Comites: copione senza spettatori

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downloadRiceviamo e pubblichiamo.

 

Il 3 dicembre p.v., data “storica” per le sorti dei Comites,  l’emigrazione italiana, tra  trepidazione e meraviglia,  resta in attesa di conoscere la nuova  compagine di questa “variante“  della nuova edizione dei Comites che le elezioni indette vorrà sancire.

Tra le ambiguità interpretative del ruolo al quale questi organismi, ammantati di una pseudo  veste democratica, sono preposti  e l’arroganza o l’illusione  di chi si è proposto o  si propone a essere il rappresentante di una istituzione  che non è stata mai  capace né di svolgerne il ruolo  né di coinvolgere la base in nome della quale  essi  si sono e continueranno ad arrogarsi, con esigui e insignificanti  suffragi, il diritto di rappresentanza, il 3 dicembre non sortirà certamente la risurrezione di questi organismi  nati già morti,  per i quali  il tempo è servito  solo ad allungare  la loro fase di  putrefazione.

Il 3 dicembre sancirà e fornirà ancora una volta, o per la prima volta, a coloro che vogliono profilarsi la possibilità di sfruttare questa possibilità: il diritto di rappresentanza non in nome dei loro pochi loro elettori ma di tutti gli italiani all’estero.

Si può già prevedere che  il  loro rinnovo costituirà, tra lusinghe e aspettative che mai saranno evase, l’ennesimo sperpero d’investimenti inutili e dannosi, non essendo né produttivi né costruttivi, ai danni dell’emigrazione italiana mentre i loro nuovi attori si impossesseranno della scena e reciteranno il loro copione in assenza di spettatori.

Nello Passaro




Crisi dei Consolati e misure per frenarne il tracollo

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downloadCaro Direttore,

Sulla stampa dell’emigrazione è in corso in queste settimane un vivace dibattito sulla crisi dei consolati italiani e sulle misure di carattere economico e normativo atte a frenarne il definitivo tracollo.

Tra gli altri, è possibile leggere gli interventi di parlamentari, esponenti del CGIE,  membri dei Comites, ex Sottosegretari di Stato, i quali tutti  sollecitano urgenti interventi a sostegno dell’attività consolare. In un contesto così lodevolmente attivo, non è dato conoscere tuttavia la posizione della Farnesina, che appare stranamente silenziosa.

Nella mia impressione, le invocate misure finanziarie, pur necessarie, e, forse, ormai indifferibili, difficilmente riusciranno a risolvere il problema di fondo del servizio consolare che, in larga misura,  è  problema  di natura squisitamente organizzativa. Per venire incontro alle esigenze dei cittadini, non occorre  emanare nuove circolari, e non occorrono  neppure  massicci investimenti finanziari, occorre bensì cambiare l’organizzazione del lavoro, calibrando i moduli lavorativi sulle esigenze  degli utenti. Se non si coglie questo punto, tutto il discorso sul riscatto dei consolati  rischia, secondo me, di girare a vuoto. Perciò, è da auspicare la digitalizzazione  di tutte le  postazioni lavorative, a cominciare dagli sportelli di ricevimento del pubblico, che vanno aperti al pubblico cinque giorni su sette, mattina e pomeriggio. In questo ambito, urge poi annullare l’infausto obbligo delle  prenotazioni on- line, un obbligo che ha generato finora soltanto liste di attesa. Spetta perciò ai diplomatici un compito strategico: quello di  diventare gli attori del cambiamento.

È triste dover osservare quanto sia grande in questi mesi lo spazio dedicato al tema dello  ”smart working” e al correlato benessere dei lavoratori e delle lavoratrici, mentre quasi non si parla dei gravi  disagi arrecati ai cittadini.

Che il tema organizzativo sia, del resto, di centrale importanza, lo si può dedurre, sia pure indirettamente, dai moduli lavorativi  adottati con indiscusso successo da Poste Italiane, un modello di organizzazione del lavoro, quello delle Poste, che si presenta come rispettoso delle esigenze e delle aspettative di cittadini e utenti e a cui gli uffici consolari potrebbero utilmente ispirarsi.

Non diversamente dalle Poste, anche il Consolato generale di Zurigo, dal 2015 al marzo del 2020,  aveva introdotto moduli lavorativi centrati sui bisogni dell’utenza, un esperimento di successo, che il Covid ha poi dissipato.

Gerardo Petta




Comites: la nostra rappresentanza ad un bivio, anzi due…

comites elezioni

comites elezioniROMA\ aise\ – Sono iniziate in tutto il mondo le procedure relative alle prossime elezioni dei Comites, la rappresentanza di base degli italiani all’estero. Nonostante la contrarietà di importanti forze politiche e del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero anche questa volta per votare sarà necessario registrarsi presso i consolati, con un sistema non semplicissimo che non favorisce certo il massimo della partecipazione.
La cosiddetta “inversione dell’opzione”, infatti, nata per dare maggiore serietà e trasparenza al voto per corrispondenza alleggerendolo degli alti costi per la sua implementazione, alla prova dei fatti e senza una capillare e adeguata campagna di informazione è divenuto un meccanismo che ha finito per favorire la manipolazione del voto da parte di gruppi in grado di veicolare le iscrizioni al registro degli elettori.
Per evitare questo rischio, e per provare a ridare dignità e legittimità a questo importante esercizio democratico, è allora necessario operare tutti gli sforzi possibili e immaginabili per consentire al massimo numero di elettori di votare per le prossime elezioni dei Comites. Si tratta della base del sistema di rappresentanza ed è evidente che una scarsa partecipazione rischierebbe di scuotere gravemente le sue fondamenta.
Da tempo è in atto un attacco ai tre livelli della nostra rappresentanza democratica (Comitati degli Italiani all’Estero, Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, parlamentari eletti all’estero) e la recente riduzione del numero degli eletti in Parlamento ne è stato il segnale più evidente. Dobbiamo anche ammettere che la qualità e il comportamento degli eletti all’estero non sempre è stata all’altezza della grande responsabilità a loro affidata e che tale immagine forse ha finito per indebolire, non solo agli occhi delle istituzioni italiane ma anche tra i loro stessi elettori, la compagine dei parlamentari che dovrebbero rappresentare i quasi sei milioni di cittadini italiani nel mondo.
I gravissimi brogli elettorali del 2008 e del 2018 avvenuti in Sudamerica (ai quali si riferisce l’articolo dei giornalisti Bagnoli e Anesi pubblicato in questa newsletter) hanno intaccato gravemente la fiducia degli elettori italiani all’estero sul sistema di voto e sulla stessa rappresentanza parlamentare ed è per questo semplice motivo che la prossima decisione della Giunta per le elezioni del Senato segnerà un importantissimo spartiacque tra la restituzione della credibilità a questo sistema e la resa incondizionata all’impunità e al ripetersi di tali reati. Le prossime settimane, quindi, saranno decisive per il futuro del diritto-dovere degli italiani nel mondo di essere parte integrante della democrazia italiana.
Una partecipazione massiccia e consapevole alle elezioni dei Comites sarà il primo passaggio di questa sfida decisiva e delicata, ed è per questo che rivolgo un appello convinto tramite questa newsletter a iscriversi al voto attraverso il portale FAST IT del vostro consolato di residenza (https://serviziconsolari.esteri.it/ScoFE/index.sco) o inviando, sempre al Consolato, l’apposito modulo (Consolato_SanPaolo/resource/doc/2021/06/sp_domanda_iscrizione_elenco_elettori_comites_2021.pdf) con il documento di identità valido e corredato dalla firma dell’interessato. Entro e non oltre il prossimo 3 di novembre! Per l’esito dell’inchiesta della magistratura sui brogli e la decisione del Parlamento italiano sulla contestazione dei seggi oggetto dei ricorsi è più difficile determinare o ipotizzare i tempi e i modi della loro conclusione.
Di una cosa però siamo certi: l’unica vera riforma del voto all’estero passerà dalla sanzione esemplare di coloro che si sono resi complici e hanno beneficiato della manomissione dell’espressione di voto di migliaia di persone oneste. In caso contrario, lo ripeto con grande amarezza, ci troveremmo di fronte all’ammissione di impotenza delle nostre autorità competenti di fronte a tali episodi con la conseguenza inevitabile dello screditamento di quel sistema che porterebbe all’eliminazione inevitabile e definitiva di tale importante conquista democratica, almeno così come l’abbiamo esercitato a partire dal 2006.
Prendiamo in mano il nostro futuro, quindi, partecipando attivamente alle prossime elezioni dei Comites ed esigendo una rapida conclusione delle indagini sui brogli: sono le uniche strade che porteranno ad un consolidamento della democrazia partecipativa tra gli italiani all’estero, nell’interesse di noi elettori e per il futuro dell’Italia nel mondo. Buona lettura. (fabio porta*\aise)
* coordinatore del Pd per il Sud America




Il Com.It. Es. questo (semi) sconosciuto

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downloadOgni tanto il tema delle elezioni dei nostri rappresentanti al Com.It.Es, organismo che dovrebbe fare da connessione tra la comunità e l’ambasciata, torna alla ribalta. Accade quando si è in vista delle sue elezioni. Come adesso, che voteremo il prossimo 3 dicembre.

Nel caso di noi residenti nella Repubblica Dominicana in questa occasione ci svincoleremo dal Comites (fatemelo scrivere così, senza puntini di divisione, che faccio prima) Panama – Santo Domingo e torneremo ad averne uno solo per noi.

Confesso che non so se mi iscriverò per il voto. In quasi 25 anni che vivo in questo Paese di Comites ne ho visti tanti, inversamente proporzionali ai risultati raggiunti.

Sto leggendo i primi programmi e vedendo i nuovi candidati. Aria fritta: fotocopie d’iniziative già messe in atto da altri, tanti sconosciuti, per lo più della capitale, scarsissima rappresentanza dei centri minori dove pure i nostri connazionali risiedono e si sono fattivamente integrati, tanto bla bla bla.

Mancano tre mesi alle elezioni, sicuramente saranno presentate altre liste, altri programmi che, mi auguro siano più contundenti, e molto più accattivanti. Perché non basta dare loro una bella presenza scenica con mirabolanti pagine facebook e siti internet. Fatti e non parole, insomma (e niente effetti speciali)!




Nello Passaro: Comites in stato comatoso. Si specula per prolungarne la sopravvivenza

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downloadIl CGIE si è recentemente rivolto al Presidente della Repubblica Mattarella per chiedere, nell’interesse degli italiani all’estero,  il rinvio delle elezioni per il rinnovo dei Comites.

La motivazione addotta è la seguente:“ Le condizioni sanitarie nel mondo non permettono ovunque la partecipazione dei nostri connazionali per la scelta dei propri rappresentanti e, quindi, senza il rinvio delle elezioni, si rischia una Caporetto per la credibilità e l’immagine di questa istituzione basilare.“

Nell’interesse di tutti gli  italiani all’estero sarebbe stato invece il caso, ma già da lungo tempo,   di rivolgersi, se proprio necessario,  al Presidente della Repubblica  adducendo    tutte le altre ragioni che in assenza di pandemia hanno invece determinato il superamento di tante altre Caporetto che questi organismi hanno, in modo quasi incredulo, vissuto in modo indenne  finora,  seppur   determinando la poca credibilità  e scalfendo l’immagine di questa istituzione tra gli italiani all’estero.

Fa specie, tuttavia,  constatare che il  Consiglio degli italiani all’estero, pur consapevole della necessita‘ di una  loro riforma, si prodighi, ora,  scomodando il Presidente della Repubblica, per chiedere il dilazionamento dei tempi  per tenere in vita un organismo agonizzante mentre  ci si dovrebbe coerentemente prodigare per accelerarne i tempi per un loro  scioglimento.

La stessa cosa andrebbe fatta anche da parte di chi sostiene invece, con  argomentazioni varie, la conferma della data prevista per le elezioni.

Si assiste invece al prodigarsi degli uni e degli altri per garantirne unicamente lo stato comatoso e,  prendendo a pretesto di farlo nell’interesse di tutti gli italiani  all’estero, si specula per prolungare la sopravvivenza.

Nello Passaro




“Chiedere di votare il 3 Dicembre 2021 è un lecito diritto e sacrosanto dovere!”

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downloadRiceviamo e pubblichiamo.

Caro Direttore.

Leggendo articolo (vedi fondo pagina) verrebbe da pensare che qualche rappresentare degli italiani all’estero del CGIE abbia a cuore le problematiche e le esigenze della vasta comunità d’Italiani residenti all’estero. Al tempo stesso questo articolo può anche far scaturire qualche legittimo interrogativo.

Le elezioni per i nuovi Comites si dovevano tenere ad aprile del 2020, ma a causa della pandemia sono state rinviate al prossimo 3 dicembre 2021. Come tutti sappiamo a seguito delle elezioni dei vari Comites, sono i componenti dei Comites stessi, a eleggere i rappresentati del CGIE insieme ai rappresentanti di associazioni italiane all’estero, ma di questo non si dà rilievo nell’articolo in questione facendo scaturire il dubbio che la richiesta di rinviare le elezioni consenta all’attuale CGIE di restare in carica oltre il suo naturale mandato.  Proporre il rinvio delle elezioni dei Comites e quindi anche del CGIE fa pensare che non si voglia avere quella rotazione che è prevista per legge di queste importanti rappresentanze.

Il lavoro di chi ha servito va valutato, apprezzato e o giudicato ma andrebbe fatto presente che la legge dei Comites prevede un limite di due mandati in modo che nuove figure possano capitalizzare sul lavoro pregresso e con rinnovato slancio possano proporre agende più attuali, realmente vicine a una realtà sempre più globale che oggi ci vede troppo spesso segregati ad agende di secondo se non di terzo livello.

La pandemia non è una valida ragione per rimandare le elezioni dei Comites e del CGIE, fosse un rinvio anche solo di qualche mese come chiede il CGIE. Cosa cambierebbe tra qualche mese? La pandemia sarebbe sicuramente ancora in corso. In una fase ben peggiore della pandemia Paesi come la Francia e gli Stati Uniti hanno tenuto le elezioni, davvero non comprendo perché non possiamo votare anche noi. Chiedere di votare il 3 Dicembre 2021 è un lecito diritto e sacrosanto dovere che desideriamo poter esercitare senza ulteriori ritardi per eleggere i nuovi rappresentati dei Comites e del CGIE.

Cordiali saluti 

Stefano Deleidi

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Troppo comodo dare tutta la responsabilità soltanto a Draghi

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draghiGli italiani all’estero sono stati completamente dimenticati  dall’attuale presidente dell’esecutivo in carica, Mario Draghi. Lo sostiene  il Segretario  del  CGIE, Schiavone. Dello stesso avviso pare che lo sia anche il MAIE, questo movimento degli italiani all’estero d’indole  irrequieta e in perenne e affannosa  ricerca di una sua  Identità e di uno strategico posizionamento.  A loro dire  sembra che Draghi sia l’unico responsabile di tale situazione di stallo.

Sfugge tuttavia alla  loro attenzione e pertanto alla loro critica, o per certi versi meglio autocritica –  non certo inconsapevolmente  l’operato dei deputati e dei senatori eletti all’estero nonché dei loro partiti di riferimento come se essi fossero avulsi dal contesto e non avessero alcuna responsabilità ma eletti solo per  conquistare posizioni di prestigio e di comodo. E‘ troppo facile se non proprio fazioso additare in una sola persona il responsabile unico onde evitare di colpire e responsabilizzare gli altri, che in modo o in un altro  ne condividono, avallandone l’operato, le stesse responsabilità.

Manca da parte del MAIE  quindi un senso di autocritica e si strumentalizza il tutto per interesse di parte inscenando, fuori dai luoghi deputati,  una critica di parvenza a difesa di presunti  interessi generali. Lo si fa fuori dalle aule del Parlamento, sui giornali  amici, in modo opportunistico  pavoneggiandosi  in modo egocentrico  per presunti risultati conseguiti senza considerare quello che si poteva e doveva ottenere.

Che i nostri rappresentanti all’estero non avessero, tanto meno i loro partiti di riferimento,  la tempra e l’interesse effettivo per riproporre i temi di nostro interesse, lo si era bene capito  anche al momento stesso dell’insediamento del nuovo esecutivo,  all’atto della  discussione plenaria in cui fecero registrare un vergognoso e inqualificabile silenzio sottraendo all’emigrazione la dovuta visibilità e al dovuto rispetto.

In quella occasione anche il sottosegretario all’emigrazione Merlo nonché i rappresentanti del suo movimento non ebbero a proferire parola.

Adesso il Maie e l’ex sottosegretario Merlo, di cui si intuisce la sua plausibile e comprensibile celata delusione per non essere stato riconfermato nella carica,  farebbe bene a interrogarsi se l’attuale situazione non possa anche essere dipesa  dall’atteggiamento ambiguo  e forse per alcuni provocatorio e irritante assunto  dal suo movimento in occasione degli eventi che hanno preceduto l’insediamento del nuovo esecutivo  a guida Draghi.

Sta di fatto che anche con l’esecutivo a guida Draghi, per responsabilità di tutti gli attori  che calcano il palcoscenico parlamentare, gli italiani all’estero non trovano la giusta attenzione  e il dovuto rispetto  indipendentemente che la  loro consistenza numerica venga presa a pretesto solo per giochi di potere.

La dignità di ogni singolo emigrato italiano è pari a quella di ogni  comune individuo  e non conta se si è uno o sei milioni.

Nello Passaro




Dal Brasile: “Gli iscritti all’AIRE non possono ancora tornare in Italia. Vergognatevi!”

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downloadUn connazionale ci scrive dal Brasile a commento dell’articolo, del luglio dell’anno scorso, con cui il Presidente del M.I.R.E., Enzo Odoguardi, chiedeva al Presidente Mattarella d’intercedere per la rimozione del veto di rientro in patria degli italiani residenti all’estero.

A oggi, 06/08/2021 ancora nulla è cambiato! Sono italiano di nascita, abito in Brasile da 9 anni e non posso tornare in Italia per via di un decreto ancora valido che impedisce a un cittadino italiano di far rientro nel proprio Paese. Totalmente inaccettabile, come inaccettabile è stata la assoluta mancanza di collaborazione da parte del Ministero della Salute nonostante i miei ripetuti appelli per includere i membri AIRE tra gli autorizzati al rientro. La cosa ancora più assurda è che i membri AIRE residenti in India possono fare rientro, dal Brasile e altre zone, no.

Ho genitori anziani, mia madre in particolare sta rapidamente andando verso la fine della sua vita con il cuore spezzato dalla paura di non rivedere più suo figlio prima di morire. Questo decreto assurdo sta impedendo a una madre di rivedere suo figlio prima di morire e sono sicuro di non essere il solo in una situazione del genere.

Mi chiedo come un Paese possa definirsi civile quando emana decreti di tale indecenza, decreti che impediscono il ricongiungimento familiare. Per motivi di ricongiungimento familiare si considerano solo figli e coniuge, i genitori anziani a quanto pare non contano niente pur essendo estremamente bisognosi della vicinanza dei propri figli nella fase finale della loro vita.

Gli anziani vengono presi in considerazione solo per propagande elettorali populiste e piene di retorica, altrimenti sono relegati nel “dimenticatoio”.

Non sto chiedendo permessi particolari, di non fare tamponi, quarantena, o qualsiasi altra cosa venga richiesta, chiedo solo che mio diritto di tornare in Patria sia rispettato. Vergognatevi!

Riccardo Mariotti

 

 




Gerolamo De Palma scrive agli eletti all’estero del centro-destra

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downloadLodevoli e stimati Parlamentari eletti all’estero nella coalizione di centro-destra:

“Ogni forma di arrecato impedimento nell’espletare un diritto è una forma di discriminazione, ingiusta benché apparentemente lecita”.

–  Perché da quando è stato istituito il Parlamento Europeo gli italiani residenti nei Paesi extracomunitari vengono penalizzati? Ogni qual volta bisogna scegliere i nostri rappresentanti nel Parlamento europeo, per esprimere il voto, molti italiani sono costretti a percorrere distanze enormi, per tanti addirittura improponibili.

–  Perché unicamente le strutture Consolari presenti nei Paesi dell’Unione europea vengono utilizzate durante queste elezioni e non tutte ovunque nel mondo, come logico che sia?

Un controsenso non trascurabile in questo momento storico dove le forze di centro-destra necessitano di ogni singolo voto dei cittadini italiani che simpatizzano per esse, non solo del consenso di coloro che sono residenti in Italia o nei Paesi dell’Unione.

Perché questa ingiustizia? Se si ha diritto di voto nel Comune di nascita ciò dovrebbe valere ovunque, ovunque lo Stato italiano possa permettersi di avere strutture idonee a svolgere questo compito, a prescindere dalle distanze, che le ritengo essere un vero e proprio ostacolo al diritto di voto oltre che essere, forse, uno stratagemma utile soltanto a qualche Partito europeista.

Lodevoli Parlamentari della coalizione, non vi nascondo che ho già tentato in passato di far notare questa enorme lacuna amministrativa e politica, purtroppo chi avrebbe potuto accennare questo disagio della comunità italiana, non lo ha fatto, nonostante l’enorme, inaspettato potere nelle mani del sottosegretario Ricardo Merlo, fondatore e presidente del MAIE, di cui ero il coordinatore della Svizzera italiana. -AISE – Agenzia Internazionale Stampa Estero-

Per non permettere che vi siano ulteriori impennate discriminatorie verso i cittadini in possesso della cittadinanza italiana, a mio avviso, dovrebbe essere scontata l’esigibilità di parità di accesso al diritto di voto, purtroppo ho la netta sensazione che ciò potrebbe non accadere mai, se non con il vostro accorato interessamento, dopo una riflessione attenta e onesta, uniti nel rivendicare un diritto privato a tantissimi italiani nel mondo, proprio a causa della distanza dal Comune di nascita, non dall’attaccamento imprescindibile alla Patria.

Tante altre motivazioni sono da ricercare nei reali motivi che sin a oggi non hanno permesso a milioni di cittadini italiani l’accesso ai seggi europei, pur essendo italiani di nascita o di diritto.

Questo mio appello ad alleggerire il peso della discriminazione tra italiani potrebbe anche essere un trampolino di lancio per il successo all’estero che manca da tantissimi anni, considerati gli ultimi sondaggi nettamente a vostro favore.

Mi piacerebbe che questa mia lettera aperta fosse quel seme d’imparzialità di trattamento a cui vorrete dedicarvi per poter un giorno dire con orgoglio che la coalizione non dimentica il grande valore che ha da secoli la comunità italiana in tutto il mondo e lavora per evitare ogni forma di discriminazione diretta o indiretta.

Concludo ringraziandovi sin d’ora per il tempo e l’impegno che vorrete dedicare agli italiani nel mondo residenti nei Paesi extracomunitari, meritevoli di quel rispetto che faticano a far valere.

Con stima e ammirazione, cordialmente vi saluto

Gerolamo de Palma




“Il signor Zanon dovrebbe informarsi sulla storia e sul simbolismo della festa di Colombo”

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downloadRiceviamo e pubblichiamo.

La vittoria degli Azzurri al campionato europeo 2020 ha portato una gioia immensa a tutti gli italiani. Non solo perché la nostra nazionale calcistica ha vinto una competizione internazionale, ma perché il paese è stato unito come non lo è stato da anni. Gli italiani hanno festeggiato nelle strade con orgoglio e con uno spirito di unità nazionale. Questa unità nazionale è ciò di cui il nostro sistema politico ha fortemente bisogno, soprattutto considerando le sfide sanitarie, politiche, ed economiche degli ultimi anni.

Il 2020 è stato caratterizzato da grandi difficoltà per il nostro paese, e anche per gli italiani residenti all’estero. Abbiamo affrontato non solo una pandemia senza precedenti, ma abbiamo subito anche attacchi diretti al nostro patrimonio culturale. Negli Stati Uniti, i radicali hanno sfregiato e distrutto statue dedicate a Cristoforo Colombo in tutto il paese, e hanno fatto campagne mediatiche e politiche per la rimozione di altre, provocando sgomento tra la comunità italiana.

Fortunatamente, in questo caso, i nostri politici hanno fatto il loro lavoro. Il 16 giugno di quest’anno, la Camera dei Deputati ha approvato con larga maggioranza la mozione presentata e sostenuta dall’onorevole Fucsia Nissoli Fitzgerald impegnando il governo italiano a prendere provvedimenti a difesa di Cristoforo Colombo e del nostro patrimonio culturale italiano all’estero. Deputati da quasi tutti i partiti si sono fatti avanti nello spirito dell’unità nazionale per difendere Colombo e ciò che egli rappresenta per milioni d’italiani in America Settentrionale.

Eppure, il segretario del Circolo PD a New York, Enrico Zanon, ha pubblicato un commento sconvolgente denigrando milioni d’italoamericani negli Stati Uniti e in particolare quelli che hanno origine nel mezzogiorno d’Italia. Ha detto infatti: “Io ho l’impressione che il Columbus Day interessi solo gli immigrati dalle regioni meridionali di alcuni decenni fa. Ne stiamo ancora a parlare?”

Per quanto questo intervento potrebbe sembrare inimmaginabile, è purtroppo vero.

Il Partito Democratico nell’ultimo anno ha energicamente combattuto per modificare la legge di cittadinanza italiana, apparentemente per favorire l’integrazione di milioni d’immigrati e i loro figli che vivono nel nostro paese da molti anni, e per proteggerli dalla discriminazione etnica e culturale. Nella stessa ottica il Partito Democratico ha anche promosso il DDL Zan per combattere l’omotransfobia. È quindi sorprendente che il PD tollerasse un commento così spregiativo nei confronti degli italiani d’America e in particolare degli italiani meridionali. Finora non abbiamo constatato nessuna risposta dal Partito Democratico contro questa palese discriminazione contro gli italiani meridionali e gli italoamericani. L’ipocrisia è palpabile.

Il signor Zanon dovrebbe informarsi sulla storia e sul simbolismo della festa di Colombo per la comunità italoamericana, un giorno radicato nella lotta alla discriminazione. Nel 1891, undici italiani in New Orleans, Louisiana furono uccisi nel linciaggio di massa più rilevante nella storia degli Stati Uniti. Questo evento provocò una grave crisi diplomatica tra il Regno d’Italia e gli Stati Uniti d’America. In risposta a questo linciaggio, il presidente americano Benjamin Harrison proclamò la prima festa di Colombo nel 1892, che stabilì il giorno quale gesto di riconciliazione e d’integrazione verso la comunità italoamericana. Colombo divenne un simbolo di appartenenza per tutti gli italiani negli Stati Uniti, l’incarnazione della nostra immigrazione nel paese e della nostra intraprendenza. Zanon sicuramente sa che Colombo era genovese, e quindi acclamato da eroe non solo da italiani del sud ma anche del nord. Il governo italiano ha riconosciuto e commemorato la festa di Cristoforo Colombo già dal 2006. Questo interessa noi tutti, non solo “gli immigrati dalle regioni meridionali di alcuni decenni fa.”

Non c’è spazio per coloro che covano opinioni così odiosi nei confronti dei nostri connazionali. Quindi chiedo al Partito Democratico di rispondere adeguatamente al signor Zanon, e di riaffermare i propri valori di tolleranza e l’impegno fatto in parlamento per difendere la figura di Cristoforo Colombo. Egli deve assumersi la responsabilità di ciò che ha detto e chiedere scusa per il suo intervento su Facebook, e il Partito Democratico deve chiedere le dimissioni dalla sua carica di segretario del circolo PD di New York.

In questo 2021, tutti noi italiani – da nord a sud, in patria e all’estero – dobbiamo rimanere uniti nella difesa della nostra eredità culturale. Dobbiamo ritrovare quello stesso spirito che ha portato i nostri Azzurri alla vittoria a Londra, e sfruttarlo per il bene della Nazione.

Dario Gagliano