Acerbi assolto dalle accuse di razzismo: la mia opinione

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img 3309Sulla vicenda di Acerbi fino a oggi non mi sono mai pronunciato né ho mai scritto nulla a proposito. Giova ricordare che la Società Inter era pronta alla risoluzione del contratto qualora il giudice avesse condannato il calciatore, fedeli al motto di Brothers in the World e assolutamente contrari al razzismo. Oggi, invece, una cosa si può affermare, e credo fortemente che sia l’unica cosa che si possa dire liberamente, senza presunzioni e senza il tacito convincimento di essere di parte: dopo che sono state vagliate le riprese audio e video, con decine di videocamere e microfoni e dopo che non sono emersi testimoni nonostante i numerosi presenti in campo, è arrivata la tanto attesa sentenza del Giudice Sportivo Mastrandrea: il difensore nerazzurro è stato assolto e pertanto non dovrà scontare alcuna squalifica. Non è stata riscontrata, infatti,  nessuna prova di insulti razzisti nei confronti del difensore brasiliano del Napoli: ‘’Non si raggiunge nella fattispecie il livello minimo di ragionevole certezza circa il contenuto sicuramente discriminatorio dell’offesa recata’’ spiega nella nota ufficiale il Giudice Sportivo che non ha avuto nessun elemento sufficiente per poter sanzionare Acerbi. E la sentenza non è appellabile ma è definitiva e, dal punto di vista della giustizia sportiva, la vicenda si esaurisce qui visto che non è previsto il ricorso.

Una riflessione in ultimo sulla vicenda: per condannare ci vogliono le prove, non i convincimenti e le accuse di parte, altrimenti diventa un gioco al massacro, ci si può inventare in ogni partita delle accuse di razzismo per ottenere la squalifica dell’avversario. Per contro, naturalmente e con assoluta fermezza, se invece le prove ci fossero sia in assoluto che ci fossero state, riferendomi al caso suddetto, il verdetto di condanna potrebbe e dovrebbe anche essere ancora più grave delle 10 giornate minime previste.

 

 

 




La fiaba triste della principessa Kate: questa volta impareremo qualcosa?

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downloadDopo settimane di chiacchiere, la verità è emersa con tutta la sua brutalità: Catherine Middleton ha il cancro.

A comunicarcelo è stata la stessa principessa del Galles, attraverso un video del quale parleremo a lungo.

La domanda che mi pongo, e vi pongo, è questa: senza la curiosità emersa nelle passate settimane attorno alle sue assenze e senza le tante polemiche legate alle foto “ritoccate” diffuse nel tentativo di placare i gossippari (ottenendo, tuttavia, l’effetto opposto di quello sperato), avrebbe comunicato la sua drammatica situazione? Secondo me no, o quantomeno non con queste tempistiche.

Secondo me Kate ha parlato per dovere, perché quando si appartiene a un certo mondo nel quale non è previsto il diritto di essere umani, anche gli aspetti più intimi e privati devono essere resi pubblici.

Questo dettaglio della vita dei VIP è uno dei tanti effetti collaterali della popolarità e del successo, un aspetto mai tenuto in considerazione dai tanti che, con eccessiva superficialità, pensano che il jet set offra solo vantaggi e che i ricchi e gli arricchiti non abbiano nessun motivo per lamentarsi.

Anche Marylin Monroe, ovvero “la Diva più Diva di tutte”, fu costretta a fare i conti con il lato oscuro del benessere (il suo aforisma: “Dicono che il denaro non faccia la felicità, ma se devo piangere preferisco farlo sul sedile posteriore di una Rolls Royce piuttosto che su quello di una carrozza del metrò”, era, più che altro, una provocazione).

Scrivo questo nella speranza che qualcuno, che evidentemente non ha mai letto la fiaba di Biancaneve, capisca, una volta per tutte, che ogni contesto ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi.

Sì, anche i ricchi piangono e anche le principesse soffrono.

Ricordiamocelo la prossima volta che sentiremo emergere in noi l’invidia nei confronti di un VIP.




Figli e figliastri. La Sanità Pubblica italiana a pagamento

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downloadFigli e figliastri. Per chi governa nel nostro Paese probabilmente dobbiamo credere che gli italiani che vivono all’estero siano solo dei figliastri.

Dopo le multe, salatissime, per la mancata iscrizione all’AIRE, ora arriva questa proposta, del deputato di Fratelli d’Italia Andrea Di Giuseppe, che non esitiamo a definire eufemisticamente “sconsiderata” per il suo ammontare, per poter usufruire a pagamento della Sanità Pubblica a casa nostra.

Vogliamo credere che chi l’ha avanzata non conosca assolutamente la condizione economica di tantissimi connazionali che hanno voluto, o piuttosto dovuto, cercare miglior fortuna fuori dai confini del nostro amato Paese. E, in questo caso, è bene che si informi, visto che ci rappresenta.

Millecinquecento euro all’anno per poter usufruire della Sanità nel nostro Bel Paese è una cifra assolutamente fuori da ogni razionalità, uno schiaffo a quei connazionali che, all’estero, fanno fatica a far quadrare il loro bilancio a ogni fine mese.

Se il nostro fiammante deputato, per decidere questo importo, ha considerato il suo stipendio o quello dei tanti deputati, senatori e funzionari dello Stato, non sa ovviamente quanto guadagna mediamente una persona, un italiano che vive e lavora, ad esempio, nel Venezuela o in diversi Paesi del Centro e Sudamerica. Stiamo parlando, purtroppo, di poche centinaia di dollari al mese e anche meno.

Siamo, quindi, al solito discorso degli italiani di serie A e di serie B, cioè, questi ultimi, quelli che vivono all’estero, i figli di un Dio minore.

Dicono che, non pagando le tasse in Italia, dobbiamo contribuire. Certo, siamo d’accordo, ma non per quella cifra. Devono darci la possibilità di poterlo fare, a seconda delle disponibilità di ciascuno. Senza considerare, poi, che i tanti pensionati che vivono oltre confine le tasse le pagano, eccome, e sono ritenute loro direttamente alla fonte dalle sudate pensioni.

Se, poi, pensiamo alle attenzioni che vengono rivolte nel nostro Paese a coloro che vi arrivano via mare, dai famosi barconi e che godono di tanti privilegi negati a noi italiani che viviamo oltre confine, questa vergognosa proposta non può che aggiungere ulteriore negatività al nostro giustificato dissenso. Ci chiediamo: anche a costoro chiederanno 1500 euro all’anno per la Sanità?

Ci sono connazionali nei Paesi ricchi che guadagnano bene e possono sicuramente permettersi di pagare 1500 euro all’anno per farsi curare in Italia in caso di necessità, anche se possiamo pensare che chi vive e lavora in questi Paesi, tipo negli Stati Uniti, non ha bisogno di tornare nel nostro Paese per farlo, ma lo fa dove risiede.

Invece sono molti di più gli italiani nelle zone povere del mondo, per i quali 1500 euro costituiscono spesso il salario di 4 – 5 mesi di lavoro e che, quindi, si autoescluderebbero automaticamente da questo beneficio proprio per la loro condizione economica.

Figli e figliastri, appunto, come dicevamo!




Pacifisti e antipacifisti

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lettere direttoreEgregio Direttore,

Il temuto ritiro di Washington dalla Alleanza atlantica, già minacciato da Donald Trump, sta mandando in fibrillazione le cancellerie, gli ambienti militari e le istituzioni di Bruxelles.Da più parti, viene sottolineata  l’urgenza di un esercito comune tra i 27 Paesi dell’Unione  come risposta all’espansionismo russo e alla probabile dissociazione dell’America dagli affari europei.

Incombe minacciosa, come è lecito intuire, la corsa al riarmo nucleare.  Colpiscono, a questo riguardo, le analisi degli esperti militari, molto attivi ultimamente sui media, ma risaltano al tempo stesso le  posizioni  di autorevoli  statisti e politici,, che temono l’appeasement e vedono in Putin il nuovo zar di tutte le Russie.

Di recente, l’ex colomba della politica internazionale Joschka Fischer, già ministro degli esteri tedesco, ha auspicato, in una intervista alla Neue Zuercher Zeitung, la creazione di una  armata nucleare  europea, sulla stessa linea, del resto, di Emmanuel Macron.   E’ questo, si sostiene, il miglior deterrente per fermare la Russia.

D’altro canto, l’ipotesi di un esercito comune dotato di armi atomiche sembra preoccupare gli analisti più attenti, che paventano l’insorgere di un effetto domino nei  Paesi africani e asiatici. In proposito, vale la pena ricordare l’effetto imitativo degli esperimenti nucleari sottomarini, che la Francia ha condotto nel 1995 in alcuni atolli del Pacifico, esperimenti  poi imitati  dall’India e dal Pakistan, che hanno così ampliato il numero dei Paesi dotati di armi atomiche. Si corre, come è facile capire, verso l’abisso.

Anche per scongiurare simili sviluppi, Papa Francesco  viene invocando l’avvio di utili negoziati tra l’Ucraina, la Russia e i partner occidentali, ma nessuno sembra volerlo ascoltare. La sua è la  voce di colui  che grida nel deserto, come di legge  nel vangelo di Giovanni.

Nella prospettiva della pace europea , urge nondimeno  riavviare il dialogo tra le due parti del continente, convocando, a tal fine, una Conferenza pan-europea,  come qualcuno del resto ha già prospettato, sulla scia  dell’Atto finale di Helsinki e della Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE). Chi prenderà l’iniziativa?

Distinti saluti,

Gerardo Petta- Zurigo

 

 

 




Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere (James Joyce)

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downloadTra i tanti spunti di riflessione raccolti in settimana (il licenziamento dei dipendenti della A.S.Roma “colpevoli” di aver girato un filmino erotico finito per chissà quale motivo tra le grinfie di un calciatore del settore giovanile, l’ennesima strage di migranti, lo spread italiano che diminuisce più per il rallentamento economico della Germania che per una nostra ripresa ecc.), ho scelto di dedicare il mio tempo e la mia attenzione alle “Influenze” che ogni giorno condizionano le nostre scelte, le nostre decisioni, il nostro umore, i nostri rapporti e la nostra vita.

Ognuno di noi, ogni giorno, è “tempestato” di fattori imprevedibili potenzialmente in grado di condizionare il nostro futuro.

Un esempio?

Vi racconto questo episodio del mio recente passato: una persona a me cara, felicemente innamorata, un giorno, per caso, ha trovato sulla sua strada una ragazza di una bellezza “mozzafiatante” in cerca di compagnia. Avrà accettato o non avrà accettato le avances della “femme fatale”? Rivelarvi la sua decisione non è importante, tuttavia ritengo possa essere interessante dirvi che la scelta presa (qualunque sia stata) ha cambiato per sempre la vita del protagonista (o della protagonista) di questa riflessione.

Nel caso avesse accettato le avances, avrà portato con sé la consapevolezza di avere un rapporto tutt’altro che solido con la persona per la quale credeva di provare dei sentimenti indistruttibili; nel caso opposto, il suo rapporto ne sarà uscito rafforzato.

Altro esempio: siamo in macchina e uno stupido ci taglia la strada rischiando di coinvolgerci in un incidente; reagiamo imprecando e mandandolo a quel paese o, con rispetto (soprattutto nei nostri confronti!), controlliamo le emozioni e, con signorilità, alziamo il pollice in segno di ‘OK’ per dire: “tutto apposto, non dovrebbe capitare ma può succedere”? La scelta, in questo caso, non solo ci condiziona, ma ci qualifica.

Cosa sto cercando di dirvi, cari lettori?

Ognuno di noi, da sempre e per sempre, deve e dovrà “difendersi” dalle influenze/interferenze del mondo e della società che ci circonda.

Ma davvero dobbiamo difenderci da esse?

Più che difenderci da esse, dovremmo imparare a convivere con esse, ovvero dovremmo capire che ciò che sono (situazioni continuamente in agguato sul nostro cammino) è un qualcosa che può condizionarci e/o qualificarci per sempre.

Tuttavia, allo stesso tempo, non dovremmo mai dimenticarci che il successo o l’insuccesso del loro eventuale condizionamento dipende solo ed esclusivamente da noi.

Sulla nostra strada potrebbe capitare di dover confrontarsi persino con le avances di Miss Universo, ma la scelta di cedere o meno al fascino di Miss Universo (e con che stile cedere o non cedere) dipende solo da noi (e solo noi saremo i responsabili delle evoluzioni causate dalle nostre scelte).

Lapalissiano?

Elementare, Watson.




Breve riflessione sulla libertà

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65da5bfac3c49Nei salotti buoni della cultura, ma anche tra intellettuali, davanti a un caffè o una birra, si discute spesso sul concetto di libertà.

Ma cos’è, veramente, la libertà?

Per Epitteto nessuno è libero se non è padrone di se stesso, secondo Jean-Jacques Rousseau la libertà non consiste tanto nel fare la propria volontà quanto nel non essere sottomessi a quella altrui, Nikolaj Berdjaev diceva che la libertà è innanzitutto il diritto alla disuguaglianza, Margaret Thatcher, con cinismo e realismo, sosteneva che non ci può essere libertà se non c’è libertà economica, François Cavanna, fedele al suo senso dell’umorismo particolarmente “tranchant”, pensava che la libertà consiste nel fare tutto ciò che permette la lunghezza della catena, per Alphonse Karr la libertà di ciascuno ha per limiti logici la libertà degli altri e, per concludere, ricordiamo il pensiero liberale di John Locke, focalizzato sulla libertà individuale, il governo limitato e il diritto naturale alla proprietà.

Ecco, la libertà è l’unione (non forzata) di tutti questi concetti.

Tuttavia, al risultato della somma dei sopracitati concetti dobbiamo aggiungere qualcosa: la libertà può sopravvivere solo in una società colta, poiché dove regna l’ignoranza vivono individui incapaci di comprendere la differenza tra pura libertà e la sua forma malata, deviata, prepotente e tossica: l’anarchia.

Libertà non è accettare con timore le decisioni degli altri; Libertà è poter dire agli altri che non siamo d’accordo con le loro decisioni.

Esempio pratico: la nostra o il nostro partner desiderano passare una notte d’amore con un’altra persona? Il liberale non deve impedire alla compagna o al compagno di fare ciò che desidera, tuttavia, a nostra volta dovremmo essere lasciati liberi di esprimere la nostra disapprovazione (qualora ci fosse) e di non  farci trovare in casa al loro ritorno.

Tu, nei limiti consentiti dalle leggi (sperando che le leggi non siano ingiuste), puoi fare ciò che vuoi, io posso non approvare ciò che fai e posso sentirmi libero di prendere una strada diversa dalla tua.

Questa è libertà.




Gli italiani fuori dall’UE non potranno votare dall’estero

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lettere direttoreRiceviamo e pubblichiamo.

Clamoroso ma vero. I cittadini italiani residenti fuori dall’UE non potranno votare alle prossime elezioni europee, che si terranno tra il 6 e il 9 giugno.

Per esprimere la propria preferenza in merito alla composizione del Parlamento europeo non ci sarà alcun voto per corrispondenza o nei consolati per coloro che abitano fuori dall’UE. E la responsabilità, purtroppo, è del Bel paese. Si, perché, come facilmente verificabile sul sito dedicato dell’UE, la legislazione che riguarda le norme per partecipare e votare nelle elezioni dall’estero è di competenza di ogni singolo Paese, e l’Unione Europea non ha disposizioni specifiche in materia. Nel caso dell’Italia, alla domanda “Posso votare da un Paese fuori dall’UE?”, la risposta che si trova è fin troppo chiara: “I cittadini italiani che risiedono in Paesi al di fuori dell’UE possono votare per eleggere rappresentanti italiani nel Parlamento Europeo solo nella municipalità in Italia a cui appartengono come elettori”. Coloro che invece risiedono in Paesi europei e sono iscritti all’AIRE, possono farlo recandosi negli uffici consolari. “Il Ministero dell’Interno italiano manda il certificato elettorale al domicilio di ogni elettore, che contiene informazioni su dove votare, la data e gli orari”.

Giampiero Grossi




Il Piano Mattei per l’Africa

lettere direttore

lettere direttoreEgregio Direttore

Colpisce la varietà dei giudizi, che si ascoltano o si leggono in questi giorni intorno al Piano Mattei e ai progetti di aiuti per l’Africa, al centro, come noto, della Conferenza italo-africana del 28 e 29 gennaio scorsi.

Se i Partiti di maggioranza non hanno nascosto la soddisfazione per i risultati conseguiti nell’occasione dell’importante simposio, le forze di opposizione hanno espresso, per parte loro, valutazioni più critiche.

Al di là degli apprezzamenti o delle critiche, va riconosciuto al governo di aver aggiornato opportunamente l’agenda della politica estera, assegnando all’Africa un posto di indiscussa priorità. E’ da applaudire perciò l’annuncio con cui il premier Meloni ha promesso nuovi investimenti per l’Africa, per un ammontare 5.5 miliardi di euro, tra crediti e doni. Non è certo moltissimo, come non hanno mancato di osservare taluni critici, ma è  un inizio incoraggiante ed è anche un messaggio importante per gli altri Partner europei.

In una prospettiva europea, verrebbe tuttavia da osservare che l’incontro italo-africano di Roma, di portata sostanzialmente bilaterale, nonostante il formato, andrebbe utilmente allargato ed esteso anche agli altri partner comunitari. Senza l’intervento compatto dell’unione europea, il dialogo italo-africano, pur benemerito, si presenta infatti come un esercizio necessariamente circoscritto.

Nel contesto, qualche considerazione merita per altro il ruolo di impulso che viene riconosciuto a Palazzo Chigi e ai Ministeri, cui spetterà di preparare i progetti di investimento elencati dal premier.

Conoscendo la modesta capacità programmatoria della pubblica amministrazione, e i tempi lunghi di esecuzione dei progetti infrastrutturali, viene da domandarsi se non convenga immaginare una struttura di intervento che preveda il coinvolgimento massiccio di imprenditori e di tecnici dello sviluppo. Merita notare, a questo riguardo, l’enfasi con cui taluni governi africani auspicano   nuove forme di cooperazione, più centrate su progetti che abbiano anche una forte impronta manifatturiera.

Gerardo Petta- Zurigo




Un Ministero per gli Italiani all’Estero: una necessità molto sentita per migliorare il legame con la Madre Patria

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downloadNell’era della globalizzazione, con milioni di italiani che vivono oltre i confini nazionali, la richiesta di un rinnovato impegno da parte del governo italiano per sostenere le sue comunità all’estero diventa sempre più pressante. Molti italiani residenti fuori dai confini nazionali e i loro discendenti esprimono il forte desiderio di vedere ripristinato il Ministero per gli Italiani all’Estero, una struttura governativa dedicata che possa fungere da ponte effettivo tra la Madre Patria e le sue diaspore sparse in tutto il mondo.

La creazione di un tale ente non solo riconoscerebbe formalmente l’importanza della comunità italiana globale, ma offrirebbe anche servizi e supporto mirati che potrebbero significativamente migliorare la vita dei connazionali che vivono all’estero. Avrebbe il compito di ascoltare e rispondere alle esigenze specifiche di queste comunità, promuovendo iniziative culturali, educative e di sostegno legale che tengono conto delle loro uniche circostanze di vita.

Uno dei principali obiettivi del Ministero per gli Italiani all’Estero sarebbe quello di mantenere e rafforzare il legame culturale e linguistico con l’Italia. Attraverso l’organizzazione di eventi culturali, corsi di lingua e programmi educativi, potrebbe garantire che la ricchezza della cultura italiana continui a essere trasmessa di generazione in generazione, anche lontano dalla terra natia.

Inoltre, potrebbe svolgere un ruolo essenziale nell’offrire assistenza e protezione agli italiani all’estero, affrontando concretamente questioni come la doppia cittadinanza, l’accesso ai servizi sanitari e la sicurezza sociale, e fornendo supporto in situazioni di emergenza. L’assistenza nella navigazione delle complesse burocrazie locali e italiane sarebbe un servizio inestimabile per molti.

Il desiderio di ripristinare il Ministero per gli Italiani all’Estero riflette anche la volontà di esplorare, e sfruttare le potenzialità economiche che la diaspora italiana può offrire. Facilitando le reti di business e incoraggiando gli investimenti reciproci, il ministero potrebbe agire come catalizzatore per nuove opportunità economiche, beneficiando sia l’Italia che le sue comunità all’estero.

La realizzazione di questo desiderio segnerebbe un passo importante verso il riconoscimento e la valorizzazione del contributo globale degli italiani oltre confine. Sarebbe un segnale chiaro che l’Italia considera i suoi cittadini nel mondo non solo come parte integrante della sua identità nazionale, ma anche come una risorsa preziosa per il futuro del Paese.

Mentre il ripristino del Ministero per gli Italiani all’Estero rimane, per ora, purtroppo, un desiderio, l’espressione di questa necessità da parte della comunità italiana globale sottolinea l’importanza di rafforzare i legami tra l’Italia e i suoi cittadini espatriati. Questo desiderio condiviso è un richiamo all’azione per chi ha le chiavi della politica, un invito a considerare seriamente la creazione di un ente dedicato che possa sostenere, valorizzare e riconnettere la vasta diaspora italiana con la propria terra d’origine.




I corsi di lingua e cultura italiana e la loro complessa vicenda

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img 2243Si fa tanto parlare di promozione del Made in Italy, di Sistema Paese, lasciando intendere un grande interesse per ciò che riguarda la promozione all’estero di tutto quel che è italiano, tuttavia nel momento in cui cominciamo ad addentrarci in un ambito specifico di tale promozione, quello dei corsi di lingua e cultura italiana, ci accorgiamo che l’abbondanza di parole non coincide necessariamente con la vitalità della situazione reale.

Dobbiamo ricordare che, nella sola Svizzera, i corsi sono erogati a circa 9.000 bambini e ragazzi. Ciò contribuisce a trasmettere, mantenere o migliorare la conoscenza dell’italiano prevalentemente in bambini e ragazzi di origine italiana, ma anche (in misura minore) in bambini e ragazzi che non hanno origine italiana.

Per i non addetti ai lavori è bene ricordare la gestione mista che caratterizza i corsi: da un lato il Ministero degli Affari Esteri italiano che fornisce una percentuale esigua di docenti provenienti dal sistema scolastico italiano e retribuiti dall’Italia, dall’altro gli Enti Gestori che assumono in loco e retribuiscono la maggioranza dei docenti. Su tutti i docenti la direzione didattica del/della dirigente presso l’ufficio scuola di ogni consolato.

Mentre lo stipendio dei docenti ministeriali (retribuiti, come si è detto, dall’Italia) è sempre certo, quello dei docenti locali (che dipendono dagli Enti), è spesso in forse, particolarmente negli ultimi tempi.

L’aver inserito la promozione dei corsi di lingua e cultura italiana all’interno del Sistema Paese e l’averla associata alla promozione del Made in Italy ha fatto sì che i corsi si ritrovassero improvvisamente a condividere i finanziamenti con una costellazione di istituti, associazioni e realtà imprenditoriali che ha messo i corsi stessi in ombra ( Legge 64/2017 voluta da Renzi -art. 10 e 11- ), mentre la formazione, la promozione della lingua è un valore in sé, che non dovrebbe essere associato alla promozione del Made in Italy (di impronta essenzialmente economica).

Il colpo di grazia è arrivato con la Circolare Ministeriale 4/2022 e relativi decreti attuativi che hanno messo gli Enti nella condizione di non poter più pagare regolarmente gli stipendi dei docenti locali. Tale circolare infatti, non solo ha reso più complesso il sistema di finanziamento agli Enti Gestori, ma prevede addirittura che il denaro venga anticipato dagli Enti stessi, i quali però, normalmente, non hanno nessuna fonte propria di guadagno e una tale nuova normativa li mette in condizione di non poter più tenere in vita i corsi.

L’unica fonte propria di guadagno per gli Enti è il contributo dei genitori di circa 200 franchi annui per ogni bambino ; tale contributo però, proprio dalla legge italiana, è definito volontario, di conseguenza alcuni genitori lo pagano e altri no. In tal modo gli Enti Gestori non hanno nessuna fonte certa di guadagno per garantire il funzionamento dei corsi in attesa del finanziamento dello Stato Italiano (contributo ministeriale), finanziamento, tra l’altro, vincolato all’approvazione da parte del Ministero del lavoro/progetto realizzato dall’Ente nel periodo immediatamente precedente al finanziamento stesso.

Il risultato di tutto questo è che alcuni Enti sia in Svizzera che in Germania (ma sicuramente anche altrove) hanno già chiuso i corsi, altri hanno chiesto ai loro docenti di continuare a lavorare per alcuni mesi senza percepire stipendio, in attesa di essere retribuiti all’arrivo (incerto) del contributo ministeriale dall’Italia.

Alcuni Enti, per far partire i corsi, in attesa del finanziamento italiano, hanno richiesto un prestito in banca e poi, indebitatisi, hanno dovuto chiudere.

L’Italia non può pretendere che gli Enti, senza fonti proprie, avviino e portino avanti ogni anno i corsi, anticipando a proprio rischio e pericolo soldi che non hanno.

Questa difficile situazione ha portato l’Ente Casli di Zurigo, con tutti i suoi docenti, a organizzare una riunione online in data 31 gennaio 2024, alla quale hanno partecipato i vari Enti Gestori della Svizzera, il presidente e alcuni membri del CGIE, i Comites, tanti docenti e i parlamentari eletti all’estero (Crisanti, Onori, Ricciardi, Billi).

La proposta scaturita in tale riunione è quella di stilare un documento che sintetizzi quali azioni intraprendere e quali modifiche attuare, anche a livello politico, affinché i corsi di lingua e cultura italiana continuino a esistere e a godere di buona salute.

Ciò che tutti auspichiamo è di seguito elencato:

  • modifica della Circolare 4/2022 per quanto riguarda il sistema di finanziamento degli Enti;
  • obbligatorietà del contributo richiesto alle famiglie.

Diversamente i corsi sarebbero destinati a scomparire, forse a essere chiusi già prima della fine di quest’anno scolastico 2023-2024.

Ci auguriamo che l’incontro del 2 marzo prossimo a Berna di Enti Gestori, Dirigenti, Comites, Parlamentari eletti all’estero, CGIE e Consoli con l’Ambasciatore possa portare dei miglioramenti concreti alla situazione e fugare le dense nubi all’orizzonte.

Ricordiamoci che una parte cospicua della promozione della lingua italiana nel mondo avviene proprio grazie ai corsi di lingua e cultura italiana.

Dopo aver perso già tanti simboli dell’Italia nel mondo (penso alle varie Case d’Italia, svendute per pochi soldi dal nostro Paese e sottratte così agli emigrati italiani, che spesso avevano contribuito con il proprio sudore ad acquistarle), speriamo vivamente che non venga smantellato un altro punto di riferimento per gli italiani nel mondo : la vasta rete dei corsi di lingua e cultura.

Natalia Geraci

Docente corsi di lingua e cultura italiana