Trump annuncia la pace, l’Iran nega tutto: chi sta prendendo in giro il mondo?


C’è qualcosa che non torna. E non poco.
Da una parte, il presidente Donald Trump assicura che i negoziati con l’Iran “stanno andando bene”. Dall’altra, Teheran smentisce tutto, senza mezzi termini: nessun dialogo, nessun progresso, nessuna trattativa.
Due versioni opposte. Due verità incompatibili.
E allora la domanda è inevitabile: chi sta mentendo?
La risposta, per quanto scomoda, è che non sta mentendo nessuno — ma nessuno sta dicendo tutta la verità.
Trump parla perché deve farlo. Deve mostrare controllo, risultati, leadership. In un momento di tensione internazionale, dire che “si tratta” significa rassicurare mercati, alleati e opinione pubblica. Anche se, nei fatti, si tratta poco o nulla.
L’Iran, dal canto suo, non può permettersi di ammettere aperture. Farlo significherebbe mostrarsi debole, proprio mentre alza la voce sul piano militare e politico. Negare è parte della strategia.
Nel mezzo, però, c’è la realtà.
E la realtà è molto meno rassicurante:
- non esiste un vero tavolo negoziale
- non c’è alcun accordo in vista
- le tensioni restano altissime
Quello che esiste, semmai, sono contatti indiretti, messaggi, tentativi di sondare il terreno. Diplomazia nell’ombra. Non pace.
Il problema è che questo gioco a due livelli — dichiarazioni pubbliche da una parte, mosse silenziose dall’altra — crea un’illusione pericolosa: quella che la situazione sia sotto controllo.
Non lo è.
E a pagare il prezzo di questa ambiguità non sono i leader, ma i cittadini. Anche quelli lontani, anche gli italiani all’estero, che vivono in Paesi dove ogni escalation può avere conseguenze immediate: economia, sicurezza, stabilità.
La verità, quindi, è più semplice e più dura di quanto venga raccontato:
non siamo alla pace, ma nemmeno alla guerra aperta. Siamo in quella zona grigia dove basta un errore per far saltare tutto.
E in questa zona, le parole contano quanto — se non più — dei fatti.
Foto: AFP Getty Images

Riceviamo e pubblichiamo.


C’è una visione del mondo che sta tornando con forza nel dibattito internazionale.
Secondo i più recenti sondaggi due candidati repubblicani sono avanti nelle preferenze degli elettori californiani per la carica di governatore del Golden State. Le primarie si terranno il 2 giugno e se questa situazione dovesse andare in porto il commentatore conservatore Steve Hilton (17%) e lo sceriffo della Contea di Riverside Chad Bianco (16%) vincerebbero la contesa e si affronterebbero a novembre. L’elezione per governatore stabilisce che i primi due candidati alle primarie si sfideranno in una sorta di ballottaggio per determinare la carica più alta dello Stato più popoloso e ricco dell’Unione.


La nube di polvere e fumo che si alza costantemente dalle rovine di Teheran non ha nemmeno lontanamente il sapore di quella libertà tanto decantata dal Presidente americano, ma sa di cemento e macerie precedentemente esplose, di corpi bruciati e di quella sensazione metallica che lascia in bocca ai superstiti la voglia di vendetta e di scatenare, purtroppo, terrore e stragi ovunque nel mondo. Con l’azione bellica americana è stato sepolto l’ultimo brandello di un Diritto Internazionale che avevamo finto di rispettare per più di ottant’anni. Parlare di attacco preventivo davanti a quello che rimane di una scuola di Teheran, ci fa capire crudamente che le vittime non hanno trovato certamente la democrazia, bensì il buio eterno in nome di una liberazione che somiglia terribilmente a un’esecuzione sommaria. Si bombarda per togliere il velo alle donne ma le si restituisce alla terra, chiuse in un telo neanche lontanamente dignitoso. La guerra non è mai stata la soluzione, ma è sicuramente una distrazione suprema. Serve ad addormentare le piazze, a gonfiare i titoli dei giornali, a far passare in secondo piano i processi e la vicenda dei file Epstein, a nascondere le crisi economiche, messe sotto il tappeto a stelle e strisce del più becero e rozzo patriottismo. Se oggi è diventato lecito sbarazzarsi di un Capo di Stato sovrano perché se lo meritava, chi fermerà Pechino quando deciderà di fare lo stesso con Taiwan? O quando Putin volesse fare altrettanto con l’Ucraina o magari con qualcun altro? Il Diritto Internazionale non è un “menu à la carte”: o è universale e rispettato da tutti, o è una sorta di copertura ad uso e consumo dei bulli planetari. E se possono usarlo come carta igienica USA e Israele, è oltremodo evidente che potrebbero fare altrettanto Mosca, Pechino, Pyongyang o anche altri. Ci disperiamo per l’Ucraina aggredita ma brindiamo per l’Iran invaso, in un comportamento da decerebrati. Sanzioniamo il tiranno di Mosca ma abbracciamo il giustiziere di Washington, credendo anche di essere moralmente giusti. Khamenei era un oppressore, certo, ma il vuoto di potere riempito dalle bombe, la storia ci ha tristemente insegnato, partorisce raramente fiori, per di più fornisce a tanti la giustificazione perfetta per comportarsi allo stesso modo. Noi tutti siamo purtroppo spettatori paganti di una tragedia che ci vede protagonisti solo come futuri possibili bersagli, in un mondo che è diventato un posto crudele e pericoloso, dove chi ha le armi migliori preme con il dito sul grilletto e scrive la storia; tutti noi aspettiamo solo di sapere chi saranno i prossimi a finire sui necrologi dei giornali, nella speranza che i due bulli del pianeta non scatenino l’Ultima guerra mondiale. Definirla solo terza non renderebbe affatto l’idea della sua esatta dimensione reale.