Il vero disastro dei servizi consolari sono i parlamentari eletti all’estero, i Comites, il CGIE, i Consoli e gli Ambasciatori

download

downloadRiceviamo e pubblichiamo.

È vero,  i servizi consolari sono diventati un problema per gli italiani all’estero, ma il vero disastro sono i parlamentari della Circoscrizione estero, insieme ai Comites, al CGIE e alla maggior   parte di Consoli e Ambasciatori non idonei al ruolo che ricoprono.

Il dramma dei servizi consolari, bisogna riconoscerlo, è esploso in maniera devastante,, a causa del coronavirus, ma la situazione non era rosea nemmeno precedentemente.

Leggere adesso che gli eletti all’estero di area PD e IV,  improvvisamente  si sono svegliati dal lungo letargo in cui erano assopiti e di colpo iniziano a gridare  ai quattro venti che c’è  una situazione insostenibile nelle maggior parte dei Consolati, in particolar modo a Londra, per il rilascio  di un passaporto o di una carta d’identità è inaccettabile, è a dir poco   una presa per i fondelli ai tanti connazionali che vivono oltre confine.

C’è da chiedersi, ma dove eravate finora? Di cosa vi siete occupati dall’inizio del vostro mandato, cioè da circa  tre anni.

La risposta è una sola, del nulla assoluto!

E ora davanti al fatto compiuto, conseguenza del vostro dolce far niente, ma profumatamente retribuiti, vi siete resi conto che ci troviamo di fronte a una catastrofe.

Vergognatevi e dimettetevi insieme a Consoli,  Ambasciatori e a quegli inutili presidenti dei Comites e membri del CGIE, sempre con le dovute eccezioni, che da quasi trenta anni rappresentano la collettività italiana, senza essersi mai occupati, in maniera costruttiva delle vere problematiche della grande comunità italiana, come per esempio  i servizi consolari.

A tale proposito, vorrei  chiedere alle varie redazioni dei quotidiani e agenzie stampa dell’emigrazione di ripubblicare un mio intervento sul suddetto argomento, datato settembre 2018.

Chissà dove erano i parlamentari del PD e IV, ma anche della Lega, di Forza Italia ed ex M5S, che ora si lamentano?

Gerardo Petta

Articolo del settembre 2018

La  disorganizzazione degli uffici consolari e il modello di Zurigo

 

La situazione è pirandelliana: non è infatti chiaro se la causa delle code e delle liste di attesa  negli uffici consolari sia da imputare  all’incapacità organizzativa del Ministero degli esteri, o se tali disagi, come sembrano suggerire le fonti ministeriali,  siano invece da addebitare  ai tanti connazionali all’estero, che si affollano testardamente davanti ai Consolati.

Col fine  di modernizzare il servizio, il Ministero degli esteri, nel corso degli anni, ha connesso telematicamente tutta la rete consolare affidandone la conduzione ad aziende esterne. Ignoriamo quali ne siano i costi per lo Stato, ma confidiamo  nelle notizie  in merito che i parlamentari eletti all’estero vorranno eventualmente procurarsi.

Nonostante il Ministero degli Esteri disponga  di uno dei sistemi informatici forse più avanzati della pubblica amministrazione, non sembra  che esso abbia contribuito finora a facilitare l’accesso agli uffici consolari, né ad accelerare il rilascio dei documenti richiesti dai cittadini. A titolo indicativo, si può ricordare l’obbligo,  per gli utenti che desiderino prenotare un appuntamento consolare, di registrarsi telematicamente, sempre che riescano a capire le complicate istruzioni di accesso.

Per altro, complicati algoritmi  governano il sistema degli appuntamenti regalando ai cittadini tempi di attesa che possono arrivare comodamente fino a tre mesi, per non parlare infine dei casi più disperati riguardanti l’attesa per l’acquisto o il riconoscimento della cittadinanza italiana.

Vi sono tuttavia delle realtà consolari che si distinguono significativamente , per nostra fortuna,  dalla media degli altri uffici,  a cominciare  dal consolato generale di Zurigo, dove il console Francesco Barbaro ha portato a termine nel biennio 2014-2016 un esperimento di riorganizzazione radicale del consolato di Zurigo, che a noi pare quasi un modello, meritevole di essere raccontato.

Abbiamo avuto il privilegio, nella nostra veste di membri del Comites, di seguirne passo, passo tutti gli sviluppi, che vorremmo adesso brevemente illustrare, nella speranza che esse vengano  copiate  dagli altri uffici consolari, a cominciare dalla  cancelleria consolare dell’ambasciata a Berna, giù, giù fino ai consolati di Basilea, Lugano e Ginevra, dove i ritardi sembrano essere endemici.

Dell’esperimento  consolare zurighese, vale la pena ricordare anzitutto  l’eliminazione  del  pazzesco sistema dei recuperi che consentiva agli impiegati (e, in molti casi, tuttora consente) di raddoppiare e, talora, di triplicare, il periodo di congedo annuale. Ciò significa che gli impiegati in servizio possono  cumulare il periodo  di congedo con i periodi di  recupero e assentarsi dal lavoro anche per tre mesi l’anno.

È inoltre degno di nota il coinvolgimento di tutto il personale in servizio nel Consolato Generale di Zurigo nel processo di riorganizzazione dell’ufficio  e     l’ assunzione  da parte di ciascun impiegato di maggiori e più estese responsabilità. Con la partecipazione di tutti i collaboratori,  si è infatti riusciti,  ad  abbattere gran parte degli arretrati storici e a completare inoltre  le pratiche di lavoro nell’arco della stessa giornata, senza rimandarle ai giorni successivi. Significative innovazioni sono state realizzate, soprattutto, ma non soltanto, nel settore dei passaporti: se, negli anni precedenti, occorreva infatti aspettare fino a due mesi per ottenere il rilascio o il rinnovo del  passaporto, il lavoro di squadra avviato dal Console Barbaro ha consentito di ridurre i tempi a soli 30 minuti.

A tal fine, ogni postazione di lavoro è stata dotata di collegamenti telematici con prefetture, questure e comuni, oltre che con i Ministeri di riferimento.

In vista dell’eliminazione delle liste di attesa, un passaggio essenziale è stato il rifiuto  di ogni ipotesi di introduzione della prenotazione elettronica degli appuntamenti, che è invece altrove prassi, più o meno, costante. Ci si è accorti infatti   che la prenotazione elettronica degli appuntamenti creava automaticamente le liste di attesa. Si è trattato per altro di una misura sostanzialmente disallineata rispetto alla prassi seguita e suggerita dalla Farnesina, che ha infatti accolto tale decisione con gelido silenzio.

Per scongiurare l’introduzione degli appuntamenti elettronici, e, quindi le liste di attesa, si è deciso preliminarmente di monitorare, nell’arco di sei mesi,  il flusso giornaliero dei visitatori  per verificarne sia l’entità che le fluttuazioni. Si è così appurato che i flussi i registravano  una invarianza statistica: in consolato, si presentavano   mediamente, tra le 200 e le 300 persone al giorno.  In funzione di tale dato , si è perciò aumentato  il numero degli sportelli, cambiando parimenti l’orario di lavoro e quello di servizio, e    offrendo così ai cittadini la possibilità di accedere ai servizi  tutti i giorni della settimana senza  vincoli di sorta e, perciò, senza alcun obbligo di prenotazione elettronica o di altro genere.

Non si è mancato naturalmente di informare i connazionali, anche per il tramite dei competenti Comites,  sulle innovazioni introdotte. A tal fine,  è stata completamente riscritta la pagina web del consolato generale.  In proposito, suggeriamo di visitare, a mo’ di utile paragone,  le analoghe pagine web degli altri consolati attivi in Svizzera.

Tutto queste misure hanno portato all’azzeramento  degli arretrati, specialmente nel sensibile settore dei passaporti, e al superamento inoltre  delle code e delle liste di attesa, che sono pressoché scomparse. Attualmente, a Zurigo, grazie allo straordinario lavoro del Console Barbaro, il passaporto viene consegnato nell’arco di pochi minuti.

Non sembra tuttavia che tale positiva esperienza abbia minimamente contribuito a modificare gli schemi organizzativi seguiti negli altri consolati in Svizzera, dove ai cittadini tocca infatti prenotarsi  per via informatica, a partire rigorosamente dalla mezzanotte di ogni giorno, quando infatti  il sistema viene attivato e misteriosi  algoritmi cominciano ad assegnare  gli appuntamenti, operazione che dura per altro pochi minuti soltanto, visto che gli appuntamenti disponibili si esauriscono  immediatamente, costringendo i richiedenti a tentare di nuovo la notte successiva.

A questo proposito, è comunque da registrare il recente intervento della Farnesina, nel Corriere della Sera, in risposta ad un precedente intervento sullo stesso giornale dell’ex console.

Secondo il presidente del sindacato dei diplomatici, il quale si è soffermato specificamente sulla drammatica situazione del consolato italiano di Londra, i gravi ritardi e gli arretrati  che si registrano in quella sede, sarebbero da imputare alla drammatica carenza di risorse umane. Negli auspici della Farnesina, infatti, a Londra  occorrerebbe assumere  almeno sei mila impiegati per assicurare in tempi ragionevoli i servizi richiesti dai connazionali. Con gli stessi criteri, di conseguenza, occorrerebbe  assumere a Zurigo, che è il secondo più popoloso consolato in Europa,  tre o quattromila impiegati: Davvero non si capisce come facciano 34 impiegati a Zurigo a svolgere i loro compiti in tempi brevi e, anzi, brevissimi.  Vorremmo perciò rivolgere un appello ai deputati del Parlamento nazionale, eletti nella Circoscrizione Estero, affinché conducano un’indagine sul campo, con l’assistenza di esperti indipendenti, col fine di estendere a tutti gli uffici consolari il modello organizzativo zurighese.

Ci sembra utile spendere infine qualche parola sulle vicende, davvero incomprensibili, occorse  all’ex console Barbaro negli ultimi quattro mesi del suo servizio a Zurigo, un periodo, che è coinciso con l’arrivo a Berna di un esuberante ambasciatore proveniente dalla nobile città di Firenze  e  latore, secondo la consuetudine, delle segrete istruzioni della Farnesina.

Secondo voci, infatti, che corrono con insistenza, sia nell’ambito consolare, sia nella stesso Ministero, nel periodo finale del suo servizio l’ex console Barbaro sarebbe stato l’oggetto di una sorta di spedizione punitiva condotta congiuntamente dalla Farnesina e dal nuovo ambasciatore fiorentino.

Nonostante infatti i formidabili risultati conseguiti, l’interessato è stato seccamente punito con l’esclusione   dall’ultima tornata di promozioni al grado superiore. Oltre a ciò, è da segnalare una iniziativa davvero singolare, che sarebbe incredibile, se non fosse, purtroppo,  vera, decisa  dall’Ambasciata a Berna, che  avrebbe infatti ordinato telefonicamente agli sbalorditi impiegati del consolato di Zurigo di  disporre  l’invio della polizia a casa del console, non sia sa bene perché. Il console, per parte sua,  avrebbe invocato il soccorso del Ministero, che, invece, avrebbe rincarato la dose, sottoponendolo a tre successivi procedimenti disciplinari e congedandolo infine con una censura solenne, inflittagli nell’ultimo giorno del suo servizio.

Alla luce di tali fatti, che a noi sembrano  inauditi, ci permettiamo di chiedere che venga aperta una indagine, anche per meglio capire quali siano le ragioni di tanto accanimento contro un funzionario  che a Zurigo viene ricordato unanimamente come il miglior console italiano degli ultimi decenni.

Gerardo Petta




Un commento intorno al messaggio ai connazionali del console a Basilea

download

Riceviamo e pubblichiamo.

 

Caro Direttore,

downloadÈ  da lodare  il  messaggio che il Console Paolucci ha indirizzato agli oltre cento mila connazionali, residenti nella circoscrizione consolare di Basilea, nell’occasione del 75.mo anniversario della Repubblica Italiana.  L’elogio tuttavia riguarda  meno la sostanza della comunicazione consolare pur, certo, assai apprezzabile, quanto, invece, l’insolita disponibilità al dialogo manifestata nell’occasione dal nostro diplomatico.

Si  ha l’impressione, per altro,  che il dr. Paolucci  sia l’unico funzionario autorizzato dai suoi superiori a parlare sui media, marcando in questo modo una significativa differenza, ci sembra, rispetto a quanto fanno solitamente gli altri Consoli, i quali per lo più danno l’impressione di preferire le note di servizio o i messaggi all’indirizzo esclusivo dei Comites.

Anche a Basilea però c’è ancora molto da fare. Certo, registriamo con piacere la soddisfazione del Console per l’accelerazione impressa al lavoro di ufficio nei primi cinque mesi dell’anno, anche se, a dire il vero, un  analogo compiacimento non sembra riscontrarsi presso i connazionali e gli utenti, molti dei quali lamentano, oltre al funzionamento a singhiozzo della sede consolare,  la difficoltà di accesso  agli uffici

Ecco perché  gioverebbe  ricevere  notizie più circostanziate sull’andamento del lavoro nella sede di Basilea. Non abbiamo notizie, per esempio, sulle liste di attesa. Aumentano o diminuiscono? Non sappiamo inoltre se sia in programma un qualche progetto per ampliare l’orario di apertura  degli  sportelli, che, in buona misura, sono oggi  chiusi  e inaccessibili al pubblico. L’apertura degli sportelli, aggiungiamo,   dovrebbe  estendersi  per almeno sei ore al giorno, per  cinque giorni alla settimana, così come  auspicato, del resto, da molti concittadini.

Già soltanto questa misura, di concerto con l’auspicata informatizzazione delle postazioni lavorative, consentirebbe  di ridurre, se non, forse, di azzerare le liste di ricevimento, sull’esempio per altro  di quanto sperimentato in altri uffici consolari. Vi è infine una pressante richiesta, avanzata da più parti, la richiesta, cioè, di mitigare l’obbligo delle prenotazioni elettroniche o di quelle telefoniche, un obbligo, questo, che sta comprimendo il diritto di libero accesso agli uffici.

È giusto ricordare  che le domande sopra formulate avevano già trovato a Zurigo delle soluzioni brillanti, che il  Coronavirus sfortunatamente ha contribuito poi a far demolire.

Gerardo Petta –  consigliere Comites di Zurigo




No al rinnovo o alla riforma di organismi di rappresentanza della comunità italiana all’estero a uso e consumo dei partiti nazionali

download

downloadRiceviamo e pubblichiamo

No al rinnovo o alla riforma di organismi di rappresentanza della comunità italiana all’estero a uso e consumo dei partiti nazionali. Si a organismi rappresentativi da porsi come diretti interlocutori del Parlamento italiano.

Pur non prescindendo dall’importanza  che assume in una società civile la formazione e l’esistenza di organismi politici che  favoriscano e concorrano alla sua crescita sociale, economica e quant’altro costituisca parte della sua Identità, è anche vero  che il loro concorso non possa sovrastarla e condizionarla, soffocandola e sottomettendola. Stendendo questo concetto alla nostra collettività all’estero, a mio avviso,  è proprio questo uno degli elementi caratterizzanti e condizionanti di una vera sua crescita,  che, in mancanza di un vero pluralismo rappresentativo che nel corso del tempo si è addirittura assottigliato lasciando il campo alla  totale ingerenza unilaterale e soffocante da parte dei nostri partiti politici nazionali,  nel bene e nel male, ne hanno segnato e ne segnano il suo cammino tuttora attraverso l’apporto dei loro rappresentanti  eletti all’estero. Essi,  assoggettati a questa logica e condizionati forse  dalla loro incapacità, impossibilità o convenienza a sottrarsi a questo ruolo di sub alternanza, non riescono a venire incontro agli interessi dei loro elettori in modo adeguato.

Il condizionamento imposto o subito non ha certamente favorito la crescita e il rafforzamento di una vera Identità della nostra comunità.

È ora che ci si svincoli da questa morsa per potersi avvalere di alternative che le permettano di rendersi libera di esprimersi e di trovare interlocutori a livello istituzionale che sappiano valorizzarla e riconoscere quelle potenzialità intrinseche di cui essa è dotata.

Sarebbe necessario un nuovo organismo rappresentativo, autonomo nelle sue scelte  e fedele ai suoi compiti istituzionali, dinamico, interlocutorio e  capace di  una sua sintesi, forte  di un suo potere  rappresentativo istituzionalizzato come interlocutore diretto del Parlamento italiano.

Esso, se  non sarà dotato adeguatamente,  capace di funzionare e di espletare quel ruolo a cui esso sarà chiamato, risulterà ovviamente  comunque sempre inadeguato e inutile. Risulterà pertanto fondamentale nella prassi la fedeltà all’esercizio del ruolo e la capacità di coloro che saranno chiamati a esercitarlo.Solo queste due componenti potranno  offrire la garanzia affinché ciò che si crea serva a qualcosa.

Il pericolo che la storia a tal riguardo si ripeta e che annulli a priori gli effetti di cui si avverte già da lungo tempo l’esigenza di riscriverla è molto latente!

No quindi a organismi che rappresentino in definitiva una sorta di  Comitato dei partiti nazionali all’estero subordinati  e condizionati dal loro potere politico che  esercitano in Parlamento, soffocando la nostra comunità.

Nello Passaro




La pandemia colpisce anche i Comites

download

downloadRiceviamo  e pubblichiamo.

Pare che l’effetto pandemico abbia colpito anche i Comites, se non altro per la grande attenzione  a essi rivolta da parte degli addetti ai lavori vertente sul loro rinnovo o meno.

Più che del rinnovo dei Comites, che, a voler essere obiettivi e pragmatici, sin dal loro insediamento hanno solo confermato di essere degli organismi sterili e inutili,  non essendo capaci di dare le dovute risposte alle varie  esigenze della collettività,  si dovrebbe, dopo questa lunga e improduttiva esperienza, parlare o di una loro totale eliminazione o di una loro effettiva e rivoluzionaria riforma.

E’ inutile  speculare adoperandosi  per tenere in vita un paziente in via terminale. Infatti il loro rinnovo o meno è solo oggetto di speculazioni di parte. Le loro argomentazioni addotte al riguardo sono solo strumentali e pretestuose, siano che avallino la necessità di allargare la platea dei partecipanti  al voto, come se l’allargamento della platea fosse sicuro e garante di un maggiore efficienza del loro funzionamento e quindi di superamento delle  carenze dimostrate, sia a causa della pandemia. È come dire, al riguardo, che la scarsa partecipazione al voto nelle tornate elettorali precedenti  fosse dovuto all’esistenza di un virus invisibile che serpeggiava già allora tra coloro che erano stati invitati alla partecipazione al voto per il loro rinnovo.

A rigore di logica, considerando  che sono state avanzate delle proposte di riforma, non è il caso di chiedersi a che serva  questa frenetica e inutile disputa o confronto sulla necessità di questo rinnovamento?

Penso che, a patto che non si vogliano conservare posizioni di potere o d’interesse, personale  o di natura politica, o semplici posizioni per esigenze narcisistiche, si possa essere tutti consapevoli della necessità di non  prorogare questo inutile andazzo  che, nella sostanza, al di là della pura facciata,  rende questi organismi obsoleti.

Penso che proprio  i loro sostenitori o chi ha creduto in loro debbano riconoscere la necessità di lavorare per la identificazione e costruzione di un nuovo  strumento che sappia venire incontro  a una  collettività i cui bisogni vanno letti e soddisfatti in un’ottica diversa rispetto al modo come ci si è posti finora,  adeguando, appunto, gli strumenti  e avvalendosi  di esponenti che per conoscenza,  cultura e capacità sappiano rappresentarla  e adoperarsi effettivamente.

Nello Passaro




Digitalizzazione e servizi di sportello negli uffici consolari

unnamed

unnamedCaro Direttore,

Ho letto con  interesse l’intervento del console generale a Buenos Aires Marco Petacco , apparso nei giorni scorsi sulla stampa dell’emigrazione, e ho scorso parimenti con attenzione l’ intervento compiuto dal suddetto diplomatico davanti alla Commissione esteri del Senato, ove egli ha fornito  un quadro abbastanza circostanziato  dei  servizi resi ai cittadini italo-argentini, nell’ambito anche del nuovo approccio di tipo informatico abbracciato con determinazione dal ministero degli esteri.

Visto da una angolazione europea, e più precisamente da Zurigo, ove ha sede, come noto, il terzo consolato più popoloso della rete, dopo  Buenos Aires e Londra, colpisce il peso che riveste in Sud America il tema della cittadinanza e il gran numero perciò  di richieste in tal senso. Si tratta, certo, di di una mole di lavoro cospicua, anche se non è chiaro quanto oneroso sia esattamente il peso che ricade sull’ufficio consolare, ove infatti si consideri  che la trattazione delle domande di cittadinanza è di competenza, salvo errore, del Ministero dell’Interno, mentre ai consolati spetta prevalentemente una funzione di natura informativa e d’inoltro della documentazione.

Il console generale ascrive  per altro a proprio merito  il rilascio di cinque mila passaporti a trimestre , ma non dice però quali sono i tempi di attesa, né ci informa sul numero di impiegati preposti al servizio.

Questi dati aiuterebbero a meglio capire quale sia la produttività media del lavoro consolare, in una sede strategica qual è appunto Buenos Aires, ma su di essi, ci sembra, si preferisce sorvolare. Nella sede argentina,  si registrerebbe per altro una grave carenza di risorse, sia tecniche che  umane, ma mancano  però indicazioni sul loro esatto ammontare. Per altro, quello della povertà delle dotazioni è un vecchio ritornello caro ai diplomatici, i quali pensano che la qualità e la quantità del lavoro consolare sia una variabile  dipendente dall’incremento delle dotazioni tecniche ed organiche, mentre è vero probabilmente il contrario.

Ci soccorre in proposito una vecchia massima dell’ economista inglese Cyril Northcote Parkinson, secondo cui è interesse dei dirigenti assumere nuovi impiegati perché ciò aumenta il loro prestigio. Ma analogo interesse, secondo l’economista inglese, hanno anche gli impiegati, perché quanti più lavoratori  vi sono in un ufficio tanto meno lavoro viene svolto da ciascuno di essi. Non ricordiamo  ciò per fare dell’ironia.

Nell’intervento del console generale, mancano per altro notizie su aspetti molto sentiti dai cittadini. Ad esempio, si può accedere  al consolato liberamente oppure gli ingressi sono  sbarrati e sottoposti ai sistemi di prenotazione? Quando ci si può prenotare? A partire dalla mezzanotte? E, infine, quali sono i tempi di attesa? Due mesi, quattro mesi, un anno, tre anni?

Aggiungo che  i diplomatici amano prospettare considerazioni di portata generale, ma evitano le analisi di natura microeconomica.  Come occupano, per esempio,  gli impiegati le 7 ore  giornaliere di lavoro? Quante ore passano allo sportello? A sua volta, il console generale  offre allo sportello  la propria consulenza ai cittadini? Esiste un servizio di assistenza e consulenza telefonica? Sono aspetti apparentemente minuti, ma che determinano però l’andamento produttivo del servizio e la soddisfazione degli utenti.

Sulla scorta anche della  modesta esperienza maturata a Zurigo, ove i cittadini non  mancano di protestare per i  ritardi del servizio,  sarebbe auspicabile conoscere  l’opinione degli utenti del consolato Generale di Buenos Aires. Cosa pensano, per esempio, dei tempi di attesa e delle difficoltà altresì di parlare con interlocutori consolari  in carne e ossa e non soltanto con dei robot telematici?

Alla Commissione Affari Esteri del Senato, vorremmo  infine suggerire di ascoltare, accanto al ministero degli esteri, anche  la voce  dei cittadini  e degli utenti.

Gerardo Petta- consigliere del Comites di Zurigo




La paralisi dei consolati

download

downloadCaro Direttore,

ho letto con interesse e partecipazione l’accorato appello di Angela Schirò, deputata del PD, la quale ha sollevato, molto opportunamente,  il problema dei gravi ritardi, che si registrano nei  consolati italiani  in Svizzera, ma anche, mi permetto di aggiungere,   nella cancelleria consolare dell’ambasciata di Berna, ove ormai è difficile poter accedere e dove, peraltro i documenti più richiesti dai cittadini, a cominciare dal passaporto e dalla carta d’identità, vengono rilasciati con un tempo medio di attesa di due o tre mesi.

Corre l’obbligo però di ricordare che la situazione dei servizi consolari negli anni scorsi era fortunatamente molto diversa, almeno  a Zurigo. A titolo di esempio, merita ricordare che  nel consolato generale di questa città  non si registravano né  code, né liste di attesa, né arretrati di lavoro. Il passaporto veniva rilasciato entro 15 minuti dalla presentazione della domanda, mentre la carta d’identità si riceveva mediamente entro 8 giorni. Oltre a ciò, non esistevano obblighi di tipo informatico e tutti potevano presentarsi in consolato senza prenotazione, che peraltro non era neppure prevista. I connazionali qui residenti erano tutti,  più o meno, felici o, almeno, lo sono stati, fino al marzo del 2020, quando la situazione è precipitata.

Cosa è successo  di tanto grave da generare la presente paralisi? Certo, c’è stato il Coronavirus, è stato introdotto, di conseguenza,  il lavoro agile, gli uffici sono stati sguarniti, gli appuntamenti centellinati e, last but not least,  gli accessi al consolato  sono stati contingentati.

Bisogna domandarsi perché ci sia stata tanta precipitazione

sia nei diplomatici sia  nei sindacati, che insieme hanno infatti  deciso, all’apparire del coronavirus,  drastiche misure di contenimento dei flussi di pubblico , ciò che ha portato in qualche caso alla chiusura  degli uffici consolari. Come non accorgersi che quelle misure penalizzavano assurdamente il servizio?

L’onorevole Schirò ha segnalato, per parte sua, di aver presentato una interrogazione ai ministri degli Esteri e degli Interni sollecitando urgenti interventi correttivi. Nella mia impressione, tuttavia, sarebbe utile concentrare l’attenzione  sulla capacità manageriale dei dirigenti , e sulla loro attitudine a risolvere autonomamente i problemi che insorgono sul posto di lavoro.  Ecco perché abbiamo appreso con vero piacere la notizia, diffusa in ambito Comites, secondo cui il Consolato generale di Zurigo si preparerebbe ad abolire l’obbligo di prenotazione degli appuntamenti per i passaporti, riaprendo infine le porte del Consolato ai cittadini. Aspettiamo ora con fiducia analoghe notizie anche dagli altri Consolati.

Gerardo Petta

consigliere Comites di Zurigo




Richiesta esonero pagamento oneri tributari per l’anno 2021 su immobile in Italia posseduto dagli italiani all’estero

download

downloadRiceviamo e pubblichiamo.

Agli on. e sen. eletti all’estero

Al segretario generale CGIE

Alla stampa italiana in emigrazione

Richiesta esonero pagamento oneri tributari per l’anno 2021 su immobile in Italia posseduto dagli italiani all’estero

Gentili Onorevoli e Senatori  eletti all’estero,

a causa delle incertezze e dei limiti previsti e quelli ancora  non prevedibili dovuti alla pandemia,  che hanno reso  difficile,  nel recente passato, nell’immediato e forse anche per il prossimo futuro,   agli italiani all’estero poter raggiungere le loro abitazioni, trovandosi di fronte a un dato di fatto che condiziona, limita e preclude  il loro diritto di poter beneficiare della disponibilità’ dell’immobile di loro possesso,  chiedono  l’esonero del versamento degli oneri  tributari (Imu nonché’ Tari) su esso gravanti   per tutto l’anno 2021.

Gli italiani all’estero chiedono ai rappresentanti eletti all’estero di farsi promotori, in tempi utili, vista la prossima data di scadenza del versamento della prima rata, di questa richiesta  presso il nostro Parlamento.

Sarebbe cosa utile e anche corretta accoglierla e promuoverla  nell’interesse di tutti i connazionali che si trovano nella stessa condizione.

Nel ringraziare anticipatamente per il seguito che sicuramente vorrete dare, restiamo in attesa di un cortese riscontro.

I migliori saluti

Nello Passaro




Lettera aperta: no alle elezioni per il rinnovo dei Comites

download

downloadRiceviamo e pubblichiamo.

Al Segretario Generale CGIE

Agli eletti all’estero

Alla stampa italiana in emigrazione

Lettera aperta: no alle elezioni per il  rinnovo dei Comites

Faccio appello al buon senso dei connazionali e a tutti quelli che eventualmente potrebbero evitare che si facciano. Mi riferisco alle elezioni per il rinnovo dei Comites previste per il 3 dicembre prossimo.

Penso che sia doveroso riconoscere la necessità di venire incontro in modo prioritario alle esigenze attuali di tutti i cittadini italiani colpiti duramente dall’attuale crisi causata dalla pandemia – i cui effetti conseguenti si protrarranno per lungo tempo – e ottimizzare e non togliere loro risorse finanziarie e umane preziose,  impegnando cospicue somme e l’apparato burocratico per l’allestimento di un processo di rinnovamento di apparati, i Comites, che, a distanza di tanti anni dallo loro istituzione,  hanno dato scarsi risultati, a meno che non si voglia dimostrare il contrario, e  non hanno inciso  più di tanto sia nel  processo di coinvolgimento che per il raggiungimento delle finalità a cui erano preposti.

Ciononostante appare, a mio avviso, molto strano il fatto che si voglia insistere sul loro ennesimo rinnovamento pur nella consapevolezza di andare incontro ad un nuovo insuccesso, visto che comunque l’eventuale ed auspicabile dato migliorativo relativo alla partecipazione al voto per le elezioni indette non  giustificherebbe lo sforzo richiesto,  tanto meno servirebbe a  colmare tutte le lacune da essi evidenziate sinora.

Ragion per cui ritengo che sarebbe più utile e più opportuno annullare le elezioni previste per il 3 dicembre.

Nello stesso tempo invito tutti a riflettere ancora  sulla convenienza del mantenimento in vita di tali organismi. Organismi nati per la base il cui coinvolgimento è stato molto modesto nonostante i reiterati tentativi esperiti, relegando a livello quasi simbolico l’aspetto democratico che ne salvaguarda solo l’aspetto formale ma non sostanziale. Essi rappresentano sostanzialmente una struttura di vertice che interagisce in un circolo quasi vizioso dai limitati e ininfluenti  effetti.

Invito invece a considerare la possibilità della creazione di una piattaforma digitale   basata sulla collaborazione di  volontari, coinvolgendo soprattutto i giovani, a cui l’amministrazione fornisce gli strumenti operativi e di  supporto. Una piattaforma digitale – sgombra da strutture precostituite –  libera, partecipativa ed interattiva, che funga da supporto alla interlocuzione diretta tra la base, le istituzioni italiane sul territorio, ed attraverso i rappresentanti eletti all’estero con  il Parlamento italiano.

Personalmente, ritengo che non sia il caso di compiere nuovi tentativi per mantenere in piedi organismi che non hanno garantito il raggiungimento dei loro intenti. Dovremmo invece ora pensare a scelte  meno pompose, più agili  e molto più aderenti alla nostra realtà ed ai tempi utilizzando, tramite mezzi e processi interattivi più adeguati, forze fresche e interessate, attraverso le  quali si identifica il passato ed il presente e si costruisce e consolida il futuro degli italiani e della  italianità all’estero.

Un cordiale saluto

Nello Passaro

Neustadt/Aisch 31.03.2021




Odoguardi (M.I.R.E): “Noi ci siamo!”

enzo odoguardi

vincenzo odoguardiIl grande matematico persiano Al-Khawarizmi, alla domanda di quanto potrebbe valere matematicamente l’essere umano rispose: “Se ha etica allora il suo valore è uno, se è intelligente aggiungete uno zero e il suo valore sarà 10, se ha soldi aggiungete un altro zero e il valore arriverà a 100 e cosi via, però se non ha etica togliete il numero uno e resterete soltanto con degli zero”.

Parlare di politica oggi diventa un “lavoro” veramente arduo, quando la politica fatta da ideologie è soltanto un mero ricordo sbiadito dal tempo e da concetti che con il nostro famoso “uno” hanno poco in comune. Vediamo, soprattutto nelle reti sociali dell’ultimo decennio, un fenomeno d’isteria individuale quando riusciamo a scrivere quanto saremmo bravi se fossimo al posto del politico di turno, o quanto è “preparato” il politico di turno versus un altro politico di turno, o come saremmo capaci di cambiare il mondo soltanto prendendo delle decisioni che esistono in forma utopica nelle nostre menti.

Insomma, la poca preparazione ci porta a essere distruttivi e autolesionisti rispetto alla componente umana che dovrebbe gestire il nostro paese e di conseguenza le nostre vite, che dovrebbero, se avessero il famoso “uno”, spingere al benestare di un paese, delle imprese e dei singoli cittadini.

Invece ci limitiamo a esternare il nostro disappunto alla classe politica di turno, lamentandoci delle condizioni, certamente non favorevoli, per uno sviluppo di un paese che dovrebbe essere alla guida, per le sue eccellenze e per le capacità, delle economie mondiali.

Ci lamentiamo della poca attenzione degli stessi, assistiamo a scene che ancora 20 anni fa non sarebbero state concepibili in seno al governo, senza riuscire a capire che noi stessi abbiamo votato per trasformare il nostro universo politico in quello che è ora.

Premesso ciò, in realtà dovremmo pensare alle necessità degli Italiani  che vivono e producono sul territorio nazionale o che risiedono al di fuori dello stesso, aggregare le comunità e dare voce alle stesse, risolvere problematiche ormai “storiche“ ma soprattutto definire cosa significa essere cittadino della Repubblica Italiana.  56 milioni di cittadini Italiani sui vari continenti e 60 milioni in Italia rappresentano un forza unica, che non viene sfruttata come tale, cittadini Italiani che producono in Italia e cittadini Italiani che spingono l’Italianità, le Eccellenze Italiane nel mondo, un volano, un motore che si fermerebbe senza una delle sue componenti.

Noi ci siamo, lavoriamo e lavoreremo per gli Italiani ovunque essi siano, spingendo sulla capacità che abbiamo d’innovazione, di tecnica, di gusto, di produzione per far si che l’Italia ottenga il suo meritato posto nel panorama mondiale e che gli Italiani siano sempre più un popolo che ha conquistato il mondo con il proprio lavoro, con la inventiva e con la unicità che sempre ci ha contraddistinto.

Vincenzo Odoguardi

M.I.R.E.

Presidente

www.miremondo.com




Draghi non è il capro espiatorio

download

downloadE adesso piangono tutti. Tutti a versare lacrime sul latte versato. Piange il Segretario del Consiglio Generale del  CGIE, i Comites, le espressioni più rappresentative della nostra collettività, scagliandosi  ostinatamente contro Draghi, ritenendolo l’unico  responsabile della mancata assegnazione di un incarico a un rappresentante eletto all’estero. Sarebbe forse ora più utile per contribuire a incentivare la nostra crescita come collettività evitare di assumere delle posizioni solo per comodità o complicità non astenersi dal fare un po’ di autocritica riconoscendo anche i propri demeriti e le proprie responsabilità.

Altro che piangere, ci sarebbe da incazzarsi ma non solo contro Draghi. È troppo facile e comodo additarlo come l’unico  responsabile senza averlo mai messo preventivamente di fronte a una richiesta del genere. Il dibattito parlamentare avvenuto in occasione della nomina del suo governo si è svolto in assenza del MAIE, di tutti i nostri eletti all’estero e dei loro partiti, negando voce al tema dell’emigrazione, degli italiani all’estero. Emigrazione? Senza volto e senza anima, annichilita e umiliata dal comportamento di chi è preposto a rappresentarla dignitosamente negli ambienti romani.

Egoismi personali, incapacità di vedere oltre i presunti  limiti, intrighi di palazzo, mancanza di un gioco di squadra, strategie sbagliate hanno  determinato questa situazione.

Vedere in Draghi il capro espiatorio e solo un alibi per non ammettere il proprio fallimento o arretramento, il fallimento o arretramento di una rappresentanza di una collettività la cui crescita, nella sua ovvietà,  è subordinata alla qualità della medesima e non solo da fattori contingentali.

Nello Passaro