Fondi destinati agli italiani nel mondo a causa della pandemia: non pervenuti!

cgdil

cgdilSpinto da un articolo pubblicato di recente in un sito vicino a chi ha il mandato per gli italiani nel mondo, ho voluto indagare per poter essere certo che i connazionali residenti in Ticino potessero ricevere in tempi utili assistenza economica e, quindi, poter dare la buona notizia a chi mi ha chiesto informazioni. Ma le notizie sono vaghe e la tempistica incalcolabile.

Venerdì 4 dicembre mi sono recato in Consolato. Sono prima stato ricevuto da un commesso e dopo da una impiegata a stretto contatto con il Console.

Ringrazio il Consolato di Lugano per le informazioni ricevute, ma non posso dare alcuna notizia certa ai connazionali residenti. La procedura sembra ad oggi molto lunga e senza alcuna garanzia da parte dello stesso Consolato.

Quanto mi è stato detto è questo: gli italiani in difficoltà possono recarsi in Consolato solo attraverso un appuntamento e chiedere aiuto, ma la stessa richiesta viene poi inoltrata a Roma in attesa di approvazione, visto che i fondi promessi non sono stati erogati al Consolato. Le richieste vanno inoltrate direttamente a Roma.

Ricordo a chi ha promesso questi fondi che la fame non attende la burocrazia, che le iniezioni di fiducia non aiuteranno chi è in difficoltà a poter provvedere a sé stesso come sembrava fosse possibile in tempi brevi, visto l’entusiasmo con cui è stata data la notizia.

Le iniezioni di fiducia, se non hanno un seguito immediato, potrebbero essere più un veleno che aggrava la situazione e non un rimedio alla sofferenza. Fossi al posto loro eviterei di fare troppa inutile pubblicità quando la tempistica non è neanche calcolabile.

Invito quindi i connazionali a volersi rivolgere al Consolato, ma a non aspettarsi un aiuto in tempi brevi e nemmeno la garanzia che questo arriverà, visto che tutto prende la strada della burocrazia e dipende dalla decisione di chi a Roma dovrà effettivamente erogarlo. Purtroppo il Consolato, a malincuore, non sa quanto tempo sarà necessario per poterlo ottenere.

Ho invitato anche altri attivisti per gli italiani all’estero a porre le stesse domande nei Consolati della loro circoscrizione, ma nessuno ancora ha avuto notizie diverse da quelle a me fornite.

La Farnesina sappia che nulla dovrebbe essere motivo di incertezza quando in ballo c’è la sopravvivenza dei connazionali all’estero e che il lavoro svolto fin ad ora, 10 mesi, è a mio avviso scadente sia in termini di tempo che di trasparenza, mentre le promesse sembrano essere all’ordine del giorno per tutto quanto riguarda questa Governo che ha avuto a disposizione miliardi e miliardi come mai prima ed un potere non paragonabile a nessuna delle precedenti legislature.

 

Gerolamo De Palma – MIRE




La riduzione delle liste di attesa nei Consolati

download

downloadSulla stampa dell’emigrazione del 3 dicembre corrente abbiamo letto con attenzione e interesse le assicurazioni con cui il Sottosegretario agli esteri Ricardo Merlo, ha tenuto a confortare  i cittadini italiani residenti in Brasile con la promessa di contrastare le file ai consolati e ridurre le liste di attesa.

Comprendiamo, certo,  che il Brasile, come pure, del resto, l’Argentina e, più in generale, il Sud America costituiscono  per l’On. Merlo un  bacino elettorale di decisiva importanza per le sue fortune parlamentari, una circostanza, questa, che sembra  spiegare la sua speciale attenzione, cui noi pure, del resto, plaudiamo, per la difficile situazione di quegli uffici consolari.  Ci permettiamo tuttavia di auspicare analoghe assicurazioni  con riguardo ai Consolati in Europa,  e più particolarmente, al Consolato di  Zurigo, di cui  lo stesso Sottosegretario, durante la sua visita qui nello scorso gennaio, aveva lodato l’eccezionale efficienza.

Peccato però  che l’On. Merlo  si  sia poi  affrettato ad avallare i contingentamenti e le altre misure restrittive decise dalla Farnesina, sulla scia, certo, delle recenti decisìoni governative in materia sanitaria e lavorativa, misure che hanno stravolto, come ben sanno i connazionali residenti a Zurigo,  il funzionamento di questo Consolato generale.

In proposito, vorremmo attirare l’ attenzione sui disservizi procurati, secondo noi, dalla fretta con cui il Ministero degli esteri  ha eseguito i provvedimenti del Governo. Si è trattato, nella nostra impressione, di un sovrappiù di zelo ministeriale, che non ha  tenuto conto, all’apparenza,  delle  domande e delle aspettative degli utenti dei servizi consolari. Si è infatti   enfatizzata, in un modo, secondo noi, eccessivo, la dimensione sanitaria, penalizzando, di fatto  il ricevimento del pubblico e l’agevole accesso agli uffici. Di qui  le misure di distanziamento, il lavoro a distanza , il contingentamento degli accessi. Di qui, ancora, le liste di attesa.

Beninteso, le misure adottate erano necessarie,  anche se non ci convincono  le modalità di esecuzione, condotte, secondo noi, senza aver previamente consultato i Comites, le Associazioni, gli utenti.

Notiamo peraltro che non è stata spesa neppure una parola per spiegare ai connazionali che le nuove misure organizzative erano il prodotto di una situazione eccezionale, destinate perciò ad essere revocate, o, comunque, riviste, al termine dell’epidemia in corso. Nei fatti, di revoca, ovvero di revisione, neppure si parla.

Che cosa chiediamo dunque  al Sottosegretario Merlo? Gli chiediamo di ripristinare, nei tempi più brevi, il precedente assetto organizzativo del Consolato di Zurigo, di ricostituire cioè l’organizzazione del lavoro già in vigore dal 2015 al marzo del 2020.

Vogliamo che il Consolato di Zurigo torni ad offrire ai 220 mila connazionali qui residenti gli stessi, magnifici  servizi che ha offerto nel corso degli ultimi cinque anni. Certo, la situazione sanitaria rimane critica, ma  il vaccino anti-covid svolgerà, prevedibilmente,  i suoi effetti curativi già nei primi mesi del 2021,  il che ci induce a sperare nel ritorno alla piena efficienza di questo Consolato generale.

Nel frattempo, vorremmo sollecitare i responsabili della Farnesina a dare il via a un  approccio organizzativo, che sia auspicabilmente   più creativo. A questo riguardo,  un utile modello da seguire, secondo noi,  è quello che viene correntemente proposto dagli Uffici postali della Penisola, che infatti non hanno introdotto la prenotazione degli appuntamenti, ma hanno bensì scaglionato gli ingressi  nell’arco della giornata lavorativa.

In confronto con gli uffici consolari, negli uffici postali si registrerebbe infatti   una situazione più che soddisfacente, anche se lontana ancora da uno svolgimento pienamente efficace. Col fine di trarre utili elementi comparativi,  alcuni nostri conoscenti, residenti in Italia, hanno di recente  visitato, su nostra richiesta, due agenzie postali, situate, rispettivamente, nel centro e nella periferia di Salerno.

Si è potuto così constatare  che tre o quattro impiegati postali, protetti da opportune schermature di plastica, riuscivano a ricevere, nell’arco delle cinque ore di lavoro mattutino, più o meno centoquaranta persone, nessuna delle quali  quali aveva prenotato la visita.   Perché, ci domandiamo, l’ufficio consolare non può fare altrettanto?

Insomma, se la priorità sono gli utenti, almeno quanto lo sono i  lavoratori e le lavoratrici,  bisognerebbe immaginare, sul modello appunto delle Poste, criteri di accoglienza che siano più flessibili, più aperti e, forse, più audaci.

Gerardo Petta, consigliere Comites di Zurigo




Meloni, una donna al potere. Quello del “pater familias” è un concetto ormai superato.

Captura 9

210px Giorgia Meloni 2018

Abbiamo sempre usato il termine figurato di “buon padre di famiglia” per descrivere l’adatto comportamento da tenere, sia nella vita quotidiana come nell’adempimento dei diritti e dei doveri dello Stato.

Il “pater familias” aveva la responsabilità di essere esempio e guida per tutti i componenti della famiglia.

Lo stesso mondo è diviso tra chi fa la guerra e chi mette al mondo figlie e figli. La famiglia stessa dava al padre poteri di indiscussa egemonia negli affari e nelle dispute, da che mondo è mondo andava e va così ancora in molte parti del mondo.

Avvezzi alla violenza dalla Roma antica a quella moderna, questa è la verità raccontata anche dal Manzoni, mentalità presente in modo predominante anche durante tutto il medioevo, una mentalità tanto immeritata quanto indiscutibile. Spietato e intransigente era il comportamento da tenere quando venivano messi in discussione l’onore, il rispetto e la supremazia dell’uomo, accadeva spesso anche in ambiti lontani dalla polvere da sparo.

Gestire l’andamento del mondo è una prerogativa maschile in tutti i campi, altrettanto storicamente dimostrata è la certezza che anche le donne sanno essere molto persuasive nel vincere le battaglia della vita. Usano metodi molti differenti ma ugualmente vincenti. Accade quando, eventualmente, sono COSTRETTE a dover reagire ad un problema. Tanti sono gli esempi di grandi donne al vertice della scala sociale. La storia lo conferma in tutte le epoche, compresa la nostra.

Comunque si vogliano osservare le donne, si trovano in una situazione quasi sempre svantaggiata rispetto all’uomo. Le poche quote rosa nella stanza dei bottoni sono ancora oggi una prova lampante del timore di concedere loro potere. Bramosia di potere o paura? Forse solo irresponsabilità!

Era stato deciso che l’uomo doveva lavorare e andare in guerra, mentre alla donna toccava il compito di accudirlo e procreare i figli.

Ma siamo sicuri che ancora oggi dobbiamo seguire i metodi del “pater familias”? Considerare, quindi, le donne che non possono avere figli come inutili nel presente e per il futuro di una nazione? Cercando di sottometterle al volere ed ai bisogni dell’uomo?

Sottomesse, del resto, senza colpa alcuna. Si è deciso così da secoli, ma erroneamente, se consideriamo quanto fatto di buono dalle donne a cui in passato raramente è stata concessa la fiducia ed il potere da parte degli uomini.

L’uomo non ha mai disdegnato creare guerre per futili motivi, conquistare, sottomettere altri popoli… Guerreggiare piaceva e piace ancora, mentre alle donne va il compito di mettere al mondo figli, futuri soldati, figli destinati a morire per un pezzo di terra, spesso e volentieri.

Nonostante questo supplizio, il dovere quasi riverenziale della donna verso l’uomo, possiamo essere certi che sono tanti gli esempi che la storia riporta di grandi donne, iniziando ancor prima con Cleopatra, in Egitto, fino ai tempi odierni: la sovrana di Inghilterra, la cancelliera Merkel, tutti esempi di donne che hanno portato le loro nazioni verso una vita migliore di quanto fatto dagli uomini in passato.

Soffermandoci a riflettere su quante legislature abbiamo avuto, e sul fatto che mai una donna è diventata capo del nostro Governo o Presidente della Repubblica, il vero cambiamento che tutti gli italiani desiderano potrebbe proprio essere questo.

Metodi diversi di agire per raggiungere gli obiettivi importanti. Il buon senso della “madre di famiglia” sono certo che potrà esprimere egregiamente la volontà degli italiani e non quella di questo Governo che nessuno o quasi ha voluto e desidera, sempre rissoso, indisponente, incapace ed escludente come si sta dimostrando di essere.

Guardando al presente, anche noi in Italia abbiamo una donna in grado di poter rappresentare il cambiamento, la prima “Premier” donna della storia della nostra Repubblica.

È la signora Giorgia Meloni, unica ad avere creato un partito da zero portandolo al 16% dei consensi in pochi anni, partito in crescita quasi esponenziale per affidabilità, coerenza e capacità sia umane che politiche, esperta di politica, decisa e patriota.

Il cambiamento di rotta ci sarà soltanto quando la smetteremo di dare colpe e demeriti a chi non ha mai fatto altro che metterci al mondo con tanto amore e dedizione. Un Popolo coraggioso fa scelte diverse da quelle che lo rendono succube del potere e schiavo del bisogno.

Ci vuole coraggio, cari italiani, buon senso e fiducia da riporre nelle mani giuste. Diamo potere alle donne! Del resto, se non ci fossero loro, al mondo non ci saremmo neanche noi uomini.




Il “Deep State”

art 2026073 1280

art 2026073 1280Se ne discute molto di questi tempi: “lo Stato profondo”, lo Stato nello Stato…lo Stato che comanda…

Che cos’è? , non si sa molto bene… ma si sa che che non è “ virtuale”, è “reale”… o no ?

Lasciamo il dibattito agli esperti, loro hanno tutti gli elementi per definire se effettivamente esiste o no, se condiziona o pretende condizionare la nostra vita utilizzando i governi ufficialmente eletti; noi invece ci dovremmo limitare… (”limitare” che termine limitativo per un argomento  tan enorme!) ci dovremmo limitare, dicevamo, a far una domanda chiara e secca:

“Occorre un Deep State”?,  È necessario?  È positivo? È negativo? È risolutivo per le sorti dell’umanitá? e, soprattutto,  se esistesse, dovrebbe essere “deep” o  “elevated”?. Qui la risposta è facile e semplice, nascerebbe deep per poi passare ad elevated.

Navighiamo in questo mare di incognite e vediamo che  le democrazie nel mondo sono intorno al 20%, poche ma potentissime con un 80% restante tumultuoso, agitato, non stabile e primavere o non primavere, lontani dai canoni prestabiliti della democrazia.

Si aggiunga che l’aspirazione ufficiale (!?) di quel 20% é che il restante 80% si avvicini ai suoi standard, quindi giù, a testa bassa, a lavorare per raggiungere questo obiettivo. C’è chi, invece, malignamente, ci legge  dominio, sfruttamento, interessi.”… Beh si, certo… non siamo santi! Ma, si dice, “comunque lo si fa a fin di bene”. E vai con l’ipocrisia del “politically correct”!.

Per ultimo, c’è un numero che dovrebbe far riflettere: siamo 7 miliardi e fra non molto possiamo arrivare a 10. Come si governano 8 mld. di persone non “democraticamente organizzate” e come si governano 2 mld. di persone che, invece, lo sono,  e quindi con cervelli propri contenenti un “mal inteso” senso di libertá? Dove c’è posto per i diritti, ma non tanto per i doveri.

La conclusione sembrerebbe quindi essere “Avanti con il deep state”… Ma allora dove va a finire il concetto di Libertá cosi faticosamente raggiunto dall’Homo Sapiens (lo é?) ?.

Ai posteri l’ardua sentenza. (A. Manzoni)




Ministro Luigi Di Maio risponda! Con i fondi destinati agli italiani nel mondo non si scherza!

foto articolo Di MAIO

foto articolo Di MAIO
Foto Fabio Cimaglia / LaPresse14-12-2017 RomaPolitica Residenza Ripetta. Convegno “Servizi pubblici e nuova politica” con Luigi Di MaioNella foto Luigi Di MaioPhoto Fabio Cimaglia / LaPresse14-12-2017 Roma (Italy)PoliticConvention “Servizi pubblici e nuova politica” with Luigi Di MaioIn the pic Luigi Di Maio

Fondi per un totale di 6 milioni di euro saranno stanziati per gli italiani nel mondo in difficoltà, ma sapere come accedere a questi fondi e a chi sono destinati rimane ad oggi un mistero della Farnesina, nonostante le richieste di trasparenza e chiarezza.

L’Onorevole Fucsia Angela Fitzgerald Nissoli ha presentato oggi una seconda interrogazione al Ministro stellato capo della Farnesina Luigi Di Maio, fondi aggiuntivi, destinati ai connazionali residenti all’estero in difficoltà a causa della pandemia.

A chi saranno destinati e come accedere a questi fondi, (4+2) per un totale di 6 milioni di euro, è ancora tutto da scoprire; il mistero che avvolge l’assenza di motivazioni e spiegazioni ma soprattutto di informazioni per accedere a questi fondi non è ancora stato svelato dal Ministra stellato.

L’Onorevole Fitzgerald Nissoli aveva già presentato una interrogazione al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, ben sei mesi or sono, maggio 2020, ma la risposta fu molto vaga e altrettanto molto poco chiara, tipico per chi non vuole farlo sapere o non vuole che possano accedere a questi fondi tutti coloro che ne abbiano davvero bisogno, altrimenti non si spiegherebbe la risposta vaga data a Maggio e i 6 mesi intercorsi senza che una risposta sia stata data con chiarezza e trasparenza.

La deputata di Forza Italia, eletta nella circoscrizione del Nord e Centro America, non demorde, e per questo non posso che ammirarla e ringraziarla. Ha quindi nuovamente presentato una seconda interrogazione al Ministro Di Maio per conoscere di quale strumento si è avvalsa l’amministrazione degli affari esteri per comunicare adeguatamente questa notizia e permettere quindi a tutti gli italiani in difficoltà, ai quali sono destinati i fondi, di potervi accedere tempestivamente.

Il Ministro Luigi di Maio riferisca queste informazioni, non pensi di poter fare dei fondi pubblici quel che vuole, visto che lo stesso Movimento di cui fa parte si è sempre presentato agli italiani come paladino contro le ingiustizie e i privilegi, a tutt’oggi intento ancora da dimostrare, visto il comportamento assunto in questi anni.

Gli italiani all’estero hanno il diritto di poter accedere a questi fondi senza alcuna discriminazione di carattere politico o ideologico.

Attendiamo con impazienza di conoscere l’evolversi di questo apparente mistero della Farnesina.

All’Onorevole Fucsia Angela Fitzgerald Nissoli vanno i nostri ringraziamenti per l’incessante lavoro che svolge con eccellente impegno quotidiano, fossero tutti così saremmo molto più felici e compiacenti verso la politica italiana.




Dal Canton Ticino: “Il PD pensasse a governare meglio l’Italia!”

foto articolo Gobbi Astuti

foto articolo Gobbi AstutiTravisare le parole di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino (a sinistra nella foto), è inopportuno soprattutto in questo momento storico molto difficile per la Svizzera quanto per l’Italia. Ciò è fuori luogo, per non dire assolutamente inappropriato e inadeguato.

Il consigliere regionale del partito democratico lombardo, Samuele Astuti, chiede le scuse del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Credo sia altrettanto giusto che lo stesso consigliere PD, Samuele Astuti, (a destra nella foto) debba scusarsi con il presidente Norman Gobbi, almeno in questa occasione, perché quanto pubblicato da molti giornali non corrisponde assolutamente a quanto affermato e si vuole far intendere ai lettori. Scuse non dovute; magari un linguaggio meno colorito è preferibile adottare in futuro, ma nulla di più di questo.

I fatti accaduti ieri:

Prima di una intervista della rete televisiva Tele Ticino, operante nella Svizzera italiana, il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Norman Gobbi, riceve una domanda fuorionda da una qualcuno alle sue spalle.

La domanda era concernente le difficoltà che hanno gli italiani in Italia nel fare le visite mediche; al che il presidente Norman Gobbi, girandosi verso l’interlocutore, dice “ Devi chiedere agli italiani cosa “caxxo” frega a me”, affermazione discutibile sicuramente perché detta in dialetto ticinese e riferita in modo leggermente dispregiativo nel linguaggio utilizzato, ma che nulla ha a che fare con il razzismo verso gli italiani in generale. (Video integrale riportato da www.ticinonews.ch, link  https://www.ticinonews.ch/ticino/cosa-dice-davvero-gobbi-nel-famoso-video-EN3429776 )

Certamente in passato vi sono state altre affermazioni, molto colorite e inappropriate, alquanto offensive nei confronti degli italiani residenti nel Canton Ticino, più di 200.000 connazionali presenti nel Cantone con permesso di dimora o domicilio o con doppia cittadinanza, come nei confronti dei frontalieri italiani,  che sembrano essere almeno 70.000. Ma non è questo il caso di offendersi troppo, anche se chiedo al Presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, di utilizzare una terminologia appropriata al suo mandato, oggi come in futuro, visto che i due Paesi sono legati da molte vantaggiose opportunità e dalla stessa lingua, tanto per dirne una.

Dove era il Partito Democratico quando era il caso di prendere le difese degli italiani residenti in Svizzera? Si svegliano solo adesso da un letargo durato tanti anni? Letargo pagato profumatamente dai contribuenti italiani.

Molto più grave l’atteggiamento del Partito Democratico, partito al Governo responsabile della vita di tutti gli italiani, cittadini in evidente stress, anche dovuto al linguaggio mediatico divulgato attraverso le reti nazionali,  reti televisive che ogni giorno fanno trasparire informazioni e dati che di certo non sono adeguatamente corrette.

Per esempio riportare il numero di ricoveri necessari non includendo tutti coloro sono ricoverati per evitare che possano contagiare i familiari in assenza di un altro posto dove poter trascorrere il periodo di quarantena, o informazioni sul comportamento di pochi cittadini rispetto alla massa per così motivare la successione dei tanti decreti che hanno messo in ginocchio alcune categorie pur promettendo tutt’altro di quanto deciso in seguito, senza con questo voler sminuire la pericolosità del virus.

Il PD si chieda se sia stato corretto e giusto nonché responsabile che i proprietari di ristoranti bar e palestre, soprattutto ma non solo, abbiano dovuto velocemente provvedere a fare degli investimenti per non chiudere le loro attività, dopo costretti a chiudere ugualmente, nonostante lo stesso Giuseppe Conte, in rappresentanza della maggioranza a guida PD e M5S, abbia detto: “Vi diamo una settimana, solo una settimana, per mettervi in regola  per evitare la chiusura”, regole rispettate dai bar e ristoranti come anche dalle palestre, per poi aver creato loro un danno economico ben più grave di quanto avrebbero dovuto subire a causa del virus.

Danni elevati sicuramente evitabili utilizzando al tempo giusto coerenza e ragionevolezza prima di fare richieste senza alcuna utilità per tanti imprenditori già molto provati per l’inadeguato metodo di affrontare la pandemia sin da gennaio 2020. Ricordo a tutti che il Consiglio dei Ministri, con la firma del Premier Giuseppe Conte, aveva dichiarato lo stato di emergenza già al 31 di gennaio del 2020, comunicato solo a Marzo del 2020 quando la situazione era fuori controllo.

Come mai i dati sugli sbarchi non vengono più forniti? Quanti immigrati sono in arrivo sulle nostre coste, quanti di loro hanno il Covid? Queste alcune delle domande che molti italiani si pongono ma alle quali una risposta non viene data, forse anche per evitare di ammettere i propri errori dovuti ad un atteggiamento troppo permissivo ma che produce per qualcuno vantaggi economici contrastanti con la pubblica sicurezza e la diffusione del virus.

A tal proposito il consigliere regionale PD dovrebbe chiedersi se giusto attaccare il presidente Norman Gobbi per aver voluto dire che in questo momento non è interessato agli italiani residenti in Italia, visto che in Svizzera ci sono molti casi di ammalati di Covid a cui dover pensare.

Il consigliere del PD lombardo Astuti e tutto il Governo devono magari spiegare agli italiani come mai, pur sapendo che ci sarebbe stata una seconda ondata, non hanno provveduto a potenziare i mezzi pubblici per il trasporto degli studenti invece di spendere milioni per dei banchi a rotelle del tutto inutili visto che hanno poi optato per la didattica a distanza, a cosa sono serviti gli incentivi su dei monopattini quando è stato vietato in molte regioni lo spostamento dei cittadini, monopattini del resto risultati in alcuni casi anche fuori norma per la sicurezza dei consumatori e della circolazione stradale. Ma soprattutto Samuele Astuti e tutto il Governo  dovrebbero interrogare se stessi e chiedersi se sia il caso di far risultare un totale disinteresse da parte dello Stato elvetico verso gli italiani, travisando le parole del presidente Norman Gobbi, quando nel Canton Ticino, come in tutti gli altri Cantoni, gli italiani residenti sono trattati certamente molto meglio degli italiani in Italia.

I residenti italiani in Svizzera hanno accesso alle cure quasi immediatamente, hanno recepito il grave momento ma altrettanto ricevono informazioni molto precise sul modo di comportarsi per evitare il diffondersi del contagio senza incutere paura più del dovuto, gli stessi imprenditori sono e saranno aiutati  a superare questo momento in tempo reale, non come sta accadendo in Italia dove le promesse e i fatti non corrispondono, in termini di tempismo, quantità e qualità di aiuti e le tantissime manifestazioni di molte categorie dimostrano chiaramente la veridicità delle mie affermazioni.

Credo che, in futuro, sia necessario adottare una  appropriata terminologia da parte del presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi. Sono altrettanto convinto che il PD  e la maggioranza al Governo non devono occuparsi solo e troppo delle parole inadeguate di chiunque sia, bensì dei fatti e dei provvedimenti da adottare, ritenendo loro incapaci di offrire servizi medico-sanitari in tempo utile come accaduto in passato, quando mascherine e disinfettanti erano importanti, raccomandate dal Governo e dai medici, ma non reperibili se non a costi elevatissimi rispetto al reale costo di produzione degli stessi prodotti. Un atteggiamento permesso dal Governo Conte  a vantaggio di pochi speculatori nel momento di bisogno che reputo essere più consono a degli sciacalli che non ad imprenditori onesti e coscienziosi.

Il Partito democratico, il consigliere Samuele Astuti e tutto il Governo dove erano quando vi sono state affermazioni ben più gravi? Dove erano i tanti eletti all’estero del Partito Democratico quando hanno svenduto le proprietà dello Stato utilissime alla comunità italiana residente in Svizzera, Case D’Italia utili ai connazionali all’estero e ai loro figli vendute all’asta senza pensarci due volte, Consolati chiusi e mai più riaperti, tasse sulla cittadinanza dei figli degli italiani all’estero, pensioni sparite e tanti altri provvedimenti che hanno fatto perdere agli italiani all’estero la fiducia  verso le istituzioni e generato un malcontento dovuto proprio a responsabilità  di chi oggi si lamenta per una frase poco educata ma che alle loro spalle hanno ben altro da dover guardare, se davvero è agli italiani all’estero e in Italia che rivolgono un interesse sincero e spassionato, come vogliono farci credere ancora oggi.

Prima di chiedere le scuse di qualcuno al di fuori del Paese, il Partito Democratico, ma soprattutto il consigliere del Pd Samuele Astuti, si faccia una adeguata e attenta analisi di coscienza, cercando di interpretare le esigenze degli italiani in evidente totale confusione. Diffondere odio e paura è ben più grave di una affermazione discutibile e inappropriata, le parole non ledono la salute degli italiani mentre le errate decisioni del Governo si!




Il futuro dei nostri parlamentari all’estero

download

downloadSi é accennato nella  precedente riflessione ( Mala Tempora Currunt :12<18), che é arrivato il momento di ripensare la funzione e l’utilitá della  nostra rappresentanza parlamentare all’estero .

La meta indicata é quella di un unico grande Movimento o una grande aggregazione di Movimenti ,indipendente dai partiti nazionali di riferimento.

Nella recente 44ª Assemblea Plenaria del CGIE/Ministero degli Esteri  vi sono dei passaggi che incoraggiano in questo senso , quando per es. leggiamo : “• dei parlamentari eletti dagli Italiani all’estero, non più potenzialmente residenti in Italia, con la necessità di prevedere meccanismi che assicurino unità di intenti e complementarietà di interventi;

Ecco ! unitá di intenti e magari andare anche oltre con l’idea di … “spingerci a pensare alla creazione della 21esima Regione d’Italia, costituita dagli italiani all’estero, come indicato nella stessa relazione dell’Assemblea CGIE.

Tutte le mete all’inizio possono sembrare utopiche ,questa meno !  basterebbe sedersi dietro un tavolo e parlarne; ma qui sta il problema, ci sará voglia di “sedersi”? ci sará voglia di “perdere” la possibilitá di  essere eletti ,appoggiati ad un grande partito, a cambio di una nuova,bella ,romantica avventura?, ne varrá la pena?

La politica é l’arte del possibile e questa eventualitá é possibile, quindi fattibile, quindi necessitata di chi prenda l’iniziativa e si faccia promotore con una meta molto chiara : salvagurdare e difendere gli interessi della comunitá degli italiani residenti all’estero.

Come appoggiare questa idea? Come darle consistenza ?  vi é una strada Costituzionale che puó essere percorsa ,complicata ma non impossibile : la utilizazione  dell’Art. 50 e soprattutto del 71 della nostra Costituzione e quindi una Proposta di Legge di iniziativa Popolare.

Siamo circ 6 milioni di residenti  fuori del territorio Nazionale e quindi non dovrebbe essere  difficile riunire 50.000 firme ,come richiesto e proporre una legge dove il risutato finale  debba essere l’Unitá di intenti .

La sfida quindi non é come arrivarci, ma se ci si vuole arrivare.

E questo dipende da noi, solo da noi.




Elogiare i Comites non è credibile!

comites zurigo

comites zurigoRaramente ci era capitato di leggere un articolo così incensatorio e così lontano, secondo noi, dalla concreta realtà dei fatti, come quello che il Direttore Generale per gli italiani all’estero Luigi Vignali ha dedicato di recente ai Comites (Comitati degli italiani all’estero), con un intervento che ha avuto larga eco sui giornali dell’emigrazione italiana.

Che cosa dice, infatti, il Direttore Generale?  Dice, o, meglio, elenca i molteplici  compiti che i Comites vengono svolgendo a beneficio degli italiani residenti all’estero. Manca, però, un’ esposizione critica delle attività di questi organismi. Nella nostra impressione, non basta dire che i Comites ” sono il fulcro delle nostre collettività, rappresentano le associazioni, tutelano i diritti degli italiani ecc.ecc.”,  se poi non si spiega quali siano le ragioni della mancanza di interesse e, anzi, della disaffezione, che la maggior parte dei connazionali mostra nei confronti dei Comites.

Poiché però non vogliamo apparire come osservatori prevenuti, e poiché non abbiamo, del resto, altri obiettivi che non siano quelli  di un contributo costruttivo, ci sembrerebbe auspicabile coinvolgere tutti i lettori in un esercizio di riflessione comune, su un argomento peraltro di obiettiva importanza- si spera- per i connazionali qui residenti.

Quanti seguono le vicende dei Comites?  Qual è, nell’opinione  dei nostri concittadini, la funzione di questi Comitati?  Servono a qualcosa?  Ci ha colpito, nel contesto dell’articolo, l’affermazione del dr. Vignali, secondo cui  iComites ” sono lo strumento principe della democrazia partecipativa dei connazionali.” Questa affermazione però non trova riscontro nell’esperienza effettiva e appare piuttosto come una petizione di principio o, forse, come un auspicio.

In proposito, parrebbe utile ricordare che alle ultime elezioni dei Comites, tenutesi nel 2015, ha votato soltanto  il 3,75 per cento degli elettori. Questo dato si riferisce all’intera rete consolare italiana ed esso, da solo, ci autorizza ad affermare che i Comitati non rappresentano, probabilmente, neppure se stessi. Altro che democrazia partecipativa.

I professionisti del CGIE (Comitato Generale degli italiani all’estero), che hanno ispirato, all’apparenza, l’articolo del dr. Vignali, dovrebbero dar prova, secondo noi, di maggior spirito critico. Indugiano però su una rappresentazione ideale dei Comites, il cui assetto normativo, nel nostro avviso, andrebbe  invece urgentemente rinnovato.

Gerardo Petta, consigliere Comites di Zurigo




Indagine nei Comites e CGIE: Servono? Ritardi, alti costi e poca utilità! Rispondono gli esperti

0c12919e 1973 44fd a3af e531be39444f

0c12919e 1973 44fd a3af e531be39444fI comitati degli italiani all’estero (Comites) sin dalla loro creazione nel 1985 dovrebbero fungere da organismi rappresentativi della collettività italiana, i cui membri vengono eletti direttamente dai connazionali residenti all’estero in ciascuna circoscrizione consolare esistente al mondo, dove almeno tremila connazionali risultano iscritti nell’elenco aggiornato di cui all’art. 5, comma 1, della Legge 459/2001.

In rappresentanza degli italiani residenti in circoscrizioni con meno di questo volume i Comitati possono essere nominati dall’Autorità diplomatico-consolare.

Ascoltando diverse fonti autorevoli e informate sui fatti mi sono chiesto quale sia la situazione oggi, vista da Roma e dall’interno degli stessi organi di rappresentanza.

Doveroso ringraziare per le informazioni ricevute l’On. Fucsia Fitzgerald Nissoli, parlamentare di Forza Italia, eletta dagli italiani all’estero, come pure il prof. Gerardo Petta e il sig. Ippazio Calabrese, membri Comites in Svizzera in rappresentanza di circa 200.000 italiani iscritti AIRE nei cantoni che fanno riferimento al Consolato di Zurigo.

 

Il problema dei ritardi nell’espressione di voto.

“Sappiamo tutti che i Comites si trovano già in regime di proroga per quanto concerne la scadenza del mandato prevista per il 17 aprile 2020” afferma giustamente l’Onorevole Fucsia Fitzgerald Nissoli, ribadendo, inoltre, che il decreto legge c.d. Milleproroghe ha stabilito il rinvio della data per lo svolgimento delle suddette elezioni, indicando un arco temporale molto ampio (tra il 15 aprile e il 31 dicembre 2021). Questo ha prodotto un’ingiustificabile incertezza sui tempi e un’eccessiva discrezionalità mentre anche il fatto di prevedere un voto per corrispondenza, preceduto dalla richiesta dell’elettore di esprimere il voto, la cosiddetta opzione inversa per cui voti se lo richiedi, richiederebbe date certe per garantire l’organizzazione del percorso elettorale.

Le iniziative nel rispetto del diritto di rappresentanza degli italiani all’estero

“Per questa ragione – ci fa sapere l’On. Nissoli –  ho presentato un ordine del giorno, accolto dal governo (n. 9/2325-AR/111. Fitzgerald Nissoli). In sede di approvazione del disegno di legge di conversione del decreto legge Milleproroghe, lo scorso 19 febbraio 2020, ho chiesto che il governo definisse una data certa per le elezioni dei Comites, visto che non è stata ancora definita.

Il 17 settembre scorso ho presentato una risoluzione in Commissione Esteri in cui il Governo si impegna “a definire con urgenza una data certa per lo svolgimento delle elezioni dei Comites, nel rispetto dei tempi legislativamente indicati”.

Giusta e ammirevole la battaglia della signora Fucsia Fitzerald Nissoli. L’onorevole ci ricorda che “al fine di sensibilizzare per tempo le nostre numerose collettività all’estero e accrescere la loro partecipazione al voto, ritengo – e conclude-   che l’elezione dei Comites sia un appuntamento democraticamente molto rilevante ed atteso dai connazionali; quindi va considerato in maniera adeguata dal governo e da tutta la politica nazionale”.

 

Utilità degli organi di rappresentanza, costi e risoluzioni concrete.

L’ho chiesto al prof. Gerardo Petta, attuale membro del Comites di Zurigo, che mi scrive:

“Continuo a pensare, insieme ad altri,  che i Comites risveglino scarso interesse nei cittadini e svolgano di fatto una funzione poco utile. Una indicazione in tal senso viene, ad esempio, dalla bassissima partecipazione alle elezioni per il rinnovo dei Comitati. Basti ricordare che all’ultimo rinnovo dei Comites, nell’anno 2015, ha votato soltanto il 3.75 per cento degli elettori. Questo dato offre, da solo, il senso di un fallimento.

Un altro segno negativo è la rinuncia da parte degli stessi Comites ai compiti di critica e di stimolo, che aiutino a migliorare la qualità dei servizi consolari.

Assistiamo con una punta di sconforto alle relazioni, secondo noi troppo strette, che intercorrono tra i presidenti dei Comites con i consoli e con gli ambasciatori. Lo diciamo francamente: non ci piace l’eccessiva intimità di rapporti, il darsi del tu, le comuni visite in pizzeria, l’andare a braccetto così come si fa tra vecchi amici.

Noi pensiamo che spetta ai Comites chiedere conto ai Consoli del mediocre stato dei servizi consolari.

Invece, spesso, assistiamo solo ad appelli in cui si chiede alla Farnesina e al governo l’assegnazione di nuove risorse. Tali richieste, sia ben chiaro, riflettono un’esigenza reale, ma sono anche un comodo alibi, secondo noi, per non affrontare i più pressanti problemi di natura organizzativa”.

 

Riduzione dei parlamentari e spese dei Comites in termini di reale utilità.

Il prof. Gerardo Petta, stimato membro del Comites di Zurigo, sostiene che la riduzione dei parlamentari all’estero si sarebbe potuta evitare, eliminando proprio due organismi inutili dell’emigrazione, come i Comites e il CGIE. Entrambi hanno una spesa elevata, circa 25 milioni di Euro per i 5 anni del loro mandato. Solo per le ultime votazioni del 2015 sono stati spesi circa 9 milioni di Euro, dato che, a elezioni in corso, si è dovuto spostare la data perchè si erano iscritti per il diritto di voto pochissimi connazionali. Comunque alla fine, nonostante la proroga di circa 6 mesi, ha votato solo, come ho accennato precedentemente, il 3,75 % degli elettori (in poche parole i nostri amici). Dire che i Comites e il CGIE rappresentano la comunità italiana all’estero è una presa per i fondelli.

A capo di questi organismi ci sono, guardando al presente storico e non solo, sempre gli stessi personaggi, impedendo così quel riciclaggio di pensiero e di potere a garanzia dell’uguaglianza di trattamento e della certezza di diritto che, mi permetto di ribadire a tutti i parlamentari, in modo equo ed equidistante.

I Comites e il CGIE potrebbero essere forse rimpiazzati da un nuovo organismo per l’emigrazione, con rappresentanti in loco nominati in proporzione alla consistenza numerica dei vari partiti presenti nel Parlamento italiano e dell’espressione di voto espresso partito per partito e avere la stessa proporzione parlamentare in rappresentanza degli italiani fuori dai confini nazionali. Il vantaggio sarebbe anche economico, questo nuovo organo della collettività italiana risulterebbe quasi a costo zero e sarebbe certamente molto più utile  ed efficace.

Parole importanti basate sull’esperienza. Il Ministro Luigi di Maio e tutto lo staff istituzionale della Farnesina dovrebbero iniziare a riflettere con l’intenzione di valutare e proporre soluzioni accettate e quindi condivise dall’elettorato residente all’estero, non venire soltanto sotto elezioni a raccontarci belle favole per bambini ad ogni tornata elettorale per poi sparire nella nebbia romana.

 

Farnesina, Comites e CGIE rappresentano ancora l’emigrazione italiana?

Su questo argomento interviene Ippazio Calabrese, membro Comites di Zurigo, il quale mi ricorda che Comites e CGIE sono i più a diretto contatto con la comunità italiana. Dovrebbero  d’ufficio  rappresentarla proattivamente, prevenendo ogni situazione al fine di evitare qualsiasi diverbio, vigilare e mantenere alte le antenne, stando accorti sopratutto a che certe situazioni noiose non si pongano in essere.

Per statuto il Comites non ha forza politica, di conseguenza è libero dal doversi affezionare ad un particolare colore politico, pensato e voluto per garantre l’imparzialità di trattamento tra italiani.

È anche vero  che, a volte, si dovrebbe avere il coraggio di prendere decisioni o posizioni anche impopolari o scomode, oltrepassare il confine di silenzio di partito, avere magari in futuro più poteri per poter mediare con le istituzioni nel rispetto dell’incarico a noi oggi dato in modo diretto e democratico.

Questa è certamente un’ottima riflessione e una valida soluzione perchè le nostre comunità italiane nel mondo ci seguano e possano contare su di noi per poter essere davvero dei validi rappresentanti quando saremo chiamati  ad esplicare la nostra funzione al loro servizio.

Il nostro Stato ha un modo di fare un po’ sui generis: annulla senza mai proporre alternative, «arrangiatevi!». I nostri rappresentanti politici eletti all’estero dovrebbero sostenerci indipendentemente dal partito che essi rappresentano, devono imparare ad essere uniti negli intenti e nelle risoluzioni.

Auspicherei   –  conclude il rappresentante del Comites di Zurigo –  che i Comites  possano ricevere dalla nuova  riforma più competenze,  oltre alla possibilità di poter locare degli  uffici di rappresentanza in modo da dare e ricevere  informazioni direttamente dai connazionali, rilevare anomalie e disagi dei residenti all’estero, proporre iniziative valide per il bene dei connazionali nonché per il Paese Italia, soprattutto in questo momento di preoccupazione e  confusione mondiale causato dalla pandemia.

Credo fermamente che i parlamentari eletti all’estero debbano comportarsi come se fossero degli arti allungati oltre la frontiera, pronti a sostenere sempre l’emigrazione italiana nel mondo, non solo quando conviene per fini elettorali.

Attualmente il Governo dimentica gli italiani nel mondo ma non dimentica gli immigrati che arrivano in Italia. Per costoro il tempo in Parlamento lo si trova sempre! Sia per discutere il loro presente che il  loro futuro. Al contrario verso decine di milioni di italiani all’estero si porge con insufficiente volontà e determinazione, pur dovendo coscientemente pensare agli italiani in primis e dopo a chi vorrebbe diventarlo.

Personalmente credo che il tempo dedicato agli italiani, ovunque essi risiedono, debba essere rispettato in relazione alla percentuale di elettori. Infatti l’8% del diritto di voto complessivo viene espresso all’estero. È quindi giustamente esigibile che venga spesa da tutto il Parlameento la stessa percentuale in termini di tempo del lavoro parlamentare, tempo che andrebbe utilizzato per rispondere alle istanze ricevute, per risolvere le problematiche da sempre presenti, per  incentivare e migliorare  le interazioni tra tutte le parti, nell’interesse del Paese e dei cittadini  italiani sul pianeta Terra, perchè è qui che siamo noi, non sulla Luna, come vorrebbero farci pensare ogni qualvolta esigiamo i nostri diritti.

Il sangue non è acqua, nè dolce nè salata, è sague italiano come quello di chi siede in Parlamento.




Da 18 a 12 parlamentari all’estero? Il problema è tutt’altro

foto 12 o 18 articolo

foto 12 o 18 articoloÈ nei momenti di difficoltà che l’essere umano è obbligato a fare delle scelte coraggiose. Accade quando ciò che si possiede è visibilmente insufficiente per poter condurre una vita quanto meno dignitosa.

È inconfutabile credere che la storia a volte si ripete. Si emigrava verso il continente americano agli inizi del secolo scorso, oggi gli  italiani partono verso altri Paesi, con la differenza che prima  partivano interi nuclei famigliari, oggi non più. Ai giorni nostri sono prevalentemente madri o padri ad allontanarsi dal nucleo familiare, genitori o coniugi che si recano all’estero per produrre  il  fabbisogno necessario per tutti. Moltissimi sono anche i giovani in partenza subito dopo la laurea o poco dopo, la famosa categoria dei cervelli in fuga, figli in cerca di fortuna all’estero o semplicemente di un lavoro che l’Italia non riesce più a dare, che si vanno ad aggiungere ai circa 50 milioni di italiani nel mondo ,di cui solo poco più di 5 milioni sono iscritti all’AIRE.

Queste sono le prerogative che bisogna tener in conto per chiunque di voi lettori voglia mettersi nei panni di chi ha intenzione o abbia di già lasciato l’Italia, dalla fine del XVIII secolo ad oggi. Non è una questione di volontà, era e rimane una necessità, comunque difficile da accettare per tutti.

A difesa, o per meglio dire a protezione degli italiani che lavorano oltre i confini nazionali sono stati eletti, fino al termine di questa legislatura, 18 parlamentari, 6 Senatori e 12 Onorevoli. A partire dal giorno dopo le prossime elezioni politiche diverranno 12, rispettivamente 4 Senatori e 8 Onorevoli. Il problema comunque rimarrà  identico, poca visibilità in Parlamento in  termini  di  tempo, sensibile assenza di organizzazione di gruppo.

Oltre alla qualità è consigliabile in futuro voler esigere più unità di intenti. Nonostante esistano le  possibilità, purtroppo, tanti  appelli, giunti in  passato dalla comunità italiana nel mondo direttamente nella camera dei bottoni, sono per lo più rimasti inascoltati. Dare la colpa di ciò al singolo parlamentare potrebbe essere troppo immeritamente scontato, esageratamente semplicistico, certo è vero che la domanda di miglioramento deve  partire da questi 18 Parlamentari.

È anche altrettanto veritiero pensare che ci  debba essere chi però ascolta le  istanze di  costoro. Il  problema è proprio questo,  inutile negarlo: assenza di volontà parlamentare nei confronti dell’emigrazione italiana. Il  Paese ha molte problematiche ma non  per questo bisogna fare una stretta selezione e quindi tirare la coperta del paese di Dante, Da Vinci, Galileo solo verso le più urgenti.

Gli eletti all’estero sono una porzione del Parlamento che dovrebbe esclusivamente pensare al bene di milioni di italiani, l’emigrazione italiana è una delle arterie del made in Italy, non dimentichiamoci che le esportazioni migliorano i bilanci di tantissime aziende italiane, capitali utili anche allo Stato perchè soldi provenienti dall’estero.

Ritengo se non “politicamente scorretto” quanto meno intellettualmente sbagliato appoggiare il partito di proprio riferimento in tutto, soprattutto quando si viene eletti per difendere i diritti di noi italiani all’estero e si devono approvare provvedimenti svantaggiosi per chi vive oltre la frontiera. Non vorrei divenisse una prassi per gli eletti in futuro, sarebbe una catastrofe per l’emigrazione italiana.

Si deve tornare a lavorare verso traguardi condivisi e condivisibili, proporre  necessarie e urgenti soluzioni perchè la chiusura di molte strutture consolari, le problematiche giunte a causa del covid 19, le gravi lacune elettorali ancora una volta riscontrate in quest’ultima votazione nell’espressione del voto all’estero, pongono un quesito: chi risolverà questi e tanti altri problemi? Non di certo il Ministro Di Maio, troppo impegnato in Italia nelle questioni di partito.

L’8%  del complessivo diritto di voto viene espresso all’estero, una fetta del tempo e del  lavoro del Parlamento è giusto che ci venga dato, non siamo cittadini indegni, bensì decine di milioni di figli della Patria.

Questo è il messaggio che vorrei arrivasse ai Parlamentari di oggi e di domani, una richiesta di responsabilità a cui tutti uniti dovrebbero rispondere in coro, non all’unisono, perchè voler far schierare a sinistra o a destra l’emigrazione italiana è come voler camminare contemporaneamente in due diverse direzioni, impossibile, si rischia di cadere.

L’emigrazione italiana ha già la sua identità, la sua storia, i suoi successi e le sue sofferenze. Meglio pensare a noi come a quell’Italia  gemella, oltre confine, legatissima alle proprie origini che è giusto ascoltare e valorizzare nell’interesse generale, non esclusivamente e solo in quello di chi vive e lavora all’estero.