Canada. A Montreal una comunità che vuole restare legata all’Italia

maie montreal samuel adamo jorge gallo

Un incontro promosso dal MAIE Montreal sulla cittadinanza italiana ha  fatto emergere qualcosa che va oltre le norme, i ricorsi e le procedure:  il desiderio di tante famiglie italiane e italodiscendenti di non
perdere il proprio legame con l’Italia.

maie montreal samuel adamo jorge gallo

MONTREAL, 27 agosto 2026 – C’erano persone che stanno cercando di  ottenere la cittadinanza italiana. C’erano cittadini italiani  preoccupati per il futuro dei propri figli e nipoti. C’erano famiglie  che volevano semplicemente capire cosa sia cambiato e quali possibilità  esistano ancora dopo le recenti modifiche alla normativa.
Ma, soprattutto, c’era una comunità che continua a sentirsi  profondamente legata all’Italia.

È questo il messaggio più importante emerso dall’incontro pubblico sulla  cittadinanza italiana organizzato dal MAIE Montreal presso il Centro  Leonardo Da Vinci.
La grande partecipazione ha sorpreso gli stessi organizzatori. I posti  disponibili sono terminati rapidamente e diverse persone si sono  presentate anche senza prenotazione nella speranza di poter assistere all’incontro.
Ma il dato interessante non è quanti fossero. È perché erano lì.
La cittadinanza non è soltanto un passaporto Per molte famiglie italiane all’estero, parlare di cittadinanza
significa parlare della propria storia. Significa parlare dei nonni partiti dall’Italia, dei genitori che hanno
costruito una nuova vita in Canada, dei figli e dei nipoti che magari  parlano una lingua diversa ma continuano ad avere un cognome, una  famiglia, una cultura e un rapporto con l’Italia.
È proprio da questo concetto che Samuel Adamo ha voluto iniziare la  serata.
Le comunità italiane all’estero, ha ricordato, non sono qualcosa di  esterno all’Italia. Sono comunità italiane che si sono sviluppate fuori  dalla penisola, adattandosi ai Paesi nei quali vivono senza
necessariamente perdere le proprie radici.
Per rendere l’idea ha utilizzato un esempio volutamente semplice: “Prendeteci tutti, andiamo in Uzbekistan. Come comunità siamo lo stesso.  Non importa dove siamo.”
Dietro quella frase c’è una questione molto concreta.
Una norma può stabilire chi oggi possiede giuridicamente la cittadinanza  e chi non può più ottenerla attraverso determinati percorsi. Ma una norma, da sola, non cancella la storia di una famiglia né il sentimento  di appartenenza di una persona.
Il legame con l’Italia è cambiato Essere italiani all’estero oggi significa qualcosa di molto diverso
rispetto a cinquant’anni fa. Le distanze si sono accorciate.
Un giovane canadese di origine italiana può studiare in Italia,  lavorarci, aprire un’attività, investire, trascorrervi alcuni mesi all’anno o costruire una vita tra due Paesi.
La tecnologia permette inoltre di mantenere rapporti quotidiani con persone, imprese e istituzioni italiane.
Per questo, durante l’incontro, è emersa una domanda che riguarda anche  il futuro dell’Italia: ha davvero senso allontanare le nuove generazioni della diaspora proprio nel momento storico in cui potrebbero essere più vicine al Paese dei loro antenati?

Il MAIE ritiene che questo rapporto debba essere preservato e rafforzato.
La diaspora italiana non deve essere considerata soltanto come memoria dell’emigrazione. Può rappresentare una risorsa culturale, professionale ed economica per l’Italia.

L’incontro di Montreal non è stato organizzato per promettere cittadinanze facili o soluzioni che la legge non consente. Al contrario.
L’obiettivo era spiegare cosa prevedono oggi le norme, quali percorsi  rimangono disponibili e quali situazioni sono diventate più complesse dopo le modifiche introdotte nel 2025.

La parte giuridica è stata affidata all’Avv. Rocco Scatamacchia di Roma, che ha affrontato numerosi casi che interessano direttamente le famiglie italiane in Canada.
Si è parlato delle nuove limitazioni per i discendenti, della  naturalizzazione degli ascendenti, della cosiddetta minor issue, delle nuove disposizioni riguardanti i figli dei cittadini italiani residenti
all’estero e delle possibilità di riacquisto della cittadinanza.
Sono stati affrontati anche i recenti sviluppi davanti alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

È probabilmente durante il confronto con il pubblico che si è compreso meglio quanto la questione sia sentita.
Dietro ogni domanda c’era una storia diversa.
Un genitore preoccupato per i propri figli. Un nipote che cerca di ricostruire il percorso della propria famiglia. Un cittadino che non comprende perché una pratica sia ferma. Una persona che vuole sapere se,
dopo le nuove norme, esista ancora una possibilità.
Non tutte le risposte sono state quelle che le persone speravano di ascoltare.
Ma anche questo significa fare informazione seriamente.
Quando un percorso esiste bisogna spiegarlo. Quando non esiste bisogna avere la correttezza di dirlo. E quando una norma appare ingiusta o distante dalla realtà delle comunità italiane nel mondo, la politica ha
il compito di provare a cambiarla.

Tra gli aspetti pratici affrontati dall’Avv. Scatamacchia è emerso anche il problema dei cittadini che attendono per lunghi periodi una risposta dalla pubblica amministrazione.
È stato ricordato che l’ordinamento prevede strumenti contro l’inerzia amministrativa, compreso il potere sostitutivo, e che in determinate circostanze può essere valutata con un professionista anche un’azione
giudiziaria.
Non significa chiedere privilegi o corsie preferenziali. Significa semplicemente conoscere e utilizzare gli strumenti che la legge mette a disposizione dei cittadini.

Durante il dibattito è arrivata anche una domanda molto diretta: cosa può fare concretamente il MAIE?
La risposta parte proprio da iniziative come quella di Montreal.
Informare, ascoltare, mettere professionisti competenti a disposizione della comunità e portare nelle istituzioni i problemi che emergono dai territori.
Samuel Adamo ha ricordato il sostegno del Vicepresidente MAIE e responsabile delle operazioni per il Nord America, Enzo Odoguardi, che ha reso possibile l’organizzazione della serata, e il lavoro portato
avanti dal MAIE nelle istituzioni sul tema della cittadinanza.
Tra gli interventi ricordati durante l’incontro figura anche l’estensione di tre anni del termine previsto per la registrazione dei figli minori dopo le restrizioni introdotte nel 2025.

Ma il lavoro non può fermarsi alle norme già approvate.
La questione centrale rimane quella di costruire una legislazione capace di distinguere tra chi cerca semplicemente una convenienza e chi conserva un rapporto reale, familiare, culturale o personale con
l’Italia.

Alla fine della serata, forse la risposta più importante non è arrivata dal palco. È arrivata dalle persone.
Dalle domande, dalle storie raccontate, dalle famiglie presenti e anche da chi non è riuscito a entrare.

Il MAIE Canada continuerà a raccogliere i contatti delle persone interessate e a condividere aggiornamenti, materiali e nuovi contenuti dedicati alla cittadinanza italiana. Altre iniziative saranno organizzate per continuare questo confronto.
Perché Montreal ha ricordato una cosa che a volte, guardando le comunità italiane dall’altra parte dell’Atlantico, rischia di essere dimenticata: ci sono figli e nipoti di italiani che non stanno cercando soltanto una cittadinanza. Stanno cercando di non perdere un legame.
Ed è su quel legame che bisogna continuare a lavorare.

Contatti
Instagram: @maie.canada
MAIE Canada: canada@maienordamerica.com
Avv. Rocco Scatamacchia: rocco.scatamacchia@gmail.com