Costa Rica. Dov’è la nostra pensione?

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578919172 25098023669852804 7565054572434698628 nQuesto mese alcuni pensionati INPS residenti in Costa Rica NON hanno ancora ricevuto la loro pensione. Parliamo di persone che con quella somma pagano affitti, bollette, medicinali e le carte di credito: famiglie che vivono letteralmente con quel denaro.
È inaccettabile che chi ha diritto alla pensione debba ritrovarsi a fine mese senza i soldi per vivere. Possibile che l’INPS se ne freghi e che i patronati a cui si sono rivolti non rispondano o non facciano nulla?
La comunitá dei pensionati italiani in Costa Rica chiede risposte immediate.
Condividete questo post per fare pressione: non lasceremo sole le nostre pensionate e i nostri pensionati all’estero.



Campania come un Giro d’Italia: Cirielli tenta il sorpasso nelle ultime tappe

foto fico cirielli

foto fico cirielliLa corsa per la presidenza della Campania entra nel vivo e si conferma uno dei test politici più rilevanti dell’anno. Dopo dieci anni di governo, Vincenzo De Luca non può correre per un terzo mandato e la seconda regione d’Italia per popolazione si prepara a scegliere un nuovo equilibrio.

Il centrosinistra ha puntato su Roberto Fico, ex presidente della Camera e figura di riferimento del Movimento 5 Stelle. Una scelta sostenuta da Elly Schlein, benché una parte del PD avrebbe preferito un candidato più vicino alla tradizione amministrativa deluchiana.

Il centrodestra si presenta invece compatto con Edmondo Cirielli, parlamentare con oltre trent’anni di attività politica ed ex presidente della Provincia di Salerno. La coalizione lo descrive come un profilo istituzionale e radicato sul territorio, capace di garantire stabilità nella gestione dei principali dossier regionali.

Diversi analisti segnalano come il voto dei moderati potrebbe risultare decisivo: un’area nella quale Cirielli potrebbe beneficiare della sua esperienza amministrativa. Fico, dal canto suo, potrà contare sulla rete di consenso costruita negli anni da De Luca, ancora influente in molte parti della regione.

Il risultato avrà inevitabili ripercussioni nazionali: una vittoria del centrodestra in Campania segnerebbe un passaggio politico rilevante, mentre un arretramento del “campo largo” aprirebbe un nuovo confronto interno sulle strategie future.

Secondo molti, Cirielli potrebbe anche ribaltare i pronostici iniziali, che indicavano il centrosinistra in vantaggio di oltre dieci punti. Dopo un decennio di governo deluchiano, una parte dell’elettorato sembrerebbe guardare con interesse a un possibile cambio di guida.

La sfida mi piace descriverla come una lunga corsa ciclistica: Fico in testa nelle prime battute grazie al sostegno dell’alleanza larga; Cirielli che, forte della compattezza del centrodestra, ha progressivamente ridotto il distacco e ora punta al sorpasso finale. L’immagine è quella di un inseguitore che, con passo regolare, si avvicina al battistrada fino a portarsi ruota a ruota per l’allungo decisivo.

Prendendo spunto dalla celebre canzone “Il bandito e il campione” resa famosa dall’interpretazione di Francesco De Gregori, si potrebbe dire che, in questa fase della corsa elettorale, il “Girardengo” evocato nel brano sembri proprio Cirielli: “Vai Cirielli, vai: il Girardengo della canzone sei tu”. Un’immagine che restituisce il senso di una volata finale carica di attese, con un epilogo ancora tutto da scrivere.




USA. Vittorie democratiche nell’elezione del 2025. Gli elettori respingono Trump

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trump luglio 2025 croppedI disegni per i distretti elettorali della Camera dei Rappresentanti vengono modificati dopo il censimento decennale per riflettere i cambiamenti demografici. Donald Trump nel mese di agosto ha deciso che per evitare una probabile sconfitta del suo partito alle elezioni di midterm del 2026 si darebbe un vantaggio rompendo gli schemi tradizionali. Nel mese di agosto l’attuale inquilino alla Casa Bianca chiese al governatore del Texas Greg Abbott di ridisegnare le mappe dei distretti del Lone Star State per crearsi un probabile vantaggio di 4 seggi. Il governatore della California, il democratico Gavin Newsom, con ambizioni presidenziali per il 2028, ha controbattuto con una mossa che conferirebbe 5 seggi addizionali ai democratici nel 2026. Nel Texas il cambiamento è stato relativamente facile perché richiede solo un voto delle due Camere a maggioranza repubblicana. In California, dove il disegno dei distretti è affidato a una commissione non-partisan, il cambiamento è stato più difficile perché oltre all’azione legislativa la costituzione richiede anche un voto favorevole dei cittadini.

L’approvazione della Proposition 50 in California ha funzionato per i democratici i quali hanno anche ottenuto successi elettorali nello Stato della Virginia, il New Jersey, la città di New York e anche in Pennsylvania. Una buona giornata per i democratici che serve da buon auspicio per le elezioni di midterm del 2026 quando potrebbero conquistare la maggioranza in una o forse ambedue le Camere. Ma andiamo con ordine.

Nell’elezione a governatore del New Jersey la democratica Mikie Sherrill ha sconfitto il candidato italo-americano Jack Ciattarelli. Il candidato repubblicano ha ricevuto l’endorsement di Trump il quale gli ha allo stesso tempo fatto lo sgambetto avendo eliminato i fondi per il Gateway Tunnel. L’azione di Trump, come tante altre, non sarà legale ma il 47esimo presidente si era divertito vendicandosi di Chuck Schumer, il senatore dello Stato di New York e leader della minoranza democratica al Senato. Schumer ha ribattuto che Trump aveva agito per semplice “dispetto e stupidaggine” e che avrebbe danneggiato i viaggiatori del New Jersey e New York.

Nello Stato della Virginia la democratica Abigail Spanberger ha comodamente sconfitto la candidata repubblicana Winsome Earle-Sears. La Virginia è la residenza di circa 150 mila dipendenti del governo federale che sono stati decimati da Trump e la cui sicurezza per mantenere i loro posti di lavoro rimane incerta.

Le candidate democratiche vittoriose in questi due Stati si potrebbero classificare moderate. La vittoria di Zohran Mamdani a sindaco di New York invece riflette valori nettamente progressisti. Mamdani si è dichiarato democratico socialista e ovviamente Trump lo ha etichettato di comunista. Il 47esimo presidente aveva preferito Andrew Cuomo, il quale nella corsa a sindaco si era presentato come indipendente dopo essere stato sonoramente sconfitto da Mamdani nelle primarie del Partito Democratico. Va ricordato che Cuomo si era dimesso da governatore dello Stato di New York nel 2021 dopo essere stato accusato di molestie sessuali e fu rimpiazzato dalla vice governatrice Kathy Hochul. L’entusiasta vittoria di Mamdani è il risultato di una campagna che ha ricalcato l’accessibilità economica, promettendo trasporti pubblici gratuiti, il diritto a case con affitti ragionevoli, asili nido gratuiti per tutte le famiglie e l’aumento del salario minimo dall’attuale 16,50 a 30 dollari l’ora da raggiungere nel 2030. Il neosindaco, 34enne, musulmano, echeggia il progressismo di Bill de Blasio, sindaco dal 2017 al 2021 il cui successo però è stato limitato.

Vittoria anche in Pennsylvania dove i tre giudici democratici sono stati confermati, mantenendo la maggioranza di 5 a 2 nella Corte Suprema Statale.

Le vittorie democratiche rappresentano una boccata d’ossigeno per le forze anti-Trump con buone speranze per il 2026. Rimane però l’eterno conflitto per l’anima del partito che oscilla tra l’ala sinistra di Sanders e Ocasio-Cortez e le forze centriste. Alla fine però ciò che funziona in una città come New York potrebbe non funzionare in distretti del Midwest o del Sud. Ciononostante, Trump non è stato contento con i risultati e con il suo solito stile ha accusato di frode elettorale in California. La democrazia funziona per lui quando vince. Quando perde c’è sempre la scappatoia che i suoi avversari hanno truffato.




Gli squilibri di Trump: mix di personale e politico

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images“Il presidente è squilibrato. Non sta bene”. Questa la descrizione di Donald Trump comunicata da Madeleine Dean, parlamentare democratica della Pennsylvania, a Mike Johnson, lo speaker della Camera in un incontro al Campidoglio. Johnson, grande sostenitore di Trump al quale deve in grande misura l’incarico di presidente della Camera, non ha cercato di correggere la diagnosi della Dean ma si è limitato a ribattere che nel Partito Democratico ci sono anche membri fuori controllo.

La Dean ha continuato dando come esempio dello squilibrio di Trump la sua performance davanti ai generali che Johnson ha detto di non avere visto. Strano perché tutti gli americani hanno visto l’incontro straordinario con quasi 800 generali e ammiragli americani convocati alla base dei Marines a Quantico nello Stato della Virginia. Nel suo discorso Trump ha citato “l’invasione dell’interno” esemplificata nelle città di Los Angeles, New York, Chicago e San Francisco, classificando la situazione come “una guerra”. Trump ha asserito che queste “città pericolose potrebbero essere usate come luoghi di addestramento per le forze armate”. Il presidente non sembra preoccupato dalla Posse Comitatus, legge del 1878, che impedisce alle forze armate americane di operare dentro gli Stati Uniti senza l’autorizzazione del Congresso. Il 47esimo presidente ha continuato ammonendo i generali rimasti silenziosi che se le sue affermazioni “non sono di loro gradimento possono uscire dalla sala”. “Ovviamente” ha continuato Trump, se uscite adesso “perderete il vostro rango e il vostro futuro”.

Lo squilibrio personale e politico di Trump con le emergenze che lui vede nelle città americane si è scontrato con i magistrati federali come abbiamo scritto recentemente in queste pagine. Spicca in particolare il caso di Portland in Oregon dove la giudice federale Karin J. Immergut, nominata proprio da Trump nel 2019 durante il suo primo mandato, ha congelato l’uso della Guardia Nazionale. La Immergut ha asserito che il tentativo di Trump di federalizzare la Guardia Nazionale non riflette un’invasione o ribellione che le comuni forze dell’ordine non possono gestire. La Immergut ha continuato dicendo che l’interpretazione del presidente è «slegata dai fatti», ossia non c’è nessun pericolo imminente. Inoltre anche nel caso di Los Angeles il giudice federale Charles Breyer ha anche lui determinato che “non c’era ribellione” e che l’uso della guardia nazionale non era giustificato.

Gli squilibri di Trump sono completamente evidenti anche con la sua visione storpiata dell’economia e il suo uso dei dazi. Anche qui il 47esimo presidente ha visto un’emergenza basata sul deficit commerciale fra gli Stati Uniti e il resto del mondo. Il presidente statunitense, come si sa, ha imposto dazi a quasi tutti i Paesi, poi facendo retromarcia, e poi riattaccando di nuovo senza logica. Difficile capire perché ha imposto il 10 percento di dazi alla Gran Bretagna e il 15 percento alla Comunità Europea. Anche nel caso dei dazi di 50 percento al Brasile di alcuni mesi fa “l’emergenza” di Trump consiste della sua rabbia sull’ingiusto trattamento dell’ex presidente Jair Bolsonaro che era stato condannato dalla magistratura brasiliana. Nel caso del Canada i dazi sono cominciati a 25 percento poi aumentati a 35 e proprio in questi giorni Trump ha annunciato un aumento aggiuntivo del 10 percento. La ragione di Trump? Una ritorsione per annunci della provincia dell’Ontario con video del 1987 del presidente americano Ronald Reagan in cui lui spiega la sua opposizione ai dazi.

David Ignatius, direttore associato del Washington Post, vede anche uno squilibrio di Trump in geopolitica. Ignatius ha scritto recentemente che Trump sta sottovalutando la minaccia della Russia non solo in Ucraina ma anche con alcune recenti incursioni di drone nello spazio territoriale della Polonia considerati anche come violazione della Nato. Inoltre la Comunità Europea ha accusato la Russia di attacchi alla democrazia mediante campagne di disinformazione e interferenza nelle elezioni. Non sorprende dunque la preoccupazione della Svizzera di un possibile conflitto armato che ha motivato l’obbligo di rimodernare i bunker per la protezione civile.

Trump non sembra affatto preoccuparsi degli impegni americani verso gli alleati europei i quali hanno già cominciato a capire che gli Stati Uniti non sono affidabili. Il presidente americano appare preoccupato dal narcotraffico e ha iniziato una campagna di attaccare imbarcazioni in acque internazionali vicino al Venezuela che secondo lui trasportano droga verso gli Stati Uniti. Fino al giorno d’oggi 13 attacchi si sono verificati e l’amministrazione Trump non ha offerto prove che si tratti di narcotrafficanti. Quindi l’accusa di Trump equivale a una condanna e esecuzione. In uno di questi casi due individui sopravvissuti sono stati rilasciati e consegnati alla Colombia e l’Ecuador affinché siano processati. Perché non processarli negli Usa se veramente sono criminali? Ci saranno altri individui uccisi che possono essere innocenti? Il Congresso americano tace e lascia Trump operare come la legge del paese e persino del mondo. Una delle rare voci contro questi attacchi è il senatore libertario Rand Paul, repubblicano del Kentucky, che ha classificato questi attacchi come “assassini extragiudiziali”.

Negli ultimi mesi della presidenza di Joe Biden i media e alcuni leader democratici ricalcarono la sua debole condizione fisica e mentale. Nel caso di Trump si tratta di un relativo silenzio non solo dalle due Camere dominate da repubblicani ma anche dai media corporativi. In alcuni casi si tratta di timori per ritorsioni di Trump e in molti casi anche per proteggere contratti con il governo statunitense che l’inquilino della Casa Bianca non esiterebbe a eliminare in caso di mancato “rispetto”.




Trump anela il premio Nobel per la pace ma fa la guerra alle città americane

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WASHINGTON, DC – JANUARY 20: President Donald Trump signs executive orders in the Oval Office on January 20, 2025 in Washington, DC. Trump takes office for his second term as the 47th president of the United States. (Photo by Anna Moneymaker/Getty Images)

Maria Corina Machado, la vincitrice del Premio Nobel per la Pace, ha telefonato a Donald Trump e le ha detto che accetta il riconoscimento per onorare l’inquilino della Casa Bianca perché lui lo “meritava”. La Casa Bianca ha accettato il complimento ma ha allo stesso tempo sottolineato la delusione asserendo che la Commissione del Premio Nobel ha scelto “la politica invece della pace”.

Trump è forse l’unico individuo a promuovere la sua candidatura al Premio Nobel per la Pace. Nel suo recente discorso alle Nazioni Unite ha dichiarato di aver posto fine a ben sette guerre, bacchettando l’organizzazione internazionale di non avere nemmeno alzato un dito per aiutarlo. Strano che un presidente che ha modificato il nome del Dipartimento di Difesa a Dipartimento di Guerra ambisca al premio per la pace. Si crede che Trump voglia eguagliare Barack Obama che vinse il Premio Nobel nel 2009. Nel suo discorso di accettazione Obama disse che non lo meritava e che doveva “guadagnarselo”. Trump non l’ha guadagnato ma si autoproclama meritevole.

La tregua nel conflitto di Gaza ottenuta da Trump gli ha però permesso di segnare gol politici di pace e si vedrà se riuscirà a farlo con il conflitto in Ucraina. Ciononostante Trump rimane un presidente che continua con le sue guerre specialmente verso le città americane governate dai democratici. In assenza di reazione dai due rami legislativi che assecondano Trump in tutto quel che vuole i magistrati federali gli stanno però mettendo i bastoni fra le ruote.

Negli ultimi mesi Trump ha dispiegato membri di Guardie Nazionali a Washington D.C., Los Angeles, Chicago e Portland con la scusa che bisogna controllare la criminalità e detenere gli immigrati senza documenti. Il 47esimo presidente si è in effetti inventato una realtà che non esiste per mostrare i muscoli e intimidire i suoi avversari politici. Nel caso di Portland la giudice federale Karin J. Immergut, nominata proprio da Trump nel 2019 durante il suo primo mandato, ha congelato l’uso della Guardia Nazionale. Nella sua decisione la Immergut ha asserito che il tentativo di Trump di federalizzare la Guardia Nazionale sarebbe legale se esistesse il pericolo di un’invasione o ribellione che le comuni forze dell’ordine non possono gestire. La Immergut ha continuato dicendo che l’interpretazione del presidente è “slegata dai fatti”, ossia non c’è nessun pericolo imminente.

Quando poi l’amministrazione Trump ha deciso di importare membri della Guardia Nazionale di altri Stati la Immergut ha perso le staffe ed ha chiarito agli avvocati del presidente che non tollererà il loro giochetto.

Anche nel caso della Guardia Nazionale in California Trump si è scontrato con il giudice federale Charles Breyer il quale ha dichiarato che le azioni del presidente violano il Posse Comitatus Act, legge del 1878, che proibisce l’uso di membri delle forze armate per il controllo della criminalità il cui compito appartiene alle forze dell’ordine locale. Breyer, come Immergut, ha chiarito che “Non c’era ribellione, né evidenza che le forze dell’ordine civile non potevano gestire”. Il caso però è stato appellato e la Corte ha congelato parzialmente la decisione di Breyer mentre si svolge una completa inchiesta.

Trump si è scontrato con i magistrati anche nel suo tentativo di federalizzare la Guardia Nazionale dell’Illinois per supportare gli agenti dell’Ice, Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia che controlla le frontiere e l’immigrazione. In questo caso la giudice federale April Perry ha imposto un blocco al dispiegamento della Guardia Nazionale per almeno due settimane. La Perry ha spiegato che l’amministrazione Trump non ha fornito prove credibili che esiste “il pericolo di una ribellione”, la premessa legale per l’uso della Guardia Nazionale in faccende interne. In questo caso Trump ha deciso di fare un ricorso di emergenza alla Corte Suprema dove spesso ha notevoli successi. L’organo di magistratura più alto del Paese è propizio all’attuale inquilino della Casa Bianca, perché come si sa, 6 dei 9 giudici sono stati nominati da presidenti repubblicani, 3 proprio da Trump.

La Corte Suprema non ha ancora deciso se accetterà il caso essendo alle prese con parecchi altri provvedimenti presentati da Trump. Le audizioni per uno molto importante inizieranno il 5 novembre. Tratta del potere del presidente di imporre dazi unilateralmente sorvolando l’articolo 1, Sezione 8, che conferisce al Congresso il potere di imporre tasse e “regolare il commercio con Paesi esteri”. Il Congresso ha delegato il potere al presidente in casi di emergenze nazionali. Trump ha detto che il deficit commerciale con i Paesi esteri è un’emergenza e quindi lui non ha scelta eccetto di usare i dazi per difendere gli interessi nazionali. Sappiamo però che il presidente Usa improvvisa le sue dichiarazioni di dazi dipendendo dal suo umore come ci conferma il 50 percento di dazio imposto al Brasile perché ha avuto la temerarietà di condannare l’ex presidente Jair Bolsonaro.

La giudice Immergut nella sua decisione di bloccare l’uso della Guardia Nazionale ha spiegato che l’America “è una nazione di legge costituzionale, non di legge marziale” suggerendo che il presidente non ha potere assoluto. I casi alla Corte Suprema ci chiariranno se lei ha ragione o Trump continua sempre più ad acquisire legalmente poteri dittatoriali.




USA. Il monito di Jeffries ai subalterni di Trump: non avete immunità

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images“Non avete immunità”. Questo il monito di Hakeem Jeffries, durante un’intervista alla Msnbc, diretto ai “sicofanti repubblicani” di Donald Trump che seguono gli ordini potenzialmente illegali dell’attuale presidente. Jeffries, il leader della minoranza democratica alla Camera, non ha dato esempi specifici ma ovviamente si riferiva alle azioni dell’attuale inquilino della Casa Bianca che continua a governare con procedure che sfidano la costituzione americana. Ovviamente, Trump non mette in atto i suoi ordini che vengono eseguiti dai suoi ministri e i loro subalterni. Jeffries ha continuato spiegando che se adesso il presidente può offrire protezione da incriminazione, con le elezioni di midterm del 2026 e la prossima elezione presidenziale le cose potrebbero cambiare.

Il presidente americano, come si sa, possiede l’immunità durante gli anni in carica. Questa immunità non continuava dopo l’uscita dalla Casa Bianca ma nel mese di luglio dell’anno scorso la Corte Suprema ha deciso che i presidenti americani godono di immunità anche dopo la fine del loro mandato per “atti ufficiali”. La costituzione non dice nulla sull’immunità del presidente e la Corte Suprema è stata criticata perché la loro decisione ha in effetti aggiunto una clausola alle leggi americane.

Se il presidente americano non deve dunque preoccuparsi per le sue azioni che potrebbero solo essere punite dalla Camera con l’impeachment e un’eventuale condanna di due terzi del Senato, i subalterni dei presidenti dovrebbero fare attenzione perché potrebbero essere soggetti a ripercussioni criminali a lungo andare. Jeffries ha anche reiterato che il giuramento dei ministri e altri collaboratori del governo è di difendere la costituzione e non il presidente in carica.

Nella campagna elettorale del 2024 Trump aveva spesso parlato di “retribution” promettendo ai suoi elettori che lui sarebbe stato la loro “vendetta”. In realtà Trump pensava alla propria vendetta da quelli che vedeva come i suoi avversari politici. Adesso da presidente sta usando il ministero di Giustizia sotto la guida della sua fedelissima Pam Bondi esattamente per colpire i suoi nemici. Uno di questi che è stato incriminato è James Comey, ex direttore dell’Fbi, accusato di falsa testimonianza e intralcio al Congresso. Il procuratore della Virginia Eriki Siebert si era rifiutato di incriminare Comey e Trump lo ha pressionato a dare le dimissioni, sostituendolo poi con Lindsay Halligan, ex avvocatessa del presidente, la cui esperienza legale è nel campo assicurativo. Dato che nessuno nell’ufficio ha voluto firmare il documento di accusa la Halligan è stata costretta a farlo lei solamente, suggerendo che il caso è debolissimo.

Trump ha anche diretto la Bondi a querelare Laetitia James, procuratrice dello Stato di New York che aveva fatto processare Trump per frode fiscale, ottenendo la condanna con una multa di 500 milioni di dollari. La Corte di Appello a New York ha però eliminato la multa anche se ha riconfermato l’accusa di frode fiscale, impedendo al presidente e ai suoi figli di partecipare in posizioni di leadership in corporation per due anni. La James è stata accusata di frode bancaria e false dichiarazioni.

Nelle sue dichiarazioni sulla sua piattaforma Truth Social Trump ha anche additato altri individui che, secondo lui, sono colpevoli incoraggiando la Bondi di querelarli. Questi includono il senatore californiano Adam Schiff che da deputato democratico nel primo mandato di Trump condusse il suo impeachment. Anche il procuratore di Manhattan Alvin Bragg, che riuscì a fare condannare Trump in un caso penale nel 2024, è stato preso di mira come pure Fani Willis, la procuratrice di Atlanta che l’anno scorso stava preparando il processo su Trump per frode elettorale nello Stato della Georgia. E non poteva mancare Jack Smith, il procuratore speciale che condusse le indagini sui documenti top secret posseduti illegalmente da Trump a Mar-a-Lago e l’insurrezione del 6 gennaio 2021. Smith non è stato ancora incriminato ma è indagato perché avrebbe violato “The Hatch Act” che stabilisce regole per mantenere obiettività nei programmi federali. Trump ha anche minacciato Barack Obama e Joe Biden accusando il primo di tradimento e il secondo per avere strumentalizzato il ministero di Giustizia.

Per colpire tutti questi nemici Trump deve usare collaboratori i quali non si preoccupano di possibili contraccolpi. Jeffries però nel suo monito li ha avvertiti mandando anche un messaggio alle possibili vittime di Trump, suggerendo che se il presidente può nascondersi dietro l’immunità, i subalterni non posseggono quello scudo. Se il presidente non deve preoccuparsi di ritorsioni legali per la sua immunità, avvocati e procuratori potrebbero perdere molto se si comportano in modi che vanno al di là della legge. Le licenze degli avvocati potrebbero essere messe a rischio e in altri casi ci sono cause civili che possono causare grossissimi grattacapi come è successo all’ex sindaco Rudy Giuliani, condannato a risarcire di 148 milioni due impiegate dell’ufficio elezioni di Atlanta in Georgia. Giuliani fu costretto a dichiarare bancarotta e non versa in condizioni finanziarie brillanti.

Chuck Schumer, il senatore di New York e leader della minoranza democratica al Senato, ha dichiarato alla Cnn che Trump sta usando il ministero di Giustizia come “strumento per attaccare i suoi nemici” e anche per aiutare i suoi amici. Si tratta, ha continuato Schumer, di un percorso verso “la dittatura”. Difficile dargli torto.

foto CNN




La difesa dei migranti: Papa Leone XIV e il clero Usa alzano la voce

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images“Chi dice di essere contrario all’aborto ma favorevole alla pena di morte non è realmente pro-vita. Allo stesso modo, qualcuno che dice di essere contrario all’aborto ma d’accordo con il trattamento disumano riservato agli immigrati che si trovano negli Stati Uniti, non so se sia pro-vita”. Così Papa Leone XIV mentre parlava con alcuni giornalisti recentemente. Il Papa è ritornato al tema dei migranti durante la Messa per il Giubileo del Mondo Missionario e dei Migranti dichiarando che “quelle barche che sperano di avvistare un porto sicuro….. non possono e non devono trovare la freddezza dell’indifferenza o lo stigma della discriminazione”.

Avrà causato una certa sorpresa il relativo silenzio sui migranti del Papa attuale, nato in America, ma anche con cittadinanza del Perù dove fu missionario per molti anni. Adesso però sembra che il Sommo Pontefice abbia deciso che non può mantenere il silenzio.

Subito dopo l’elezione di Leone XIV l’otto maggio scorso, John Prevost, il fratello del Papa, aveva dichiarato che il pontefice ha “un grande desiderio di aiutare gli oppressi e gli emarginati” e che non “era contento con la situazione sui migranti”. Ma anche prima di divenire Papa Leone XIV aveva già dato chiari segnali di prendere le difese dei migranti. Nel 2019 quando era ancora il Cardinale Robert Francis Prevost aveva dissentito dall’allora senatore J. D. Vance, adesso vice presidente, sulla sua visione dei migranti. Vance aveva dichiarato che “si ama prima la propria famiglia, poi il prossimo….. e alla fine si dà priorità al resto del mondo”. Il cardinale Prevost si era opposto condividendo un editoriale del National Catholic Reporter, giornale indipendente non affiliato alla Chiesa cattolica, che ha rilevato lo sbaglio di J. D. Vance. L’articolo asseriva che “Gesù non ci chiede di fare la classifica del nostro amore per gli altri”.

Adesso Leone XIV ha indicato che nella questione dei migranti in America delegherà alla Chiesa Cattolica statunitense che si è opposta alla politica abusiva e crudele dell’amministrazione Trump. Parecchie voci del clero cattolico si sono fatte sentire in tempi recenti. Il cardinale di Chicago Blase Cupich, in un evento per onorare Papa Leone, nato proprio a Chicago, ha condannato coloro che vedono i migranti come “capri espiatori” dei problemi in America. Cupich ha attaccato il Partito Repubblicano e quello Democratico accusandoli di non avere risolto la drammatica situazione dei migranti in America.

Il Cardinale Cupich ha dichiarato che molti migranti non autorizzati sono legati da decenni alle comunità statunitensi. Non rappresentano un’invasione, come spesso ripete ad alta voce Trump, ma “si trovano qui invitati a fare i lavori più umili che gli americani rifiutano”. Questa caratterizzazione del Cardinale Cupich si scontra direttamente con la retorica dell’Amministrazione Trump dell’invasione di migranti caratterizzandoli come criminali. Infatti, la stragrande maggioranza dei migranti detenuti e deportati non aveva commesso nessun reato.

La settimana scorsa Michael Pham, il primo vescovo americano nominato da Papa Leone, ha incoraggiato preti, diaconi e leader delle parrocchie ad accompagnare i migranti che si recano alle aule dei tribunali per assisterli contro gli arresti dell’Ice, Immigration and Customs Enforcement, proprio mentre si recano dai magistrati per sbrigare le loro pratiche per ottenere documenti di residenza.

Per descrivere il pericolo della situazione dei migranti in America con la mano durissima degli agenti dell’Ice il Padre Michael Pfleger della Chiesa Sabina di Chicago ha sventolato la bandiera americana sottosopra nella sua parrocchia, un uso che deriva dalla storia militare come segnale si soccorso in situazioni drammatiche. Padre Pfleger ha elaborato che si riferiva non solo alla drammatica situazione dei migranti ma anche “alla situazione in Gaza, ai tagli al Medicaid e Medicare, alla chiusura del Dipartimento di Pubblica Istruzione, alla fine dei programmi di affirmative action, al bando del mese della cultura Afro-americana, alla guerra in Ucraina”. Si tratta, in essenza, di un attacco alla politica del presidente Trump, che guarda caso, ha proprio in questi giorni attaccato la città natale di Papa Leone. Trump lo ha fatto inviando 400 membri della Guardia Nazionale del Texas il cui compito dovrebbe essere di difendere gli agenti dell’Ice e controllare la criminalità locale. Strano vedere gli agenti dell’Ice armati fino ai denti bisognosi di protezione da migranti e civili disarmati nella guerra inventata da Trump non solo contro i migranti ma anche contro le maggiori città americane amministrate da governi democratici.




L’Italia si ferma per Gaza: un gesto che divide e fa discutere

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sciopero palestina 1024x576In Italia i sindacati hanno proclamato lo sciopero generale in solidarietà con la popolazione di Gaza e con la flottiglia di aiuti recentemente intercettata da Israele.
Mentre in altre capitali europee si sono svolte manifestazioni e cortei, l’Italia è stata finora l’unico Paese a scegliere la strada di una mobilitazione nazionale di questa portata.

Lo sciopero generale, strumento solitamente legato a vertenze di lavoro o a conflitti sociali interni, è stato usato questa volta per una causa internazionale. Una decisione che ha immediatamente sollevato dibattito: da un lato c’è chi la considera un segnale forte di attenzione umanitaria, dall’altro chi la giudica una forzatura che esula dal ruolo tradizionale del sindacato.

In Europa e nel resto del mondo non sono mancate le mobilitazioni: manifestazioni a Parigi, Madrid, Londra, Berlino, Istanbul e in diverse città del Sud America hanno richiamato migliaia di persone.
Ma si è trattato di proteste di piazza, sit-in o cortei. Nessun altro Stato europeo ha finora optato per lo sciopero generale nazionale come forma di solidarietà. L’Italia, dunque, si è distinta per l’uso di uno strumento sindacale radicale che non trova al momento riscontro altrove.

Come prevedibile, la scelta ha diviso l’opinione pubblica italiana. Il governo ha parlato di sciopero “inopportuno”, mentre alcune forze politiche e parte della società civile hanno difeso l’iniziativa come gesto di solidarietà.
Al di là delle posizioni, l’episodio rivela ancora una volta la vitalità – e la polarizzazione – del dibattito pubblico italiano, dove anche una causa internazionale viene letta attraverso le lenti della politica interna.

Per chi osserva il nostro Paese da fuori, lo sciopero generale del 3 ottobre rimane un evento singolare: un Paese europeo che si ferma per una causa non legata direttamente alle proprie vicende economiche o sociali.
Resta da capire se si tratti di un gesto isolato, destinato a rimanere un episodio unico, o se potrà ispirare altre forme di mobilitazione in Europa e nel mondo.

 

 

 




USA. Newsom agli agenti dell’Ice: via le maschere

ice foto wikipedia

ice foto wikipedia“Di che cosa avete paura?” Questa la domanda retorica del governatore Gavin Newsom diretta agli agenti dell’Ice, Immigration and Customs Enforcement, che si coprono il volto mentre arrestano individui sospettati di essere nel Paese illegalmente. Newsom ha continuato dichiarando che chiunque si professi agente dell’Ice deve mostrare i documenti di identità. Il governatore della California ha fatto queste dichiarazioni dopo avere firmato due leggi statali che frenerebbero abusi degli agenti di immigrazione nelle loro retate in California. La prima legge “No Secret Police Act” vieterebbe l’uso delle maschere e la seconda, il “No Vigilantes Act” richiederebbe la chiara visibilità dei nomi, l’identità, e il numero della badge degli agenti dell’Ice.

Queste due leggi approvate dalla legislatura californiana e firmate dal governatore sono state motivate da numerosi casi in cui agenti dell’Ice si sono comportati con durezza spropositata non tipica delle forze dell’ordine. In non pochi filmati si sono viste scene che danno una chiara impressione di essere davanti a sequestri di persone. Inoltre non pochi migranti vengono detenuti per giorni e mesi spesso senza che i loro familiari siano informati della loro situazione. Il fatto che gli agenti usino la maschere danno l’impressione di essere malviventi che commettono reati invece di forze dell’ordine. L’amministrazione di Donald Trump ha detto che vogliono deportare criminali ma in realtà la stragrande maggioranza dei detenuti non ha commesso reati. Le retate hanno anche incluso la detenzione di cittadini americani che poi sono stati rilasciati. In un caso estremo agenti dell’Ice si sono presentati in una scuola elementare di Los Angeles con la scusa che volevano accertare la sicurezza di alcuni studenti. I dirigenti della scuola non li hanno però fatti entrare.

L’uso delle maschere non è assolutamente tipico da membri delle forze dell’ordine locali, statali o federali. Gli agenti dell’Fbi non usano maschere e si identificano facendo vedere le loro badge. Esistono casi in cui la copertura del volto è assolutamente legittima quando l’incolumità degli agenti ha bisogno di protezione come durante il covid, protezione da molotov, i reparti SWAT, agenti anti-mafia, anti-terrorismo, operazioni speciali purché rimanga il principio di responsabilità e tracciabilità dell’operato.

Queste due leggi californiane si scontrano con le forze dell’ordine federali dell’Ice. Infatti il Dipartimento dell’Homeland Security (DHS) ha reagito duramente contro gli sforzi di Newsom, asserendo che l’uso delle maschere è dovuto al numero sempre crescente di aggressioni subite dagli agenti dell’Ice. Tricia McLaughlin, portavoce della DHS, ha dichiarato che le leggi sono “spregevoli” e un “palese tentativo di mettere in pericolo gli agenti” dell’Ice. Anche alcune forze dell’ordine della California si sono dichiarate contrarie. La California State Sheriff Association ha opposto le leggi asserendo che sarebbe difficile metterle in pratica e che la loro legalità sarebbe “quasi certamente sfidata”. C’è anche il problema che una volta entrate in vigore all’inizio dell’anno prossimo le leggi metterebbero in opposizione agenti statali e federali, qualcosa che ovviamente potrebbe causare tensioni. Ciononostante la mano durissima degli agenti dell’Ice contro i migranti in California e nel resto del Paese ha spinto Newsom ad agire. Altri Stati liberal come New York, l’Illinois e il Massachusetts stanno considerando di seguire l’esempio della California.

Chad Bianco, lo sceriffo della Contea di Riverside, nella California del Sud, candidato repubblicano a governatore del Golden State, ha dichiarato che queste due leggi confermano che i democratici si preoccupano di più per “la sicurezza dei criminali che quella delle forze dell’ordine”. Si sbaglia. I comportamenti altamente sproporzionati dell’Ice che non rispetta i diritti dei migranti hanno costretto Newsom ad agire per offrire un minimo di protezione e cercare di garantire il minimo dei diritti civili ai migranti. Le due leggi offrono anche un minimo di protezione ai cittadini americani che spesso vanno a finire nelle retate dell’Ice per il colore della pelle oppure perché parlano spagnolo.




Servizi consolari itineranti: una richiesta di buon senso

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11931509 d3c7 4b4c 861c e925f6195e89La proposta emersa in assemblea Comites – quella di portare periodicamente un funzionario consolare a Las Terrenas per rinnovare i passaporti dei connazionali – è di buon senso e risponde a un bisogno concreto. Eppure, la risposta del funzionario presente, Rodolfo Colaci, è stata di circostanza: “valuteremo i casi impossibilitati a viaggiare”, seguita dal solito richiamo alla mancanza di fondi.

Un atteggiamento che lascia l’amaro in bocca, soprattutto di fronte alla disponibilità del consigliere del CGIE, Paolo Dussich, che durante l’assemblea Comites si è messo subito a disposizione, dichiarando che avrebbe portato personalmente e gratuitamente con la sua auto il funzionario fino a Las Terrenas e lo avrebbe riportato a casa. Alla sua offerta si è aggiunta quella di un altro connazionale, Cesare Agliodo, anch’egli disposto ad accompagnare senza alcun costo il rappresentante consolare. In questo modo, il Consolato non dovrebbe sostenere neppure un minimo peso economico.

Non è dunque questione di denaro, ma di volontà: organizzare un servizio così significherebbe avvicinare lo Stato ai suoi cittadini e si metterebbe in atto una soluzione che renderebbe più moderno ed efficiente il servizio consolare, superando l’arcaicità di certe prassi burocratiche.

Gli esempi non mancano. Non solo l’ambasciata d’Haiti ha inviato recentemente un proprio rappresentante a Las Terrenas, utilizzando senza difficoltà una struttura scolastica, ma sabato scorso è arrivato anche il Consolato itinerante di Cuba, con tanto di ambasciatore e funzionari al seguito. Evidentemente, ad altri Paesi non pesa investire per andare incontro ai bisogni delle loro comunità.

Cinquant’anni fa, da giovane cronista, in redazione sentivo definire con un nomignolo colorito, che metteva in relazione il peso di una grossa pietra con una parte anatomica del corpo umano, quei giornalisti che preferivano restare seduti alla scrivania, attaccandosi al telefono per avere le notizie, piuttosto che andare a verificare i fatti di persona.

Siamo convinti che questo epiteto non si possa applicare ai solerti funzionari del nostro Consolato di Santo Domingo, che già in passato – quando fu proposta l’idea di un corrispondente consolare a Las Terrenas – mostrarono apertura e disponibilità. Ci auguriamo, quindi, che accolgano con lo stesso spirito positivo anche la richiesta avanzata dalla comunità e dal Comites.