Maldive, giallo sulla morte dei cinque sub italiani: spunta l’ipotesi della “narcosi mentale”

Si infittisce il mistero attorno alla tragedia avvenuta alle #Maldive, dove cinque sub italiani hanno perso la vita durante un’immersione in una grotta sommersa a circa 50-60 metri di profondità. Mentre proseguono le indagini della Procura di Roma e delle autorità maldiviane, emergono nuove ipotesi sulle possibili cause dell’incidente.
Secondo Harald Ege, psicologo e istruttore di psicologia subacquea PADI, la spiegazione potrebbe non essere legata alla cosiddetta tossicità dell’ossigeno, ipotesi circolata nelle prime ore dopo il disastro. Lo specialista ritiene invece più plausibile una combinazione di fattori psicologici e fisici: narcosi da azoto, stress, respirazione alterata, paura e perdita dell’orientamento in un ambiente estremamente rischioso come una grotta subacquea.
“Alle Maldive normalmente non si dovrebbe scendere oltre i 30 metri”, ha spiegato Ege, sottolineando come immersioni a 50 metri richiedano addestramento tecnico avanzato e condizioni perfette. In profondità, infatti, l’azoto può provocare alterazioni della lucidità mentale, rallentamento dei riflessi e confusione, fenomeni che in un ambiente chiuso possono diventare fatali in pochi istanti.
Le condizioni meteo avverse e la possibile riduzione della visibilità all’interno della grotta potrebbero aver aggravato ulteriormente la situazione. Alcuni esperti parlano anche di possibile disorientamento collettivo e consumo accelerato dell’aria dovuto al panico.
Le vittime erano tutte persone esperte nel settore subacqueo, tra cui la biologa marina e docente universitaria Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, i ricercatori Muriel Oddenino e Federico Gualtieri e l’istruttore Gianluca Benedetti.
foto Dire.it