare per  paura. Quindi, ho deciso di realizzare quest’esperienza per studiare e lavorare. Mi sono scritta all’Università di Brescia per seguire il corso di laurea in  giurisprudenza e, grazie all’aiuto del mio fidanzato e con il visto di studio, ho potuto dare corpo ai miei progetti”.

2017 761 696x522 1Sandra Bandeira Nolli  nel 2010 ha dato vita a un progetto di rafforzamento dell’identità culturale  del Brasile e dell’Italia per provare a rimuovere gli stereotipi e favorire l’interscambio culturale. E’ nato così il “PONTE CULTURALE ITALIA – BRASILE” , una rete di cittadini che hanno deciso di fare un passo per unirsi, mantenere le proprie radici e scambiare  dell’ idee. Sandra ha istituito il ” Premio Connessione Italia Brasile Webmusic Italian Fest”, creando numerose collaborazioni con i media e le associazioni, un programma radiofonico  e il progetto letterario “Brixia Brasile in Versi”. Vicesegretaria per il  Brasile dell’A.I.M (Associazione per l’Italia nel Mondo), collabora con l’Agenzia di Comunicazione Spotline di Vicky Iannacone e rappresenta diversi enti culturali  brasiliani come il Club CVMARJ dei Veicoli Militari Antichi, l’ IFEC (Istituto Culturale  Interamericano),  il Centro Culturale del Ceara, ed altri ancora.

“L’impronta culturale e innumerevoli stereotipi del Brasile che  si sono accumulati nel corso dei secoli hanno influenzato molto l’incontro tra le persone. Il mio primo passo per entrare in relazione con la comunità di accoglienza è stato quello di entrare in Università . Si è trattata di una grande sfida perché alcune persone  trovavano strano vedere una brasiliana studentessa di Giurisprudenza. Erano convinti che le donne brasiliane venissero in Italia solo per certi scopi così, come in Brasile molte persone pensano che gli  italiani vanno in Brasile solo per determinati scopi… Non è stata un’esperienza facile ma attraverso lo studio della lingua italiana  e di un corso di  mediazione culturale ho fatto un percorso che mi ha portato al coinvolgimento  emotivo, alla maturazione di un forte senso di appartenenza. Trasferirsi in un paese straniero non significa perdere le  proprie origini. Le nostre radici culturali sono dei filtri emotivi e cognitivi con i quali possiamo provare ad aprirci al nuovo, a convivere con una nuova cultura e a  prendere da questa quello che sentiamo possa migliorarci. Quest’apertura al nuovo mi ha portato un arricchimento personale. Ero alla ricerca di un equilibrio fra quello che mi apparteneva e quello che avrei voluto cambiare. E’ stato detto dai nonni brasiliani che si resta brasileiro o brasileira per sempre e non solo nell’anima ma anche nei  documenti, nelle carte. Proprio cosi, sono tra quelli che hanno sperimentato l’esperienza di  lasciare la propria terra e ricercare per sempre le proprie radici”.

Sandra bandeira nolliPronta ripartire in direzione Brasile, Sandra Bandeira Nolli, autrice di libri e di numerosi articoli, con il propri progetti intende fondere il meglio delle due culture e a Fortaleza aprirà la sede locale dell’AIM  (Associazione per L’Italia nel Mondo) per  promuovere la lingua e il modo di vivere più genuino dell’Italia.

“La cultura brasiliana è il risultato di un mix di elementi di provenienza  diversa, di diversi popoli. È  una cultura aperta alle novità ed alle sperimentazioni, in continuo movimento evolutivo. In Italia ho creato una attività e alcuni azioni culturali per la valorizzazione dell’identità brasiliana perché quasi tutti associano il Brasile al  carnevale, alle donne, al calcio e alla natura primitiva. Credo fermamente che la cultura brasiliana sia qualcosa che debba essere protetta e apprezzata. Nessuna cultura è meglio di un’altra, di conseguenza lo stile di vita brasiliano non necessariamente deve essere adottato. Qualsiasi sia la nazione, ha la sua propria storia che vale la pena di raccontare e ricordare. Meritano ad esempio di essere ricordati  i  nostri “pracinhas della FEB “, i ragazzi che  hanno combattuto alla liberazione dell’Italia durante la  seconda guerra mondiale. Credo sia importante scoprire, esplorare e acquisire una comprensione positiva della cultura e delle tradizioni brasiliane. Queste ultime, secondo me,  rafforzano la gratitudine e il senso di  appartenenza. Una persona che vive in una famiglia che rispetta la tradizione è sicuramente circondata d’amore e armonia. Ogni nazione ha le sue tradizioni speciali, la sua  geografia, posizione, clima e storia. Questi fattori  influenzano i costumi familiari e culturali.

In Brasile ci sono molti discendenti  d’italiani e per questo abbiamo ereditato molte cose dagli italiani, soprattutto da quelli che vivono nella parte meridionale dello Stivale. Secondo me la tradizione  più bella è quella di condividere un pasto. Questa tradizione dovrebbe essere definita la più importante, perché non c’è niente di meglio di un pasto in comune con la famiglia. In Brasile, durante le abbondanti colazioni in famiglia, la giornata cominciava con una tavola colorata e gustosa, c’era una grande opportunità per discutere i piani della giornata, ricaricarsi positivamente ma, specialmente  al “Nordeste”, godere l’energia del sole  in compagnia dei parenti. Per poi andare al lavoro o a scuola piena di gioia”.