Santo Domingo. Assemblea Comites, un incubo

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270881205 104079525487677 3009475717969933647 nDovevo scegliere: vedere la prima serata del Festival di Sanremo, manifestazione che, critiche a parte, gli italiani amano comunque seguire e commentare perché è nella tradizione del nostro Paese e del nostro popolo, oppure assistere, via Facebook Live, all’assemblea straordinaria del Comites di Santo Domingo, sciaguratamente programmata nello stesso giorno e nello stesso orario.

Ho preferito quest’ultima. E me ne sono pentito.

Per approvare anche solo il nome di una serie di commissioni e i relativi compiti sono state necessarie tre ore e mezza, molto più della serata del Festival, notoriamente lunga.

La mancanza di un corretto metodo di presentazione e di discussione ha fatto sì che l’assemblea si tramutasse in un logorroico dissertare sulla fattibilità di ogni commissione e sulle sue tematiche, quando già i consiglieri le conoscevano, perché il documento che le presentava era stato inviato loro via mail alcuni giorni prima con i dettagli di ciascuna.

Sarebbe stato meglio chiedere se i consiglieri fossero o meno d’accordo su tutte le commissioni, in blocco, verificare se c’erano dissensi su qualcuna di esse, ascoltare gli apporti e probabilmente tutto si sarebbe risolto in una mezz’oretta o poco più, con buona pace degli appena 11 ascoltatori che mi apparivano collegati in streaming che, dopo un po’, si sono ridotti a meno del numero delle dita di una mano, compreso chi scrive, ubriaco di tante parole e con il sedere che gridava pietà.

Una mancanza di una giusta metodologia, dicevamo, non ultimo un moderatore che non moderava, che siamo sicuri indurranno il direttivo ad adottare i giusti correttivi per evitare che il tedio si ripeta in futuro (e le dita di una mano siano ancora più che sufficienti per quantificare il pubblico collegato in diretta).

Una menzione particolare per i sottotitoli: ogni volta che chi stava intervenendo proferiva la parola “Comites”, al posto di questa appariva scritto “Covid”. Perlomeno un momento d’ilarità in tanta noia e grigiore.




Mattarella no-bis

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Mattarella a conferma dell’ inaffidabilità di una classe politica incapace di svolgere e di meritare il ruolo a cui e‘ preposta. Mattarella „sputtana“ la sua credibilità e si rende involontariamente complice e responsabile di tutta questa manfrina a cui,  per la sua riscontrata incoerenza, si e’ dato luogo.  Avrei sperato in un suo netto rifiuto a rigetto di questa logica perversa d’intendere e praticare la politica.

Assistiamo alla pratica di  una pseudo forma di democrazia esercitata per  concessione di sovranità’  da parte del popolo   al Parlamento, che la  demanda al sovrano.

L’Italia conferma di essere affetta da uno strano narcisismo.Si guarda troppo allo specchio, illudendosi di guardare oltre.

Visto l’epilogo di queste elezioni, si e’ avuta la sensazione di avere assistito a una sorta di farsa dall’esito scontato, che e‘ passata anche attraverso l’umiliazione della funzione di garante del ruolo di presidente del Consiglio riconosciuto a Draghi,  a seconda della convenienza di parte.

Quest’ultimo avrebbe o dovrebbe, per non subire gli umori e i ricatti di questa classe politica,  dimettersi cosi’ come il presidente in carica non avrebbe dovuto accettare il nuovo incarico.

Ma il potere ha il suo fascino e ogni pretesto può sempre giustificarne la sua forza attrattiva da cui il genere umano  resta servile, forse senza eccezioni.

Caro Presidente, il senso di rispetto, di responsabilità, del dovere  da lei invocato può essere preteso  anche nei confronti di chi lo esige. Lo Stato infatti lo impone ai suoi  cittadini, senza sostituirsi  a essi.

La sua rielezione non e’ altro che il solito coperchio atto a  soffocare i nauseanti odori che emergono da una pentola all’interno della quale bollono frementi interessi di ogni specie.

Avrei preferito, caro Presidente, che dall’alto della sua esperienza,  avesse detto basta a questo modo di fare, denunciandone tutte le contraddizioni. Avrebbe  contribuito alla necessaria  crescita effettiva di tipo culturale del Paese che,  in nome  di  una ennesima emergenza, presunta o effettiva che sia,  ne subisce  scelte  che  contribuiscono a creare  ulteriori elementi di destabilizzazione.

Avrei preferito che Lei, anziché accettare, esprimendo la sua autorevolezza, che gli deriva dai riconosciuti meriti  per il suo buon operato, si fosse limitato a indicare quel candidato o quei candidati degni di nomina nei quali  avrà  sicuramente avuto modo d’imbattersi nel corso della sua lunga esperienza da politico e da presidente, anche per dare una svolta di carattere generazionale e di genere,  che avrebbero potuto garantire al Paese lo stesso apporto che Lei ritiene di assicurare  confermando la sua disponibilità.

La sua mancata rinuncia, non sottraendosi, non costituisce, a mio modestissimo avviso,  un comportamento da   prendere ad esempio.

Buon lavoro, Presidente Mattarella!

 

Nello Passaro




Corsi di italiano all’estero. Chi ne controlla la gestione dei fondi?

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Se gia’ in tempi normali quasi nessuno si e’ mai  posto di fronte alla necessita’    di conoscere e di vigilare sul  loro reale funzionamento, se non altro per salvaguardare il buon fine per cui i   fondi vengono destinati,    a maggiore ragione non ci si dovrebbe stupire oggi , durante questa fottuta pandemia,  dell’imbarazzante  riscontro di un   disinteresse quasi   generale   nei confronti dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero finanziati con fondi ministeriali.

Tuttavia essi, come ormai da prassi,  vengono   presi   a pretesto  per farne oggetto di rivendicazione nei confronti del governo  che, puntualmente , in ogni occasione dell’approvazione della legge di bilancio annuale , viene sottoposto a critiche  o perche’  i fondi sono stati decurtati o perche’  le  richieste di potenziamento da parte di alcuni rappresentanti eletti all’estero non sono state accolte.

Gli  Enti gestori ovviamente  , tacitamente,  si uniscono al coro , ma indisturbati continuano a gestire fondi importanti senza che  vi sia un adeguato controllo  sul  reale funzionamento e rendimento dei corsi da loro gestiti.

In sostanza che funzionino bene o male non interessa quasi a nessuno . Ci si marcia sopra solo per tornaconto di vario interesse.    Molte ombre e forse poche luci ne caratterizzano l’ambito; esse, volendo,  potrebbero essere evidenziate e fatte oggetto di critiche proprio da una maggiore informazione al riguardo.

Che funzionino, che ci sia un’ effettiva regolarita’ nella presenza alle lezioni , della adeguatezza delle proposte didattiche , del grado effettivo di apprendimento, sulla necessita’ di aggiornamento da parte del personale, tutto questo esula dall’attenzione da parte di chi e’ preposto  a rappresentare gli interessi  della collettivita’ed a gestire al meglio i fondi a disposizione.

In questo particolare frangente nessuno sa effettivamente  se le attivita’ didattiche siano state sospese o  se le lezioni siano state tenute e se,  eventualmente come. Una cosa e’ certa, agli operatori scolastici sara’ stato corrisposto ovviamente ,come di diritto, il loro stipendio. Ma in caso di mancata prestazione, qualora  le lezioni non si siano tenute,  a quali obblighi essi  sono stati sottoposti  a compenso per lo stipendio ricevuto?

Nello Passaro




Comites di Zurigo: Alcune precisazioni

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Mi preme rispondere, a titolo personale, alle accuse che il Signor Gian Andrea Caratsch ha mosso al Comites di Zurigo sulla stampa dell’emigrazione,  affermando  di sentirsi ” offeso e oltraggiato” dalla decisione della autorità consolare di Zurigo, oltre che dell’Ambasciata a Berna, che hanno infatti  cancellato per invalidità 104   schede elettorali della lista ”Il Ponte”.

Anche se non posso condividerne il tono, obiettivamente fuori misura,  rispetto tuttavia il disappunto del lettore, pur osservando tuttavia che  il risultato della recente  elezione  del nuovo Comites  sembra confermare  in ogni caso la vittoria delle tre liste alleate, che oggi formano la maggioranza di questo Comitato, e ciò anche nel caso ipotetico di  successiva convalida  dei voti cancellati.

Nella mia impressione, la protesta del signor Caratsch, che è comune, a quanto ci sembra di capire, a molti elettori de ‘Il Ponte”,  sorvola tuttavia su un fatto, che a me sembra gravissimo e che costituisce  l’antecedente della presente vicenda. Come è infatti noto,  il corrispondente consolare Aurelio Chiapparini, avvalendosi della sua carica istituzionale, ha scritto  agli elettori invitandoli a votare per la lista ” Il Ponte”, nonostante la legge vieti ogni forma di pressione elettorale  da parte di chi ricopre cariche di rappresentanza dello Stato.

Al riguardo, constato con stupore che i rappresentanti e i fiancheggiatori della lista ”II Ponte”, invece di fare pubblica  ammenda per i guai che loro stessi si sono arrecati,  annunciano ricorsi e denunce alla autorità giudiziaria.

Nell’attendere con animo sereno gli eventuali sviluppi degli eventuali ricorsi, desidero  informare  che il nuovo Comites ha avviato in questi giorni la sua attività istituzionale, cui tutti i cittadini qui residenti sono cordialmente invitati a prendere parte con suggerimenti, proposte e con l’auspicabile  partecipazione personale ai lavori del Comitato, che verranno infatti irradiati, quanto prima,  in via telematica  per favorire la partecipazione di tutti i connazionali.

L’ambizione del nuovo Comitato è quella di  far uscire il Comites dalla condizione di semi-clandestinità in cui ha di fatto operato negli anni passati.

 

Il presidente del Comites di Zurigo

Gerardo Petta

 

 

 

 




Parlamento: rischio Covid e… mancata rielezione

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Nei palazzi romani della politica, oltre al COVID, gira nell’aria anche un morbo altrettanto contagioso ed è quello del rischio dì non rielezione, di buona parte degli attuali parlamentari. Ai quattrocento, tra senatori e deputati, cancellati dalla riforma costituzionale, si aggiungerà infatti il rimescolamento delle rappresentanze politiche, con il crollo, previsto da tutti i sondaggi, del movimento cinque stelle, l’avanzamento della Lega e di Fratelli d’Italia e il ridimensionamento di Forza Italia.
La priorità centrale delle prossime elezioni presidenziali, per i parlamentari votanti, sarà pertanto la sopravvivenza della attuale legislatura, minacciata da possibili elezioni anticipate, fino alla sua scadenza naturale nel 2023.  Ciò permetterà a un gruppo di disperati, soprattutto grillini, a suo tempo a reddito zero, eletti fortunosamente nel 2018, di continuare a guadagnare per un anno, 15.000 euro netti al mese e soprattutto di ottenere la corposa pensione, che scatterà, a partire dal settembre 2022. Questa sarà pertanto la principale garanzia che il candidato alla Presidenza della Repubblica, dovrà preventivamente fornire ai suoi potenziali elettori, provenienti soprattutto da quel magmatico mondo del movimento cinque stelle, senza ideologie e senza arte né parte, che si è ormai frazionato in mille rivoli e in cui ognuno pensa soltanto a se stesso e ai propri interessi personali. Berlusconi potrà certo garantire questa loro basilare esigenza, perché la sua elezione garantirebbe la prosecuzione del Governo dì Mario Draghi e quindi, con la stabilità, la conclusione naturale della legislatura. La stessa garanzia non potrebbe essere data dall’attuale Premier, unico vero antagonista del Cavaliere che, dovendo lasciare la Presidenza del Consiglio, aprirebbe giochi dai risultati assolutamente imprevedibili.

C’è un altro elemento, non secondario, che può favorire l’elezione dì Berlusconi ed è l’età avanzata. Il Leader avrebbe fatto capire ai suoi interlocutori, che il suo principale obbiettivo non è quello di trasferirsi nelle inospitali stanze del Quirinale o di passare le giornate a tagliare nastri. Per lui, l’elezione a Presidente della Repubblica, coronerebbe venticinque anni dì determinante attività politica e industriale nel nostro paese, con un finale trionfale che farebbe dimenticare a se stesso e al mondo, anni di battaglie politiche condotte in solitaria, avendo contro i media, i poteri forti, una magistratura politicizzata di sinistra, schierata come un plotone di esecuzione e spesso la stessa potente gerarchia ecclesiastica e avendo dalla sua soltanto milioni di elettori, che pare siano, in Italia, l’unica variabile irrilevante. Sarebbe per lui un modo per rivalutare venticinque anni dì battaglie liberali e di una politica internazionale, che ha cementato i rapporti fra l’Italia e gli Stati Uniti, contro tante pericolose sbandate effettuate dai governi di centro sinistra e soprattutto recentemente dai grillini, misteriosamente e visceralmente legati alla Cina. Basti pensare alla concessione ai cinesi del fondamentale porto di Trieste e all’adesione dell’Italia, unico fra i paesi europei, alla cosiddetta Via della Seta, fortemente voluta da Pechino, deliberate entrambe dal Governo Conte. Berlusconi potrebbe pertanto restare alla Presidenza due o tre anni, garantire, con Draghi Premier, il completamento della legislatura e il proseguimento della sua Premiership fino al raggiungimento di tutti gli impegni contratti, per ottenere i sostanziosi finanziamenti europei, qualsiasi siano i risultati delle elezioni politiche del 2023. Completato tale lavoro, Berlusconi, ottantottenne, potrebbe dimettersi e favorire una Presidenza della Repubblica Draghi, che continuerebbe a garantire, con il suo prestigio e la sua autorevolezza, la tenuta dell’Italia nel contesto internazionale politico e finanziario.
Ma c’è un ultimo elemento che gioca a favore dì Berlusconi ed è quella che potrebbe essere la posizione di Matteo Renzi, unico Leader di razza rimasto sulla piazza della politica italiana, insieme al Cavaliere.
Renzi, che ha bloccato giustamente le velleità paranoiche di pieni poteri dì Matteo Salvini e ha cacciato poi il rovinoso Governo PD/Cinquestelle, per sostituirlo con il Governo Draghi, non si lascerà certo sfuggire un’occasione tanto ghiotta come questa, per ottenere risultati politici importanti, per lui e per il paese. Quali sono gli obbiettivi più urgenti che interessano oggi il Leader fiorentino e l’Italia? Il primo è certamente la riforma radicale della giustizia, dopo le denunce dell’ex Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, dopo l’incriminazione dì Pubblici Ministeri, simboli della Magistratura militante, quali Camillo Davigo, Fabio De Pasquale, Francesco Greco, Antonio Ingroia e tanti altri e soprattutto dopo le persecuzioni subite dalla famiglia di Renzi e da lui stesso negli ultimi anni. Avere Silvio Berlusconi Presidente del CSM, sarebbe certamente per lui una garanzia che, anche dopo la trionfale votazione dei referendum popolari, tale riforma possa essere avviata.
Il secondo motivo è certamente più politico. L’abbandono del Cavaliere dello scettro di Forza Italia, aprirebbe un nuova vasta prateria elettorale liberale e di centro, cui Renzi guarda con sempre maggiore interesse. C’è infine una minoranza rimasta nel PD, ma composta da fedelissimi ex Renziani, che è stata estromessa da Enrico Letta da tutte le cariche di partito e che probabilmente non saranno ricandidati fra i democratici, alle prossime elezioni nazionali e che assapora quindi la rivincita. Quale migliore occasione, se non la vittoria dì Berlusconi, metterebbe l’attuale Segretario, calato dall’alto come una meteora, nelle condizioni dì andarsene?
Come si possono infine trasformare tutti questi discorsi in termini di numeri? Il Leader dì Forza Italia, che ha avuto tra l’altro in questi giorni un sostenuto endorsement dal PPE, il più votato partito d’Europa, se il centrodestra rimarrà compatto, potrà contare su 450 voti. Ne mancano 55, per arrivare alla meta. Con Renzi si aggiungerebbero 42 voti e pertanto lo scarto sarebbe di soli 13 voti, recuperabili, per le ragioni qui descritte, fra i grillini o gli ex grillini o fra i democratici filo Renzi. Non certo un’ipotesi impossibile! Chi vivrà vedrà. Forse il protagonista della storia italiana degli ultimi venticinque anni, continuerà ad esserlo anche in futuro, ricacciando in un silenzio tombale, le tante ingiustizie subite, fra le quali spicca la legge Severino, una legge contro persona, che gli ha inflitto il più umiliante dei provvedimenti, in modo anticostituzionalmente retroattivo, che possono colpire un politico ed un uomo: l’espulsione dal Senato della Repubblica.

Pierfranco Faletti




“Grazie onorevole Nissoli!”

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Gli italiani all’estero proprietari di una casa in Italia per loro uso abitativo possono ancora sperare  in una riduzione sia dell’IMU che della Tari.

Con la presentazione di un apposito ODG  l’on. Nissoli , deputata di Forza Italia eletta nel Nord e Centro America, ha inteso fare giustizia estendendo la riduzione dell’Imu a tutti gli italiani all’estero che posseggono  una prima casa in Italia  e non solo ai pensionati all’estero in convenzione internazionale.

Con questo provvedimento si intende contribuire non solo  al rilancio dell’economia incentivando il cosiddetto turismo delle radici, ma si potrebbe,  in prospettiva, anche favorire l’investimento per l’acquisto di una casa a uso proprio per quegli italiani che vorrebbero o potrebbero creare un rapporto stabile con i loro territori di provenienza o di residenza dei loro familiari.

L’ODG  proposto dalla On. Nissoli  impegna il Governo a valutare l’opportunita’ di provvedere mediante successivi provvedimenti, a cominciare dalla Delega al Governo per la riforma fiscale attualmente  all’esame dell’apposito ramo del Parlamento, modifiche alla normativa vigente volte a estendere le riduzioni di IMU e Tari per i pensionati all’estero, anche per gli immobili posseduti da cittadini italiani residenti nei Paesi extra UE, con riferimento a una sola unita’ immobiliare posseduta a uso abitativo, con relative pertinenze, a titolo di proprieta’ o di usufrutto, nel rispetto di determinate condizioni e specifici  criteri, tra cui rilevano gli accertati legami familiari e affettivi di tali soggetti con l’Italia e con il territorio nel quale e’ situato l’immobile oggetto di agevolazione.

C’e’ comunque  da chiedersi come mai non si sia  riscontrato un loro impegno effettivo  al riguardo da parte degli altri rappresentanti eletti  nonostante le loro reiterate promesse sventolate in precedenza. Come mai il Maie, che tanto sbraita nel dichiararsi paladino degli interessi degli italiani all’estero, anche in questa circostanza,  come in tutte le altre precedenti, confermatesi anche in occasione della carica ricoperta in qualita’ di sottosegretario da parte del sen. Merlo, non abbia mai mosso un dito  in tal senso.

Non resta che ringraziare l’on. Nissoli per il suo impegno e la sua tenacia a dimostrazione che la sorte degli italiani all’estero e’ purtroppo non solo legata alle decisioni ultime del nostro Parlamento ma passa anche e soprattutto attraverso l’ impegno  dei loro rappresentanti eletti all’estero,  restandone vittime sia nel caso di loro disimpegno che di lusinghe.

Nello Passaro




Diritto di voto italiani all’estero, scaduto o avariato?

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Del voto all’estero si parla spesso solo ed esclusivamente per denunciarne gli eventuali brogli riscontrati nel suo esercizio o per gli eventuali giochi di palazzo cui esso puo’ prestarsi. Manca invece la consapevolezza della sua importanza e della sua efficacia persino tra gli aventi diritto, anche alla luce dei risultati conseguiti. Forse e’ appena il caso di fare qualche ulteriore considerazione al riguardo senza l’intento di voler tuttavia provocare alcuna irritazione di sorte.

Tra l’altro, anche se legittimo ,stante la normativa vigente,  l’esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini italiani all’estero puo’ essere considerato sotto molti aspetti una vera e propria ingerenza nella vita della societa’ italiana soprattutto nel momento in cui ad esercitarlo sono coloro che da lunghi  decenni hanno perso qualsiasi legame con essa o abbiano acquisito la cittadinanza italiana sulla base di presupposti molto discutibili. Con il  voto essi vengono chiamati  a incidere o a decidere sulle sorti di chi vive  fuori da  un contesto in cui  non sono e non saranno   mai direttamente coinvolti,   sia nel presente che nel futuro. Una sana condotta civica o morale che si voglia,  che tenga conto di cio’,  imporrebbe coerentemente  di non esercitarlo.

Si tratta quindi, volendo, per molti di loro di un diritto scaduto e/o avariato  gia’ da lungo tempo ed in  scadenza per chi progressivamente ha posto e pone al centro della sua esistenza la residenza al di fuori dall’Italia.

Ancora piu’ anacronistico e anch’esso non credibile l’esercizio del voto da parte di chi non ha mai messo piede in Italia, non conosce la cultura e neanche  parla la lingua. Tra questi si annovera anche chi, senza pudore, si propone come rappresentante degli italiani all’estero.

Stranamente, la questione al riguardo pare che non si ponga. Gli interessi a mantenere questo stato di fatto soprattutto a livello politico, visto il persistere dell’ interesse di qualche partito nazionale ,  che tuttora si appresta ad aprire qualche  sezione  all’estero, e’ molto forte .

Ai cittadini italiani all’estero il voto puo’  sostanzialmente importare  molto poco, piu’ concretamente  interessati ad essere coinvolti diversamente e vedere rispettati eventuali  altri loro diritti.

A prescindere dall’espressione di voto, evitando di mettere in atto una macchina cosi’ pomposa e dispendiosa, che oltre a presentare delle incognite vede tuttavia una modesta adesione, si potrebbe diversamente raggiungere gli stessi risultati o forse addirittura migliori.

Sta di fatto che l’emigrazione italiana, forse anche  per incapacita’ della sua rappresentanza,  e’ tuttora   soggetta  agli umori del Parlamento italiano che non ha ancora dato dimostrazione effettiva   di volerne  valorizzare le  sue potenzialita’ limitandosi per  lo piu’ solo alla loro evidenziazione.

Se con questo diritto di voto l’emigrazione italiana abbia effettivamente conseguito dei  miglioramenti  o semplicemente modificato il suo rapporto con  l’Italia, e’ cosa questa tutta da dimostrare.

Sta di fatto che qualcosa si e’ fatto e tanto rimane da fare, ma tutto questo non dipende e non  dipendera’ da questo fattore visto anche  il rapporto di forza in Parlamento a livello di rappresentanza.

Gli italiani all’estero hanno bisogno di una rappresentanza , non mediata dai partiti politici nazionali,   effettiva,   qualificata e autentica, che possa    interloquire direttamente con il Parlamento italiano mediante   forme e  modalita’ istituzionalizzate che potrebbero o dovrebbero  non  necessariamente  passare  attraverso il voto.

Nello Passaro  

 

 




Parliamo italiano, per favore!

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downloadTempo fa sono stato all’Ambasciata italiana di Santo Domingo. Mi è sembrato, per un momento, di tornare a casa. Avevo lasciato fuori il mondo di lingua spagnola e, finalmente, mi trovavo in una isola felice dove tutti parlavano la lingua più bella del mondo, la mia, la nostra.

E confesso che tutte le volte che vedo, in internet, comunicati della nostra rappresentanza consolare diretti alla nostra comunità, o della Casa d’Italia (mi ostino a chiamarla così, in italiano, e non con quel Casa de Italia che proprio non mi piace) redatti in spagnolo mi arrabbio e non poco.

Peggio quando sono le associazioni italiane a farlo.

Non è la prima volta che scrivo sul tema. Ricordo che, in passato, mi era stato risposto “perché ci sono dominicani, sposati/e con italiani, con cittadinanza italiana, che non parlano italiano”.

E io sempre rispondo: “Il minimo che dovrebbero fare, per meritarsi quel riconoscimento, è conoscere la lingua del Paese di cui sono cittadini”.




IMU: eletti all’estero assenti e dimentichi

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downloadRiceviamo e pubblichiamo:

Da una parte la volontà politica, almeno  quella  di facciata, mediata da quegli esponenti politici che a vario titolo si affacciano sul panorama emigratorio, indurrebbe  a credere che l’Italia intenda  effettivamente  rafforzare il legame tra gli italiani all’estero e la madrepatria, riconoscendo loro il ruolo di ambasciatori nel mondo attraverso i quali puntare sul turismo delle radici,  per favorire la ripresa, per valorizzare l’Italia. Tutti questi buoni propositi imporrebbero anche  un’attenta e doverosa riflessione sul modo come stimolare e promuovere un maggiore coinvolgimento  delle generazioni attraverso le quali questo processo e’ avvenuto e potrebbe avvenire. E’ indubbio che la salvaguardia dei loro beni patrimoniali acquisiti  o da acquisire in Italia costituisce la base sulla quale fare leva.  Il  mantenimento dello stato patrimoniale attuale e l’eventuale interesse a un  suo potenziamento in divenire costituirebbe un aspetto determinante.  In questo senso una politica fiscale appropriata d’incoraggiamento che non sia penalizzante e non induca alla defezione potrebbe essere utile e lungimirante.

Per iniziare si potrebbe nell’immediato promuovere, finalmente, l’eliminazione dell’Imu sulla loro unica unita’ immobiliare  in Italia su cui  si e’ inteso  senza alcuno scrupolo far finora solo ed esclusivamente cassa.

Ecco , questo sarebbe una buona risposta e un buon riscontro  ai tanti buoni propositi in atto e costituirebbe un segnale di riconoscimento nei confronti di chi ha gia’ dato tanto e su cui si intende contare anche in prospettiva.  I nostri rappresentanti all’estero, ammesso che essi si sentano ancora in dovere di difendere e di portare avanti le rivendicazioni  dei loro elettori al riguardo, potrebbero adoperarsi in tal senso dando dimostrazione di poter contare sul loro contributo e sul loro impegno, che allo stato attuale non trovano alcun riscontro.

Nello Passaro




A Zurigo grave irregolarità alle elezionidel Comites

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downloadRiceviamo e pubblichiamo.

Incredibile, ma vero, ciò che sta succedendo alle elezioni del Comites di Zurigo.Alcuni candidati della Lista  “Il Ponte” che ha riunito tutta la sinistra (PD, Italia Viva, Articolo 1) si sono   avvalsi, illecitamente dell’aiuto di un corrispondente consolare, nella persona di Aurelio Chiapparini, il quale ha  inviato un enorme pacchetto  di  lettere di propaganda elettorale a favore di tre candidati della suddetta lista, firmandosi  in calce  e specificando la sua funzione di corrispondente consolare.

È noto che ai corrispondenti consolari,in base alla carica istituzionale che ricoprono  nell’interesse della comunità italiana, come previsto, tra l’altro,  dalla normativa vigente,  non è consentito  utilizzare la loro posizione per attività di propaganda a qualsiasi titolo (lucro, proselitismo politico o altro) a beneficio  proprio o di terzi.

Nella lettera, invece,  si consigliano proprio  i candidati della lista “Il Ponte”. Infatti, il sopra citato corrispondente consolare caldeggia i nomi di Leonardo Canonico, Rosanna Chirichella e Vincenzo Mauriello. E aggiunge che si possono esprimere fino a un massimo di sei preferenze.

Quindi non solo discrimina con la sua funzione istituzionale  le altre  liste,  ma anche tutti gli altri candidati.

Tutto ciò è inaccettabile, intollerabile e inammissibile  verso chi, onestamente,  sta facendosi pubblicità con propri mezzi per un impegno volontario a favore della collettività, senza cercarsi vantaggi illegali, bensì adoperandosi solo con senso civico, sperando di apportare dei miglioramenti a beneficio dei connazionali che non hanno colore politico.

Prontamente, abbiamo informato  le autorità consolari del nostro dissenso sull’accaduto, in particolar modo per l’utilizzo disonesto e illecito  di una carica consolare,  che anziché assumere, in questa tornata elettorale, un ruolo “super partes” di onorabilità  nei confronti degli elettori, si è macchiata addirittura di un gravissimo reato, cioè quello di aver, con la sua azione, creato vantaggi a favore della lista”Il Ponte” che dovrebbe essere, di conseguenza,  esclusa dalle suddette elezioni o  almeno d’invalidare tutte le schede, in cui sia riportata la preferenza dei tre candidati sopra indicati.

In attesa dei provvedimenti che le autorità preposte prenderanno su questa triste vicenda, continueremo a vigilare sul regolare svolgimento delle operazioni di voto.

Lista n. 4 “Per la creazione di un Comites migliore”