Canada. Braga (FdI): “Non ne possiamo più di Justin Trudeau!”

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lettere direttoreRiceviamo e pubblichiamo:

Avrete forse letto della piccola diatriba tra il Canadese Justin Trudeau e la nostra Giorgia Meloni al G7, con Trudeau che apre il bilaterale con la preoccupazione sui diritti LGBTQ in Italia e la nostra grande Giorgia che chiude il tentativo di polemizzare con un magistrale: “tranquillo, seguiamo le indicazioni dei tribunali, come le amministrazioni precedenti, nessun cambiamento”. Aprire un bilaterale Italia Canada con una falsa preoccupazione sui diritti in questione dimostra come il PM Canadese sia “out of touch” con la realta’ e come sia preoccupato per il suo calo di popolarita’ in Canada.

Trudeau e’ in crisi in Canada e come il suo buddy Joe Biden si attacca a qualsiasi storia, vera o presunta, per “fare notizia”, per sembrare diverso e fabbricarsi un’immagina da vero leader; insomma per cercare di sembrare un bravo boy scout. Ma non funziona in Canada e non deve funzionare all’estero dove e’ meno conosciuto. In effetti Justin condivide il fato di Joe : approvazione popolare bassissima, meno del 40%. Non arriva al 50% in nessuna provincia del Canada (le nostre regioni), salvo quel bastione socialista (in Canada i liberali sono in effetti socialisti) di Terranova, Newfoundland, dove ha il 51%. Va detto che le finanze di Terranova sono state salvate dal petrolio offshore di Hibernia, ma evidentemente quelle sono emissioni di CO2 buone, quelle cattive sono solo in Alberta e Saskatchewan.

Per miglior chiarezza: il Canada non vede l’ora di liberarsi di questo insegnante di ballo (la sua prima occupazione a inizio carriera), per portare al governo il leader conservatore Polievre, simile per molti versi al Gov. De Santis. Insomma non ne possiamo piu’ di Justin.

Mi premeva chiarire la cosa, dato che la notizia e’ riportata su tutti i giornali Italiani (ma non da quelli Canadesi ben consapevoli che il G7 era su Russia Cina e problemi economici).

Francesco Braga, Presidente di Canada 1, il circolo Canadese di Fratelli d’Italia.




Il traffico dei migranti nel Mediterraneo: che fare? 

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lettere direttoreCaro Direttore,

Noi  italiani emigrati all’estero assistiamo  con  sgomento alla tragedia dei migranti nel Mediterraneo e   ne seguiamo con sentimenti di umana partecipazione le traversie spesso drammatiche. Ci rallegriamo perciò per l’aiuto umanitario e per il soccorso marittimo  che il nostro governo viene conducendo  in maniera esemplare, ma assistiamo tuttavia con una punta di amarezza agli appelli, che le autorità rivolgono alle istituzioni di Bruxelles, appelli che suonano ormai come esercizi retorici. Sulle migrazioni, non si intravedono infatti  soluzioni  di portata comunitaria,  anche se ultimamente cominciano a  registrarsi  segnali  incoraggianti,  mentre  utili suggerimenti  vengono prospettati, qua e là, dagli  esperti e dagli studiosi di problemi migratori.   .

Sul contrasto  delle migrazioni irregolari, una idea interessante, per esempio,  è stata avanzata di recente da Ruud Koopman, che è docente di flussi migratori presso  l’università di Berlino, in un saggio , da titolo:” Die Asyl-Lotterie” (La lotteria dei richiedenti asilo), che ha destato  una discreta  attenzione nel pubblico di  lingua tedesca.  In sintesi, l’autore sostiene che  la politica europea dovrebbe puntare, con maggiore determinazione di quanto non sia avvenuto finora, a sostituire i flussi di migranti irregolari con quelli regolari, contrastando così, in primo luogo, i trafficanti di esseri umani.

In vista di siffatto obiettivo, il cattedratico berlinese prospetta la necessità  di un compromesso, a livello anzitutto nazionale,  tra le opposte famiglie politiche, che dovrebbero dare prova di duttilità e di maggiore apertura reciproca.  Ma come agire concretamente?  Secondo l’autore, utili indicazioni  operative sembra fornirle l’Australia, che ha varato nel 2001 la cosiddetta ”Pacific Solution”, una iniziativa, questa, piuttosto controversa,  ma che ha avuto il merito di fermare i carichi di esseri umani in partenza per l’Australia da alcuni Paesi dell’area del Pacifico. Nella sostanza, il governo di Canberra si è premurato di avvertire gli scafisti  che i migranti  in arrivo sarebbero stati ospitati in Paesi terzi, e ciò per tutto il tempo necessario a stabilirne l’eventuale diritto di ingresso nel Paese. Con questo semplice annuncio  gli arrivi sono di fatto crollati.

Anche l’Unione europea, secondo Koopmans, potrebbe provare a seguire un percorso analogo.  Si tratterebbe, più o meno,  di ammonire i trafficanti attivi in Nord Africa e nell’area del Medio Oriente, che non sarà possibile per le loro imbarcazioni entrare in uno Stato dell’Unione europea, senza aver prima transitato da un Paese extra-Ue – dalla Tunisia, per esempio, o dal Senegal, o, anche, dall’Albania- Paesi con i quali bisognerà eventualmente trovare le opportune intese.

Sulla Tunisia,  in particolare, che è al centro oggi di una grave crisi finanziaria, converrebbe trasferire, d’intesa con Bruxelles, una parte dei Fondi del PNRR.

Data per altro la natura strutturale dei flussi migratori, si impone la necessità, ormai indifferibile,  di una strategia europea per l’Africa, di cui finora si è soltanto parlato, e le cui linee di azione  l’esecutivo  potrebbe utilmente prospettare  ai partner europei. Non si tratta di lanciare  nuovi appelli, ma di presentare in sede Ue un progetto per l’Africa ponderato e ben disegnato. Intanto, urge però  concordare coi nostri partner le quote di migranti che è possibile accogliere.

Con molti cordiali saluti,

 Gerardo Petta, presidente Comites di Zurigo




Abolizione del visto per i dominicani che vogliono entrare in Europa? Do ut des..

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downloadIo la butto lì tra il serio e il faceto (più faceto che serio), poi ciascuno dirà la sua.

Leggo che il presidente della Repubblica Dominicana, Luis Abinader, chiede che si elimini il visto per i dominicani che vogliono andare in Europa. E lo fa chiedendo l’appoggio del collega del Portogallo, Rebelo.

“Ringrazio il presidente Rebelo – ha dichiarato Abinader – per l’apertura per eliminare il visto Schengen necessario ai dominicani per viaggiare in Europa”.

Ricordiamo che il visto è già stato eliminato per i cittadini di altri Paesi latini: la Bolivia, il Brasile, la Colombia, il Cile.

Nel passato la concessione del visto era considerata una misura per difendersi da una immigrazione che poteva sfuggire ai controlli.

Oggi, forse, se valutiamo quanti clandestini sbarcano quotidianamente nel nostro Paese, questa restrizione potrebbe anche essere riconsiderata, specie in presenza di una giusta legalizzazione quando l’arrivo in Italia dei dominicani non sia solamente per motivi di turismo ma per risiedere nel nostro Paese.

E allora, dico io, caro presidente Abinader, “negociamos” come dicono qui, trattiamo.

Personalmente sono d’accordo con l’eliminazione del visto pero… do ut des, dicevano i latini nella loro proverbiale saggezza, dare per avere.

Parlavamo proprio ieri delle problematiche legate al continuo rinnovo della propria residenza nella Repubblica Dominicana per gli europei che hanno scelto di vivere in questo Paese. Rinnovi che, oltre a congrui esborsi di denaro, obbligano anche a frequenti viaggi in capitale con annessi e connessi.

In Italia quando uno straniero ottiene la residenza è… residente, e non deve sottomettersi più ad alcun rinnovo.

Quindi, presidente Abinader… con tutto il rispetto, do ut des… Abolizione del visto per i dominicani che desiderano entrare in Europa però, dico io, a cambio dell’eliminazione dei vari rinnovi della residenza dominicana, dopo averla ottenuta regolarmente, per gli europei domiciliati in questo Paese.




R.D., benedetta residenza, quanto mi costi e… che fatica!

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downloadHo da poco rinnovato la mia residenza nella Repubblica Dominicana. Stavolta per 10 anni. Questo significa che, se ce la farò, il mio prossimo appuntamento con la Direzione Generale di Immigrazione sarà nel 2033. Avrei 81 anni, se mai, “ojalà” (speriamo) come dicono qui, ci arriverò.

È stato un salasso, 31 mila pesos, cioè quasi 550 dollari. Senza calcolare le spese di viaggio,  quella per la persona che si è presa cura della mia pratica, annessi e connessi.

Dal 1998, quando sono atterrato in questo Paese, l’ho rinnovata parecchie volte. La verità è che non ricordo quante. Prima provvisoria, un anno, poi permanente per 4 anni, fino ad ora che mi sono deciso a chiedere la “definitiva”. Ne avevo diritto, dopo 10 anni di residenza regolare. Ne ho aspettati 25 per decidermi a chiederla.

Ventimila pesos per la cedolina della residenza permanente, più undici per quella della “carta d’identità”, che qui chiamano “cédula”.

In altri Paesi, compresa l’Italia, una volta che uno ottiene la residenza… è residente, e basta. Non occorre più alcun rinnovo. Qui, invece, ogni tanto bisogna andare a Santo Domingo, sottoporsi al tran tran dell’attesa, sportelli, foto ecc e… pagare.

Intendiamoci: la Repubblica Dominicana è un Paese libero, sovrano e indipendente. Quindi nulla da obiettare che imponga le proprie regole, anche se diverse da quelle di altri Paesi. Quindi la residenza si ottiene così o… pomì.

Commentavo, ironicamente con un amico: “Adesso ce l’ho per 10 anni e ne compio tra poco 71. Se arriverò ad 81, vedremo. Probabilmente dirò che finora a Santo Domingo ci sono sempre andato io, che la prossima volta vengano loro”. Abbiamo riso, però la battuta ha lasciato il posto a una considerazione.

Siamo da tempo nell’era dei computer, di internet, della comunicazione gobale. Forse sarebbe opportuno un suggerimento che non toglierebbe assolutamente allo Stato dominicano i proventi economici dei rinnovi delle residenze degli stranieri. Uso una parola che noi conosciamo bene da tempo: decentrare.

Decentrare gli uffici di Immigrazione in varie parti del Paese, dove maggiormente si concentrano ”los extranjeros”. Qualche computer, alcune macchine per stampare, collegamento internet con la sede principale… On line, per usare un termine inglese che rende l’idea e che io, da italiano sciovinista che sono, preferisco chiamare “in linea”.

Come fanno i dominicani per il rinnovo delle loro “cedule”, per loro basta andare nell’ufficio del proprio Comune e fatto!

Questo Paese, la Repubblica Dominicana, si sta distinguendo tra i Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, per l’implementazione di tantissimi servizi in linea, dal Governo all’industria.

E, allora, rendiamo la vita più facile anche a noi stranieri che, senza dubbio alcuno, contribuiamo, e non poco, al fiorire della economia di questo Paese. Penso agli anziani, meglio “ai diversamente giovani” come il sottoscritto che, per rinnovare la propria residenza, vivendo lontano dalla capitale, devono sobbarcarsi un autentico “tour de force”, come direbbero i francesi, con un giusto concetto che, forse, non ha una traduzione di uguale efficacia.

Da Samaná sei ore di viaggio, tra andata e ritorno, da farsi nello stesso giorno se non si ha la possibilità di fermarsi a Santo Domingo in albergo, senza parlare degli spostamenti in taxi in una città che non si conosce, poi  dell’attesa nel salone di Migración per passare da uno sportello all’altro, la trasferta alla Junta Central Electoral per avere la “cedula”…

La soddisfazione, alla fine di tutto questo iter, di tenere in mano quei due pezzetti di plastica, con la nostra foto e le nostre generalità, e la famosa data di scadenza spostata in avanti di anni, stampa sorrisi sui volti di chi li ottiene. Sempre. Ma, lasciatemelo dire… almeno per me che, oltretutto soffro anche il mal d’auto… quanta fatica!




Passaporti: è il caos!

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downloadUn amico, nello scorso ottobre, cioè 5 mesi fa, ha chiesto il rinnovo del proprio passaporto. Lo ha fatto per tempo perché in aprile, dalla Repubblica Dominicana dove vive, è stato invitato a un importante convegno in Inghilterra.

Siamo a fine marzo, cioè agli sgoccioli e lui il su o benedetto passaporto non lo ha ancora. Fortunatamente l’amico ha anche la cittadinanza dominicana e, quindi, attraverso questa, ha chiesto il visto all’ambasciata inglese di Santo Domingo per poter finalmente atterrare a Heatrow, cioè a Londra. Se poi, da Londra volesse andare a fare una visitina in Italia alla famiglia usando il suo passaporto italiano scaduto arriverebbe probabilmente a Linate, ma poi a Milano ci rimarrebbe, almeno fino a che non potrà avere il suo nuovo documento.

Lo chiamano il caos italiano dei passaporti. Le ragioni sarebbero la somma di richieste nuove a quelle arretrate per il Covid. Ma l’emergenza Covid è finita da parecchio, diciamo noi, e quindi provvedimenti avrebbero dovuto essere presi per tempo perché il problema sta causando serissimi problemi anche a livello economico, infatti fioccano le disdette ai tour operatos sui voli aerei per viaggi e vacanze all’estero. Senza dimenticare quelli legati al ricongiungimento delle famiglie.

Quando se ne uscirà? Impossibile dirlo. I funzionari stanno facendo gli straordinari. Il Ministero degli Interni ha attivato un piano operativo straordinario: rinforzo del personale, task force per ricevere le richieste e lavorarle, apertura anche nei fine settimana. Poi appuntamenti per le urgenze.

Alla luce di quanto sta accadendo appare comunque chiaro che servono maggiori investimenti tecnologici e, sicuramente, in tempo di Covid, quando la stasi è durata due anni, sarebbe servita magari anche una buona dose di preveggenza su quanto poteva accadere con la prevedibile valanga di richieste subito dopo l’emergenza.

 

 

 

 




Comites di Zurigo, la minoranza dichiara guerra all’esecutivo

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lettere direttoreRiceviamo e pubblichiamo.

Il 9 febbraio scorso si è tenuta, in video conferenza, la prevista riunione del Comites di Zurigo, che ha approvato nell’occasione il Bilancio consuntivo del 2022 e i verbali delle precedenti riunioni. Purtroppo, la riunione ha registrato l’assenza dei membri eletti nella lista ”Il Ponte”, tranne quella di Giuseppe Ticchio, che però al momento della votazione ha abbandonato la seduta.

La lista ”Il Ponte” è il gruppo di minoranza e, dunque, la maggiore forza di opposizione all’interno del Comitato.  L’assenza dei consiglieri di minoranza, per altro, è da attribuire verosimilmente a una interpretazione precipitosa della sentenza con cui il Tar del Lazio ha ricalcolato i voti validi per l’elezione  del presente Comites, portando di fatto a un pareggio tra maggioranza e minoranza.

Nel contesto, è apparso inoltre poco comprensibile- oltre che grave – l’azione svolta dal  console generale,  il quale, per parte sua,  ha  tenuto a esprimere delle  riserve circa l’opportunità delle deliberazioni del Comites.

In ogni caso, il Comites ha già presentato ricorso  contro la sentenza del Tar e occorrerà perciò aspettare la nuova pronuncia del Tribunale d’appello per capire quale assetto dare eventualmente al nostro Comitato. Intanto,  però,  l’attuale composizione del Comites rimane in piedi, almeno  fino alla nuova determinazione che il Tribunale di appello riterrà di adottare.

Corre l’obbligo inoltre di segnalare due fatti che rivestono, nel nostro avviso, obiettiva importanza.

La prima riguarda il trasferimento in Italia del Signor Alessio Tacconi, capolista della lista “Il Ponte”, il quale non risiedendo  più  in Svizzera  è decaduto dal suo incarico nel Comites, così come previsto del resto dall’articolo 8 della legge 286 del 2003.

È stato quindi richiesto al console generale di voler procedere, con decreto consolare, a confermare la sua decadenza.

Spiace dover osservare che il consigliere Tacconi, già deputato al Parlamento nazionale del Movimento 5 Stelle, poi transfuga nel Partito Democratico, poi trombato alle elezioni politiche, poi consigliere del Comites di Zurigo e aspirante frustrato alla presidenza dello stesso  Comites, ha lasciato segretamente la Svizzera, trasferendosi definitivamente in Italia, senza neppure informare, per altro, i propri colleghi di lista.  Oltre a ciò, salta all’occhio  la disinvoltura del signor Tacconi, il quale, tacendo sulla sua nuova condizione di forestiero, ha preso parte, senza averne diritto, alle  deliberazioni del Comites di Zurigo.

Il secondo fatto riguarda l’operatività del Comites, che non può e non deve essere bloccata dai pur gravi dissensi che sembrano registrarsi al momento.  Nell’opinione della maggioranza, i membri della lista ”Il Ponte”, non partecipando ai lavori di comune interesse, arrecano un danno alla collettività italiana qui residente, che noi tutti- maggioranza e minoranza-  abbiamo l’onore, ma anche il dovere, di rappresentare.

Anche nell’ interesse perciò dei nostri connazionali, che a stento comprendono le nostre diatribe, ci permettiamo di confidare nel senso di responsabilità di tutti i membri del Comites e nella loro fattiva partecipazione agli appuntamenti di lavoro.

Gerardo Petta- presidente Comites di Zurigo




Lettere al Direttore

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lettere direttoreRiceviamo e pubblichiamo.

Gentile Direttore,

Siamo tre cittadini Lombardi di Legnano, Varese, Treviglio; siamo residenti all’estero e siamo i coordinatori di Fratelli d’Italia in Canada; della Lega, di Forza Italia in Nord e Centro America.

Vogliamo esprimere il nostro supporto al Governatore Attilio Fontana nella prossima competizione elettorale regionale.

La Lombardia è il motore economico d’Italia, il centro nevralgico di economia e finanza, di cultura, d’arte, d’innovazione, di campagne e prodotti tipici, di ambienti naturali con montagne, laghi, pianure e appunto cieli di bellezza veramente unica.  Un vero gioiello.

Vivendo all’estero da molti anni, abbiamo avuto l’opportunità di considerare con occhio critico la realtà Lombarda e confrontarla – nel nostro caso – con la realtà Nord Americana.  Vogliamo offrire agli elettori che fossero incerti su come votare alle Regionali queste considerazioni.

Il Sistema sanitario Lombardo, con il sapiente equilibrio pubblico – privato è un fiore all’occhiello della nostra regione, vero punto di riferimento in Italia e in Europa.  Ne andiamo giustamente fieri e con noi lo celebrano i molti Italiani che giungono in Lombardia per cure specialistiche che si caratterizzano per livelli di vera eccellenza nel mondo.

I servizi ai cittadini si caratterizzano per standard qualitativi a livello delle migliori aree europee. L’economia e la finanza sono forti, come e’ la ricchezza culturale della nostra regione. Sono fondate sulla laboriosità della gente della Lombardia, sulla loro generosità, sulla loro accoglienza.

Certo il lavoro non è finito, non è mai finito. Il mondo è in continua evoluzione e la Lombardia deve continuare a migliorarsi per restare all’avanguardia.  Con la maggiore autonomia amministrativa che il governo nazionale di Centro Destra ha promesso d’introdurre, siamo convinti che la competitività della nostra regione, la qualità della vita dei cittadini tutti continuerà a migliorare.  Si elimineranno sprechi e si creerà ricchezza per i Lombardi e per l’intera Nazione.

Non è semplice, non è automatico, certo.  Per questo è necessario continuare il buon governo di Attilio Fontana.

Vogliamo un Governo Regionale che si adoperi perché si “liberi l’energia”, nel vero senso della parola.  Quella energia che la gente della Lombardia ha per tradizione e per scelta riaffermata ogni giorno: energia di intelletto, di laboriosità, di gusto e di cuore; energia condivisa che può continuamente migliorare la nostra Regione, la nostra Italia, la nostra Europa.

Dall’estero vediamo e apprezziamo le qualità della nostra Lombardia.  Sono qualità che non avvengono per caso e che forse potrebbero sfuggire a chi le vive ogni giorno e quindi potrebbe darle per scontate.  Non lo sono, vanno difese e continuamente nutrite e migliorate.  Per questo la scelta migliore il 12-13 Febbraio è senza dubbio quella di rieleggere Attilio Fontana, per permettere al centrodestra, che unito amministra la Lombardia da trent’anni, di continuare questo buon lavoro.  Lo dobbiamo fare per noi, per i nostri figli e i nostri nipoti.

La nostra Lombardia. Per noi è terra di valori semplici, forti e sinceri: buon senso, operosità, senso del risparmio; praticità, solidarietà e accoglienza; imprenditorialità, cultura e senso civico; buona amministrazione, rispetto reciproco, Fede.  Con queste basi e con un governo a guida di Attilio Fontana, la Lombardia sarà in grado di affrontare le sfide per un futuro ed una qualità della vita che vogliamo siano i migliori possibili.

Grazie della Sua preziosa attenzione.  Le saremo grati se riterrà opportuno condividere questo scritto con i Suoi lettori.

Cordialmente,

Francesco Braga, FdI                          Donato Mainieri, Lega                        On. Fucsia Nissoli-Fitzgerald, FI

fbraga@uoguelph.ca                nordcentroamerica@leganelmondo.org     fucsiausa1@gmail.com




Crocco (Comites New York): “Accolgo con entusiasmo la notizia dell’aumento del personale nelle Ambasciate

alessandro crocco 824x815

alessandro crocco 824x815Nella legge di bilancio 2023 approvata da Camera e Senato, il 29 dicembre 2022, sono state inserite alcune norme importanti per la Farnesina, tra le quali l’aumento del personale per i servizi consolari all’estero e per il sostegno alle imprese italiane nel mondo. Verranno, infatti, assunti 520 nuovi impiegati amministrativi destinati soprattutto ad ambasciate e consolati e rafforzati anche gli organici e gli stipendi del personale reclutato localmente.

Accolgo, in qualità di presidente del Comites NY, con particolare entusiasmo la notizia. Anche perché, come sottolineato dallo stesso Ministero degli Affari Esteri, la rete estera soffre particolarmente di un calo complessivo del personale di ruolo, il 40% in meno negli ultimi 20 anni. Le nuove assunzioni andranno, quindi, a rafforzare la capacità di offrire servizi agli italiani nel mondo.

Sicuramente è un primo passo importante nella ridefinizione degli enti governativi all’estero che devono riacquistare il loro ruolo e importanza. Il depotenziamento delle strutture ha influito in maniera sfavorevole sulle attività e, quindi, sui servizi resi verso le comunità dei connazionali sparsi nel mondo. Un elemento che ha inciso, soprattutto nelle nuove generazione e in quella nuova emigrazione, sempre più esigente e complessa, negativa mente sul rapporto verso il Paese d’origine.

Le tematiche degli italiani all’estero devono tornare al centro dell’attenzione e delle discussioni parlamentari, grazie proprio al lavoro degli eletti nelle circoscrizioni estere, come i rappresentanti dell’America del Nord, a cui va senza dubbio riconosciuto il merito di questo primo risultato. È necessario però ritrovarsi, al di là dei colori politici e della paternità dei risultati raggiunti, in un cammino comune per ridare voce e dignità alle nostre comunità e nel riconoscimento di alcuni diritti. Solo così si potrà intraprendere un percorso condiviso per la risoluzione di questioni ataviche. Come ho già rappresentato in altre occasioni, vi è l’urgenza di rivedere oltre il ruolo delle ambasciate e dei consolati, anche quelle degli organismi rappresentativi come il CGIE, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e i Comites (Comitati degli italiani all’estero) e con essi attuare alcune riforme importanti, come quella sul voto all’estero, la cittadinanza e la legge riferita all’Anagrafe e censimento degli italiani all’estero (AIRE).

Il mio invito e l’augurio è che si possano attraverso la collaborazione di tutti, Comites compresi, raggiungere tali obiettivi, perché questo significa rinsaldare e ricucire, la dove si è perso, il legame con l’Italia.

Alessandro Crocco, presidente Comites New York




Il PNRR e la modernizzazione del servizio consolare

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downloadRiceviamo e pubblichiamo.

La legge del 23 ottobre 2003, n.206, che ha istituito i Comitati degli italiani all’estero (meglio noti come  Comites) assegna agli stessi Comitati il compito di assistere gli uffici consolari nelle attività di promozione e di difesa degli interessi e dei diritti dei connazionali residenti fuori dai confini nazionali.

Conformemente a quanto previsto dalla legge, è stata condotta a Berna lo scorso 9 novembre una articolata ricognizione sul lavoro degli uffici consolari presenti  in Svizzera. Alla riunione, presieduta dall’ambasciatore  Silvio Mignano, hanno preso parte, accanto ai presidenti dei Comites attivi in Svizzera, i parlamentari eletti nella circoscrizione estero (On.Toni Ricciardi (PD), On. Simone Billi (Lega)  e On. Federica Onori (M5S) , come pure alcuni qualificati rappresentanti del Consiglio generale degli italiani all’estero.

Nel corso del dibattito, sono emerse  due posizioni sostanzialmente antitetiche: quella, anzitutto, del Capo Missione a Berna, che ha parlato di sostanziali progressi nella quantità e qualità dei servizi offerti ai cittadini, e quella, invece, dei Comites  e del CGIE, o, almeno, della maggioranza di essi, che hanno invece insistito sulla precarietà della situazione corrente  e sull’insoddisfacente andamento nell’erogazione dei servizi.

Poiché, d’altra parte, il disagio nei rapporti coi Consolati costituisce un tema che travalica, come noto, i confini della Svizzera, per investire mediamente tutta la rete consolare italiana, sembrerebbe urgente, nella nostra impressione, avviare una riflessione comune in vista di un progetto organico di riorganizzazione della rete consolare, sfruttando a tal fine le risorse messe a disposizione dal PNRR (Piano Nazionale di Recupero e Resilienza), anche se dobbiamo confessare di non sapere quale sia la posizione in proposito della Farnesina. Ricordiamo, di passata, che una delle condizioni poste da Bruxelles, per la concessione dei fondi europei, è la riforma della pubblica amministrazione italiana, che si distingue, come noto, per scarsa efficienza e per i disservizi che essa infligge mediamente ai cittadini

Con riferimento, per esempio, agli uffici consolari, basti ricordare alcuni dati. Le liste di attesa, anzitutto, non accennano a diminuire, specie con riguardo alle richieste di cittadinanza e al rilascio dei passaporti e delle carte d’identità.

Ai cittadini inoltre viene imposta la registrazione elettronica in vista di appuntamenti, sempre per via elettronica, che procurano non pochi disagi ai connazionali più anziani, comprensibilmente, meno informatizzati. Oltre a ciò, si registra la difficoltà, se non, forse, l’impossibilità d’interagire telefonicamente con gli uffici, che, per parte loro, lamentano crescenti arretrati di lavoro.

Sul punto, desideriamo attirare l’attenzione intorno a un recente progetto di Poste Italiane, che a noi sembra di grande interesse, anche nella prospettiva della modernizzazione della rete consolare, e di cui riportiamo, qui di seguito, i tratti essenziali. A quanto riferito dal Sole 24 ore, in un servizio dello scorso 5 novembre, le Poste  si avvierebbero ad aprire sportelli polivalenti in migliaia di piccoli comuni della Penisola con l’obiettivo  di offrire  ai cittadini gli stessi servizi all’incirca che gli uffici consolari offrono o dovrebbero offrire ai connazionali residenti all’estero

Si va infatti dai passaporti alle carte d’identità, dalla emissione dello Spid alle planimetrie catastali, dai  certificati di stato civile, al rilascio del codice fiscale, dalle patenti nautiche al rinnovo della patente per gli automobilisti fino al rilascio dei  modelli Obis per i pensionati e della certificazione unica (Inps). Tutti questi servizi, a quanto sembra di capire, non prevedono l’obbligo di prenotazione e non contemplano perciò la formazione di liste di attesa.

Nel riproporre all’attenzione un progetto che riveste, secondo noi, grande interesse, anche nell’accennata prospettiva consolare, desideriamo aggiungere che un siffatto programma – se pure vedrà mai la luce – andrebbe realizzato, se possibile, con una azione congiunta delle Poste e del Ministero degli esteri. Avvalendosi infatti del formidabile management di cui Poste Italiane dispone, la Farnesina potrebbe infine disegnare – si spera- la rete consolare del XXI secolo. In proposito, ci permettiamo di confidare nel fattivo interessamento e nella  iniziativa dei parlamentari eletti all’estero.

Gerardo Petta- Presidente Comites di Zurigo




Santo Domingo: 5 dicembre, una data dimenticata?

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downloadIl 5 dicembre è il giorno in cui si celebra l’immigrazione italiana nella Repubblica Dominicana. Una data certamente molto importante ma che quest’anno, con nostra grande sorpresa, sembra essere finita nel dimenticatoio.

Non ne troviamo infatti alcun accenno nel sito della nostra Ambasciata, e neppure nelle comunicazioni di Casa de Italia, anche se ci dicono che sarebbe prevista una cerimonia, non pubblicizzata a quanto ci risulta, davanti al monumento della avenida Italia, a Santo Domingo.

Ricordo che, negli anni passati, il 5 dicembre era ricordato e festeggiato con il giusto clamore che si deve dare a una data della massima importanza per tutta la folta comunità italiana di questo Paese.

E ci spiace sottolineare che, da quanto ci è dato a vedere, il giorno dedicato alla nostra immigrazione sia considerato meno importante di un qualsiasi Ferragosto.