L’IMU per gli italiani all’estero

download

downloadRiceviamo e pubblichiamo.

Imu  italiani all estero : sarà‘ il nuovo governo a trasformare in certezza la speranza  degli italiani all’estero? Ci si potra‘ fidare dei nuovi  eletti all’estero?

La questione dell‘eliminazione dell‘Imu sulla casa degli italiani all‘ estero tra speranze, promesse e delusioni, si trascina  ormai gia‘ da lungo tempo senza essere approdata a una soluzione che assecondi   le  loro legittime aspettative.

Essi rivendicano un diritto di trattamento fiscale paritetico, stanchi di sopportare il peso di una misura fiscale che li vede oggetto di discriminazione rispetto ai loro connazionali.

La stessa misura che prevede  la  riduzione  dell‘Imu   a favore dei soli pensionati rappresenta un‘ ulteriore forma di disparita‘ di trattamento fiscale  rispetto a coloro nei confronti dei quali niente e‘ stato concesso.

L‘ IMU per gli italiani all ‘estero e‘ ed resta una misura   odiosa ed inaccettabile,  che pesa ingiustamente nelle tasche di tutti  coloro   che la subiscono.

Sara‘ l apporto dei nuovi  eletti  all‘ estero che hanno nella loro campagna elettorale promesso il loro impegno al riguardo  a produrre quel cambiamento di rotta che conduca a una sua eliminazione definitiva a favore di tutti da parte del nuovo governo ?

Di sicuro al riguardo non si potra‘ contare sui nuovi senatori eletti, Borghese e Giacobbe, che pur avendone  avuto  la possibilita‘ nel corso del loro intervento odierno in aula  in occasione dell’ elezione del nuovo governo, parlando in rappresentanza degli italiani all’estero  ed enucleando le loro problematiche , niente hanno segnalato al riguardo.Fa specie costatare la contraddizione tra il dire e il fare soprattutto dell’esponente del MAIE,  partito italiano all’estero che si pavoneggia di essere l’unico vero loro difensore.Di riscontro invece  ha confermato anche in quest’ ultima  occasione di vendere solo fumo, altro che “ gli italiani all’estero al centro dell’agenda politica del nuovo governo”, come si legge in qualche articolo di propaganda.

Si spera tuttavia che il nuovo governo conceda un giusto e dovuto riconoscimento all‘ emigrazione italiana per   quell‘ apporto  storico, sostanziale e concreto,  fornito  nel tempo e tutt‘ ora in corso, all‘economia italiana.

Il loro patrimonio  immobiliare  in Italia, realizzato e tenuto   grazie alle loro rimesse,  rappresenta  una testimonianza significativa e importante.

Una politica fiscale ostile nei confronti dei loro immobili  costituisce un  elemento   destabilizzante  del rapporto affettivo ed economico .

Il nuovo governo oltre a investire per attuare una politica che promuova e favorisca il turismo di ritorno alle radici, dovrebbe salvaguardare anche chi queste radici in Italia li ha sempre tenute ben salde investendo nella  sua unica casa sul territorio nazionale .

L‘eliminazione dell‘ Imu da parte del nuovo governo rappresenterebbe invece  un  segnale di  grande interesse  a consolidare e rafforzare il  rapporto che esso  intende  tenere  con l‘ altra Italia al di fuori di essa,   restituendo loro  quel rispetto  di cui  sentono  fortemente la mancanza per i loro  sforzi e il loro impegno a mantenere , anche attraverso il possesso dei loro immobili , vivo e costante il legale con le proprie origini.

Il  voler considerare la loro casa   alla stessa stregua di quella delle seconde case  dei residenti in Italia, appare , agli occhi degli italiani all’estero, come una forzatura ben precisa dal carattere penalizzante e speculativa   nei loro riguardi.

Non si riesce a capire e a giustificare, infatti, il perche‘ non sarebbe applicabile  il concetto secondo il quale ogni italiano in possesso di una sola casa in Italia  non sia soggetto ad alcuna fiscalita‘, o alla medesima  qualora si voglia rivedere l’attuale normativa, indipendentemente dal suo luogo di residenza.

Se la sacralita‘ della casa in Italia per gli italiani residenti sul territorio nazionale non e’ messa in discussione, proteggendola  a spada tratta sotto il profilo fiscale ,non si capisce, a maggiore ragione o  per la stessa, il motivo per cui ai connazionali fuori d‘ Italia  debba  essere riservato  un trattamento diverso, che risulta ingiusto , penalizzante e non piu’ accettabile.

Nello Passaro

 

prima casa anche per gli italiani all estero.

 

Nello passaro

 

 

 




Il deficit dello stato italiano un macigno anche per l’Europa e il nuovo governo

download

Riceviamo e pubblichiamo.

downloadPer risolvere o mitigare l’impatto negativo dell’ attuale crisi energetica ,   che contribuirebbe  ad aggravare  ulteriormente il bilancio dello stato   già‘ fortemente indebitato , l ‘Italia spera  di non dover mettere le mani nelle sue tasche  e di ricevere solidarietà’, sotto forma di aiuti economici, da parte dell’Europa,  come gia’ avvenuto in occasione della pandemia; soluzione  questa invocata, puntualmente  anche in questa occasione , dai nostri politici metropolitani e dai loro partiti quando non si riescono o non si vogliono , soprattutto per loro interesse piu’ elettorale che nazionale, trovare soluzioni interne.

Non si sa fino a che punto questo appellarsi alla solidarieta‘ sul piano  sostanziale abbia ragione di essere. Sara’ tuttavia compito dei membri europei , a giorni,  valutare e decidere sul merito, sperando che in ogni caso prevalga il buon senso  e che l ‘ Europa riesca a dare un suo contributo, utilizzando criteri d’intervento equi ,   nell’ interesse generale.

Per essere non solo credibili ma anche per un certo decoro, l’  Italia non dovrebbe tuttavia  solo  limitarsi in  situazioni di crisi o di difficolta‘, condizionata dalla sua situazione critica interna,  a  chiedere solidarieta’  all’ Europa ma debba   dare dimostrazione di volersi  impegnare seriamente e preventivamente per ridurre il suo deficit interno.

Il  deficit  dello stato  non puo’ costituire l’ unico elemento sulla base del quale  si possano  giustificare  tutte le  richieste  di aiuto a fronte di crisi che investono allo stesso modo altri stati membri  o di fronte a situazioni di difficolta’ che diventano ancora più‘ difficili nella contestualita‘ di un  quadro interno  di riferimento di per se’ gia‘ critico.

Sarebbe opportuno evitare di   ricorrere  invece alla  drammatizzazione di    una situazione  interna  responsabilizzando gli altri ,   mentre sappiamo o dovremmo essere consapevoli delle nostre responsabilita’ e dei tanti fattori che l’hanno determinata.

Non possiamo solo pretendere il rispetto  ma  e’ anche doveroso dare anche dimostrazione tangente  di rispettare il fine comune. Quindi ogni stato membro, come l’ Italia, non puo’  costituire un peso o un freno , per proprie problematiche interne a cui non si e’ per proprie responsabilita’ data soluzione.

E’  questo il motivo che spinge  altri paesi, sottoponendosi a critiche ingiuste,   a respingere  richieste   da parte di chi  invoca la solidarieta’  senza sanare le questioni interne.

Si e’ parlato per anni di eliminare i rami secchi; ultimamente   si e’ dato corso ad   una politica di elargizione di bonus a pioggia a tutti ,  su tutto, a prescindere,  sperperando  ingenti risorse   pubbliche a vantaggio della ricchezza privata,  facendo credere di migliorare le sorti dei piu’ poveri o dei piu’ bisognosi.

Le conseguenze dell’attuale crisi energetica non possono gravare ulteriormente sulla deficitaria situazione di bilancio statale. Essa  non  colpisce tutti  allo stesso modo. Bisogna pertanto intervenire a favore di chi effettivamente , con redditi minimi o senza reddito o rendite , non puo’ fronteggiarla  ma non a favore di chi con redditi o rendite alte , sacrificando o riducendo  il risparmio, puo’ sopperire.  I ceti benestanti dovrebbero essere chiamati a sostituire lo stato nella concessione di un bonus di solidarieta’ a favore di chi questa crisi non e’ in grado di poterne sopportare gli effetti.

Prevedere quindi   interventi di solidarieta‘ che incidano non piu‘ sullo Stato ma che gravino sull’apparato produttivo  e delle fasce piu’ abbienti,   da fungere da compensativo degli evidenti  squilibri esistenti.

Sara’ il nuovo governo nascente   a riconoscere la necessita’ di creare da subito i presupposti , anche con scelte impopolari, per salvaguardare in primis  l’interesse nazionale, inteso anche come risanamento del deficit pubblico, ammesso che cio’ possa essere inteso dai  pronunciamenti  da parte della prossima  presidentessa del consiglio?

Nello Passaro




Escludere aiuti energetici a favore dei fruitori del superbonus casa

download

downloadRiceviamo e pubblichiamo.

L‘ esclusione da un eventuale aiuto energetico da parte del governo degli immobili che hanno usufruito del superbonus casa renderebbe giustizia nei confronti di chi , per varie ragioni, non ha potuto usufruirne. Tale esclusione renderebbe piu‘ congrua la disponibilità‘ economica a favore  di chi sarebbe costretto a sopportare costi maggiori a causa di consumi maggiori dovuti al non adeguamento degli immobili che non hanno goduto d’interventi pubblici.

Premesso che secondo il parere di autorevoli opinionisti italiani il superbonus sulla casa rappresenta il più‘ grande spreco di risorse pubbliche della storia della nostra Repubblica ed in attesa di conoscere se e in che modo il governo intenda intervenire  a favore delle famiglie  per attenuare le conseguenze   derivanti  dall’attuale crisi energetica ,  ci si chiede se sia giusto o meno che a beneficiarne siano anche coloro che abbiano goduto del suddetto superbonus.

Per una ripartizione più‘ equa delle risorse pubbliche , per evitare che siano  gli stessi a esserne avvantaggiati,  sarebbe forse il caso di escluderli  dagli eventuali aiuti che si vorranno, sotto qualsiasi forma,  concedere.

Tale misura tiene conto   degli effetti  che ne derivano, a causa  del superbonus,  dai lavori di ristrutturazione della casa ( cambio caldaie, nuovi infissi, cappotto termico, etc..) che  dovrebbero aver comportato, se eseguiti a regola d‘ arte,  di conseguenza un  consistente  risparmio energetico  a beneficio delle famiglie beneficiarie.

Tale risparmio energetico   giustificherebbe  il  mancato aiuto  per quelle  famiglie che , una volta estromesse, non potranno beneficiarne.

In sostanza ciò‘ determinerebbe un certo riequilibrio, anche se solo simbolico, della grave ingiustizia che la concessione di questo   superbonus ha comportato.

Sostanzialmente   le famiglie escluse niente avrebbero a lamentarsi o a pretendere  in termini di equita‘ di trattamento  in ragion del fatto di aver potuto godere di una regalia da parte del nostro Stato che , pur non avendo disponibilita‘ economica sufficiente e quindi finanziando a debito questo intervento, ha favorito di fatto una fetta  di  cittadini a discapito di altri  contribuendo  ad aumentare quella disparità‘ di trattamento che vede spesso  soccombere    i piu deboli.

Sarebbe ulteriormente discriminante e ingiusto che   di fronte a un  minor costo energetico prodotto dai lavori effettuati  corrisponda lo stesso quantitativo di aiuti rispetto a chi questo effetto non ha potuto produrre.

I beneficiari  verrebbero a trovarsi nella posizione di chi godrebbe di un doppio vantaggio rispetto agli altri:   meno consumo e più bonus energia .

Nello Passaro




Odoguardi (MAIE): “La riforma del voto all’estero è urgente e necessaria”

odoguardi

odoguardi“Durante la campagna elettorale, in occasione delle Politiche 2022, mi sono giunte da ogni parte del Nord e Centro America, Caraibi compresi, moltissime lamentele da parte di connazionali che non avevano ancora ricevuto il plico elettorale contenente gli strumenti con cui poter esprimere il proprio voto. Di fatto, molti di loro non sono stati messi in condizione di votare”. A rivelarlo è stato Vincenzo Odoguardi, Coordinatore del MAIE per il Nord America nonché candidato al Senato con il MAIE alle ultime Politiche.
“Questo è solo uno degli aspetti che ci convincono ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, che è più che mai urgente e necessaria una riforma del meccanismo di voto con cui votano i nostri connazionali – ha spiegato -. In alcune circoscrizioni consolari degli Stati Uniti sono arrivate non più del 50% delle schede; questo vuol dire che 5 elettori su 10 non hanno ricevuto il plico. Si tratta di centinaia e centinaia di persone a cui è stato tolto il diritto al voto. In altri casi, le schede sono arrivate ma, chissà perché e di chi è la responsabilità, erano totalmente bianche: senza simboli, senza i loghi dei partiti, senza intestazione. Nulla. Fogli bianchi. Per non parlare delle centinaia di buste bianche, dentro cui inserire le schede votate, praticamente senza colla. Con i connazionali costretti a chiuderle con nastro adesivo o altri sistemi: tutti voti che sono stato annullati durante lo scrutinio”.
“Non è andata meglio in Canada: ho ricevuto segnalazioni che mi riferivano di interi quartieri di Toronto e Montreal dove le schede non erano arrivate. Idem, per esempio, in Repubblica Dominicana: decine e decine di connazionali residenti a Bavaro, ma non solo, hanno ricevuto il plico elettorale solo all’ultimo momento. Sempre dal Canada sono arrivate centinaia di schede con il solo voto di lista, sempre allo stesso partito; tante preferenze, inoltre, sembravano proprio scritte dalla stessa mano”, ha aggiunto ancora Odoguardi. “Più o meno le stesse cose sono accadute anche in altre parti del mondo, dalle notizie che ho. È evidente che non è più possibile continuare così. Vogliamo poi parlare del ruolo che i patronati hanno in ogni campagna elettorale all’estero? Pensate che moltissimi connazionali hanno il proprio domicilio presso sedi di patronato; dunque, i plichi elettorali arrivano tutti lì. Non voglio neppure immaginarmi ciò che potrebbe succedere se qualche funzionario o impiegato di patronato decidesse di mettere le mani su quelle buste… Come si dice? A pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca. Del resto, che i patronati siano fabbriche di voto ormai è risaputo da tutti, non solo dagli addetti ai lavori”.
“Conclusione? Dal primo giorno della nuova legislatura, così come ha assicurato il nostro presidente Sen. Ricardo Merlo durante una recente conferenza stampa alla Camera dei Deputati, come MAIE torneremo alla carica sulla questione del voto all’estero: non smetteremo di lottare fino a quando verrà trovata una soluzione seria e fattibile – ha infine concluso -. Ne va dell’immagine dell’Italia, ne va dei diritti dei nostri italiani nel mondo e della credibilità di tutti noi che ci onoriamo di rappresentare i nostri connazionali”. (aise)




Passaro: “Gli italiani all’estero chiedano l’annullamento delle elezioni”

download

downloadDopo aver registrato anche in occasione delle recenti elezioni  voci  di brogli  e d’irregolarità  nel voto all’estero, quasi  a conferma di una prassi che nel corso degli anni in varie forme si e‘ venuta a consolidarsi nel tempo, fino a svuotare di significato il voto stesso, offrendo   un’impressione  destabilizzante alla opinione pubblica italiana  (e non solo),  si ha quasi la consapevolezza, i cui elementi possono scaturire dalle incertezze intrinseche alle modalità di attuazione delle medesime,  di trovarci effettivamente  di fronte a un fenomeno di carattere generale  che caratterizza l’espressione del voto degli italiani all’estero.

Se  poi questa situazione trova riscontro anche nel parere  da parte di alcuni eletti all’estero, che assume quasi il valore di testimonianza, si ha la conferma di una consapevolezza  diretta e generalizzata, sulla base della quale i medesimi  chiedono una riforma urgente e improcrastinabile, ritenendo che a questo andazzo bisogna porre rimedio urgentemente.

Può ritenersi quindi legittimo da parte di noi italiani all‘estero chiedersi se il diritto di rappresentanza conferitogli dalle urne  agli attuali eletti, viziata nella forma, non sia da ritenersi illegittima.

Illegittima sia nei confronti degli elettori che nei confronti di tutti coloro che si erano candidati.

Quindi  la coerenza dovrebbe indurre a ritenere illegittime, per le varie cause che  hanno caratterizzato il loro iter,  le elezioni.

I rappresentanti eletti, quelli che appunto denunciano e riconoscono queste cause, dovrebbero di conseguenza, con l’onesta‘ intellettuale che li contraddistingue, rassegnare  le dimissioni dall’incarico ricevuto.

Noi italiani residenti all’estero dovremmo invece coerentemente chiedere l’annullamento delle elezioni.

Questo sarebbe forse il modo per mettere di fronte al fatto compiuto il Parlamento italiano e  per indurlo a una riforma seria e urgente.

Noi italiani daremmo dimostrazione di consapevolezza e di serietà‘ allontanando il dubbio e difendendo la nostra reputazione  di onesti  elettori residenti all’estero.

Aniello Passaro




La Svizzera ha svoltato a destra

images

imagesRiceviamo e pubblichiamo.

I risultati della Circoscrizione Estero/Ripartizione Europa, per quanto riguarda la Svizzera, sono stati chiari: il centrodestra ha sconfitto la corazzata del PD in territorio elvetico. Qualcosa d’inimmaginabile e di pura utopia  fino a pochi  anni fa.

Comunque dal 2014, quando il PD di Renzi alle elezioni europee raccolse il 40% dei voti,  il partito democratico ha perso, a livello nazionale,  circa  5 milioni di voti e di riflesso la stessa cosa è accaduta anche   in Svizzera, dove il centrodestra ha ottenuto più voti sia alla Camera dei Deputati sia al Senato.

Le elezioni politiche del  25 settembre hanno assegnato  una  vittoria schiacciante del centrodestra, a guida  Fratelli d’Italia, e l’incoronazione di Giorgia Meloni, che quasi certamente  passerà alla storia come prima donna premier italiana. In questa cornice, non possiamo dimenticarci di  sottolineare la dolorosa astensione, infatti hanno esercitato il diritto di voto solo il 64%  degli elettori.

Il vento del cambiamento ha raggiunto pure l’Europa e la Svizzera, dove la sinistra   la faceva da padrona da molti anni, grazie agli elettori della prima emigrazione, insieme ai loro fedeli patronati di riferimento, che durante le elezioni politiche si trasformavano e si trasformano ancora, sia pure in misura ormai ridotta,  in uffici elettorali di propaganda politica  per i loro candidati.

I primi segnali di questa svolta si sono notati  con  il voto per il rinnovo dei COMITES, dove finora  i membri erano tutti appartenenti a una stessa area politica, cioè alla sinistra.

Invece, dalle elezioni dello scorso dicembre questa egemonia non esiste più, dato che si sono presentate liste civiche e di altre aree politiche che hanno rotto la supremazia  in questi organi dell’emigrazione. L’esempio più eclatante si è verificato nel Comites di Zurigo, l’emblema della sinistra in Svizzera, che  è stato sottratto al PD.

Pertanto, questi   segnali di cambiamento si respiravano da tempo e lo spoglio ha dato il colpo di grazia.

Ora, però, il centrodestra non avrà più alibi, in quanto ha la maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato e dovrà dimostrare di essere all’altezza del difficile compito che l’aspetta. Chiaramente non si potranno  fare miracoli, in poco tempo,  a causa delle macerie in cui hanno lasciato  l’Italia  i governi precedenti, ma il centrodestra dovrà far ripartire, il più presto possibile, l’economia e ridare  rispetto  al nostro paese in Europa e nel mondo.

Siamo convinti che Meloni, assieme a Salvini e Berlusconi, sapranno governare, perché condividono gli stessi valori e  hanno un programma comune.

Di conseguenza meritano  un grande in bocca al lupo!

Attendiamo i vincitori alla prova, li accompagneremo con entusiasmo in questa bella prova di rinnovamento delle istituzioni.

Auguri all’Italia che, finalmente,  s’e’ desta e con l’elmo della  Meloni s’è  cinta la testa.

Vincenzo Robolotti – Stoccarda (Germania)

 

 

 




Perché voteró Odoguardi (al Senato per il MAIE)

roma, 07.06.22. enzo odoguardi foto: victor sokolowicz

roma, 07.06.22. enzo odoguardi foto: victor sokolowicz

C’erano una volta i partiti. Quelli che, quando dicevi Democrazia Cristiana sapevi che parlavi del centro, un partito cattolico, tradizionalista. Poi, se dicevi Partito Comunista, sapevi che ti stavi riferendo a uno della sinistra, il cosiddetto partito delle masse operaie. E poi ancora, se seguivi la Fiamma e il tuo partito era quindi il Movimento Sociale, ti connotavi con la destra.

Vivo all’estero da 25 anni e, per dire la verità, dei nuovi partiti “romani” non mi sono mai più interessato molto. Il nome “5 stelle” mi ricorda ironicamente le “3 stelle con filtro” che fumava mio padre. “Forza Italia” lo pronuncio quando vedo le partite della nazionale di calcio, se mi parlano di Paragone penso alla famosa pietra.

Faccio male? Probabilmente si, ma questi partiti romani li sento così lontani…

Beh, devo pur dire che, una volta ogni tanto, me li ritrovo nella scheda elettorale, quando si tratta di eleggere il nuovo parlamento, e, nel passato, piombavo nell’incertezza. Dove fare quella benedetta croce?

Da emigrato, preferisco appoggiare i movimenti nati per tentare di tutelare noi italiani all’estero che, negli anni, per lo meno hanno dimostrato che qualcosa per noi sono riusciti a ottenere. Nel mio caso specifico di residente nella Repubblica Dominicana, penso alla riapertura della nostra ambasciata di Santo Domingo, per esempio. Poi l’interesse costante e le frequenti visite alla nostra comunità del senatore Merlo, quando era Sottosegretario agli Esteri.

Ecco, più che ai partiti, guardo ora agli uomini, a coloro che hanno fatto e a coloro che avrebbero potuto fare e non hanno fatto. Perché poi, diciamolo francamente, il periodo della campagna elettorale è pur sempre anche il momento della “resa dei conti”, quando ciascuno di noi, come si faceva una volta con le vecchie pagelle, può promuovere o bocciare questo o quel politico che si ricandida. O dare la propria fiducia a volti nuovi.

E a illustri sconosciuti che mi chiedono il voto, francamente preferisco dare il mio appoggio a persone che mi sono familiari, che so, perché li conosco e li frequento, che manterranno le loro promesse e che, alle loro parole, seguiranno i fatti.

Nella Repubblica Dominicana, nei prossimi giorni, avremo una grande opportunità: quella di votare un candidato al Senato che è uno di noi. Parlo dell’architetto Vincenzo Odoguardi, persona che in più occasioni, nel passato, ha dimostrato il suo grande appoggio e attaccamento alla nostra comunità. Prima, come Console Onorario, poi come Presidente del MIRE e ora come coordinatore generale del MAIE per il Centro e Nord America. E lo ha dimostrato con i fatti e non con le parole.

Una scalata che lo ha portato a ottenere, con il Maie, la candidatura al Senato.

Voterò per lui perché ha fatto davvero molto per gli italiani della Repubblica Dominicana, non lesinando apporti economici personali, spesso anche in modo anonimo. Merita la mia e la nostra fiducia.




Il voto all’estero è destabilizzato

.jpg

.jpgRiceviamo  e pubblichiamo.

Il voto degli italiani all’estero è diventato ormai quasi nullo di fatto.

Esso delegittimato, a torto o a ragione, nella sua credibilità, non solo ma anche da una certa stampa nazionale, agli occhi dei connazionali in Italia e dell’intero Paese, anche nelle sue istituzioni, infanga l’onorabilità di tutti gli italiani all’estero.

I suoi effetti infatti lasciano delle conseguenze negative anche a livello rappresentativo e operativo  minando l’effettività dei nostri rappresentanti eletti all’estero,  sia nei confronti dei loro partiti di riferimento che nello svolgimento del loro compito istituzionale.

Si assiste ormai a ogni tornata elettorale, mentre nelle fasi che la precedono  si verifica un attivismo inconcludente tendente alla sua  riforma, alle solite accuse di sospetti vari, che seppur localizzati e specifici, gettano delle gigantesche ombre su tutta la macchina elettorale  insinuando un sospetto di carattere generale sull’intero impianto elettorale.

Sarebbe forse il caso di sospenderlo finché non si abbia la certezza matematica  che il voto espresso dagli italiani all’estero sia effettivamente corretto, affidabile, e che non desti alcun dubbio.

In effetti, cosi’ come viene tuttora espresso, non e’ difficile rendersi conto della sua possibilità di manipolazione.

Chiunque riceva la scheda elettorale, può rendersi conto, senza sforzare la sua fantasia, che essa può essere affidata ad altri cui demandare il compito di esercitare il voto.

Non e’ il caso, direi, di dire basta a questo andazzo?

E tutto questo sulla pelle degli italiani all’estero per colpa di un Paese  che anche su questo aspetto fa acqua da tutte le parti e che si ostina a impedire, per volontà di parte o per sua incapacità, di adottare dei cambiamenti per eliminare  il marciume che  ci coinvolge.

Già si fatica a veder riconosciuti certi diritti (servizi, giusta fiscalità, prestazioni sanitarie, etc.), figuriamoci se a chiedere il loro rispetto siano nostri rappresentanti  su cui viene anteposto il dubbio della loro legittimazione.

E tutto per colpa e responsabilità di una classe politica che, sia all’estero che in Italia, non e’ capace d’incidere sul cambiamento per migliorare il funzionamento di una macchina burocratica che lo destabilizza in tutte le sue componenti.

Aniello Passaro




Riavremo il Ministero per gli Italiani all’Estero?

images

imagesL’ultimo “Ministro per gli italiani nel mondo” fu il compianto Mirko Tremaglia, che ai connazionali che vivono all’estero aveva dedicato corpo e anima nel corso di gran parte della sua vita parlamentare.

Poi, nel 2006, con il secondo governo Prodi, purtroppo il nostro Ministero sparisce, inglobato da quello degli Affari esteri.

Da allora rimaniamo orfani di un Ministero, e di un Ministro, che tanto avrebbe potuto fare per noi che viviamo lontani dall’Italia.

Per questo ci auguriamo, e chiediamo, che il prossimo Governo ce lo restituisca, perché ne abbiamo bisogno.

Abbiamo visto che l’ultimo Sottosegretario con delega per gli italiani nel mondo, Benedetto Della Vedova, troppo spesso (e usiamo un eufemismo) si è dimenticato di noi.

Il ripristino di un vero e proprio dicastero sicuramente scongiurerebbe questa inversione di tendenza.

Positiva era stata, infatti, l’esperienza del senatore Merlo quale sottosegretario e sicuramente, con il ritorno del nostro Ministero, la nostra voce potrebbe tornare a godere dell’importanza che merita.

E se così sarà, ci auguriamo che il prossimo Ministro non sia poi un Della Vedova qualunque, bensì un italiano eletto nelle circoscrizioni estere, una persona che conosca profondamente, per averle vissute sulla propria pelle, le necessità di chi ha lasciato la propria terra per cercare fortuna in terra straniera.




Crisi di governo: quale impatto sugli italiani all’estero

cgie logo

cgie logoNon c’è molto da aggiungere sull’imbarazzante giornata che abbiamo vissuto ieri. Tuttavia voglio consegnare all’opinione pubblica il punto di vista di chi vive all’estero, che non pretende di essere quello di tutti gli italiani all’estero, ma, probabilmente, di molti di loro.
Concordo che non debbano essere i titoli dei giornali internazionali a dettare l’agenda della politica italiana, ma nell’ultimo periodo, finalmente, anche all’estero, abbiamo guadagnato molto in termini di autorevolezza e stima internazionale grazie alla guida del governo Draghi.
Autorevolezza che non si guadagna certo con interventi come quello sprezzante, volgare e imbarazzante del Senatore Paragone, ma con un fine lavoro di tessitura di relazioni internazionali, rapporti interpersonali, scambi professionali costruiti negli anni.
Abbiamo perso il nostro treno, nel momento forse peggiore a livello globale da 70 anni a questa parte.
Niente altro da aggiungere sulla gravità del momento storico in cui ci troviamo: crisi energetica, guerra in Ucraina, riscaldamento globale, se non che, anche se sembrerà cosa di poco conto, a causa di questa crisi di Governo, vi sarà l’ennesima beffa per le comunità degli italiani all’estero.
Parlando da neo-eletta come rappresentante del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, le elezioni dei nuovi rappresentanti si sono svolte il 9 aprile scorso e, a oggi, a causa della mancata nomina dei 20 membri di nomina governativa, il nuovo CGIE non si è ancora potuto insediare.
Inutile sottolineare quale ulteriore ritardo comporterà la caduta del Governo Draghi.
A scanso di equivoci, ricordo che i rappresentanti del CGIE svolgono il loro mandato gratuitamente con spirito di totale abnegazione nella tutela degli interessi delle comunità italiane che risiedono oltre i confini nazionali, e dando un contributo importante in seno alla conferenza permanente Stato-Regioni, dove il nostro punto di vista può essere prezioso su temi di interesse nazionale.
Noi siamo l’ultimo baluardo di rappresentanza dei milioni d’Italiani residenti all’estero, a maggior ragione ora, quando, con la recente riforma costituzionale, il numero dei nostri parlamentari della circoscrizione estero si è ridotto da 18 a 12.
Usateci! Usate le nostre competenze!
Ritardare oltre la firma del decreto con le nomine è una mancanza di rispetto verso tutti gli italiani all’estero che sono una risorsa – non solo in tempi di elezioni – e non un peso.
L’auspicio finale di questa riflessione è che, nonostante l’incertezza politica che accompagnerà il prossimo futuro, vi sia il tempo e la volontà di completare il processo d’insediamento del CGIE, organo fondamentale per tutti i concittadini italiani all’estero.

Monica Spadafora, rappresentante CGIE per i Paesi Bassi.