L’Italoamericano/ Seattle: chiude la chiesa cattolica di Nostra Signora del Monte Vergine

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“Quest’autunno, la chiesa cattolica di Nostra Signora del Monte Vergine, che ha 107 anni, non sarà aperta per le messe, i battesimi, i matrimoni e le confessioni. In un comunicato di due pagine dell’Arcidiocesi di Seattle, pubblicato a luglio, i parrocchiani hanno appreso che le loro suppliche e proteste erano giunte a un punto morto: la storica chiesa costruita per soddisfare i bisogni spirituali della comunità d’immigrati italiani di Seattle stava per chiudere. La notizia, sebbene attesa, è stata comunque un duro colpo”. Ne scrive Rita Cipalla su “L’ItaloAmericano.org”, magazine online diretto a San Francisco da Simone Schiavinato.
“È una storia che si sta ripetendo in molte comunità in tutto il Paese: meno persone che frequentano la Messa, meno sacerdoti disponibili per celebrare i sacramenti, meno soldi per mantenere edifici centenari. Prima della pandemia da Covid-19, circa 360 fedeli partecipavano alla Messa settimanale a Nostra Signora del Monte Vergine, rispetto ai circa 480 parrocchiani di sette anni fa.
Il COVID-19 ha decimato gli incontri di persona e le chiese sono state seriamente colpite. Meno partecipanti significano meno dollari, e le entrate delle parrocchie sono diminuite di circa un terzo negli ultimi cinque anni. Nell’Arcidiocesi di Seattle, la partecipazione alle messe è diminuita di oltre il 15% dal 1999 al 2018. Sebbene la popolazione della città sia aumentata drasticamente nello stesso periodo, i battesimi a Seattle sono diminuiti di oltre un quinto e i matrimoni in chiesa si sono dimezzati.
2italoamericaCiò che è ancora vivo, tuttavia, sono i forti legami emotivi che legano la comunità italoamericana di Seattle alla parrocchia di Mount Virgin. Generazioni di famiglie vi hanno praticato il culto e fatto amicizia per tutta la vita, vi si sono sposate e sono state sepolte. L’annuncio dell’Arcidiocesi è stato accolto con un misto di emozioni, tra cui tristezza, rabbia e persino sospetto.
Più di un secolo fa, Nostra Signora del Monte Vergine, situata nel quartiere di Mount Baker, era il cuore della comunità italiana di Seattle. La parrocchia fu istituita senza confini geografici, in modo da poter rispondere ai bisogni spirituali dei fedeli di lingua italiana ovunque vivessero in città.
Mount Virgin fu fondata nel 1911 sul sito di una vecchia chiesa chiamata St. Boniface, che aveva servito la comunità tedesca. Con l’arrivo dei nuovi immigrati dall’Italia, la chiesa divenne uno dei primi luoghi in cui si recavano per ottenere informazioni sul lavoro o aiuto per l’alloggio.
Nel giro di pochi anni, il parroco, padre Ludovico Caramello, un gesuita carismatico ed energico di Torino, decise che era necessaria una nuova chiesa. Raccolse fondi sia in America che dai suoi numerosi contatti in Italia e, nel 1915, il suo sogno di una nuova chiesa fu realizzato.
Costruita in stile rinascimentale su una collina scoscesa che domina giardini lussureggianti, Mount Virgin ha alte vetrate ad arco e un campanile nella parte anteriore. La parrocchia prese il nome dal famoso monastero benedettino di Montevergine, nell’Italia meridionale.
Pochi anni dopo, nel 1918, fu costruita nelle vicinanze una scuola parrocchiale che aprì con 162 studenti. Guidata dalle suore domenicane di Tacoma, la scuola rimase in funzione per più di 60 anni.
Sebbene Nostra Signora del Monte Vergine sia cambiata poco nel corso dei decenni, il quartiere ha subito una trasformazione significativa. Nel 1940 e di nuovo negli anni ’90, le famiglie della parrocchia sono state sfollate a causa della costruzione e dell’espansione del tunnel di Mount Baker, l’ultimo tratto della I-90, che si trova adiacente alla chiesa.
Negli anni ’80, molti italoamericani avevano lasciato il vecchio quartiere per trasferirsi altrove in città o in periferia. Nuovi gruppi di immigrati li hanno sostituiti e le Messe hanno iniziato a essere celebrate in più lingue, tra cui vietnamita, lao e cinese.
Dal punto di vista dell’Arcidiocesi, per la chiusura di Nostra Signora del Monte Vergine è stato seguito un giusto processo. In effetti, il piano per esaminare le parrocchie del sud di Seattle e raccomandare quelle da chiudere è stato elaborato circa otto anni fa. Negli ultimi mesi sono stati organizzati incontri con le parti interessate e sessioni di ascolto in cui i parrocchiani hanno potuto riunirsi ed esprimere le loro preoccupazioni. È stata avviata una campagna di scrittura di lettere e una pagina Facebook “Save Mt. Virgin”.
Ma i sentimenti di frustrazione e delusione ribollivano sotto la superficie. In una delle riunioni comunitarie tenutesi questa primavera, la sala della chiesa era quasi piena. Si sono sentite più volte grida di “perché lo state facendo?”. Un oratore ha dato voce a ciò che molti sentivano: “Sono stato battezzato qui. Mia nonna si è sposata qui. Togliere questa chiesa sarebbe come togliere le radici della comunità italiana”.
Nel decreto ufficiale di soppressione, i funzionari della Chiesa hanno osservato che la chiesa non serviva più al suo scopo originario: “La parrocchia è stata istituita come parrocchia per la comunità di lingua italiana, ma non serve più al suo scopo originario di offrire la Messa in italiano”. Il documento prosegue citando le quattro comunità culturali che la chiesa serve attualmente: Vietnamita, Cinese, Laotiana e Anglofona, la maggior parte delle quali non vive nel quartiere.
Anche dopo la chiusura della chiesa, alcune dozzine di parrocchiani si sono riuniti ogni settimana fuori dal suo portone chiuso per pregare in quieta protesta. Un comitato laico ha incontrato esperti di diritto canonico per vedere se fossero possibili vie alternative per evitare la chiusura e un appello formale, originariamente indirizzato all’ Arcivescovo Paul Etienne e rifiutato, sta ora per essere esaminato dal Vaticano, un processo che potrebbe richiedere fino a tre mesi.
Non è chiaro quale sia il destino della proprietà; secondo alcuni potrebbe ospitare programmi sociali della diocesi. Mentre si aspetta una risposta dal Vaticano, il terreno non può essere venduto, né la chiesa demolita. Ogni assetto della parrocchia, ha dichiarato l’arcidiocesi, verrà utilizzato seguendo il volere della comunità”.